Mosca, sventato dirottamento aereo

MOSCA – Le forze speciali russe hanno sventato un dirottamento aereo all’aeroporto Domodedovo di Mosca da parte di un uomo di 40 anni di Mineralnie Vodi, la località caucasica da dove proveniva il volo. Incolumi tutti i passeggeri, compreso il dirottatore che è stato fermato e in queste ore viene interrogato dalla polizia russa. Poco prima di essere catturato, aveva chiesto di poter parlare con i media e con le forze dell’ordine. Ancora ignoti i moventi del gesto.

LA LIBERAZIONE – L’operazione coordinata dai servizi antiterroristici moscoviti è scattata nel primo pomeriggio. L’aereo era fermo sulla pista del principale aeroporto moscovita già da qualche ora. L’intero scalo era in stato di allarme. Le teste di cuoio sono intervenite utilizzando dei travestimenti. Si sono finti medici e con la scusa di portare soccorso ad alcuni dei passeggeri (a Domodedovo la temperatura superava i 38 gradi centigradi, in una giornata di afa record in tutta la Russia centrale) sono penetrati all’interno del velivolo mettendo in salvo le persone a bordo e ammanettando il responsabile del tentato dirottamento.

LA DINAMICA – Secondo quanto ha raccontato il portavoce, si tratta di un passeggero del volo partito dalla città nel nord del Caucaso, Mineralnye Vody, e diretto a Mosca. «Ha cominciato a dare ordini all’ equipaggio», ha spiegato il portavoce, e il comandante ha dovuto dargli ascolto per non mettere in pericolo tutti gli altri passeggeri. L’aereo è però atterrato regolarmente a Domodedovo, e ed è rimasto sulla pista, con passeggeri ed equipaggio a bordo, per circa due ore. Quando un passeggero si è sentito male, con il consenso del dirottatore, sono stati chiamati i medici. I dottori sono saliti a bordo, portando però con sé le teste di cuoio delle forze speciali, che in pochi secondi hanno messo fuori gioco l’uomo e l’hanno arrestato, liberando tutti gli altri passeggeri. La polizia aveva isolato l’aereo dagli altri della pista di Domodedovo prima di procedere con l’operazione che ha portato alla liberazione liberato delle persone a bordo. Il dirottatore, 40 anni, originario di Mineralnye Vody, aveva chiesto di poter incontrare la stampa e i rappresentanti delle forze dell’ordine. «È stata la più rapida operazione di liberazione di un aereo nella storia dell’aviazione russa», ha detto il portavoce dell’aeroporto. Il Caucaso russo è un’area molto instabile dopo le guerre dei russi contro i separatisti in Cecenia. Gli attacchi e gli attentati sono molto frequenti nella zona.

Esplosione su petroliera nel Golfo: «È stato un attacco»

Per ora non sono ancora chiari i contorni nei quali si è verificato un grave danno a una petroliera giapponese. L’unica cosa certa è che la nave è stata danneggiata da un’esplosione vicino allo stretto di Hormuz, nelle acque fra l’Oman e l’Iran e si teme che sia stato un attacco.

SCARSA FUORIUSCITA DI GREGGIO, UN FERITO - La società proprietaria, la Mitsui Osk, ha riferito al ministero dei Trasporti nipponico che l’episodio, che ha registrato un solo ferito, potrebbe essere stato causato da un attacco esterno, mentre dal cargo di grande stazza non c’è stata fuoriuscita di greggio.

«È STATO UN ATTACCO» - La nave, malgrado i danneggiamenti, è riuscita comunque a proseguire la navigazione. Secondo la compagnia, l’esplosione potrebbe essere stata creata da un attacco esterno. «Dal momento che uno dei membri dell’equipaggio ha visto un lampo all’orizzonte immediatamente prima dell’esplosione, la società sospetta che sia probabile un attacco», ha detto il ministero dei Trasporti giapponese. La nave trasportava 270mila tonnellate di petrolio greggio, ma non sono state perdite segnalate dalla cisterna; e si dirigeva dagli Emirati Arabi Uniti verso il porto di Chiba in Giappone. Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico -con i porti di ricchi Paesi petroliferi come Kuwait, Bahrain e Qatar- e l’Oceano Indiano ed è un canale altamente strategico per le forniture energetiche globali.

Raid Israele su tunnel Striscia Gaza

L’aviazione israeliana ha attaccato nella notte alcuni obiettivi nella Striscia di Gaza senza causare vittime. Lo si e’ appreso da una fonte di sicurezza palestinese e da un portavoce militare israeliano. Gli aerei hanno lanciato missili contro due tunnel scavati sotto la frontiera con l’Egitto, causando danni. Il portavoce militare israeliano ha aggiunto che gli aerei hanno attaccato un sito di produzione di armi nel Nord della Striscia di Gaza.

