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VERNETTI, DIFENDERE OVUNQUE LA LIBERTÀ RELIGIOSA

"Il terribile attentato di questa notte di fronte alla Chiesa Copta di Alessandria d’Egitto rappresenta l’ennesimo tentativo del terrorismo integralista e fondamentalista di impedire la sopravvivenza delle comunità cristiane nell’intero Medio Oriente"

Ha dichiarato l’on.Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già Sottosegretario agli Affari Esteri.

"Non passa giorno che le comunità cristiane vengano minacciate ed attaccate in molti paesi musulmani: dalla Nigeria all’Iraq, dall’Indonesia all’Egitto, spesso nel silenzio della comunità internazionale".

"La libertà religiosa-ha proseguito l’on.Vernetti- e’ una componente fondamentale dello stato di diritto ed e’ compito di ogni Governo fare in modo che venga pienamente garantita".

"Anche dopo l’odioso attentato di Alessandria d’Egitto e’ fondamentale che l’Unione Europea e gli stati membri facciano sentire con più forza la propria voce, esigendo dai Governi dei paesi nei quali la vita delle comunità cristiane e’quotidianamente minacciata azioni più forti e maggiormente incisive"

"In tal senso chiedo al Governo italiano – ha concluso l’on.Vernetti- di esercitare tutte le pressione possibili nei confronti del governo egiziano di Mubarak affinché vengano puniti i colpevoli del terribile attentato e venga garantita in quel paese la possibilità per la minoranza cristiana copta di vivere in pace"

Ora gesti concreti

Dopo che nella notte un’autobomba davanti a una chiesa di Alessandria d’Egitto ha causato almeno 21 morti, stamane papa Benedetto XVI ha rivolto un appello alle Nazioni Unite perché difendano i cristiani. Lo ha detto nell’omelia della Messa di Capodanno, giorno dedicato dalla Chiesa alla Pace. Subito dopo, all’Angelus, ha annunciato che nel 25° anniversario del primo incontro interreligioso per la pace indetto da papa Wojtyla, Benedetto XVI ne convocherà uno, sempre ad Assisi, a ottobre, perchè cristiani di diverse confessioni e fedeli di diverse religioni possano «rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio alla causa della pace».

All’Angelus ha anche detto che laicismo e fondamentalismo religioso sono forze opposte, ma in realtà convergenti: nel mondo di oggi «assistiamo a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall’altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza». Lo ha detto nel breve saluto rivolto agli oltre 60 mila fedeli presenti in piazza San Pietro per l’Angelus, dove ha aggiounto che «La pace – non si raggiunge con le armi, né con il potere economico, politico, culturale e mediatico. La pace è opera di coscienze che si aprono alla verità e all’amore».

Nell’omelia della Messa di Capodanno, Benedetto XVI ha parlato delle persecuzuzioni e dei sempre più numerosi attentati ai cristiani: «Di fronte alle «minacciose tensioni del momento, di fronte specialmente alle discriminazioni, ai soprusi e alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani, ancora una volta rivolgo un pressante invito a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione. Si tratta di un difficile compito per il quale non bastano le parole: occorre l’impegno concreto e costante dei responsabili delle Nazioni». Papa Benedetto XVI lo ha detto nella messa di Capodanno, che ha celebrato davanti a circa diecimila fedeli in San Pietro insieme con il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente del Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace card. Peter Kodwo Turkson.

Nella omelia il Papa ha riproposto alcune frasi del messaggio per la 44.ma Giornata mondiale per la pace, che la Chiesa vive oggi, intitolata quest’anno alla libertà religiosa. Il Papa in particolare ha citato dal messaggio le frasi sulla «libertà religiosa elemento imprescindibile di uno Stato di diritto» e quelle sul mondo che ha «bisogno di Dio, ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione…» di pace e ordine sociale giusto. «L’umanità – ha detto – non può mostrarsi rassegnata alla forza negativa dell’egoismo e della violenza; non deve fare l’abitudine a conflitti che provocano vittime e mettono a rischio il futuro dei popoli».

