FERMATI 26 SOSPETTI MEMBRI JIHAD ISLAMICO

Secondo il procuratore, citato dall’agenzia Mena, il gruppo stava preparando "attentati terroristici" contro turisti stranieri e installazioni governative. I sospetti, "che resteranno in custodia cautelare preventiva per 15 giorni", sono stati bloccati nelle provincie di Mansoura, Dakahiliya e del delta del Nilo e avevano con se armi, munizioni ed esplosivo

Tutankhamen: i test sul Dna saranno rivelati a febbraio

I risultati degli esami del Dna effettuati sulla mummia del faraone Tutankhamen per svelare il mistero delle sue origini saranno resi noti il 17 febbraio: lo ha annunciato oggi il Consiglio supremo delle antichità egiziane. Il segretario generale della istituzione egiziana, Zahi Hawass, darà una conferenza stampa per rivelare se il faraone Amenhotep III sia effettivamente il nonno di Tutankhamen. La genealogia di Tutankhamen, faraone morto prima dei 20 anni, resta un mistero per gli archeologi anche se diverse ipotesi sono state formulate sull’argomento. Una di queste vorrebbe che Tutankhamen fosse figlio di Akhenaton e della regina Nefertiti. Questi test effettuati su Tutankhamen fanno parte di un vasto programma che punta a stabilire, attraverso il Dna, l’identità e il lignaggio di centinaia di mummie. Nel comunicato odierno, il Consiglio supremo delle antichità egiziane precisa inoltre che un robot sarà introdotto nella grande piramide di Cheope per tentare di penetrare il mistero dei suoi passaggi segreti.

Mohamed Hegazy, Convertito dall’Islam in Conferenza Stampa al Cairo

Il Sig. Hegazy era nato da una famiglia Musulmana ed alcuni anni fa si era convertito assieme a sua moglie.

Attualmente la famiglia ha due figli. La grande, Maryam di circa 5 anni, e Joseph nato il 20 gennaio 2010. 

Il Sig. Hegazy e’ stato il primo convertito che ha chiesto il riconoscimento del suo nuovo stato religioso al regime egiziano. 

Dopo vari anni di battaglie nei tribunali egiziani, l’avvocato di Hegazy ha contattato i nostri uffici per una collaborazione internazionale.

Il direttore dell’organizzazione ECLJ Dott. Grégor Puppinck ha accettato l’incarico, e la domanda e’ stata presentata agli uffici della Nazioni Unite il 22 gennaio 2010. 

Questo comunicato e’ diffuso per informarvi che martedì 02/02/2010 ci sarà una conferenza stampa per dare luce alla nostra azione contro il regime egiziano.

La conferenza sara’ diretta dall’avvocato Sig. Edward con la presenza dello stesso Sig. Hegazy e la partecipazione telefonica dei dottori Puppinck e Ramelah. 

La conferenza avra’ inizio a mezzogiorno ora locale, e si svolgerà presso il seguente indirizzo: Cleopatra Street, Heliopolis, Cairo, Egypt, presso i locali dell’organizzazione Middle East Forum for Freedom.

Per informazioni si possono contattare i seguenti numeri telefonici: 

22905931                                                    22905932       0125226887

O via Posta elettronica:
info@voiceofthecopts.org

 

l'errore dell'abbattimento dei maiali spazzini

Dopo che i maiali, animali impuri, immangiabili ed intoccabili secondo la religione islamica, sono scomparsi dalle strade e dalle periferie del Cairo, i rifiuti organici che mangiavano si accumulano nelle strade della capitale egiziana, ponendo seri rischi per la salute.

L’abbattimento dei suini è durato un mese ed ufficialmente doveva servire ad impedire la diffusione dell’influenza H1N1, poi il governo di Osni Mubarak ha detto che si trattava anche di una misura per garantire la salute pubblica messa a rischio dagli impuri maiali. Ma evidentemente i maiali erano più efficienti della inesistente nettezza urbana pubblica cairota.

