La misericordia dei cattolici aiuta alcune Diocesi a sopravvivere

La sopravvivenza di alcune Diocesi cattoliche dipende dalla misericordia dei fedeli di tutto il mondo. Lo ha affermato il Vescovo Antonios Aziz Mina di Guizeh (Egitto), che ha sottolineato l’oppressione e la povertà sofferte dai suoi fedeli confessando la loro difficile situazione all’associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

La sua comunità, piccola ma decisa, è composta da 5.000 copti cattolici, una minoranza che spesso ha molte difficoltà a trovare lavoro a causa dell’intolleranza nei confronti dei cristiani e affronta grandi limitazioni al momento di costruire chiese e praticare esteriormente il culto.

"La Chiesa cattolica copta non ha proprietà – ha ricordato ringraziando ACS per l’aiuto economico che fornisce -. I fedeli sono molto poveri. Non possono comprare niente. La Chiesa nel nostro Paese non ha ancora risorse proprie necessarie per sopravvivere".

Il Vescovo ha definito "unico" l’impegno dell’associazione per i cristiani sofferenti, e ha affermato che senza questo sostegno "per aiutare a costruire la persona umana nella vita della Chiesa" "sarebbe difficile andare avanti".

Di fronte alle voci relative all’islam militante e alla crescita dei movimenti politici estremisti, il Vescovo Aziz Mina ha affermato di non poter dire che l’estremismo islamico stia aumentando, ma ha confessato che "c’è qualcosa nell’aria".

"La nostra sfida è presentare la fede in Cristo nella società musulmana – ha spiegato -. Nelle circostanze attuali, le condizioni non sono facili, ma stiamo facendo un buon lavoro".

Il presule si è recato al quartier generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre a Königstein (vicino Francoforte, in Germania) per presentare un progetto per un centro di catechesi nella Diocesi di Guizeh, volto a incoraggiare il clero e i laici a sviluppare la propria fede sostenuti da esperti e programmi specifici.

"Per quanto riguarda il catechismo e la formazione alla fede, fino a questo momento ognuno dei miei sacerdoti tendeva a fare la stessa cosa nella propria parrocchia. Vorrei sviluppare un piano per ciascuno", ha rivelato.

Ricordando che grazie agli aiuti di ACS è possibile finanziare anche un campo estivo annuale per ragazzi che attira 250 giovani per la Messa, discussioni e laboratori e rappresenta per molti di loro l’unica possibilità di vacanza, il Vescovo ha affermato che questa iniziativa è "molto importante" perché "significa che possiamo offrire un’ottima formazione ai giovani in un momento in cui sono disposti a dedicarvi molto tempo e attenzione, durante le vacanze estive".

Queste iniziative, ha osservato, aiutano la gente a rimanere salda nella propria fede nonostante le tante difficoltà che deve affrontare.

"Vivere in un ambiente islamico influenza il comportamento – ha dichiarato -. Bisogna rimanere fedeli a ciò in cui si crede e amare tutti. E’ non è facile".

Più del 90% degli oltre 83 milioni di abitanti dell’Egitto è musulmano. I cristiani rappresentano il 9% della popolazione e sono per la maggior parte copti ortodossi. I cattolici sono appena 200.000 e c’è più o meno lo stesso numero di protestanti.

EGITTO MAI VISTO

Nell’Ottocento l’egittomania dominava in tutta Europa. Aristocratici dotati di prestigio e di patrimonio assoldavano scienziati, archeologi, esploratori, avventurieri predatori di antichità per costituire un proprio museo personale. Non sfugge a questa passione il giovane e brillante ufficiale dell’esercito austro-ungarico Taddeo Tonelli che riuscì a raccogliere una considerevole mole di reperti provenienti da scavi in Egitto, raccolta che poi donò generosamente al municipio di Trento senza chiedere alcuna ricompensa.

Rimasti a lungo nei depositi del Museo del Castello Buonconsiglio, questo nucleo di oggetti, circa 500 costituiscono la parte più consistente della mostra Egitto mai visto inaugurata il 30 maggio e visitabile fino all’8 novembre.