«E’ necessario soprattutto che ogni persona sia animata dall’autentico spirito di pace, da implorare sempre nuovamente nella preghiera e da vivere nelle relazioni quotidiane, in ogni ambiente». Il Papa invita a raccogliere «il grido di tanti uomini, donne, bambini e anziani vittime della guerra, che è il volto più orrendo della storia». E esorta i cristiani, «specialmente con la preghiera» ad «aiutare ogni uomo e ogni popolo, in particolare quanti hanno responsabilità di governo, a camminare in modo sempre più deciso sulla via della pace».

Dal 1968 il primo dell’anno per la Chiesa cattolica è dedicato alla Giornata mondiale della pace, che Benedetto XVI ha intitolato quest’anno alla «Libertà religiosa, via per la pace». La Chiesa, ha detto papa Ratzinger, «chiede al Signore di benedire il nuovo anno appena iniziato, nella consapevolezza che, dinanzi ai tragici eventi che segnano la storia, dinanzi alle logiche di guerra che purtroppo non sono ancora del tutto superate, solo Dio può toccare l’animo umano nel profondo e assicurare speranza e pace all’umanità. È ormai consolidata tradizione, infatti, – ha aggiunto – che il primo giorno dell’anno la Chiesa, sparsa in tutto il mondo, elevi una corale preghiera per invocare la pace. È bene iniziare un nuovo tratto di cammino ponendosi con decisione sulla via della pace. Noi oggi preghiamo affinché la pace, che gli angeli hanno annunciato ai pastori la notte di Natale, possa giungere ovunque».

Egitto, strage davanti alla chiesa cristiana

Nella notte di Capodanno, cristiani ancora nel mirino. È di 21 morti il bilancio ufficiale per l’esplosione di un’autobomba dinanzi a una chiesa copta ad Alessandria d’Egitto. L’attentato è stato compiuto dinanzi la Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine), nel quartiere alessandrino di Sidi Bishr, quindici minuti dopo la mezzanotte, quando dentro la chiesa c’erano un migliaio di fedeli per la tradizionale cerimonia per il nuovo anno. Secondo le prime ricostruzioni l’automobile imbottita di esplosivo, una Skoda verde, è stata parcheggiata davanti alla chiesa dieci minuti prima dello scoppio.

FORSE UN KAMIKAZE - Il ministro dell’Interno egiziano ha detto che l’attentato è stato probabilmente compiuto da un attentatore suicida. Un testimone ha invece riferito alla tv di aver visto alcune persone scendere dal veicolo. Lo scoppio, fortissimo, è avvenuto quando i fedeli uscivano dalla chiesa e si è immediatamente propagato alle automobili vicine, che sono esplose moltiplicando l’effetto devastante. L’esplosione ha danneggiato anche una moschea vicino alla chiesa, causando il ferimento di 8 musulmani.

I TAFFERUGLI - Dopo l’esplosione, centinaia di cristiani furenti si sono scontrati con la polizia e i musulmani locali, lanciando pietre e scagliandosi contro la vicina moschea. Manifestanti hanno fatto irruzione nel luogo sacro, gettando i libri in strada; sul posto è accorsa la polizia che ha dovuto disperdere la folla con i gas lacrimogeni. La situazione è quindi tornata sotto controllo, ma la situazione è ancora molto tesa.

L’APPELLO DI MUBARAK - Qualche ora dopo l’attentato, il presidente Hosni Mubarak ha fatto un appello all’unità rivolto a cristiani e musulmani. Per ora non c’è stato alcuna rivendicazione, ma Al Qaeda ha da tempo minacciato i cristiani e fatto un appello a punire la comunità copta che – sostiene la rete terroristica – trattiene contro la loro volontà due mogli di sacerdoti che si sarebbero convertite all’Islam. In un Paese che soffre di crescenti divisioni settarie, Mubarak ha invitato «i figli dell’Egitto, copti e musulmani» a serrare le fila «contro il terrorismo». Refaa-al-Tahtawi, portavoce di Al-Azhar, la principale istituzione di studio dell’Islam sunnita con sede al Cairo, ha denunciato l’attacco sostenendo che mira «all’unità nazionale egiziana». L’attentato è il più grave compiuto in Egitto negli ultimi anni, il più sanguinoso contro la comunità cristiana in Egitto, che rappresenta il 10 per cento della popolazione.

Osama Bin Laden vive indisturbato

Osama Bin Laden vive indisturbato nel nord-ovest del Pakistan, non lontano dal suo vice Ayman al-Zawahiri. Lo ha detto alla Cnn una fonte della Nato. Lo sceicco saudita ricercato per gli attentati dell’11 settembre è protetto dalla popolazione locale e da «alcuni membri dei servizi segreti pakistani».

