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Diritto della Donna

Caso ancora sotto esame

La giustizia iraniana prosegue l’esame del caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la cui condanna a morte per lapidazione è stata sospesa lo scorso luglio. A confermarlo è il ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, in occasione del punto stampa settimanale. "La situazione della signora Mohammadi-Ashtiani è ancora sotto esame", ha detto. "Il verdetto (di lapidazione) per adulterio è stato sospeso e viene attualmente riesaminato. Un nuovo procedimento per omicidio e complicità in omicidio è all’esame della giustizia".

Ma le ultime dichiarazioni del figlio 1 non fanno ben sperare. E mentre la comunità internazionale continua a mobilitarsi 2 per le sorti della donna, madre di due figli e già condannata a 99 frustate, raccogliendo firme e protestando, il governo iraniano avverte che non permetterà che questo diventi "un caso politico e di diritti umani". "Alcuni dirigenti occidentali, inclusi i ministeri degli esteri di Francia e Italia, si sono inseriti nella vicenda ma purtroppo sulla base di informazioni false", ha concluso il portavoce Mehmanparast.

Ma la comunità internazionale non cambia la sua posizione e, alle condanne dei singoli Paesi, si aggiunge quella della Comunità Europea. Il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, in occasione del primo discorso sullo stato dell’Ue, tenuto davanti la Parlamento a Strasburgo, si è detto "scioccato per come i diritti delle donne vengano calpestati in certi Paesi, e sono scioccato di come Sakineh Ashtiani sia stata condannata alla lapidazione. E’ un atto efferato". "Nell’Ue noi condanniamo questi atti, che non hanno giustificazione morale nè religiosa", ha aggiunto Barroso, sottolineando come per l’Ue "i diritti umani non siano negoziabili". Il presidente ha anche ribadito che "in Europa non c’è posto per il razzismo e la xenofobia. Su questioni così delicate tutti dobbiamo agire con sensibilità e non risvegliare i fantasmi del passato". "I governi devono rispettare i diritti delle minoranze", ha aggiunto, riferendosi indirettamente alla questione delle espulsioni dei rom attuate dalla Francia.

Dopo aver ricordato che la costruzione di un’area di libertà, sicurezza e giustizia è un obiettivo "fondamentale" per l’Europa, Barroso ha anche sottolineato che "tutti i cittadini devono rispettare la legge e i governi devono rispettare i diritti umani, compresi quelli delle minoranze". Gli immigrati regolari, per Barroso, troveranno un’Europa dove i valori umani sono rispettati e applicati. Ma contemporaneamente si agirà per combattere lo sfruttamento dell’immigrazione illegale. La Commissione, ha detto ancora, presenterà nuove proposte per il controllo delle frontiere esterne.

sit-in a Roma, L'Iran processa giornalista scomoda

Il movimento internazionale in difesa di Sakineh Mohammadi Ashtiani cresce ogni giorno, e arriva domani a Roma, con la prima manifestazione prevista davanti all’ambasciata iraniana. "Bisogna far sapere all’intera comunità internazionale che l’Italia e gli italiani sono dalla parte di Sakineh", hanno detto in ministri Franco Frattini e Mara Carfagna, che hanno anche deciso di esporre una gigantografia della donna iraniana condannata alla lapidazione sulla facciata del ministero delle Pari Opportunità. "Da oggi, e fino a quando Sakineh non sarà salva e libera – hanno spiegato Frattini e Carfagna – il suo volto ci guarderà dal palazzo del governo italiano". L’Italia, ha detto ancora il titolare della Farnesina, sta moltiplicando le iniziative diplomatiche per chiedere la grazia della condannata a morte, rinchiusa in una prigione di Tabriz, nel nord dell’Iran.