Secondo l’Association for the Protection of the Environment, l’unico risultato dell’abbattimento dei maiali è stato quello di gettare in una miseria ancora più nera 70.000 piccoli allevatori di suini e raccoglitori di spazzatura e le loro famiglie, nella sola regione del Cairo.

Lo stesso governatore della capitale egiziana, Abdel Azim Wazir, intervenendo in una sessione parlamentare tempestosa, ha detto che la decisione di abbattere i maiali è stata un grave errore.

Il deputato e presidente del sindacato dei medici, Hamdy el-Sayed, ha parklato di «Scandalo nazionale. Le nostre strade sono piene di spazzatura. E’ catastrofico».

La crisi dei rifiuti sta mettendo in difficoltà anche l’eterno regime autoritario di Mubarak, lo stesso Partito nazional democratico, al potere da sempre dopo l’instaurazione della discutibile "democrazia" post-nasseriana, dice che in Egitto ci vorrebbero almeno 2,5 miliardi di lire egiziane (460 milioni di dollari) solo per iniziare ad affrontare il problema della raccolta di rifiuti. Una cifra abbastanza modesta se si pensa a quanto il Paese spenda in armamenti o in manifestazioni e grandi opere per puntellare il regime.

Secondo i parlamentari nazionalisti, dovrebbero essere costruiti nuovi impianti di riciclaggio per dare manforte ai 160 già esistenti ma che, secondo il ministero dell’ambiente, trattano forse solo un quarto dei rifiuti egiziani.

Il Cairo è il vero problema dei rifiuti di tutto l’Egitto; secondo il ministero dell’ambiente, con 25.000 tonnellate di spazzatura al giorno la metropoli araba produce il 55% di tutti i rifiuti del Paese. Ahmed Nasar, vice-presidente della Cleaning and Beautification Authority (Ccba) del Cairo sottolinea che il 70% della spazzatura della capitale è composto da rifiuti organici, plastica e vetro rappresentano praticamente quasi tutto il restante 30%.

Al Cairo, la sopravvivenza degli zabalin, i raccoglitori "informali" di rifiuti, e quella degli allevatori di maiali era strettamente legata. Una specie di rapporto simbiotico basato sulla spazzatura rifiuti e sui suini: gli zabalin raccoglievano i rifiuti organici nelle strade e li rivendevano agli allevatori copti che ci nutrivano i loro maiali. Senza più porci gli zabalin hanno perso un’importante fonte di entrate e non hanno più nessun interesse a ripulire le strade.

Israel Ayad, uno degli spazzini "informali" ed allevatore di maiali che funge da portavoce non ufficiale degli zabalin, ha spiegato all’Irin che «adesso, il mercato si interessa solo degli articoli in plastica, carta e vetro». Ayad non era certo un piccolo allevatore: aveva circa 50.000 maiali che «Divoravano ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti organici», ora, a 70 anni, ha perso tutto.

Mohamed Abdel Raziq, un funzionario della Ccba, ha evidenziato all’Irin un altro aspetto dell’emergenza rifiuti al Cairo: «I conflitti ricorrenti tra il governo e le imprese straniere incaricate della raccolta della spazzatura nelle vie della capitale vanno ad aggiungersi al problema. Queste imprese hanno cessato di fare il loro lavoro in attesa della rinegoziazione dei contratti».

Intanto, è sempre più chiaro che la strage dei maiali è servita solo a dare una lezione alla comunità copta e un contentino all’integralismo islamico che reclamava la sparizione degli immondi suini "copti" dalle sante e sporche strade del Cairo. Infatti, secondo il ministero della sanità, malgrado l’abbattimento dei porci egiziani, l’influenza H1N1 ha fatto almeno 230 vittime e contaminato 15.000 persone. L’Organizzazione mondiale della sanità in un bollettino sull’influenza H1N1 pubblicato il 22 gennaio, sottolinea che «L’Égitto registra una curva discendente dopo aver conosciuto, durante tutto il mese di dicembre 2009, degli aumenti del numero di casi di malattie respiratorie. Questi dati suggeriscono che un qualche picco è atteso all’inizio del mese di gennaio 2010». Ma l’olocausto dei porci egiziani è avvenuto addirittura più di 8 mesi fa…

"Tension is still high," Siad told Reuters. "Their bodies still lie in the areas where the battles took place."