Osam bin Laden vive in una casa abbastanza confortevole, ma non insieme al medico egiziano che è il suo vice: «Nessuno in al Qaeda vive in una grotta», ha spiegato la fonte, che non ha voluto essere citato. Il funzionario Nato ha anche confermato la tesi statunitense che «il Mullah Omar, il leader dei talebani, si è spostato tra le città di Quetta e Karachi negli ultimi mesi» Osama Bin Laden e il suo vice, Ayman al-Zawahiri si nascondono attualmente in due case vicine, ma non insieme, nel nord-ovest del Pakistan.

La leadership di Al Qaida si nasconde dunque in relativa comodità, protetta dagli abitanti locali e da alcuni membri dei servizi segreti pachistani. La regione in cui si sarebbe mosso Bin Laden in questi ultimi anni è quella compresa tra il confine cinese e la Kurram Valley, vicino alla città afgana di Tora Bora, roccaforte dei talebani durante l’invasione Usa del 2001. La fonte anonima della Nato ha confermato anche che il leader dei talebani, il Mullah Omar si è trasferito più volte negli ultimi mesi fra le città di Quetta e Karachi, in Pakistan

Il premier pachistano, Rehman Malik ha dichiarato oggi che informazioni analoghe a questa diffuse in passato in merito al luogo in cui si rifugiano Bin Laden ed il Mullah Omar si sono rivelate false. Malik ha negato che i due uomini si trovino in territorio pachistano ed ha dichiarato che ogni informazione che veda in direzione diversa da questa dovrebbe essere comunicata alle autorità pachistane in modo da consentire loro di adottare «azioni immediate», riferisce la stessa Cnn.

Dai vescovi solidarietà ai palestinesi

«Pur condannando la violenza da dovunque provenga, e invocando una soluzione giusta e durevole del conflitto israelo-palestinese, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, la cui situazione attuale favorisce il fondamentalismo». Contiene questa forte presa di distanza dall’occupazione israeliana uno dei passaggi della ‘Relatio post disceptationem’ del Sinodo dei vescovi sul Medio Oriente, letta stamane, alla presenza di Benedetto XVI, dal relatore generale del Sinodo, l’arcivescovo egiziano Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti.

CRISTIANI A RISCHIO - «Le situazioni politico-sociali dei nostri Paesi hanno una ripercussione diretta sui cristiani, che risentono più fortemente delle conseguenze negative», si legge ancora nel documento. «Chiediamo ala politica mondiale – dicono ancora i padri sinodali – di tener sufficientemente conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq, che sono le vittime principali della guerra e delle sue conseguenze». In ogni caso, «in base alle possibilità presenti in ogni Paese, i cristiani devono favorire la democrazia, la giustizia e la pace, e la laicità positiva nella distinzione fra religione e Stato e il rispetto di ogni religione».

i cristiani del Medio Oriente non sono soli

Joseph Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti, hanno presentato la "Relazione dopo la discussione" in cui sono stati riassunti gli argomenti principali trattati finora dal Sinodo, in base ai quali si elaboreranno le Proposizioni finali. In tarda mattinata, inoltre, una delegazione di Padri Sinodali ha incontrato il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, alla presenza dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi. Nel pomeriggio, i lavori del Sinodo proseguiranno a porte chiuse, con i Circoli minori. Il servizio di

"Nous ne sommes pas seuls…"
Sono tanti i temi trattati dalla relazione del Patriarca Naguib, ma unica è la certezza: i cristiani del Medio Oriente non sono soli. Si parte dall’importanza della Parola di Dio, dal fatto che essere cristiani significa essere missionari e che l’annuncio religioso pacifico non è proselitismo, poiché Gesù chiede ai cristiani non di convincere, ma di testimoniare con gioia il Vangelo. Ribadite quindi la libertà religiosa e di coscienza, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l’importanza dei mass media, strumento potente e prezioso nel diffondere il messaggio evangelico. Largo alle scuole e alle università cattoliche, luogo privilegiato della coesistenza pacifica, che vanno sostenute.