La battaglia per Sakineh sta diventando ormai un affare di Stato in Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy ha detto di aver preso personalmente la "responsabiltà" della vicenda, il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, ha chiesto all’Ue di pensare a nuove sanzioni contro l’Iran. Il messaggio a Sakineh della moglie del capo dello Stato, ha provocato ieri nuove tensioni nei rapporti tra Parigi e Teheran. La first lady è stata insultata e minacciata di morte da un giornale ultraconservatore di Teheran. Nonostante il regime iraniano si sia dissociato, il portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero, ha definito "inaccettabili" gli articoli pubblicati dalla stampa iraniana contro Carla Bruni-Sarkozy. Valero è tornato oggi a parlarne, chiedendo anche la liberazione di Ebrahim Hamidi, il giovane iraniano di 18 anni condannato a morte per impiccagione nel suo paese perché omosessuale. Secondo il Quai d’Orsay questo nuovo caso sottolinea "il degrado costante dei diritti umani in Iran". Anche per Ebrahim è stato pubblicato sul quotidiano Le Monde un appello di alcuni intellettuali, tra i quali Philippe Besson, Atiq Rahimi, Jonathan Littell e Claude Lanzmann. Un altro caso, quello della giornalista Shiva Nazarahari, è stato denunciato dal filosofo e scrittore Daniel Salvatore Schiffer, già promotore dell’appello per Sakineh. "Questa giornalista iraniana di 26 anni – racconta – sarà processata il 4 settembre soltanto per aver scritto articoli sgraditi al regime, e anche lei rischia la vita".

Domani alle 16.30 sarà organizzato un presidio davanti all’ambasciata iraniana a Roma. "Chiediamo a tutte le forze politiche e democratiche, alle associazioni ed ai movimenti di partecipare senza vessilli di partito" ha detto Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi. "Quella per Sakineh non è una battaglia di parte ma una mobilitazione a favore della vita e per il rispetto dei diritti umani". Il Pd e l’Idv hanno già annunciato la partecipazione al presidio di domani. Intanto, una gigantografia di Sakineh è stata esposta nel centro di Firenze, sul mercato di San Lorenzo, su iniziativa del presidente della Provincia, Andrea Barducci.

Egiziano maltratta la moglie e rapisce il figlio, arrestato

Una storia di vessazioni andata avanti per circa un anno, al termine della quale un cittadino egiziano è giunto persino a sequestrare il figlio di 3 anni. L’uomo responsabile di maltrattamenti e violenze nei confronti della moglie, una italiana di 29 anni, è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura.

L’egiziano la picchiava perché non indossava il velo davanti ai suoi amici. Percosse e violenze avvenivano anche in presenza del loro bambino. Una situazione che nel tempo è degenerata sempre più fino a quando a gennaio il 29enne egiziano, che con un escamotage era riuscito ad avere un passaporto italiano per il bimbo, ha organizzato un viaggio tutti insieme in Egitto dai suoi genitori. La donna però, dopo pochi giorni e dopo essere stata picchiata, è stata costretta a rientrare in Italia da sola, lasciando il bambino in Egitto con il padre e i nonni.

La donna si è rivolta quindi alla polizia e ha raccontato i continui maltrattamenti subìti dal compagno. La donna in alcuni episodi è stata anche violentata. Il compagno, che in Italia lavora come fioraio, è finito in manette qualche settimana fa al suo rientro in Italia. Per lui, il gip del Tribunale di Roma, Nicola Di Grazia, ha ipotizzato i reati di sequestro di persona, sottrazione di minori, maltrattamenti in famiglia, percosse e violenza sessuale. Dopo diversi contatti con i nonni il piccolo è rientrato in Italia ieri accompagnato da una hostess della compagnia aerea egiziana ed è quindi stato riassegnato alla madre.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno collaborato nel corso delle indagini col Servizio di cooperazione internazionale con le attività consolari in Egitto e con la stessa Polizia egiziana. "Sono storie frequenti – ha detto il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi – questa è a lieto fine e dà la speranza a tutte le donne che vivono la stessa brutta esperienza"

Donne e scienza : ancora vittime del pregiudizio

MILANO – In molte sfiorano il soffitto di cristallo, ma in poche lo abbattono. Donne in gamba, volitive, carrieriste e preparate che però, al dunque, non riescono ad allinearsi ai colleghi uomini, soprattutto se si parla di discipline scientifiche. Nonostante l’impegno, la bravura, la tenacia. Perché? Secondo uno studio della American Association of University Women è una questione di stereotipi culturali, che subdolamente si insinuano e impediscono al gentil sesso di sfondare quel famoso soffitto, talvolta addirittura per una questione di auto discriminazione.  