Ad arricchire l’esposizione concorre poi un insieme di circa 300 opere provenienti dal Museo egizio di Torino , il secondo per importanza al mondo dopo quello del Cairo. Si tratta di reperti provenienti in massima parte dalla provincia e raccontano la vita della classe media, usi consumi, tecniche di artigiani, piccoli proprietari terrieri, amministratori vissuti nel Medio Egitto tra il 2100 e il 1900 A.C. A raccontare la loro storia sono vari sarcofagi a cassa stuccati e con iscrizioni variopinte, qualcuno contenente ancora la mummia accompagnata da tutto il corredo funebre, come specchi, sandali, bastoni, archi, frecce vasellame, cassette in legno, modellini di animali, barche con l’intero equipaggio, preziosi oggetti da toletta, piccola statuaria. Spiccano per la loro bellezza e lo straordinario stato di conservazione due visti in lino, il prezioso tessuto per cui l’Egitto era famoso. Oltre all’indiscutibile interesse storico, archeologico, sociologico, questi manufatti testimoniano l’estrema abilità di questi artigiani nel lavorare i materiali, soprattutto il legno. A rendere ancora più suggestivi questi reperti è il luogo della loro provenienza, l’antica città di Assiut, ritenuta dai copti il luogo dove soggiornò la Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto per fuggire la strage degli innocenti ordinata da Erode.

Altrettanto notevoli e per certi aspetti unici gli oggetti della raccolta Tonelli. Vi figurano centinaia di amuleti, specie gli scarabei del cuore simbolo di vita eterna, monili in pasta vitrea, una splendida ed enigmatica maschera funeraria in foglia d’oro oltre a un centinaio di modelli di servitori destinati a sostituire i defunti nelle attività dell’oltretomba. Il più interessante di questi reperti è una mummia di gatto dell’Epoca tarda fra il I sec. A.C. e il I sec. DC , imbalsamato nella sua posizione eretta avvolto in bende dai disegni geometrici, con le orecchie attente. Ritenuti assieme ad altri animali incarnazioni di varie divinità i gatti occupavano un posto di rilievo nella società egizia . Addomesticati circa 4000 anni fa venivano anche usati nella lotta ai rettili velenosi e nella caccia nelle paludi. Ampiamente rappresentato sia in pittura che in statuette, era talmente venerato che chiunque lo uccidesse veniva condannato a morte come racconta per esperienza diretta Diodoro Siculo. Vi è però da aggiungere che in epoche tarde chi volesse comunicare con la divinità immolava il gatto, lo faceva imbalsamare in modo tale che raggiunta l’oltretomba potesse trasmettere il messaggio affidatogli.

Papa : «Il mondo è avvelenato da inquinamento morale»

CITTÀ DEL VATICANO – Il mondo di oggi è «avvelenato» oltre che da un inquinamento atmosferico anche da un inquinamento morale che offusca le menti e i cuori, «con immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna»: è quanto ha rimarcato papa Benedetto XVI , durante la messa di Pentecoste, festività che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, celebrata oggi nella Basilica di San Pietro. LA

CORRUZIONE DELLO SPIRITO – «Quello che l’aria è per la vita biologica, lo è lo Spirito Santo per la vita spirituale – ha spiegato il papa -; e come esiste un inquinamento atmosferico, che avvelena l’ambiente e gli esseri viventi, così esiste un inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica ed avvelena l’esistenza spirituale». «Allo stesso modo in cui non bisogna assuefarsi ai veleni dell’aria – e per questo l’impegno ecologico rappresenta oggi una priorità -, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito», si è raccomandato il pontefice. «Sembra invece che a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società – ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l’uomo e la donna – a questo sembra che ci si abitui senza difficoltà», si è rammaricato. «Anche questo è libertà, si dice, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l’animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà», ha concluso.

NUOVE HIROSHIMA E NAGASAKI - «Le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l’energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite» debbono rappresentare un «perenne monito» per l’umanità. Per Benedetto XVI anche oggi troppo spesso «l’essere umano sembra affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell’universo». «L’uomo – ha denunciato il Papa – non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso; si dichiara autonomo, libero, adulto». Per Ratzinger, «evidentemente tale atteggiamento rivela un rapporto non autentico con Dio, conseguenza di una falsa immagine che di Lui si è costruita, come il figlio prodigo della parabola evangelica che crede di realizzare se stesso allontanandosi dalla casa del padre». «Nelle mani di un uomo così – ha ammonito il Pontefice – il "fuoco" e le sue enormi potenzialità diventano pericolosi: possono ritorcersi contro la vita e l’umanità stessa, come dimostra purtroppo la storia». Questo è accaduto con i bombardamenti atomici sul Giappone ma, per il Papa, «si potrebbero in verità trovare molti esempi, meno gravi eppure altrettanto sintomatici, nella realtà di ogni giorno».

