Gheddafi lascia l'Italia con una coda di polemiche

secondo il quale si devono aiutare i paesi di transito a sopportare il peso dei migranti. «Gheddafi ha fatto un ragionamento che hanno fatto tutti gli altri leader arabi del Nord Africa e cioè che non vogliono né possono essere i gendarmi dell’Europa», ha risposto Frattini ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle rivendicazioni della Libia in tema di immigrazione.

«La questione dei cinque miliardi non è stata finora mai esaminata – ha aggiunto il ministro -. La affronteremo in sede europea e immagino che sarà trattata al vertice euro-africano di novembre proprio in Libia». Frattini ha ribadito che proprio la richiesta di Gheddafi mette in luce la necessità per l’Europa di avere una politica migratoria comune e «che si devono destinare molti fondi ai paesi d’origine dei migranti oltre che aiutare i paesi di transito a far fronte al peso enorme che loro hanno».
Sulle critiche alla visita di Gheddafi a Roma provenienti sia da forze politiche italiane che da media stranieri, Frattini ha detto «c’è molta speculazione politica ai danni dell’Italia».

GHEDDAFI LASCIA L’ITALIA
Muammar Gheddafi ha lasciato l’Italia dopo una visita di 48 ore carica di polemiche. L’aereo del leader libico, che indossava una camicia sahariana marrone, è ripartito da Ciampino poco prima delle 13. Il soggiorno a Roma per i festeggiamenti per il secondo anniversario del Trattato di amicizia italo-libico era iniziato domenica con una lezione di Islam a 500 ragazze di un’agenzia di hostess e si è concluso intorno alla mezzanotte di ieri con la cena con oltre 800 invitati. Durante il discorso tenuto in serata, Gheddafi ha chiesto all’Europa «almeno 5 miliardi di euro all’anno per fermare l’immigrazione clandestina».

«Abbiamo letto i resoconti della stampa – ha detto il portavoce della vice presidente della Commissione Ue Viviane Reding – ma noi non commentiamo le dichiarazioni di mister Gheddafi». Il portavoce ha comunque ricordato come, «il dialogo resta lo strumento principale per migliorare la cooperazione con le autorità libiche, in particolare per quel che riguarda la situazione degli immigrati irregolari».

