L'Iran ha abbastanza uranio per costruire due bombe nucleari

L’Iran ha "abbastanza uranio per due bombe". Lo ha detto in un’intervista alla Abc il capo della CIA, Leon Panetta. Nel corso della stesso incontro con i giornalisti della rete televisiva, il capo dell’intelligence statunitense ha anche parlato a lungo dell’impegno delle forze armate Usa in Afghanistan.

La guerra "fa progressi" – ha detto Panetta – ma è "più dura e più lenta del previsto, perché si è rivelata molto dura"."Guadagnamo terreno", ha aggiunto, ma "la chiave sta nella capacità del governo afghano di accettare la responsabilita" di continuare a combattere i ribelli una volta che le truppe straniere avranno abbandonato il Paese".

le perquisizioni nella Cattedrale

Il papa, con una lettera, esprime solidarietà ai vescovi belgi definendo «deplorevole e sorprendenti» le perquisizioni compiute dalla magistratura nella Cattedrale di Malines. «In questo triste momento – scrive Benedetto XVI in un messaggio al presidente della conferenza episcopale belga, mons. Andrè-Joseph Leonard – desidero esprimere la mia particolare vicinanza e solidarietà a Lei, caro Fratello nell’Episcopato, e a tutti i Vescovi della Chiesa in Belgio, per le sorprendenti e deplorevoli modalità con cui sono state condotte le perquisizioni nella Cattedrale di Malines e nella Sede dove era riunito l’Episcopato belga». I vescovi, sottolinea il papa, erano riuniti «in una Sessione plenaria che, tra l’altro, avrebbe dovuto trattare anche aspetti legati all’abuso di minori da parte di membri del Clero».

LA GIUSTIZIA FACCIA IL SUO CORSO - «Più volte – prosegue il papa nel messaggio a mons. Leonard – io stesso ho ribadito che tali gravi fatti vanno trattati dall’ordinamento civile e da quello canonico, nel rispetto della reciproca specificità e autonomia. In tal senso – aggiunge -, auspico che la giustizia faccia il suo corso, a garanzia dei diritti fondamentali delle persone e delle istituzioni, nel rispetto delle vittime, nel riconoscimento senza pregiudiziali di quanti si impegnano a collaborare con essa e nel rifiuto di tutto quanto oscura i nobili compiti ad essa assegnati». «Nell’assicurare che accompagno quotidianamente con la preghiera il cammino di codesta Chiesa, ben volentieri – conclude il Pontefice – invio la mia affettuosa Benedizione Apostolica».

Nuova azione terroristica a Lahore fuoco su un ospedale

Lahore ha vissuto un’altra giornata di terrore. Pochi giorni dopo l’assalto alle moschee 1 che ha fatto più di 80 morti e oltre 100 feriti, quattro uomini armati hanno attaccato un ospedale: almeno 12 persone sono state uccise e un numero imprecisato sono state prese in ostaggio. "Hanno fatto irruzione nell’edificio e hanno aperto il fuoco all’impazzata", ha raccontato Javed Akram, direttore dell’ospedale Jinnah.

Nella struttura sanitaria sono ricoverate decine di persone rimaste ferite negli assalti di venerdì a due moschee di ahmadi, una setta musulmana minoritaria che pratica un islam moderno e liberale e si adopera per i poveri e i derelitti. Secondo una fonte che ha chiesto l’anonimato, oggi sarebbe stato ucciso anche uno dei killer della settimana scorsa, che era rimasto ferito ed era curato nel reparto di terapia intensiva del Jinnah.

L’azione è stata fulminea: almeno quattro uomini, secondo il racconto dei sopravvissuti, sono entrati sparando a raffica nella sala d’ingresso del nosocomio, poi nel pronto soccorso e infine nel reparto di terapia intensiva. Si sono poi altrettanto rapidamente ritirati (secondo alcuni portando con sé degli ostaggi) e hanno ingaggiato un violento conflitto a fuoco con i poliziotti arrivati sul posto in pochi minuti.

Tra le vittime vi sono infatti numerosi agenti, ma guardie e addetti dell’ospedale, secondo quanto ha raccontato un medico sopravvissuto, il dottor Akram. Imprecisato il numero dei feriti. Ma il pianoterra dell’ospedale sembrava un campo di battaglia: macchie di sangue dovunque, scarpe e pantofole perse da chi fuggiva, oggetti sparsi sul pavimento.

Un responsabile della polizia locale, Sohail Sukhera, ha assicurato: "Stiamo inseguendo i killer … Il combattimento continua … Non saranno risparmiati … Uno di loro è ferito". Non è chiaro se gli assalitori siano effettivamente riusciti a portar via degli ostaggi o se li abbiano usati solo per aprirsi la strada durante la fuga.

