Ucciso capo qaedista in Pakistan

WASHINGTON – Mustafa Abu Al Yazid, responsabile operativo e finanziario di ciò che resta della vecchia Al Qaeda, sarebbe morto. Ad ucciderlo, due settimane fa nell’area tribale pachistana, un raid di un velivolo senza pilota della Cia. E’ stato lo stesso movimento jihadista ad annunciarne la scomparsa con un comunicato che l’intelligence Usa ritiene autentico. Ma la prudenza sulla sorte del capo qaedista è d’obbligo. Questa sarebbe, infatti, la «terza» morte annunciata di Al Yazid. Già nell’agosto 2008 e quattordici mesi dopo si era sparsa la voce di una sua uccisione sempre ad opera di un drone. Una fine poi smentita dalla riapparizione del leader. Egiziano di 54 anni, tra i padri fondatori di Al Qaeda, consigliere di Osama, Abu Al Yazid faceva parte della «colonna egiziana». Un gruppo di estremisti trasferitisi al fianco di Al Zawahiri in Afghanistan e diventati la struttura portante del movimento. Conosciuto anche come Saed Al Masri, l’estremista ha unito il ruolo di ispiratore politico-religioso a quello più operativo.

NUMERO TRE Spesso è stato indicato come numero tre del network eversivo, una catalogazione però più simbolica che effettiva, usata solo per sottolineare che sopra di lui c’erano solo Bin Laden e Al Zawahiri. Le indagini della Commissione sull’11 settembre hanno stabilito che Al Yazid è stato determinante nella fase organizzativa dell’attacco ed avrebbe curato l’aspetto finanziario. Successivamente è stato incaricato di rimettere insieme le magre risorse disponibili e di attivarsi per raccogliere fondi. Per gli analisti statunitensi la sua eventuale uccisione ha un doppio valore. Innanzitutto elimina una delle teste pensanti in un movimento debilitato. Qualcuno prenderà il suo posto ma sarà difficile trovare un personaggio analogo. Inoltre la sua morte – se confermata – rappresenta una risposta indiretta all’assassinio di sette agenti Cia a Khost alla fine del dicembre 2009. Qualche settimana dopo Al Yazid è comparso in un video per salutare l’azione dell’infiltrato giordano Khalil Al Balawi, autore della strage. Ma nel contempo gli esperti, pur valutando il forte impatto del raid, sottolineano che il peso della vecchia guardia estremista sarebbe molto ridotto. Oggi la minaccia è portata da altre organizzazioni – talebani pachistani, kashmiri, fazioni autonome, cani sciolti – che hanno ereditato obiettivi e tecniche qaediste. Quindi Al Yazid diventerà «un martire» da imitare e un modello da seguire.

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