Iran, tre uomini impiccati

L’Iran ha giustiziato in pubblico tre uomini condannati per coinvolgimento nell’attentato di giovedì scorso, 28 maggio, alla moschea di Zahedan, nel sudest del paese, che ha fatto 25 morti e 125 feriti. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa ufficiale Irna. Il dipartimento di Giustizia di Zahedan ha fornito i nomi dei tre impiccati in pubblico. Si tratta di Haji Nutizehi, Gholam Rassul Shahuzehi e Zabibollah Narui. I tre, precisa la stessa fonte, erano stati arrestati già prima dell’attentato e sono stati riconosciuti colpevoli di aver fornito l’esplosivo per l’azione terrorista. Per questo sono stati condannati a morte come «nemici di Dio» e «corrotti sulla Terra».

ARRESTATI VENERDI’ - «Tre persone condannate per coinvolgimento nel recente attentato a Zahedan sono state impiccate in pubblico sabato mattina» scrive la Irna, aggiungendo che l’esecuzione ha avuto luogo vicino alla moschea sciita dove l’attentato ha avuto luogo. I condannati erano stati arrestati venerdì. La strage era stata rivendicata sempre venerdì dal gruppo ribelle sunnita Jundallah alla tv panaraba Al Arabiya. L’esponente del gruppo aveva detto che si era trattato di un attentato suicida contro le forze paramilitari Basij (i fedelissimi del regime sciita) riunite nella moschea per coordinare la strategia per le elezioni presidenziali del prossimo 12 giugno. Il vicepresidente della provincia del Sistan-Baluchistan (della quale Zahedan è capoluogo), Jalal Sayah, aveva detto che gli attentatori erano stati reclutati dagli Stati Uniti, accusa subito respinta dagli Usa, che hanno condannato l’attentato. Il Sistan-Baluchistan è una regione poverissima a forte presenza sunnita al confine con Pakistan e Afghanistan, crocevia del contrabbando di droga e armi e teatro di attentati e rapimenti da parte degli indipendentisti sunniti di Jundallah. E dopo le tre impiccate altre due persone sono state arrestate in Iran perché ritenute coinvolte nell’attentato. Lo ha riferito la televisione di Stato, senza fornire ulteriori dettagli.

G8, guerra al terrorismo «ma nel rispetto del diritto»

Quanto alla richiesta Usa all’Europa di accogliere i detenuti di Guantanamo, si è registrato lo smarcamento del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che si è detto contrario "a meno che non c’è la garanzia che questi soggetti siano detenuti in carcere nei Paesi di destinazione". Annunciata, inoltre, la sospensione degli accordi di Schengen con il ripristino dei controlli alle frontiere dal 18 giugno al 15 luglio, in vista del G8 dell’Aquila.

Misure antiterrorismo compatibili con rispetto diritti. I ministri hanno sottolineato "l’importanza di rendere compatibili le misure antiterrorismo col rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e lo Stato di diritto". A destare particolare preoccupazione è "la capacità costante di radicalizzazione e reclutamento" delle organizzazioni terroristiche. E anche in Italia, ha spiegato Maroni, "la minaccia jihadista è costante, come dimostra la chiusura nei giorni scorsi di due siti che facevano apologia della
violenza come strumento per affermare la religione islamica". I ministri del G8 hanno condiviso l’opportunità di potenziare la collaborazione internazionale in questo campo, in particolare per "proteggere le infrastrutture critiche a cui si appoggiano le nostre industrie e le nostre società". Ma la prevenzione non basta. Servono "sanzioni penali efficaci, proporzionate e dissuasive" nei confronti di chi è stato riconosciuto colpevole di atti di terrorismo.