PERCHE COSÌ POCHE? –Why so Few? (cosi si intitola il report, che analizza le differenze di genere nelle discipline scientifiche e in particolare nel cosiddetto settore STEM (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), chiedendosi per quale motivo se il gender gap si sta attenuando ancora non si è verificato un reale allineamento. I dati dello studio – come spiega bene l’autrice Catherine Hill – sono molto eloquenti e illustrano un’avanzata poderosa del gentil sesso in questo campo: nella matematica per esempio la rappresentanza maschile rispetto a quella femminile 30 anni fa era in un rapporto di 13 a 1, mentre oggi è in un rapporto di 3 a 1. Ma ad Harvard o in altri prestigiosi atenei ci dovrebbe essere una professoressa di matematica ogni tre professori. E invece così non è. Non ancora quantomeno. Secondo la ricerca è una questione di atteggiamento culturale, ancora nemico di una reale parità poiché in molte persone è diffusa la convinzione che le ragazze non siano molto portate per alcune materie.

PREGIUDIZI SENZA ORGOGLIO – Cinque anni fa, nel corso di un simposio a Boston, il presidente di Harvard, Lawrence Summers, sosteneva che "le differenze biologiche innate tra donne e uomini fanno sì che le prime eccellano meno dei secondi in carriere legate alla matematica e alle materie scientifiche". Niente di più falso, ovviamente, ma al tempo stesso il fatto che esistano ancora opinioni del genere fa sì che molte donne si autocensurino fin dall’inizio nelle loro ambizioni scientifiche, proprio perché la prevenzione generalizzata, da parte di professori e familiari, scoraggia sul nascere o in divenire molti talenti. Mae Carol Jemison, prima donna afro-americana a volare nello spazio, dichiara: "Spesso quando io facevo una domanda ai miei professori mi veniva risposto con atteggiamento di sufficienza, mentre allo stesso identico quesito i miei colleghi maschi ricevevano i complimenti per l’acuta osservazione".

UN ESPERIMENTO EMBLEMATICO – All’interno dello studio è stato fatto un esperimento su alcuni studenti del college dividendoli in due gruppi: al primo gruppo è stato detto che i maschi erano più portati per la matematica, mentre al secondo non è stato dato alcun condizionamento. Successivamente sono stati distribuiti alcuni test di abilità logico-matematiche. All’interno del primo raggruppamento di volontari il punteggio riportato dai maschi è stato di 25 contro un punteggio medio di 5 riportato dalle femmine, mentre all’interno del secondo raggruppamento il punteggio maschile è stato di 19 contro i 17 di quello femminile, con un minimo scarto di genere. Forse è per questo che in generale una donna per essere considerata produttiva come studiosa del settore deve collezionare almeno tre pubblicazioni in prestigiose riviste scientifiche e a un uomo ne basta una. Genitori, insegnanti e società spesso finiscono, con i loro messaggi più o meno velati, con il suggerire un ruolo. O con lo scoraggiarlo.

Stop alla discriminazione

Mattinata di festeggiamenti al Quirinale per la cerimonia istituzionale per la Giornata internazionale della donna. Presente il capo dello Stato Giorgio Napolitano e i ministri Mara Carfagna e Giorgia Meloni. Il tema della cerimonia di quest’anno è dedicato alle bambine e alle ragazze («Per le donne di domani») che vivono nel nostro paese. Nel corso della cerimonia inoltre, verranno conferite onorificenze dell’Ordine al merito della Repubblica italiana a cinque donne che si sono distinte nelle loro professioni. Per la prima volta verrà conferito uno speciale riconoscimento, «Alfiere della Repubblica», attestato del presidente della Repubblica riservato a minori, a cinque tra ragazze e bambine, quali esempi positivi per loro coetanee.

«Le donne di domani rappresentano una ragione di speranza e di fiducia per il nostro Paese e di speranza e fiducia, in questo momento, abbiamo bisogno», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ai giovani, ha aggiunto, bisogna dare «l’opportunità di realizzarsi moralmente, che dipende anche dal contesto nel quale crescono, dai comportamenti, dall’esempio offerto non solo dalle famiglie ma da tutti coloro che occupano posizioni di rilievo nella società civile e nello Stato».