Iran, nuove sanzioni dalla Ue Colpito il settore dell'energia

L’Unione Europea ha adottato nuove sanzioni contro il programma nucleare iraniano colpendo in particolare il settore energetico, il gas e il petrolio, strategico per la Repubblica islamica. Lo riferisce una fonte diplomatica che ha partecipato alla riunione dei ministri degli Esteri di 27.

Le misure adottate dalla Ue vanno persino oltre quelle varate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo scorso 9 giugno. E’ previsto il divieto di ogni nuovo investimento, assistenza tecnica o trasferimento di tecnologia in Iran, soprattutto nel campo della raffinazione e della liquefazione del gas.

Inoltre, gli scambi commerciali con la Repubblica Islamica devono essere resi più difficili, vietate le attività delle banche iraniane ed esteso il numero di cittadini iraniani a cui vietare il visto, con particolare riguardo per le guardie della rivoluzione, l’armata ideologica del regime di Teheran. La maggior parte delle sanzioni diventerà effettiva da martedi, con la pubblicazione sul giornale ufficiale della Ue.

diffusi documenti segreti. Il Pakistan aiuta Al Qaeda

Sono 92 mila i documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan dal gennaio 2004 al dicembre 2009 che sono stati pubblicati dal New York Times, dal britannico Guardian e dal tedesco Spiegel in collaborazione con il sito Wikileaks (che lunedì mattina non era accessibile a causa del gran numero di accessi). Dalle carte emerge che «il Pakistan, ostentatamente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani, e perfino per mettere a punto complotti per eliminare leader afghani».

FILE RISERVATI – Dai file riservati emerge tra l’altro che «L’intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi» e «faceva il doppio gioco»; «per la prima volta» è emerso che «i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato» come gli Stinger che Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden «per combattere contro i sovietici negli anni Ottanta»; dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa «usano molti più droni automatici malgrado le loro prestazioni siano meno notevoli di quanto ufficialmente riferito. Alcuni si sono schiantati al suolo o si sono scontrati in volo, costringendo le truppe americane a intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero a impadronirsi dell’armamento e (della tecnologia) dei droni»; «La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan» e «dal 2001 al 2008 ha finanziato l’intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale». Secondo il Guardian i documenti rivelano il numero crescente di civili uccisi dalle forze della coalizione e dai talebani e «danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan».

CASA BIANCA CONDANNA – La Casa Bianca ha «fortemente condannato» la fuga di notizie sulla guerra in Afghanistan. In una lunga dichiarazione, il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jim Jones, sottolinea che l’azione di Wikileaks mette a repentaglio «le vite sia di americani, sia dei nostri alleati, e rappresenta una minaccia per la nostra sicurezza nazionale Wikileaks – ha aggiunto Jones – non ha fatto alcuno sforzo di contattarci circa questi documenti. Il governo degli Stati Uniti ha appreso da organizzazioni giornalistiche che questi documenti sarebbero stati pubblicati. Proprio per la grave situazione che si era creata nel corso degli anni, il presidente Obama ha annunciato la nuova strategia, basata su un sostanziale incremento di risorse in Afghanistan». Jones ha sottolineato poi il rapporto di forte alleanza che esiste tra Usa e Pakistan: «Gli Stati Uniti restano a sostegno del popolo pachistano e dello sforzo del Pakistan focalizzato a sradicare i gruppi estremisti violenti». Anche l’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti, Husain Haqqani, ha definito «irresponsabile» la pubblicazione di documenti riservati.

Mubarak designa il figlio Gamal come successore

Nelle scorse settimane il presidente si è sottoposto a cure in Francia e in Germania, e ha più volto dovuto rinviare importanti appuntamenti, tra cui uno con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il Cairo continua a smentire recisamente, giovedì scorso fa in un editoriale il quotidiano governativo egiziano ‘al-Gumhuriyya’ ha duramente attaccato Israele, accusandolo di essere all’origine delle voci sulla salute del presidente.