Per la pagina politica, si condanna la violenza da qualunque parte provenga, si esprime solidarietà ai palestinesi, la cui situazione attuale – si legge nella Relazione – favorisce il fondamentalismo, e si chiede alla comunità internazionale di tener conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq.

Centrale anche il tema dell’emigrazione: è un diritto naturale, dice il Sinodo, ma non va incoraggiata come scelta preferibile, bisogna piuttosto favorire la pace e lo sviluppo perché i cristiani restino in Medio Oriente. Lo sguardo dell’Aula si allarga anche alla diaspora perché le Chiese d’Oriente mantengano i contatti con i fedeli anche al di fuori del Paese d’origine. E la questione della migrazione riguarda anche coloro che immigrano nella regione, come gli africani e gli asiatici, che spesso vengono sfruttati in ambito lavorativo, mentre vanno accolti e sostenuti. Attenzione anche ai giovani e alle donne, forza del presente e speranza del futuro, così come ai laici e alle nuove realtà ecclesiali, al valore della vita monastica e contemplativa che vanno riscoperta. Suggerita quindi una sorta di "banca dei sacerdoti" ed una sua omologa per i laici, in modo da avere sempre "persone pronte a raggiungere i fedeli nelle zone in difficoltà".

Quanto al dialogo ecumenico, i Padri sinodali ribadiscono, sulla scia di Benedetto XVI, che senza comunione non c’è testimonianza e che la divisione è uno scandalo. Bisogna fare uno sforzo sincero per superare i pregiudizi, dice l’Aula. Proposto poi l’ingresso dei Patriarchi in Conclave ed il pensare ad una forma nuova dell’esercizio del primato che non danneggi la missione del Vescovo di Roma e che si ispiri alle forme ecclesiali del Primo millennio. Un tema delicato, dice il Sinodo, che potrebbe essere studiato da una commissione pluridisciplinare apposita, incaricata dal Papa. Ulteriori auspici riguardano la creazione di mass media ecumenici e l’istituzioni di commissioni locali che approfondiscano l’ecumenismo.

E ancora: spazio alla famiglia, minata dalla visione relativista dell’Occidente, e alla catechesi, che promuove valori morali e sociali e aiuta a contrastare le sètte, e sì ad un accordo su un testo arabo unico per la preghiera domenicale, così come all’idea di unificare le feste di Natale e Pasqua.

Nei rapporti con gli ebrei, si auspica la soluzione "due popoli-due Stati" per il conflitto israelo-palestinese, si invoca il dialogo a tutti i livelli, si rifiuta l’antisemitismo e l’antiebraismo, così come l’interpretazione tendenziosa di alcuni versetti della Bibbia che giustifica la violenza. Con i musulmani, dice il Sinodo, si guardi a ciò che unisce, come la santità di vita, e si eviti ogni azione provocatoria "Auspicheremmo – si legge nella Relazione – che il principio coranico ‘Nessuna costrizione nella religione’ fosse realmente messo in pratica", poiché la libertà religiosa è alla base di rapporti sani tra cristiani e musulmani. Tutti, quindi, devono trasformare la propria mentalità per superare lo spirito del confessionalismo, affrontando le problematiche socio-politiche non come diritti da reclamare per i cristiani, ma come diritti universali.
"Nous devons travailler tous ensemble…"
Infine, si lavori tutti uniti per il bene comune della società, per una città di comunione, e per un’alba nuova del Medio Oriente. La relazione si conclude con 23 quesiti: toccherà ai Circoli minori rispondere, per preparare le Proposizioni finali del Sinodo.

Alla fine della mattinata a colloquio con i giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede padre Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, ha risposto così ad una domanda sui risultati concreti del Sinodo, in particolare sul ruolo dei laici:

"Il Sinodo non può portare immediati risultati concreti operativi. Il Sinodo potrà dare un documento ispiratore che poi nelle diverse realtà specifiche concrete dovrà essere attuatato e implementato. Questo dipenderà dalla capacità delle singole Chiese di saper accogliere e assorbire quelle che saranno poi le linee finali del documento. Questo anche per quanto riguarda il ruolo dei laici di cui si è discusso molto in questa settimana, di cui si ha coscienza sempre di più. Da un lato a causa della crisi delle vocazioni, da un altro anche perchè c’è sempre maggiore coscienza che il laico sta assumendo un ruolo sempre più importante e determinante nella vita delle Chiese e questo avrà il suo effetto. Il tempo della Chiesa non è il tempo dei giornalisti".