E in occasione dell’8 marzo è intervenuto anche il presidente del Senato Renato Schifani: «Per raggiungere una "parità effettiva" fra uomini e donne bisogna rimuovere ogni fenomeno di violenza e discriminazione sociale. Il riconoscimento e la valorizzazione dei significativi risultati raggiunti dall’impegno femminile nel mondo del lavoro, della famiglia e in tutti i campi del vivere insieme sottolineano l’importanza dell’apporto di qualità e competenza offerto dalle donne allo sviluppo e al progresso del nostro paese», dice Schifani, che rivolgere un «sincero pensiero di ringraziamento alla forza, al coraggio, alla creatività di tutte le donne italiane».

Il messaggio del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna richiama alla solidarietà: «La politica e le istituzioni devono lavorare alla costruzione di una società migliore e un pò più a misura di donna. Ciò significa proporre maggiore servizi, sostenere il doppio ruolo che divide le donne tra occupazione e famiglia, garantire parità di trattamento fra i sessi nel mercato del lavoro, potenziare il part-time».

Toni decisamente più alti sono quelli di Emma Bonino: «La situazione della donna è patetica, a partire dal limitato accesso al mercato del lavoro. La Regione Lazio può e deve fare delle cose, anche se non tutte perchè molte spettano al governo centrale, come fornire più servizi».

Arabia, sul web le donne alzano il velo

Per uscire di casa, Eman dipende da un autista: è una donna e, in quanto tale, qui non può guidare. Quando gira con il marito, spesso si vela completamente il viso, anche se non le piace: lui, spiega, "preferisce così". Ovunque vada, deve entrare da un ingresso separato: quello riservato alle donne. Poi torna a casa, accende il computer e racconta al mondo le regole che soffocano la vita sua e di milioni di altre donne in Arabia Saudita: Eman è una delle migliaia di donne saudite che negli ultimi anni hanno invaso Internet.

Il suo blog racconta le cose di cui, nella vita quotidiana, Eman può parlare solo a pochi intimi: cosa significa essere donna nel paese più conservatore del mondo, le tante regole a cui deve sottostare. E tutto quello che lei e molte altre come lei stanno facendo per cambiare le cose: dalle proteste contro il fenomeno delle spose bambine, allo sciopero dello shopping voluto per dire basta ai commessi uomini nei negozi di biancheria intima. "Ho studiato negli Stati Uniti e quando sono tornata ho cominciato a notare i tanti stereotipi che all’estero circolavano sulle donne saudite – Eman, 34 anni e 3 figli, racconta di fronte a un panino – così ho pensato di scrivere. Per provare a spiegare". L’esperimento ha avuto successo: il suo blog – scritto in inglese – ha 500 visitatori al giorno e riceve commenti da tutto il mondo.

Eman così è diventata una delle più popolari esponenti delle nuova generazione saudita: quella dei giovani, uomini e donne, che usano Internet per sfuggire alle rigide convenzioni del Regno e raccontare (e raccontarsi) in Rete. Se il fenomeno è comune a tutto il mondo, in pochi paesi ha un impatto simile a quello che registra qui: in Arabia Saudita rendere un caffè con un esponente del sesso opposto può condurre alla prigione, così come essere in auto con qualcuno che non sia un parente. Ragazzi e ragazze vivono in universi separati, frequentano scuole diverse, non hanno luoghi di incontro comuni e non possono parlarsi.

"Apartheid di genere", "stato di schiavitù", lo definiscono in privato molte donne saudite: un muro che per decenni ha dominato incontrastato ma sul quale Internet e delle nuove tecnologie stanno aprendo crepe importanti. "Questa generazione è la più aperta che si sia mai stata – spiega Turki Al Hamad, uno dei più noti intellettuali sauditi – si informa tramite le tv satellitari e su Internet. E in rete diffonde informazioni. Questi ragazzi non accettano di vivere in un mondo chiuso: sono uno dei motori alla base dei cambiamenti che il paese sta vivendo".