Lo stato ebraico, afferma il giornale, «sta cercando di sfuggire dai suoi impegni per la pace e dall’accordo politico», sostiene ‘al-Gumhuriyya’. Il motivo delle «menzogne» israeliane, dice il quotidiano, «è chiaro: Mubarak è una delle forze più stabili della regione». In realtà però sono numerosissime le voci di un possibile tumore dell’ottantaduenne Mubarak, e non a caso si fanno sempre più intense le illazioni sulla successione. In particolare fonti mediorentali citate a condizione di anonimato dal sito web vicino all’intelligence israeliana ‘Debka File’, secondo cui i giochi per la successione al decano della politica egiziana sarebbero già chiusi, con la designazione di Gamal Mubarak, figlio dell’attuale presidente.

Secondo le fonti, il trasferimento dei poteri da Mubarak a Gamal avrebbe avuto inizio nell’inverno 2009 grazie all’aiuto degli organi militari e politici legati al Partito Democratico Nazionale, il movimento politico guidato dal presidente. L’accordo sulla nomina di Gamal, riportano le fonti citate da ‘Debkà, è stato raggiunto con i vertici dell’Esercito e dell’intelligence egiziana che avrebbero garantito un passaggio di poteri senza scossoni. Per questo motivo, secondo il sito web, non troverebbero riscontro nella realtà le voci circolate nelle scorse settimane secondo cui l’Esercito avrebbe scelto come candidato alla successione di Mubarak l’attuale ministro dell’Intelligence, Omar Suleiman.

Il presidente ‘in pectore’ Gamal Mubarak, conclude ‘Debka File’, dovrà affrontare subito due sfide che ne riveleranno il valore. La prima riguarda come procederà all’espansione dei suoi poteri, ovvero se raggiungerà la forza politica del padre per concorrere alle elezioni presidenziali del 2011. L’altra sarà proprio il modo in cui Gamal Mubarak gestirà il processo elettorale, ovvero se permetterà la presenza degli osservatori internazionali così da garantire l’imparzialità del voto o se manterrà il sistema che ha garantito a suo padre 29 anni ininterrotti di governo del Paese.

Il regno del faraone al tramonto, così sarà l’Egitto dopo Mubarak

Fine della pace con Israele? Probabilmente nulla di tutto questo per almeno sei ragioni.
1.Hosni Mubarak, 83enne, provato dalla malattia, dall’età e dal lungo uso del potere non è ancora fuori gioco. L’incontro, domenica scorsa, con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Cairo lo dimostra. Il caso di Fidel Castro prova del resto che le previsioni sulla longevità dei politici possono rivelarsi sbagliate.
2.Il potere in Egitto, tranne la parentesi vagamente democratica britannica, si è sempre mostrato stabile. Domina un popolo infinitamente paziente e da secoli abituato a obbedire a un’autorità statale piramidale in cui il «Faraone» è il simbolo, custode ma non il responsabile della sua legittimità.
3.L’Egitto, al contrario di tutti gli altri Paesi ex impero ottomano, è il solo a non avere problemi di identità e di minoranze con aspirazioni politiche. Non è un Paese arabo anche se arabe sono la sua lingua e la sua cultura. Basta parlare con un tassista che trasporta sauditi o siriani per rendersi conto di cosa il popolo pensi degli arabi, palestinesi inclusi.
4.L’islam egiziano è sunnita, non sciita. Teme la potenza emergente degli sciiti sotto la guida rivoluzionaria e espansionista dell’Iran. Quanto la preoccupazione dell’Iran sia reale lo ha recentemente dimostrato Mubarak stesso in una delle rare interviste concesse alla televisione israeliana. «Mai (mi accoderò) con l’Iran perché vuole cambiare l’Egitto dal di dentro».
5.L’Egitto è sempre stato sottoposto al controllo di militari delegati dal potere ottomano. Sfruttando lontananza e gli intrighi politici di Costantinopoli essi si sono resi indipendenti dalla Sublime Porta. Come i mammelucchi sconfitti da Napoleone o i khedive (vicerè) discendenti dal generale albanese Mohammed Ali, modernizzatore dell’Egitto nel XIX secolo. Uno degli aspetti significativi della rivolta degli «Ufficiali liberi» nel 1952 fu l’aver creato il regime militare indigeno nasseriano, nazionalista tutt’ora al potere.
6.Sarà la dirigenza di questo regime a determinare la successione di Mubarak come determinò quella di Gamal Abdel Nasser nel 1969 con Anwar El Sadat e quella di Sadat con Mubarak nel 1983. È un regime autoritario che non domina soltanto con la forza. Estende il suo controllo su tutti i settori dell’economia nazionalizzata e su una classe imprenditoriale (in parte costituita da ex militari), legata da reti di interessi e matrimoni, che alla stabilità del regime, alla continuazione della pace fredda con Israele e agli aiuti americani, collegati a essa, tiene molto.
La successione a Mubarak sia essa avvenga attraverso le elezioni previste per il prossimo anno (alle quali Mubarak ha rinunciato a presentare per la nona volta la sua candidatura), sia essa avvenga in anticipo per incapacità del presidente, sarà decisa all’interno del Palazzo, non fuori di esso. A emergere come nuovo Faraone potrebbe essere un militare (il generale Omar Suleiman 74 anni non molto in salute) o un civile (si specula sul figlio del presidente, il quarantenne Gamal Mubarak (nella foto piccola tonda) oppure una combinazione di personalità appartenenti ai due settori.