L'OMAGGIO DI NASRALLAH AD AHMADINEJAD, UN FUCILE ISRAELIANO

con i quali ha analizzato i risultati della sua "storica visita" in Libano. Lo ha reso noto l’organizzazione sciita libanese. Nel comunicato, Hezbollah aggiunge che Nasrallah ha omaggiato il presidente iraniano con "un fucile che la resistenza catturo’ ai sionisti (gli israeliani) durante la guerra del luglio del 2006". Al termine dell’incontro con Nasrallah, il presidente iraniano ha concluso la sua visita ufficiale di due giorni in Libano, la prima da quando ha assunto il potere nel 2005, ed e’ rientrato in patria. La stampa libanese pubblica una lettera aperta, firmata da 27 giornalisti iraniani, che accusano il presidente, di "voler innalzare la tensione nel Libano per sviare l’attenzione dai problemi interni" in Iran. I giornalisti, vicini all’opposizione, sostengono che Ahmadinejad "non ha saputo garantire la tranquillita’, la pace e la prosperita’ in Iran e non vuole che la pace regni neppure in Libano". "Il suo appoggio a una sola fazione in Libano contro le altre parti provoca un conflitto interno e toglie il velo sul suo atteggiamento, che ha fatto ampliare le sanzioni all’Iran e sollevato lo spettro di una guerra".

Ahmadinejad a Beirut attacca Israele

Visita ad alta tensione per Mahmoud Ahmadinejad a Beirut, in Libano. Il Presidente iraniano, tra l’altro, ha intenzione di recarsi alla frontiera israeliana, nel sud del Paese, per una manifestazione di sostegno all’organizzazione militante sciita degli Hezbollah. Al suo arrivo, nella mattinata di mercoledì, Ahmadinejad è stato accolto da alcuni deputati, due ministri del governo di unità – esponenti di Hezbollah – e dal Presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri. Sta facendo molto scalpore la presenza del padre di Imad Mughniyeh, leader militare dell’organizzazione assassinato nel 2008 e acerrimo nemico di Israele. Anche Ahmadinejad, in passato ha rilasciato dichiarazioni durissime nei confronti dello Stato israeliano.
Le sue prime parole nel Paese mediorientale sono state di elogio nei confronti di Beirut, con un velato attacco a Israele: "Oggi il Libano è un centro di resistenza che si oppone alle potenze dominanti – ha detto – L’obiettivo più importante del viaggio è rafforzare i legami tra la nazione iraniana e quella libanese e promuovere la fratellanza".

Subito dopo Ahmadinejad ha incontrato il Presidente libanese Michel Suleiman. Durante una conferenza stampa congiunta, il leader di Teheran ha chiarito il concetto espresso in precedenza, con un attacco più palese allo Stato di Gerusalemme: "Sosteniamo la resistenza del popolo libanese contro il regime sionista", ha detto. Quindi ha aggiunto: "La resistenza del Libano contro il nemico sionista non è solo una fonte di fierezza per i libanesi ma per tutta la regione perché ha cambiato l’equilibrio delle forze a favore dei popoli di questa regione" (l’allusione chiarissima è al fatto che Israele non è riuscito a neutralizzare Hezbollah durante la guerra del 2006).

Nelle prossime ore Mahmoud Ahmadinejad dovrebbe incontrare anche il primo ministro Saad Hariri. Sono previste le firme dei due Stati ad accordi di natura economica, nonostante l’accoglienza tutt’altro che calorosa riservata al capo del governo di Teheran dal popolo libanese e dalla stampa.

Prima di partire per il Libano, il Presidente dell’Iran ha avuto una conversazione telefonica con il re saudita Abdallah. I Presidenti dei due Paesi storicamente rivali hanno discusso della visita del leader iraniano in Libano, della formazione del nuovo governo iracheno e della corsa agli armamenti nella regione del Golfo.

