IL FUTURO DELL’EGITTO

I Fratelli Musulmani, nati nel 1927 come movimento religioso ad opera di Hassan Al Banna, sono, potremmo dire, il capostipite per eccellenza dei movimenti fondamentalisti sunniti. Proprio da uno dei massimi ideologi di questo movimento, Sayyid Qutb, hanno tratto ispirazione per la loro ideologia moltissimi movimenti fondamentalisti, tra i quali Hamas e Al Jihad. Proprio quest’ultimo fu, attraverso i suoi uomini, l’esecutore materiale dell’assassinio di Sadat.

I Fratelli Musulmani in Egitto stanno avendo un progressivo e sempre maggiore consenso tra la popolazione, in quanto sono visti come l’unico movimento che può dare un cambiamento effettivo  all’Egitto.

Questo paese, dopo aver superato una  crisi economica  che ha visto negli ultimi anni  il valore del pound egiziano in caduta libera, una disoccupazione dilagante e un tasso di inflazione che – secondo un rapporto della banca centrale egiziana – aveva toccato la soglia del 14%, ora vive una crescita economica esponenziale legata a quella di altri paesi emergenti, ma ha bisogno di un cambiamento politico serio.

Mubarak nel frattempo, sta preparando la discesa in campo del figlio, che dovrebbe succedergli alla guida sia del governo che del partito. Quindi le voci che davano come successore di Mubarak il “capo dei servizi segreti egiziani”, Omar Suleiman, sarebbero infondate, o quantomeno smentite.

Il Rais, proprio per garantire una strada libera e priva di ostacoli alla discesa in campo del figlio, e il mantenimento della maggioranza di governo dopo aver visto l’avanzata dei Fratelli Musulmani, nel 2005 fece votare al parlamento un emendamento dell’articolo 76 della costituzione egiziana, che ora prevede che un candidato alle elezioni presidenziali debba ricevere il consenso alla presentazione della sua candidatura da parte di 250 deputati, e che il partito a cui tale candidato fa riferimento debba essere legale a tutti gli effetti; quindi il candidato non deve appartenere ad un movimento, ma ad un vero e proprio partito.

E’ palese che questa legge sia una garanzia per Hosni Mubarak e per il suo partito, che detiene la maggioranza dei seggi del parlamento, contro un possibile exploit dei Fratelli Musulmani alle elezioni del 2011. Un loro exploit potrebbe significare – se i Fratelli Musulmani guadagnassero altri seggi – il rischio di assistere alla nascita di una coalizione tra questi ultimi e gli altri partiti minori, che metterebbe a rischio la “forza politica” di Mubarak.

Di recente, e precisamente il 16 gennaio, al vertice dei Fratelli Musulmani è stato eletto come leader Mohammed Badie, un moderato che nel suo discorso di insediamento aveva detto: “non saremo nemmeno per un giorno avversari del regime”; una frase molto significativa in quanto era esplicitamente intesa come un atto di amicizia e di volontà di cooperazione con il Rais.

Ma ciò nonostante, il 20 febbraio, proprio per piegare i Fratelli Musulmani e non intavolare nessuna trattativa, il presidente Mubarak ha fatto arrestare tutto lo staff  di Badie e alcuni responsabili del movimento dei Fratelli Musulmani a livello regionale.

Il 2011 sarà l’anno dell’Egitto, con le sue “libere” elezioni. Potremmo assistere forse a un accendersi della violenza, se non verranno garantite le libertà politiche necessarie.

Shady Hamadi è uno studente di Scienze Politiche presso l’Università Statale di Milano

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>