Improbabile appare la scelta di un candidato «esterno» all’establishment, come Mohammed El Baradei, ex direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Anche se la sua Aiea ha vinto il premio Nobel, e lui è popolare fra gli studenti e gli intellettuali, non è un militare; l’appoggio dei Fratelli musulmani potrebbe essergli di intralcio più che di aiuto.
Sospetto agli americani, inviso a Israele, compromesso con l’Iran, il bisogno dell’establishment di neutralizzarlo potrebbe tuttavia favorire l’emergere di un sconosciuto candidato. Fu il caso di Sadat, considerato da tutti il più innocuo, temporaneo, fra i possibili successori di Nasser. Fu lui, invece, a rompere l’alleanza militare e la dipendenza dalla Russia sovietica in favore di quella americana; a lanciare la prima guerra che piegò Israele e fare una pace con lui mettendo fine alla politica panaraba dell’Egitto, salvando l’economia del Paese dalla bancarotta e mutando il corso degli eventi in medio oriente.

Ahmadinejad contro Usa e Russia

Ahmadinejad all’attacco di Usa e Russia, i primi accusati di preparare la guerra contro "uno o due paesi del Medio Oriente", la seconda di esserne diventata complice. Anche se il presidente iraniano, citato dall’agenzia Mehr, non parla di un attaco diretto al suo paese, si tratterebbe di uno "scenario di guerra contro l’Iran", un "copione" preparato dagli americani che prevede di "attaccare uno o due Paesi in Medio Oriente amici dell’Iran con l’aiuto dei Sionisti per indebolire la determinazione della nazione iraniana. Ma la nazione iraniana – ha affermato Ahmadinejad – manderà in frantumi centinaia di messe in scena propagandistiche come questa".

Quanto alla Russia, fino a qualche mese fa il migliore alleato dell’Iran nel suo braccio di ferro con la comunità internazionale sul programma atomico, Ahmadinejad ha accusato il presidente Dimitri Medvedev di essere diventato addirittura il "portavoce" della politica americana contro il programma nucleare di Teheran. In particolare, di avere dato "il segnale d’avvio" al "copione Usa" quando, il 12 luglio scorso, ha affermato che Teheran è "vicina ad avere il potenziale" per fabbricare una bomba atomica. "Le affermazioni di Medvedev sono un messaggio pubblicitario per la rappresentazione teatrale che gli Usa vogliono mettere in scena".

Proprio la Russia sta ultimando la prima centrale nucleare iraniana a Bushehr, ma recentemente ha moltiplicato le prese di posizione critiche

verso la Repubblica islamica e il 9 giugno scorso ha votato a favore di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che ha imposto nuove sanzioni a Teheran. "Non capisco perché qualcun altro voglia pagare i costi per gli americani, che pagano sempre i loro costi dalle tasche degli altri" ha concluso Ahmadinejad.

La Corea del Nord minaccia gli Usa e Seul

La Corea del Nord ha minacciato il ricorso a una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del Sud a partire da domenica nel Mar del Giappone. L’agenzia di stampa ufficiale Kcna ha parlato di «guerra sacra di rappresaglia», citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi – ha aggiunto l’agenzia -. L’esercito e il popolo si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

«PROVOCAZIONI» - Gli Stati Uniti hanno replicato esortando la Corea del Nord a smetterla con il «linguaggio provocatorio». «Non siamo interessati a una guerra di parole con la Corea del Nord – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Phlip Crowley -. Ciò che chiediamo alla Corea è meno linguaggio provocatorio e più atti costruttivi».

PORTAEREI - L’iniziativa di Washington e Seul, cui si aggiungerà per la prima volta il Giappone con il ruolo di osservatore, è stata decisa come reazione all’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan il 26 marzo (costato la vita a 46 marinai), la cui responsabilità è stata attribuita a Pyongyang, che da parte sua ha smentito ogni coinvolgimento. «Un messaggio per colpire la condotta aggressiva contro il Sud» ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che prenderà forma con lo schieramento della portaerei a propulsione nucleare Uss George Washington, di una ventina tra navi e sottomarini, di oltre 200 aerei e di un totale di 8.000 militari. Una quantità di mezzi e uomini che ha fatto irritare anche la Cina.