La svolta «occidentale» di Osama

WASHINGTON – Osama somiglia a una persona che cerca di telefonare con il cellulare ma il segnale è debole: «Mi senti meglio, adesso?». Pochi giorni fa, per farsi ascoltare, ha «rubato» un attentato – per giunta fallito – ad altri. Adesso si lancia sul tema dell’ecologia e torna sull’economia. Interventi sparsi, per fare rumore. Un modo per occupare lo spazio e pretendere di essere rilevante. Un tentativo di stendere la coperta cercando consensi dove è possibile.

AUTENTICO? – Legittimo domandarsi se la «voce» che l’intelligence continua ad attribuire a Bin Laden sia autentica. I riferimenti ad argomenti non proprio vicini alla jihad ma molto più consoni a una platea occidentale potrebbero essere il risultato di consigli ricevuti. Qualche suggeritore che ha vissuto negli Stati Uniti o in Europa e che ha spinto Bin Laden a commentare questioni, solo in parte, inedite. Sì, perché l’economia e il crollo dell’Occidente per mano dei qaedisti tornano spesso nei discorsi dei leader jihadisti. In passato gli esperti dell’antiterrorismo hanno sostenuto che fosse «Azzam l’americano», uno strano militante venuto dalla California e animatore della propaganda sul web, a ispirare taluni interventi. E in quest’ottica ci sta pure la citazione di Noam Chomsky. Anche il doppio intervento, a distanza di pochi giorni, rientra nella strategia di marketing della Al Qaeda «tradizionale», che ha un disperato bisogno di stare sulla scena visto che sono i suoi affiliati – dallo Yemen all’Iraq – a prendersi gli onori. Ma è difficile «comprare il prodotto» quando i messaggi del testimonial Osama sono così vaghi.

Berlusconi: "Meno immigrati significa meno criminalità"

«I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi» e questo è importante perchè una «riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri tenutosi a Reggio Calabria.

«Stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Europa che deve farsi carico del costo che la Libia ed altri Paesi sopportano per fare il lavoro di vigilanza contro i clandestini che vengono dall’Africa. Tutto questo – ha continuato Berlusconi – ha dei costi che devono essere supportati da tutta la Ue. Si stanno nominando i nuovi commissari e da febbraio mi occuperò di questo problema mirando ad ottenere che l’Europa si incarichi di rimborsare i costi ai Paesi rivieraschi».

Burqa, le leggi europee

La Francia si sta avviando a vietare il velo che copre interamente il volto delle donne.
Ma come si stanno muovendo gli altri paesi europei su questo fronte?

Italia, Paesi Bassi e Danimarca sono le nazioni in cui attualemte sono in discussione proposte di legge per regolare l’uso del velo integrale: la tendenza globale che si riscontra è di limitarne l’uso nei luoghi pubblici.

In Italia, una legge del 1975 vieta di coprirsi il volto con fazzoletti e caschi quando ci si tova in luoghi pubblici per ragioni di ordine pubblico. Negli ultimi tempi non sono pochi i sindaci della Lega che si sono richiamatia questa legge per vietare l’uso del burqa attraverso regolamenti locali. La Lega ha presentato un disegno di legge a riguardo nell’ottobre scorso che prevede fino a 2000 euro di multa per chi "in ragione della propria fede religiosa rendono difficile o impossibile la propria identificazione". Questa norma varrebbe quindi non solo per il burqa, ma anche per il cosiddetto "burqini", il costume da bagno indossato dalle donne musulmane osservanti.