Guantanamo, Maroni frena su richieste a Usa. Alla riunione era presente l’Attorney general Usa, Eric Holder, che negli incontri bilaterali avuti in Italia ha rinnovato la richiesta di accogliere alcuni dei 240 detenuti di Guantanamo, il supercarcere americano nell’isola cubana destinato alla chiusura. Ai Paesi europei gli Usa vorrebbero trasferire almeno 50 detenuti, di cui "due-tre" in Italia. Il ministro Maroni non ha specificato il numero esatto, anche se nei giorni scorsi si è appreso che si tratterebbe di due tunisini, Riadh Nasri e Moez Fezzani, per i quali la magistratura di Milano ha spiccato un mandato di custodia cautelare in carcere nel 2007. Per Maroni, come già per i ministri della Giustizia e degli Esteri, Angelino Alfano e Franco Frattini, la questione va definita in un quadro europeo la prossima settimana al Consiglio Gai di Lussemburgo. Il ministro ha però anche espresso la sua "personale contrarietà" ad accogliere i detenuti di Guantanamo. "Io – ha dichiarato – penso che i Paesi Schengen
debbano accogliere solo quelli che possono essere giuridicamente detenuti in carcere. Sono invece contrario ad accoglierli senza questa possibilità, altrimenti queste persone sbarcano a Fiumicino o a Malpensa e poi possono girare liberamente per il Paese. Ciò non è accettabile perchè accresce il rischio terrorismo".

Dichiarazione finale: anche lotta a pirati e cybercrime
. Nel documento conclusivo hanno trovato spazio anche la lotta alla pirateria nel golfo di Aden ("è urgente" individuare a livello internazionale lo strumento giuridico per assicurare i pirati alla giustizia), il cybercrime (i ministri hanno parlato di crescita "allarmante" dei furti di identità su internet), e pedopornografia (proposta la creazione di una black list dei siti e la denuncia da parte dei provider dei servizi internet). È stato, ha commentato a conclusione dei lavori Alfano, un "G8 della concretezza" e questo perchè "abbiamo beneficiato della
credibilità della politica estera del premier Berlusconi".

Nucleare, monito Usa a Pyongyang

Nonostante gli avvertimenti da parte della comunità internazionale, la Corea del Nord starebbe preparando un nuovo test missilistico, lanciando stavolta un ordigno balistico di gittata intercontinentale. A indicarlo sono le immagini trasmesse dai satelliti spia, che confermano quanto già annunciato ieri dal Pentagono. Pyongyang sta mettendo a punto il Taepodong-2 Avanzato, ancora in fase di sviluppo, che costituisce il fiore all’occhiello dell’arsenale missilistico nordcoreano: con una gittata massima di ottomila chilometri, sarebbe in grado di raggiungere la Costa Occidentale degli Stati Uniti e l’Europa Orientale.

I nordcoreani starebbero preparandosi a trasportare il nuovo missile a lungo raggio da una fabbrica nei pressi della capitale fino al poligono di Musudan-ni: i preparativi per il lancio dovrebbero durare due settimane e il test potrebbe avvenire attorno al 16 giugno, data nella quale i presidenti di Stati Uniti e Corea del Sud si incontreranno a Washington. Dall’inizio di aprile si è nuovamente acuita la tensione con il regime comunista nordcoreano. Prima il presunto lancio di un satellite, che avrebbe coperto in realtà il lancio di un missile a lungo raggio. Poi, a metà aprile, la decisione di Pyongyang di interrompere il negoziato sul nucleare con i cinque Paesi coinvolti (Usa, Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud), a seguito delle critiche delle Nazioni Unite per il lancio del satellite. Il 25 maggio la Corea del Nord ha effettuato quindi il suo secondo test nucleare, dopo il primo dell’ottobre del 2006, seguito nei giorni successivi dal lancio di diversi missili a corto raggio. Infine il 27 maggio il regime nordcoreano ha annunciato di non essere più vincolato all’armistizio che nel luglio del 1953 pose fine alle ostilità con i vicini del Sud. Le due Coree sono formalmente ancora in guerra, poichè non hanno mai siglato un trattato di pace dopo il conflitto del 1950-53. La comunità internazionale ha condannato le nuove provocazioni nordcoreane.

Anche Russia e Cina, tradizionali alleati di Pyongyang, si sono fatti sentire questa volta. E dopo gli avvertimenti dei giorni scorsi, oggi il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha detto chiaramente che Washington reagirà rapidamente se la Corea del Nord minaccerà gli Stati Uniti o i suoi alleati nella regione. «Gli Stati Uniti non rimarranno inerti se la Corea del Nord raggiungerà la capacità di minacciare la distruzione di qualsiasi obiettivo in Asia», ha detto il capo del Pentagono, che ha parlato a Singapore nel corso di una conferenza sulla sicurezza. Gates ha ricordato che il presidente Obama ha dato la sua disponibilità ad aprire un dialogo anche con le dittature più intransigenti, ma ciò – ha precisato – non vuole dire che gli Stati Uniti sono disposti ad accettare «pressioni e provocazioni».