Israel, Non partecipiamo al Trattato

TEL AVIV – La Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nuclearie (Tnp) venerdì sera a New York aveva concluso i lavori con una dichiarazione finale che ripropone l’idea di un Medio Oriente senza armi atomiche. Sabato Israele ha chiarito che non parteciperà e non accetterà di essere sottoposto a ispezioni. Lo afferma in un comunicato ufficiale Nir Hefetz, consigliere per la stampa del premier Benyamin Netanyahu. La risoluzione del Tnp «è sbagliata alla base, e intrisa di ipocrisia» ha aggiunto Hefetz. La risoluzione del Tnp, secondo Hefetz, «ignora la realtà del Medio Oriente e le minacce vere che da esso giungono per il mondo intero. Quella risoluzione si concentra invece su Israele, unico Stato al mondo su cui incomba una minaccia di distruzione. Al contrario l’Iran, che viola pubblicamente il Tnp e dichiara apertamente di voler cancellare Israele dalla faccia della terra, non viene menzionato nella risoluzione».

ACCORDO – Il documento finale dell’Onu auspica che Israele aderisca al Tnp mettendo le sue testate nucleari, mai dichiarate ufficialmente, sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha accolto con soddisfazione l’accordo, definito «equilibrato e realista», ma ha sottolineato anche il proprio «forte» disaccordo con il fatto che Israele sia l’unico Paese menzionato nella sezione dedicata alla denuclearizzazione del Medio Oriente. Viene indetta per il 2012 una conferenza internazionale per la denuclearizzazione del Medio Oriente e l’eliminazione dalla regione delle armi di distruzione di massa. Fonti della Casa Bianca hanno però reso noto che – pur approvando l’ipotesi di una Conferenza internazionale – questa si svolgerà solo «se le necessarie condizioni saranno soddisfatte»: ovvero, se Israele accetterà di parteciparvi.

NON VINCOLATI – «Il problema vero degli armamenti di distruzione di massa in Medio Oriente non ha a che vedere con Israele, ma con quei Paesi che pur avendo sottoscritto il Tnp lo hanno violato con faccia tosta, continuando al tempo stesso a fomentare il terrorismo: l’Iraq di Saddam Hussein, la Libia, la Siria, l’Iran. Ne consegue – afferma Hefetz – che la risoluzione del Tnp non solo non favorisce la sicurezza regionale, ma la allontana. Come Paese che non ha aderito al Tnp – prosegue Hefetz – Israele non è vincolato alle sue decisioni e non gli attribuisce alcuna autorità. Visto il carattere distorto della risoluzione, Israele non prenderà parte alla sua realizzazione». Hefetz ha così proseguito: «Prendiamo nota delle precisazioni importanti che abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti. La questione sarà sollevata nell’incontro di martedì prossimo fra Obama e Netanyahu».

«BAN KI-MOON COME WALDHEIM» – Il senatore del Pdl Luigi Compagna, componente della commissione Esteri di Palazzo Madama, si schiera dalla parte di Israele e accusa il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon di essere il «continuatore» di Kurt Waldheim, l’austriaco che aveva fatto parte dell’esercito nazista e che tra il 1972 e il 1981 fu il segretario generale delle Nazioni Unite.

Ucciso capo qaedista in Pakistan

WASHINGTON – Mustafa Abu Al Yazid, responsabile operativo e finanziario di ciò che resta della vecchia Al Qaeda, sarebbe morto. Ad ucciderlo, due settimane fa nell’area tribale pachistana, un raid di un velivolo senza pilota della Cia. E’ stato lo stesso movimento jihadista ad annunciarne la scomparsa con un comunicato che l’intelligence Usa ritiene autentico. Ma la prudenza sulla sorte del capo qaedista è d’obbligo. Questa sarebbe, infatti, la «terza» morte annunciata di Al Yazid. Già nell’agosto 2008 e quattordici mesi dopo si era sparsa la voce di una sua uccisione sempre ad opera di un drone. Una fine poi smentita dalla riapparizione del leader. Egiziano di 54 anni, tra i padri fondatori di Al Qaeda, consigliere di Osama, Abu Al Yazid faceva parte della «colonna egiziana». Un gruppo di estremisti trasferitisi al fianco di Al Zawahiri in Afghanistan e diventati la struttura portante del movimento. Conosciuto anche come Saed Al Masri, l’estremista ha unito il ruolo di ispiratore politico-religioso a quello più operativo.