Anche in Olanda ci sono diversi progetti di legge per vietare i veli che coprono integralmente il volto, sia come burqa vero e proprio, sia come niqab, il velo che lascia scoperti esclusivamente gli occhi: in particolare se ne vuole vietare l’uso nei settori pubblici, istruzione e amministrazione in testa. Stessa tendenza si ha in Danimarca dove si sta discutendo l’opportunità di limitare l’uso del velo integrale negli spazi pubblici, a scuola e nei tribunali.
In Austria si è aperto ultimamente il dibattito, su proposta del ministro socialdemocratico della famiglia, Gabriele Heinisch-Hosek, preoccupata dal crescente numero di donne velate nel paese.

Diversa la tendenza in Belgio e Gran Bretagna. In Belgio non esistono leggi di carattere nazionale che regolino l’uso del velo, tuttavia molti comuni si appellano a ordinanze comunali che di fatto ne impediscono l’uso vietando di indossare maschere al di fuori del periodo di carnevale.
Anche la Gran Bretagna non prevede leggi che regolino l’uso del burqa e del niqab e il Governo ha inoltre affermato di non volere legiferare in materia a livello nazionale. E’ possibile tuttavia per i direttori delle scuole vietare l’uso del niqab all’interno degli edifici scolastici.

Sono quindi diversi gli Stati dell’Unione Europea alle prese con la questione del velo per le donne islamiche. Molti si stanno muovendo all’unisono, prevedendo leggi che ne limitino l’uso in luoghi pubblici a causa dell’impossibilità di riconoscere il volto della persona.

Osama, messaggio a Obama: Nostro l'attacco di Natale

MILANO - «L’eroe Umar Farouk con la sua operazione ha confermato i nostri avvertimenti precedenti». Usa queste parole Osama Bin Laden per rivendicare, attraverso un messaggio recapitato alla tv araba al Jazeera, il fallito attentato di Natale sul volo Delta Amsterdam-Detroit eseguito dal nigeriano, Umar Farouk. A differenza dei messaggi diffusi in passato, in quest’ultimo lo sceicco del terrore, o meglio la voce del nastro che la tv attribuisce allo sceicco del terrore, non fa alcun riferimento a quanto sta accadendo in Iraq o in Afghanistan e non parla mai dell’Europa. Parla infatti solo degli Stati Uniti rivolgendosi direttamente al presidente Barack Obama. Dopo aver rivendicato l’attentato del 25 dicembre, la voce del nastro dice che l’attacco sul volo Delta si giustifica con la presenza degli Stati Uniti in Medio Oriente e con il problema della Palestina. «È triste – dice ancora – vedere che Lei (Obama. ndr) vive in un posto sicuro, mentre i nostri fratelli soffrono a Gaza».

«I NOSTRI RAID CONTINUERANNO» - «Da Osama Bin Laden a Barack Obama – afferma la voce -: se i nostri messaggi potessero essere trasmessi con le parole non li avremmo trasmessi attraverso gli aerei», spiega ancora la voce. «Il messaggio che vi volevamo trasmettere attraverso l’aereo del militante Omar al Faruk conferma i precedenti messaggi che vi sono stati recapitati dagli eroi dell’11 settembre e cioè che gli Usa non potranno godere di una vita serena fin tanto che noi non la godremo in Palestina». «I nostri raid – aggiunge la voce – continueranno fino a quando gli americani continueranno a sostenere gli israeliani – afferma – e l’America non sarà tranquilla fino a quando Gaza rimarrà in questo stato».

L’ULTIMO MESSAGGIO - L’ultimo messaggio audio di Osama Bin Laden risaliva allo scorso settembre ed era stato diffuso via web. Nel messaggio il leader di al Qaeda intimava ai Paesi europei di ritirare le loro truppe dall’Afghanistan. «Non stiamo chiedendo niente di ingiusto. Siete voi – aveva detto bin Laden rivolto agli europei – che dovete mettere fine all’ingiustizia e ritirare i vostri soldati». L’appello, della durata di circa cinque minuti, era apparso su un sito ritenuto jihadista.