Secondo quanto riporta il New York Times, i militari al seguito di Gates hanno detto che i colloqui di Singapore hanno lo scopo di intensificare le pressioni internazionali sul regime nordcoreano, oltre a garantire gli alleati nella regione, in particolare il Giappone e la Corea del Sud, che gli Usa sono pronti a difenderli in caso di pericolo. I militari hanno anche detto che gli Stati Uniti hanno solo limitate informazioni su ciò che sta avvenendo all’interno della Corea del Nord, ma si sospetta che il leader nordcoreano Kim Jong Il stia manovrando per favorire suo figlio Kim Jong-un nella successione al potere.

Iran, bomba scoperta su un aereo

TEHERANUna bomba rudimentale è stata scoperta e disinnescata la scorsa notte su un aereo di linea in Iran, secondo quanto scrive l’agenzia Fars. L’ordigno, riferisce la Fars, era stato piazzato su un aereo che da Ahwaz, nel sud-ovest del Paese, era diretto a Teheran.

L’ORDIGNO - L’episodio è avvenuto su un aereo della compagnia Kish Air che poco dopo la mezzanotte (le 21,30 di sabato in Italia) era decollato dall’aeroporto di Ahwaz con 131 persone a bordo. «Gli agenti della sicurezza – scrive la Fars – hanno notato la presenza dell’ordigno e l’aereo ha fatto immediatamente ritorno ad Ahwaz. Una volta che tutti i passeggeri sono stati fatti scendere, la bomba è stata disinnescata». Il fatto è avvenuto solo due giorni dopo che una bomba piazzata in una moschea a Zahedan, nel sud-est dell’Iran, ha provocato 25 morti e 125 feriti. Ahwaz è capoluogo della provincia del Khuzistan, confinante con l’Iraq e abitata da una forte minoranza araba di religione sunnita. Negli ultimi anni, come il Sistan-Baluchistan, di cui è capoluogo Zahedan, i Khuzistan è stato scosso da episodi di violenza attribuiti ad elementi separatisti sunniti. Una serie di attentati colpì questa regione in particolare nelle settimane precedenti le elezioni presidenziali del 2005, poi vinte da Mahmud Ahmadinejad.

Bombs hit Tehran and Ahvaz, which has a sizable Arab minority, in June 2005, killing at least eight people and wounding scores more.

Some 520 kilometers (320 miles) southeast of Tehran and 50 kilometers from the Iraqi border, Ahvaz was also rocked by ethnic violence in April 2005.

“La fuga in Egitto” non lascerà il Novarese

dove si trovava per il restauro, nella chiesa parrocchiale del centro dell’Ovest Ticino. L’affresco in origine era collocato su una parete di una casa in via Mazzini a Cerano. Alla scomparsa del proprietario, nel settembre del 2006, il Corriere di Novara se ne era occupato per la prima volta rivelandone l’esistenza ad un pubblico più vasto e auspicando che non lasciasse il paese. Gli attuali proprietari hanno deciso di cederlo alla parrocchia per dargli una collocazione che lo valorizzasse. (…)

Nord Corea pronta a test missilistico

La Corea del nord potrebbe effettuare un nuovo lancio di un missile balistico a lunga gittata (5 mila km). Il test potrebbe avvenire attorno al 16 giugno, data nella quale i presidenti di Stati Uniti e Sud Corea si incontreranno a Washington. Lo riferisce l’agenzia sudcoreana Yonhap, citando fonti del governo di Seul. Secondo fonti di stampa sudcoreane, infatti, sarebbe in fase di completamento un razzo multistadio presso la base di Musudan-ri, una la versione potenziata del vettore Taepodong-2, capace di montare una testata nucleare e di raggiungere Hawaii e Alaska.

DUE SETTIMANE – Le attività di assemblaggio – secondo la Yonhap – sarebbero state rilevate dai servizi segreti di Stati Uniti e Corea del sud. Altre fonti del governo di Seul osservano che un test del genere, simile a quello del missile-satellite del 5 aprile fatto partire sempre da Musudan-ri, richiede una preparazione di almeno due settimane. Il segretario americano alla Difesa, Robert Gates, ha avvertito che gli Usa non rimarranno «a guardare mentre la Corea del nord costruisce le capacità di colpire bersagli in Asia o in America». Il capo del Pentagono ha sottolineato che al momento la Corea del nord non rappresenta una minaccia militare, ma c’è bisogno di sanzioni che «facciano male davvero» per fermare la sua escalation.