PER FERMARE I CLANDESTINI, 5 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO
Le polemiche non hanno senso: «Tutti dovrebbero rallegrarsi» della nuova amicizia fra Italia e Libia, «è stata chiusa una ferita ed è iniziata una vita nuova». Anche sul criticato rapporto con Gheddafi, Silvio Berlusconi non accetta recriminazioni e tira dritto. Malgrado il «rilancio-minaccia» del Colonnello che avvisa l’Europa intera: «Un domani, davanti a milioni di immigrati che avanzano, potrebbe diventare Africa», e allora ecco che servono «almeno 5 miliardi di euro all’anno per fermare l’immigrazione clandestina». Non ha scalfito Berlusconi nemmeno il Gheddafi-show impazzato in questo fine agosto romano (e che, si mormora, ha causato qualche imbarazzo persino dentro il governo). Più delle precedenti 3 visite fatte nel 2009, questa volta il leader della «Gran Giamahiria Araba» non si è fatto mancare nulla (sotto il segno dell’eccesso, se non del puro kitsch) nel suo soggiorno nella capitale: lezioni coraniche quasi esclusivamente per ragazze di bella presenza (reclutate da un’agenzia di hostess e pagate 100-150 euro a testa) e scorta di amazzoni, cavalli berberi e incontri ufficiali, passeggiate serali a piazza Navona con munifiche mance e persino il giallo della tenda (bianca stavolta) dove il Colonnello soggiorna, montata solo 24 ore dopo l’arrivo nel giardino della residenza dell’ambasciatore libico.
Il clou è stato la cena offerta da Silvio Berlusconi, accompagnato da 6 ministri, per l’Iftar, cioè per la fine del Ramadan, ieri sera nella caserma dei Carabinieri «Salvo d’Acquisto», a Tor di Quinto, alla presenza di 800 ospiti, soprattutto big dell’economia e della finanza. E qui, dopo il silenzio delle ore precedenti, ci sono stati i discorsi ufficiali dei due leader. Con Berlusconi che, davanti a una visita che celebrava i due anni (Bengasi 2008) dalla firma del Trattato di amicizia e di cooperazione fra i due Stati, dopo le polemiche del periodo coloniale, con il Colonnello al suo fianco, ha affermato che il Trattato «porterà vantaggi per tutti» e «chi non lo capisce appartiene al passato ed è prigioniero di schemi superati». Poi la parola è passata, per oltre 40 minuti, a Gheddafi che (in tunica bianca, nel pomeriggio ne aveva una marrone), dopo aver salutato «il grande coraggio del mio grande amico Berlusconi», ha sfoggiato la sua oratoria ringraziando l’Italia per la condanna del colonialismo, l’ha indicata come degna di un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell’Onu e ha manifestato l’auspicio «che il Mar Mediterraneo sia un mare di pace». Ma per divenirlo realmente bisogna appunto affrontare la questione-immigrazione.
D’altronde nella due giorni romana l’ha fatta da padrone il business di quella che è stata ribattezzata la Berlusconi-Gheddafi Spa: in appena 24 mesi il giro d’affari fra i due Paesi è bruscamente salito a qualche decina di miliardi di euro (si dice 40). I due si erano incontrati già nel pomeriggio, per 30 minuti sotto la tenda. Poi, sempre insieme si erano spostati alla vicina Accademia libica, dove hanno disertato un convegno storico ma hanno scoperto una targa e inaugurato una mostra fotografica sulla storia della Libia. Durante la quale, ha poi rivelato Gheddafi, il nostro premier «ha pianto» vedendo orrori che, ha aggiunto il Cavaliere,«tutti dovrebbero vedere» .Orrori commessi da «Mussolini, Graziani e Balbo» che «noi condanniamo», ha precisato Gheddafi. Il rapporto economico procede bene: si parla di ulteriori aperture del mercato libico alle imprese tricolori. «L’incontro è andato bene – ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini –, abbiamo parlato anche di economia e di come uscire dalla crisi». Fra i dossier esaminati c’è quello di Finmeccanica che dovrà fornire un complesso sistema satellitare per il controllo della frontiera sud della Libia. Si sarebbe poi parlato del coinvolgimento di aziende italiane per la rete ferroviaria ed elettrica (8 miliardi di lavori nei prossimi anni), oltre che per la metro di Tripoli. Di affari si è continuato a parlare intorno ai tavoli imbanditi. Per la cena con spettacolo (c’è stato anche il Carosello dei Carabinieri), sono arrivati nomi di spicco: il direttore generale di Confindustria Galli, il presidente di Finmeccanica Guarguaglini, l’ad dell’Eni Scaroni e quello di Unicredit Profumo, il presidente dell’Enel Piero Gnudi, il presidente di Impregilo (e della banca Bpm) Ponzellini e, per la Fiat, il capo delle relazioni istituzionali, Auci.
In mattinata la «Guida della Rivoluzione» aveva tenuto la sua seconda lezione (dopo quella di domenica) di Corano. Solo duecento hostess, stavolta: una decina con indosso il tradizionale velo islamico, una portava appesa al collo una foto del Colonnello. Per le altre, camicetta bianca e gonna nera. L’attenzione di Gheddafi si sarebbe concentrata sul ruolo della donna. Le ragazze hanno riferito che il Colonnello ha spiegato che in Libia i lavori pesanti sono praticati solo dagli uomini. In Occidente invece, ha detto il colonnello, «le donne guidano i treni e lavorano nelle miniere, in Libia non sarebbe possibile». E domenica sera Gheddafi si era concesso una breve passeggiata nel centro di Roma, comprando alcuni anelli da ambulanti tunisini ai quali ha dato 300 euro.

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