La Corea del Nord minaccia gli Usa e Seul

La Corea del Nord ha minacciato il ricorso a una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del Sud a partire da domenica nel Mar del Giappone. L’agenzia di stampa ufficiale Kcna ha parlato di «guerra sacra di rappresaglia», citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi – ha aggiunto l’agenzia -. L’esercito e il popolo si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

«PROVOCAZIONI» - Gli Stati Uniti hanno replicato esortando la Corea del Nord a smetterla con il «linguaggio provocatorio». «Non siamo interessati a una guerra di parole con la Corea del Nord – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Phlip Crowley -. Ciò che chiediamo alla Corea è meno linguaggio provocatorio e più atti costruttivi».

PORTAEREI - L’iniziativa di Washington e Seul, cui si aggiungerà per la prima volta il Giappone con il ruolo di osservatore, è stata decisa come reazione all’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan il 26 marzo (costato la vita a 46 marinai), la cui responsabilità è stata attribuita a Pyongyang, che da parte sua ha smentito ogni coinvolgimento. «Un messaggio per colpire la condotta aggressiva contro il Sud» ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che prenderà forma con lo schieramento della portaerei a propulsione nucleare Uss George Washington, di una ventina tra navi e sottomarini, di oltre 200 aerei e di un totale di 8.000 militari. Una quantità di mezzi e uomini che ha fatto irritare anche la Cina.

SANZIONI - Già venerdì la Corea del Nord aveva minacciato una «risposta fisica» alle rappresaglie annunciate dagli Stati Uniti, che mercoledì hanno annunciato nuove sanzioni che il governo considera una violazione della dichiarazione del 9 luglio delle Nazioni Unite. In quella occasione, il Consiglio di sicurezza aveva condannato l’attacco, pur evitando di accusare direttamente Pyongyang, e aveva chiesto l’adozione di «misure idonee e pacifiche contro le persone responsabili dell’incidente», raccomandando di «evitare qualsiasi nuovo attacco o atto ostile contro la Repubblica di Corea (Corea del Sud, ndr) o nella regione». Nel mirino delle nuove sanzioni, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe finito un centinaio di conti bancari esteri, sospettati di essere al servizio di operazioni illecite di Pyongyang sulla proliferazione e compravendita di armi.

INCONTRI - Sul fronte delle trattative diplomatiche si terrà giovedì 29 luglio una terza riunione («provvisoriamente concordata») tra il comando Onu a guida Usa di stanza a Seul e la delegazione di militari della Corea del Nord, nell’ambito del confronto avviato la scorsa settimana sull’affondamento della Cheonan. Il secondo confronto, tenuto sempre «a livello di colonnelli», era durato 100 minuti. L’iniziativa ha lo scopo di arrivare a una riunione «a livello di generali» per verificare, attraverso un «gruppo congiunto di valutazione», se la tragedia della Cheonan sia o meno violazione dell’armistizio del 1953 che chiuse la guerra di Corea. La nota del comando menziona la dichiarazione presidenziale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 9 luglio che ha chiesto «piena adesione all’armistizio e incoraggiato la risoluzione delle questioni in sospeso con mezzi pacifici». Le parti, in vista del prossimo incontro, hanno «accettano di sviluppare proposte concrete sulla base delle procedure dell’armistizio».

ISRAELE - Sale la tensione anche con Israele, che ha accusato davanti all’Onu la Corea del Nord di fornire missili balistici a Paesi del Medio Oriente, sottolineando che queste armi «mettono in pericolo la stabilità» della regione. «Israele è preoccupata di tali forniture poiché i missili mettono in pericolo la stabilità del Medio Oriente» ha affermato la delegazione israeliana all’Onu in una lettera indirizzata al Consiglio di sicurezza. A maggio il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman aveva accusato la Corea del Nord di fornire armi e razzi ai palestinesi di Hamas e ai libanesi di Hezbollah, dando aiuto ai programmi di sviluppo missilistico della Siria e dell’Iran.

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