NUMERO TRE Spesso è stato indicato come numero tre del network eversivo, una catalogazione però più simbolica che effettiva, usata solo per sottolineare che sopra di lui c’erano solo Bin Laden e Al Zawahiri. Le indagini della Commissione sull’11 settembre hanno stabilito che Al Yazid è stato determinante nella fase organizzativa dell’attacco ed avrebbe curato l’aspetto finanziario. Successivamente è stato incaricato di rimettere insieme le magre risorse disponibili e di attivarsi per raccogliere fondi. Per gli analisti statunitensi la sua eventuale uccisione ha un doppio valore. Innanzitutto elimina una delle teste pensanti in un movimento debilitato. Qualcuno prenderà il suo posto ma sarà difficile trovare un personaggio analogo. Inoltre la sua morte – se confermata – rappresenta una risposta indiretta all’assassinio di sette agenti Cia a Khost alla fine del dicembre 2009. Qualche settimana dopo Al Yazid è comparso in un video per salutare l’azione dell’infiltrato giordano Khalil Al Balawi, autore della strage. Ma nel contempo gli esperti, pur valutando il forte impatto del raid, sottolineano che il peso della vecchia guardia estremista sarebbe molto ridotto. Oggi la minaccia è portata da altre organizzazioni – talebani pachistani, kashmiri, fazioni autonome, cani sciolti – che hanno ereditato obiettivi e tecniche qaediste. Quindi Al Yazid diventerà «un martire» da imitare e un modello da seguire.

È scontro tra Israele e l'Onu

MILANO - L’Egitto ha ordinato l’apertura dei suoi valichi con la Striscia di Gaza, chiusi da quando Hamas aveva assunto il controllo delle forze di sicurezza del territorio nel 2007, per consentire il passaggio degli aiuti umanitari e sanitari. La decisione assunta dal presidente Hosni Mubarak arriva all’indomani dell’attacco israeliano alla ‘Freedom Flotilla’ che intendeva consegnare aiuti ai palestinesi della Striscia. È stata autorizzata anche l’accoglienza dei palestinesi malati o feriti che vogliono farsi curare in Egitto.

LO SCONTRO – Intanto è scontro tra l’Onu e Israele. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che è rimasto riunito per oltre dodici ore a New York, ha condannato gli atti sfociati nella perdita di vite umane durante l’operazione israeliana contro la flottiglia di attivisti filo-palestinesi. Il Consiglio di sicurezza ha anche chiesto un’inchiesta «rapida, imparziale, credibile e trasparente» e il rilascio degli attivisti e delle loro imbarcazioni.

ISRAELE: «CONDANNA IPOCRITA» – Israele, sebbene non citato direttamente nella dichiarazione dell’Onu, ha replicato definendo «ipocrita» la condanna del Consiglio di sicurezza dell’Onu alle azioni che hanno portato alla strage sulle navi degli attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza. Per il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, la dichiarazione è stata «precipitosa e non ha lasciato un tempo i riflessione eptr considerare tutti i fatti». Per il portavoce israeliano si è trattato di «un riflesso condizionato basato unicamente su certe immagini televisive e su una certa dose di ipocrisia, non sulla conoscenza dei fatti». Palmor ha anche spiegato che finora è stato difficile dare un nome ai nove morti nel blitz israeliano sulle navi perchè gli altri attivisti si rifiutano di identificarli.

IL COMPROMESSO - I rappresentanti dei paesi membri del Consiglio Onu sono rimasti riuniti per oltre 12 ore, prima di arrivare a una conclusione frutto di una lunga e difficile mediazione. In particolare, sarebbero state distanti le posizioni della Turchia, assolutamente intransigente, e Stati Uniti, tradizionali alleati di Israele e orientati verso un documento più morbido. Grazie agli Usa, infatti, nella risoluzione non è apparsa alcuna condanna esplicita dell’assalto condotto dalla marina dello Stato ebraico. Nel corso della riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha ribadito la sua condanna all’incidente, chiedendo che sia svolta una inchiesta per fare luce sui fatti. Il capo della diplomazia turca ha detto che Israele ha "perso ogni legittimità internazionale", commettendo un "grave crimine" in spregio a "tutti i valori che abbiamo giurato di difendere dopo la creazione delle Nazioni Unite". La dichiarazione è stata approvata all’unanimità al termine di una seduta lunga oltre 12 ore, ed ha richiesto una lunga mediazione tra le richieste intransigenti della Turchia e la posizione più morbida degli Stati Uniti.

INSOSTENIBILE SITUAZIONE A GAZA - Il Consiglio Onu, inoltre, «sottolinea che la situazione a Gaza non è sostenibile» e ribadisce l’importanza di un’attuazione piena delle sue risoluzioni 1850 e 1860. Quest’ultima, che risale all’8 gennaio 2009, chiede che "siano forniti e distribuiti" aiuti umanitari a Gaza "senza alcuno ostacolo". Il Consiglio di sicurezza «sottolinea la necessità di un flusso sostenuto e regolare di beni e di persone verso Gaza, e della fornitura e distribuzione senza ostacolo di aiuti umanitari in tutto il territorio». Infine, «il Consiglio esprime il suo sostegno ai negoziati indiretti» tra israeliani e palestinesi sotto l’egida degli Stati Uniti, «ed esprime la sua preoccupazione per il fatto che questo incidente si verifica proprio mentre queste discussioni sono in corso». Il Consiglio «esorta le parti a dare prova di moderazione e ad evitare ogni atto unilaterale e di provocazione».