Vaticano dopo strage in Egitto, cristiani uniti contro oppressione

CITTA’ DEL VATICANO – Solidarietà e vicinanza alla comunità copta d’Egitto dopo la strage dei giorni scorsi è stata espressa dal presidente del Pontificio consiglio per l’Unità del cristiani, card.Walter Kasper, in una lettera al Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, Shenouda III. Nella lettera al Patriarca copto, il card.Kasper afferma che "tutti i cristiani devono essere uniti di fronte all’oppressione e perseguire insieme la pace, che solo Cristo può dare".

IL CAIRO – E’ salito a nove il bilancio delle vittime dell’aggressione ai cristiani copti che uscivano dalla messa della vigilia del Natale ortodosso ieri sera a Nagaa Hamadi, un villaggio dell’Alto Egitto. Secondo fonti di polizia, infatti, oltre ai sei cristiani copti e un agente di polizia uccisi nella sparatoria di ieri sera, altre due persone sono morte in seguito alla ferite riportate.

La dinamica dei fatti della scorsa notte ha diverse ricostruzioni, ma secondo un comunicato ufficiale a sparare contro due gruppi di fedeli diversi, nel villaggio di Nagaa Hamadi, sarebbe stato un gruppo di tre persone a bordo di un’auto. Nel secondo dei due casi l’aggressione è avvenuta davanti al convento di Badaba, in una zona agricola vicino al villaggio. Secondo fonti di sicurezza, uno dei responsabili è già stato identificato in un uomo, dal nome musulmano, con altri precedenti penali. L’attentato ha fatto seguito allo spargersi di voci secondo cui un giovano copto aveva rapito, se non violentato, una ragazza musulmana di un villaggio vicino, sempre nel governatorato di Qena. Secondo l’Afp, si tratterebbe di un episodio avvenuto a novembre ai danni di una dodicenne, che aveva già scatenato in un villaggio vicino la collera dei musulmani. La prima sparatoria è avvenuta intorno alle 11.30, precisa la nota ufficiale, contro alcuni copti raccolti per le celebrazioni, la secondo appunto davanti al convento.

Le forze dell’ordine hanno stretto le maglie dei controlli per fermare gli aggressori e hanno imposto il coprifuoco nella zona. L’episodio di ieri è solo l’ultimo di una serie di scontri in cui sono sfociate in questi ultimi anni le crescenti tensioni tra i due gruppi religiosi, soprattutto nell’area povera dell’Alto Egitto, cioé nel Sud del Paese. L’arcivescovo della chiesa di Nagaa Hamadi ha detto che i copti accusano la polizia di non aver preso abbastanza sul serio le minacce giunte a più riprese da criminali ed integralisti. La minoranza cristiana in Egitto, prevalentemente copta ortodossa, costituisce il 10% circa della popolazione, anche se eé difficile una quantificazione certa, e lamenta di subire molte discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile e amministrativa. Più difficile inoltre per loro, come evidenziato di recente anche dal Consiglio nazionale per i diritti umani, anche la costruzione di luoghi di culto. Le tensioni sono particolarmente forti proprio al sud, dove sono spesso sfociate in scontri tra le due parti, uccisioni e danneggiamenti. Ed in più occasioni a far scattare le violenze sono state vicende legate al pudore di giovani donne musulmane. Nell’autunno scorso, per esempio, ad Assiut, il video girato con il telefonino di una giovane musulmana in atteggiamenti troppo affettuosi con il fidanzato ha scatenato la rabbia di centinaia di musulmani, che avevano attaccato con lanci di pietre case e negozi dei cristiani, e dato fuoco alle loro vetture. In quegli scontri rimasero uccise tre persone.

A novembre, sempre nel governatorato di Qena, un’altra folla di musulmani aveva lanciato sassi contro la stazione di polizia di Farshout, dove era stato portato per essere interrogato un cristiano accusato di aver molestato una ragazza musulmana, per poi saccheggiare e distruggere i negozi alcuni negozi di cristiani. Altri scontri anche nel Delta, nel luglio scorso, dopo una lite in cui un commerciante cristiano aveva ucciso un adolescente musulmano.