Non solo taleban, l'altro Islam dei Sufi

L’impressione che i lettori occidentali si fanno dai resoconti dei media sulla regione fissata nell’acronimo Af-Pak, Afghanistan e Pakistan, è di una terra abitata da feroci estremisti islamici. Invece la regione dell’Asia centro-meridionale è la culla del sufismo, il misticismo islamico. Dal leggendario Jalal ad Din Rumi a Khawaja Moinuddin Chishti Ajmeri molti sufi provengono dall’antico Khorasan, che comprendeva parte dell’attuale Afghanistan, dell’Iran e del Pakistan. Il sostegno dei sufi è stato spesso cruciale per il dominio musulmano. Ancora in tempi recenti, la famiglia Gillani, (emigrata da Baghdad) è stata in Afghanistan la colonna del potere dell’ex re Zair Shah. La famiglia Gillani, insieme con Sibgatullah Mujadedi (discendente dei sufi indiani Mujadid aft-e-Thani) è stata il motore principale della rivolta dei mujaheddin contro i sovietici.

Entrambe le famiglie sufi sono oggi tra i principali sostenitori del governo Karzai. L’affermazione di Al Qaeda e dei taleban ha tuttavia cambiato l’intero equilibrio della regione. Il Sud e il Nord Waziristan, che erano stati la terra di celebri santi sufi, come il leggendario avversario dei colonialisti britannici, Faqir Ipi, che apparteneva alla scuola Qadri, sono diventati le roccaforti da dove l’Islam salafita ordina la distruzione dei santuari, proibisce la musica e la danza che invece sono parte integrante della tradizione sufi. Guerriglieri sono inviati dal Nord Waziristan nella valle dello Swat e in altre zone tribali per distruggere i santuari e uccidere i sufi. Esattamente come è accaduto in Iraq. Non vengono risparmiati nemmeno i santuari che la devozione popolare attribuisce ai discendenti del Profeta.

Da almeno mille anni i musulmani combattono contro vari conquistatori stranieri ma il tipo di resistenza opposto dai talebani e Al Qaeda è per molti aspetti una novità lontana dalla tradizione. Giovedì scorso un doppio attentato al santuario di Syed Ali Hajaveri (Noto come Data Ganjbakhsh, "colui che distribuisce i tesori"), a Lahore, ha ucciso 42 persone e ne ha ferite 70. Nato alla fine del X secolo a Ghazni, nell’odierno Afghanistan, Hajaveri è rispettato anche da chi non segue il sentiero dei sufi. Quando un altro celebre sufi, Seyed Moinuddin Chisthi Ajmeri visitò il suo santuario, disse una frase ancora oggi familiare a tutti i pakistani: «Ganjbakhsh è per il popolo la manifestazione della Luce di Dio. Una guida perfetta per gli imperfetti e una guida per i perfetti». Muhammad Umar, portavoce dei taleban ha condannato l’attacco e ha negato che il suo gruppo sia coinvolto nell’attacco.

In Pakistan Mustafa Ansari è un nome celebre, sia nel mondo degli affari sia in quello della spiritualità sufi. È il nipote del famoso studioso musulmano Maulana Alim Siddiqui e il figlio di Fazulur Rahman Ansari. Mustafa Ansari continua oggi la tradizione sufi di suo padre e di suo nonno. È affiliato a quattro scuole sufi: Qadri, Naqshbandi, Suhrawardi e Chisti. È segretario generale della Federazione mondiale delle missioni islamiche e tiene regolari lezioni di sufismo all’Alimia Institute di Studi islamici a Karachi. Sessantenne, lavora come manager: è stato direttore del marketing delle linee aeree internazionali pakistane e direttore della KLM Pakistan. Anche ora che è in pensione, Ansari sembra un businessman, vestito completamente all’occidentale. Porta i mustacchi venati di grigio ma non la barba e passa ormai la maggior parte del suo tempo in ritiri spirituali.

Gli chiediamo perché la linea culturale-religiosa di Al Qaeda e dei taleban abbia oggi così tanto risalto tra Pakistan e Afghanistan. «Cercherò di spiegare questo fenomeno – dice – citando il Corano (sura 62, versetto 5). Si riferisce a chi studia la Torah o la Sharia ma non è in grado di assimilarla personalmente. Una persona del genere è come un asino che porta in groppa un carico di libri: la sua conoscenza non ne è accresciuta in alcun modo». Prosegue Ansari: «Nella storia il problema si manifesta quando la capitale del mondo islamico passa dalla penisola arabica a Damasco. La ricchezza e il potere corruppero la purezza dell’Islam originario. Il vero Islam rimase celato dietro la ricchezza e il potere e il volto superficiale della fede emerse sotto la forma di rituale come la vera rappresentazione.

In quelle circostanze emersero i seguaci del "Tasawwuf" (il sufismo) ricordando come l’essenza dell’Islam fosse la purificazione dell’anima. Sfortunatamente Al Qaeda e i taleban seguono il salafismo che è un discendente del ritualismo. Non comprendono l’anima e le sue potenze, non ne comprendono la purezza. È per questo che dalle loro azioni non discende che il caos». Certo, Ansari crede che l’occupazione dell’Afghanistan da parte di truppe straniere sia ingiustificata. Per lui resistere è una cosa legittima ma il modo in cui la resistenza è attualmente condotta è «come caricare il peso dei libri sugli asini». «Come dicevo – aggiunge Ansari – senza purezza e virtù divine i valori non possono esistere. Il risultato è la condizione attuale, caotica e fuori controllo. Il sistema di valori è corrotto e incompreso, in totale contraddizione con i precetti dell’Islam. Ecco perché assistiamo a questi attacchi suicidi che sono l’esatto contrario della norma islamica: chi li compie si assicura un biglietto per l’inferno».

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