«I talebani mi vogliono morta»

ISLAMABAD - L’accusa è di quelle che non perdonano: offesa alla reputazione dei talebani e della popolazione nella vallata di Swat. E così è anche la condanna: morte per lei, Samar Minallah, e minacce altrettanto letali alla sua famiglia. «Ho paura, davvero tanta. Da quando un mese fa è scoppiato lo scandalo della ragazza di Swat frustata dai talebani non ho più pace. Per me è cambiato tutto. Temo per i miei due figli di 11 e 16 anni, temo per mio marito. I talebani hanno già annunciato di avere pronti alcuni attentatori suicidi per ucciderci appena possibile», ci dice per telefono dal suo nuovo nascondiglio.

Non è la prima volta che la 41enne Samar viene attaccata direttamente dai talebani. Nata a Peshawar da una nota famiglia pashtun, da oltre 20 anni dedica tutte le sue energie alla lotta per l’emancipazione femminile nelle «zone tribali» e nel Pakistan rurale. A questo fine ha fondato una sua organizzazione non governativa, la Ethnomedia. Un suo video qualche anno fa venne anche premiato alle Nazioni Unite per il coraggio con cui denunciava la tradizione di sposare le bambine agli anziani per dirimere le dispute tra clan rivali. E immancabilmente le piovvero contro le accuse di «tradimento» e di «essersi venduta ai nemici dell’Islam e del Pakistan». «Ma questa volta è grave, molto grave. Ne va della nostra vita», dice quasi mangiandosi le parole.

È la prima volta che Samar accetta di essere intervistata da un giornalista da quando, un mese fa, è fuggita in clandestinità. Il fatto è noto. Samar il primo di aprile scorso diffuse il filmato ripreso da un telefonino di un gruppo di talebani che nel villaggio di Matta, nel cuore della vallata di Swat oggi al centro dell’offensiva militare pakistana, flagellavano Chand Bibi, una diciassettenne sospettata di avere una relazione «illecita» con il suocero. Le immagini della giovane donna a terra, tenuta per le gambe e le braccia dai suoi aguzzini con il turbante scuro in testa fecero il giro del mondo. I maggiori commentatori pakistani sostengono unanimi che contribuirono a instillare nell’opinione pubblica nazionale questo nuovo e diffuso sentimento anti-talebano che sta al cuore della legittimazione dell’offensiva militare. «In un primo tempo gli stessi talebani dissero che quello era un’azione legittima, nel pieno rispetto della legge islamica. Poi però ritrattarono, dissero che il video era falso, si resero conto che giocava contro di loro, convinsero persino Chand Bibi a negare che il fatto fosse mai avvenuto. È allora che sono scattate le minacce», ricorda Samar.

E lei come si è difesa? «Non ho difese. Ho dovuto cambiare casa. Con la mia famiglia ci troviamo in gravissime difficoltà economiche. Temo per il mio bambino più grande che va a scuola. Muslim Khan, portavoce di Sufi Mohammad, uno dei leader di Swat, ha dichiarato anche alle televisioni locali, non ultima GeoTv diffusa in tutto il Paese, che io sono una vergogna per l’islam. E ho ricevuto tantissime telefonate minatorie, minacce di ogni tipo». Le autorità non la difendono? Dopo tutto è in corso una guerra aperta con i talebani di Swat. «Il ministro dell’informazione per le province delle zone tribali, Iftikhar Hussein, da Peshawar mi ha pubblicamente accusata di aver danneggiato l’accordo sull’applicazione della Sharia a Swat. Dal primo di aprile almeno tre attiviste di organizzazioni non governative pakistane che lavorano per i diritti delle donne sono state assassinate, altre nove sono minacciate».

E che ne è stato di Chand Bibi? «Non so. Sembra fosse stata punita perché rifiutava di sposare un militante talebano. Ma ora a Swat regna il caos. Chand Bibi potrebbe già essere morta». L’offensiva anti-talebana in corso potrebbe migliorare la situazione a Swat? «È troppo presto per dire. Io lo spero ardentemente. Ma anche in passato l’esercito ha compiuto operazioni simili, che sono finite nel nulla. C’è il rischio molto serio che tutto questo abbia effetti controproducenti e spinga addirittura nuovi giovani ad arruolarsi tra i ranghi talebani. Non sarebbe la prima volta».