Ahmed Al Omran, meglio noto in rete come SaudiJeans, è la star della rete saudita: con 3000 contatti ogni giorno, il suo blog è uno di quelli più frequentati da chi vuole informazioni senza filtro sulla vita del Regno. Parla di tutto, della risposta (tardiva) del governo alle alluvioni dei mesi scorsi, dei fenomeni di moda e di costume, del ruolo (deludente, secondo lui) della Shura, l’organo consultivo voluto dal re per dimostrare la sua volontà di apertura. Ahmed è spesso caustico, ma non si preoccupa troppo delle conseguenze: "Ho subìto tentativi di censura – racconta – alla mia famiglia è stato fatto capire che era meglio che io smettessi di scrivere, perché quello che racconto non piace alle autorità. Ma non faccio nulla di illegale. E continuerò".

Come lui, centinaia di altri ragazzi e ragazze: secondo uno studio dell’università di Harvard, il 46% della comunità dei blogger sauditi è costituito di ragazze. Internet è il loro mezzo, perché sono loro quelle che hanno più difficoltà ad esprimersi nella vita di tutti i giorni. "Nulla di tutto quello che sta accadendo oggi sarebbe stato possibile dieci anni fa", sintetizza Reem Asaad, insegnante di Economia a Gedda che tramite il suo blog e Facebook ha organizzato lo sciopero delle donne sulla questione della lingerie. "La nuova generazione pensa in maniera diversa e non ne può più delle vecchie regole: la rete è un modo per urlarlo al mondo, per non essere invisibili", conferma Basma, ovvero Saudi Amber, una delle bloggers più attive sul fronte dei diritti femminili.

Tuttavia per le donne gli ostacoli restano, anche in Rete: uno studio della King Saud University di Ryad rivela che il 68% delle ragazze saudite non mettono il cognome nel loro profilo Facebook e solo il 5% di loro mette sul sito fotografie che le rappresentano.

La condizione generale delle donne in Egitto

E’ importante sapere innanzitutto, la percentuale delle donne nel paese, Infatti oggi l’ Egitto conta circa 79 milioni di abitanti di cui le donne sono quasi la metà. 7 milioni di donne sono capofamiglia aventi una media di 3 o 4 figli, famiglie che sopravvivono o gestendo piccoli allevamenti di animali o facendo piccoli lavori di artigianato sottopagato.

Istruzione e lavoro:

- Il 43% della popolazione è analfabeta di cui il 22% sono donne (anche qui quasi la metà).

- Nonostante il fatto che metà degli studenti sia composto dalla compagine femminile, la percentuale delle studentesse che poi effettivamente si inserisce nel mondo del lavoro è molto ridotta, solo il 22,6%, questo vuol dire che ci sono solo circa 12 milioni di donne che lavorano su un totale di 49 milioni dei lavoratori. Questo perché il ruolo della donna, in questo contesto culturale, è considerato prevalentemente finalizzato alla cura del marito e dei propri figli .

Da sottolineare anche che il 29% delle donne lavoratrici sono diplomate, il 43% sono analfabete e il 22% sono in possesso di una laurea.

Zone e settori lavorativi delle donne:

- Il 57% delle donne che lavorano si trovano nelle zone rurali, il 43% si trovano nelle zone urbanistiche .

- Il 39 % delle donne lavoratrici sono contadine,taglialegna, e pescatrici, il 40% lavorano nell’ambito dell’istruzione, il 13% nell’amministrazione ,il 7% lavorano nella sanità e nei lavori sociali.

- Da tutti questi dati possiamo osservare che il settore principale di impiego delle donne è quello dei servizi. Ma nei settori dell’industria, della comunicazione e dei trasporti non superano il 5% del totale dei lavoratori impiegati in tali settori ,e questo avviene perché le donne non hanno né la possibilità, né l’occasione di ricevere una formazione adeguata per svolgere un lavoro di questo tipo, poiché la cultura del paese non lo consente.

- In questi ultimi anni, nonostante il raggiungimento di un piano di equità circa il diritto allo studio, bisogna ancora lavorare molto perché la donna egiziana possa ottenere pieni diritti e libertà di scelta sia nell’ambito professionale che sociale.

Per quando riguarda la partecipazione femminile nella politica, l’Egitto occupa il centotrentacinquesimo posto ( su 139 posizione) nel mondo; questo sottolinea in maniera significativa come l’Egitto sotto questo punto di vista sia molto arretrato.