Pakistan, orrore anti cristiano: stuprate due bambine cattoliche

Una notizia diffusa dall’agenzia vaticana Fides a proposito della brutalità cui sono soggetti i cristiani nei Paesi a maggioranza islamica sta scuotendo il Sinodo in corso sul Medio Oriente. L’ennesimo episodio di odio inter-religioso è avvenuto in Pakistan, dove da qualche anno in qua, la cappa sulla piccola comunità cattolica si è fatta pesantissima. Non sono bastati i villaggi bruciati, le minacce, i preti malmenati, diversi fedeli incarcerati. Ora la peggio è toccata a due bambine di appena 12 anni, entrambe violentate da un branco di estremisti islamici. Uno stupro bestiale che è costato la vita a Lubna Masih, di Rawalpindi.

L’altra ragazzina, Kiran Nayyaz, 13enne di Faisalabad, invece, ora è incinta ed è posta sotto la protezione della Chiesa cattolica locale. La comunità cristiana in Pakistan è sotto shock. Gli abusi sulle donne cristiane aumentano in modo preoccupante, nell’indifferenza della polizia. Lo hanno fatto filtrare delle fonti pachistane a Fides nel tentativo di fare conoscere a Roma le brutalità cui sono sottoposti i cristiani. Il 27 settembre, alle 6.30 del mattino, Lubna è uscita di casa per comprare il latte. Un gruppo di cinque giovani musulmani l’ha bloccata e costretta con la forza a salire su un’auto allontanatasi velocemente.

La ragazza ha gridato disperatamente ma nessuno l’ha sentita o si è mosso per aiutarla. E’ stata portata nei pressi del cimitero di Dhoke Ellahi Buksh, dove è stata violentata per ore a turno e poi uccisa. Il suo corpo è stato abbandonato tra cumuli di immondizia. Alcune ore dopo, alcuni passanti hanno chiamato la polizia, che ha constatato il decesso senza muovere un dito. I genitori di Lubna sono talmente terrorizzati da non voler nemmeno sporgere denuncia nè rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale. Increduli e sgomenti per il dolore – raccontano fonti locali a Fides – «pensano solo ad abbandonare la città e rifarsi una vita altrove».

Alcune Organizzazioni non governative e l’associazione di avvocati cristiani, Christian Lawyers Foundation, hanno condannato l’episodio, assicurando supporto materiale e legale alla famiglia, sperando di convincere i genitori a sporgere denuncia e iniziare un procedimento legale. Ma sarà difficile poichè gli episodi di violenza e sopraffazione sulle ragazze cristiane sono all’ordine del giorno e restano nel silenzio per timori di ritorsioni. Dietro all’omicidio ci sono tentativi di intimidazione, il rifiuto di una proposta di matrimonio giunta da un musulmano, il desiderio di istradare la ragazza sulla via della schiavitù o della prostituzione. Le famigli cristiane, piuttosto deboli a livello sociale, sono vittime predestinate. Anche per l’altro caso di violenza la famiglia della ragazza, che ora è incinta, teme ritorsioni.

«La situazione è drammatica: la Chiesa cattolica locale ha assunto le difese della famiglia e ha denunciato il caso alla polizia che attualmente sta svolgendo indagini» ha raccontato padre Khalid Rashid Asi, Vicario Generale di Faisalabad. Secondo il Centre for Legal Aid Assistance and Settlement (CLAAS) sequestri e violenze sessuali ai danni delle ragazze cristiane sono in crescita, spesso al fine di conversioni e matrimoni forzati. I casi in genere restano impuniti.

Gli Stati Uniti pronta a cancellare i taleban dalla lista nera dell'Onu

Gli Stati Uniti non hanno escluso l’ipotesi di poter cancellare i nomi di militanti taleban dalla «lista nera» dell’Onu sui terroristi. Una disponibilità concessa dagli Usa solo pochi giorni dopo che il Presidente afgano Hamid Karzai ha confermato di aver avviato «da tempo» negoziati segreti con i talebani, per porre fine alla guerra che va avanti ormai da nove anni.

«Siamo pronti ad esaminare delle modifiche per altri militanti taleban sulla lista di sanzioni dell’Onu, per facilitare i negoziati di pace in Afghanistan», ha detto alla stampa Philip Crowley, portavoce del dipartimento di Stato. Il Consiglio di sicurezza dell’Afghanistan, che sostiene il presidente Karzai in materia di sicurezza, ha chiesto lo scorso agosto all’Onu di eliminare dalla lista i nomi di 47 talebani. Le Nazioni Unite hanno già cancellato i nomi di alcuni miliziani e membri di al Qaida durante l’estate.