SANZIONI - Già venerdì la Corea del Nord aveva minacciato una «risposta fisica» alle rappresaglie annunciate dagli Stati Uniti, che mercoledì hanno annunciato nuove sanzioni che il governo considera una violazione della dichiarazione del 9 luglio delle Nazioni Unite. In quella occasione, il Consiglio di sicurezza aveva condannato l’attacco, pur evitando di accusare direttamente Pyongyang, e aveva chiesto l’adozione di «misure idonee e pacifiche contro le persone responsabili dell’incidente», raccomandando di «evitare qualsiasi nuovo attacco o atto ostile contro la Repubblica di Corea (Corea del Sud, ndr) o nella regione». Nel mirino delle nuove sanzioni, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe finito un centinaio di conti bancari esteri, sospettati di essere al servizio di operazioni illecite di Pyongyang sulla proliferazione e compravendita di armi.

INCONTRI - Sul fronte delle trattative diplomatiche si terrà giovedì 29 luglio una terza riunione («provvisoriamente concordata») tra il comando Onu a guida Usa di stanza a Seul e la delegazione di militari della Corea del Nord, nell’ambito del confronto avviato la scorsa settimana sull’affondamento della Cheonan. Il secondo confronto, tenuto sempre «a livello di colonnelli», era durato 100 minuti. L’iniziativa ha lo scopo di arrivare a una riunione «a livello di generali» per verificare, attraverso un «gruppo congiunto di valutazione», se la tragedia della Cheonan sia o meno violazione dell’armistizio del 1953 che chiuse la guerra di Corea. La nota del comando menziona la dichiarazione presidenziale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 9 luglio che ha chiesto «piena adesione all’armistizio e incoraggiato la risoluzione delle questioni in sospeso con mezzi pacifici». Le parti, in vista del prossimo incontro, hanno «accettano di sviluppare proposte concrete sulla base delle procedure dell’armistizio».

ISRAELE - Sale la tensione anche con Israele, che ha accusato davanti all’Onu la Corea del Nord di fornire missili balistici a Paesi del Medio Oriente, sottolineando che queste armi «mettono in pericolo la stabilità» della regione. «Israele è preoccupata di tali forniture poiché i missili mettono in pericolo la stabilità del Medio Oriente» ha affermato la delegazione israeliana all’Onu in una lettera indirizzata al Consiglio di sicurezza. A maggio il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman aveva accusato la Corea del Nord di fornire armi e razzi ai palestinesi di Hamas e ai libanesi di Hezbollah, dando aiuto ai programmi di sviluppo missilistico della Siria e dell’Iran.

La polizia indonesiana abbatte una casa che ospitava una Chiesa domestica

E’ stata demolita dalla polizia una casa che ospitava una chiesa domestica e 10 persone sono state fermate, interrogate e rilasciate. Il fatto è avvenuto in Indonesia, a Bogor, Giava occidentale.

A quanto riferisce Compass Direct News (CDN), il 19 luglio agenti di polizia si sono presentati alla Narogong Pentecostal Church, costruita nel villaggio di Limusnunggal, sub-distretti di Cileungsi. Ci sono stati scontri e alla fine l’edificio è stato abbattuto e 10 persone arrestate.

"I residenti – ha raccontato Junaedi Syamsudin – anche non cristiani, avevano accettato la presenza della chiesa, ma dal 2008 un gruppo detto Forum of the Muslim Brotherhood di Limusnanggal si è dato da fare per ottenerne l’eliminazione. Tre mesi fa sono andati agli uffici di Cileungsi per contestare la presenza della chiesa e il reggente ha promesso di demolirla".

Secondo il capo delle operazioni di polizia di Bogor, Eddy Hidayat, la casa "non aveva il permesso di uso", ma il coordinatore della costruzione per Chiesa pentecostale, Hotlan P. Silaen ha sostenuto che la polizia non è stata neutrale. "Gli scontri con i cittadini – aggiunge – avrebbero potuto essere evitati se la polizia fosse stata neutrale e non fosse stata spinta in una situazione che ha causato danni fisici".

Ora, il reverendo Rekson Sitorus ha annunciato che la Chiesa intraprenderà "azioni legali" contro i responsabili della demoliziaione, compresa l’amministrazione di Bogor.