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Islam

Tunisina segregata in casa con neonata

Era segregata in casa dal suo convivente assieme alla figlioletta di appena 50 giorni. Probabilmente veniva legata ai polsi e forse anche picchiata. Chiusa a doppia mandata la porta, con tutte le finestre bloccate da lucchetti: le chiavi le aveva lui, sempre con sé. Per isolarla ancora di più, l’uomo le aveva ritirato il passaporto e ogni altro documento, oltre al telefono cellulare.

E’ stata questa la triste esistenza di una tunisina di 35 anni scoperta dalla polizia in corso Regina Margherita a Torino, non lontano dal centro della città. Arrestato Salem Abdel Karim Ben Kedi, marocchino di 32 anni, lavoratore in regola con i permessi di soggiorno, come la donna. Lui si considerava padrone della convivente e la costringeva in casa, condizione che la stessa vittima, stando alle poche parole pronunciate, probabilmente soprattutto per paura, considerava quasi un fatto dovuto

La donna non poteva uscire da casa. Porte e finestre infatti erano sbarrate dal compagno-padrone. E per evitare qualsiasi tentativo di fuga, l’uomo aveva sequestrato il passaporto e il cellulare della sua compagna. Le "diffuse ecchimosi" riscontrate dai medici sul volto e sui polsi della donna fanno pensare che fosse vittima di violenze e che venisse spesso legata. Ora la tunisina e la sua piccola – che sta bene e non ha mai sofferto – sono in casa, seguite da assistenti sociali che tentano di ricostruire la storia della coppia.

Il sequestro durava probabilmente da mesi, ma non vi erano mai state richieste di aiuto; negli ultimi tempi, invece, i vicini hanno cominciato a sentire urla provenire dall’appartamento della coppia musulmana e hanno avvertito il 113. Forse la donna tentava finalmente di ribellarsi. Al momento dell’arresto l’uomo, dopo l’iniziale sorpresa, è andato su tutte le furie: : si sentiva defraudato di un diritto, quello di tenere la moglie chiusa in casa, al suo servizio, senza rapporti con il mondo. Il gip ha convalidato l’arresto. L’uomo dovrà rispondere di sequestro persona, violenza, maltrattamenti e resistenza a pubblico ufficiale.

Niente Facebook per musulmani

Facebook vietato ai musulmani da una fatwa: il social network è stato messo all’indice in Egitto come probabile causa dell’aumento dei divorzi e della crisi della famiglia. E’ proprio contro la community più usata tra i giovani dei Paesi arabi che, secondo il giornale "al-Quds al-Arabi", lo sceicco Abdel Hamid al-Atrash ha emanato un decreto religioso islamico che ne vieta l’uso per la prima volta a tutti i musulmani.

L’autore della fatwa è l’ex presidente della commissione per la fatwa dell’università islamica di al-Azhar, un religioso egiziano, che avrebbe emanato il provvedimento dopo essere venuto a conoscenza dei dati emersi da uno studio diffuso nel Paese arabo secondo cui il successo di Facebook va di pari passo con il numero dei divorzi tra le famiglie musulmane.

"Già la precedente commissione islamica di al-Azhar da me presieduta aveva discusso del fatto che Facebook avesse causato un notevole aumento dei tradimenti tra le coppie egiziane – spiega al-Atrash -. Si tratta di uno strumento che distrugge la famiglia perché spinge il coniuge ad avere rapporti contrari alla Sharia con altre persone. Mentre uno dei due è impegnato al lavoro, l’altro chatta con un estraneo sprecando il suo tempo libero e compiendo un’azione contraria alla legge islamica. Questo strumento mette in pericolo la famiglia nella società musulmana".

"Facebook, o Internet, sfascia una famiglia su cinque"
Nei giorni scorsi un’equipe di sociologi egiziani ha dimostrato, studi alla mano, che almeno un caso di divorzio su cinque nel Paese arabo è stato causato da Facebook o comunque da un tradimento iniziato online. Per gli studiosi i social network aiutano i coniugi a tradirsi avendo rapporti con estranei non conformi alla Sharia. "Questo strumento tecnologico, come altri dello stesso tipo, tra cui i canali televisivi satellitari, sono un’arma a doppio taglio – conclude il religioso egiziano -. Se da un lato permettono la diffusione della religione islamica, dall’altro consentono alle persone di vivere l’amore in modo illecito e di avere rapporti interpersonali vietati dalla Sharia. Per cui chi entra in questi siti deve essere considerato un peccatore".