L'arresto di Bashir e i due Islam dell'Indonesia

Dopo due anni e mezzo in prigione, aveva ripreso a predicare la sua jihad antiamericana e antioccidentale, ma anche antigovernativa, in una Indonesia che tentava (tenta) di evitare che il suo tradizionale Islam moderato e talvolta laicizzante sprofondasse nel fondamentalismo.

L’OMBRA DI BALI Stamattina Bashir, 72 anni, è stato fermato di nuovo a Ciamis, sull’isola di Giava. Le accuse – pianificare attentati sul tipo di quelli di Bali nel 2002 o di Bombay due anni fa – non lo turbano e anzi il predicatore vede nella sua detenzione un’occasione di vicinanza a Dio. La volta precedente Bashir era stato arrestato proprio in relazione alle bombe che avevano devastato locali affollati di turisti soprattutto australiani nell’isola di Bali, peraltro una enclave indù in un arcipelago che è la nazione musulmana più popolosa del mondo. Il suo ruolo nell’attentato era poi stato ridimensionato in sede processuale e la scarcerazione di quattro anni fa era stata criticata dagli Stati Uniti e da altre cancellerie.

CAMPO AD ACEH Aveva contribuito a fondare il movimento della Jemaah Islamiya, collegato ad Al Qaeda e responsabile dell’attacco kamikaze di Bali. Ora ha messo insieme un’altra organizzazione estremista, la Jemaah Ansharut Tauhid, a sua volta accusata di programmare attentati. Alcuni suoi militanti erano stati arrestati in primavera in relazione a un campo d’addestramento per militanti ad Aceh, a Sumatra. Aceh è la della più settentrionale delle province indonesiane, già teatro di una guerriglia islamico-indipendentista e ora, dopo la pacificazione seguita allo tsunami del 2004, l’unica area della repubblica ad avere introdotto la sharia nel quadro della sua speciale autonomia. Un altro segnale aveva lasciato intuire che fosse imminente una stretta sul fondamentalismo militante: l’annuncio nel weekend, da parte del presidente Susilo Bambang Yudhoyono di essere sfuggito a un piano per eliminarlo.

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