La strage dei copti la notte di Natale

I copti egiziani hanno digiunato per quaranta giorni sino a oggi. Ieri, 6 gennaio 2010, si sono recati in chiesa per la preghiera che conclude il periodo di digiuno e avvia i festeggiamenti del Natale copto. Quegli egiziani, nostri compatrioti, si sono recati a pregare nella chiesa di Naga Hammadi, un villaggio a circa 700 chilometri a sud del Cairo. Dopo la preghiera si apprestavano a lasciare la chiesa per rientrare nelle loro case per consumare per la prima volta dopo sei settimane un pasto contenente della carne. Ma invece di trovare dei fratelli musulmani ad augurare loro buon Natale, hanno trovato altri egiziani come loro ad aprire il fuoco contro di loro ed uccidere otto loro connazionali! Invece di fare gli auguri, hanno ucciso! Invece di raggiungere le loro case per consumare il primo pasto dopo il digiuno sono stati spediti all’altro mondo cosparsi di sangue … solo perché "cristiani". La verità è che né l’uccisore né gli uccisori sono i soli ad avere premuto il grilletto delle armi che hanno ucciso otto nostri fratelli copti. Di fatto hanno partecipato a questo delitto ripugnante e atroce tutti quei religiosi islamici che hanno predicato, diffuso o scritto sui copti che i copti sono dei dhimmi, appartenenti a una categoria inferiore rispetto ai musulmani della loro stessa patria. Ma perché mai uso il termine "patria" (watan) quando quelle persone non conoscono il significato del termine patria?! Costoro parlano solo di un’entità gelatinosa e immaginaria che si chiama umma! Tra costoro c’è il membro del Consiglio superiore per gli affari islamici che settimane fa ha pubblicato un libro pieno di veleno e discriminazione da potere generare migliaia di persone disposte a uccidere i copti. Ciononostante il nostro stato continua a dargli ampio spazio sui principali giornali egiziani di modo che il suo veleno possa raggiungere il maggior numero possibile di egiziani. Ha partecipato alla strage della notte di Natale a Naga Hammadi ogni persona che in seno al nostro debole stato ha consentito ai religiosi di influenzare l’opinione pubblica in ogni discorso che pronunciano in luoghi che non hanno alcun rapporto con la religione. Se solo quelle voci venissero messe a tacere e fossero costrette a lasciare le questioni che non riguardano la religione agli esperti, ai medici, agli ingegneri, agli studiosi, ai professori di diritto, di psicologia e sociologia … i nostri fratelli che sono stati uccisi la notte scorsa sarebbero ancora vivi perché la mente di chi li ha uccisi non sarebbe stata ricolma di veleno né le loro anime sarebbero state deviate da discorsi degni degli uomini del Medioevo, discorsi che non hanno alcuna attinenza con il sapere, con la rinascita intellettuale che abbiamo vissuto agli inizi del Novecento. Ha partecipato a quell’atroce delitto anche chi ha permesso che nella nostra società si perpetuasse per decenni la farsa dei tribunali che condannano di apostasia facendoci ritornare al medioevo. Ha partecipato al delitto di ieri anche chi non si è mostrato determinato a porre fine a questioni di poca importanza come la legge sugli interessi bancari, la donazione degli organi e il richiamo unico alla preghiera … poiché gli esperti di scienze dell’amministrazione conoscono bene gli effetti disastrosi della diffusione di certi sentimenti in qualsiasi ordinamento, associazione, società che è governata da persone tutt’altro che serie, tutt’altro che determinate. Ha partecipato all’atroce delitto della notte di Natale quella guida della massima istituzione religiosa egiziana quando ha dibattuto della virtù del bere l’orina del Profeta, quando un suo collega ha parlato della liceità di sposare una bambina di nove anni, quando un altro suo collega ha parlato dell’allattamento di un adulto da parte di una donna affinché possano condividere lo stesso ufficio. Ha partecipato alla strage chi ha deciso di pubblicare relazioni redatte da quei ciarlatani e che meritavano di essere messe a tacere. Se ci fosse stata una sola persona che avesse detto che alle istituzioni religiose non spetta decidere degli interessi bancari, della donazione degli organi e che ai religiosi spetta di deliberare solo sulle questioni religiose allora non saremmo arrivati a questo punto! Ha partecipato alla strage chi è rimasto indifferente al rapporto del dottor Gamal al-‘Utayfi, pubblicato 35 anni fa, sull’attacco ai copti di Damietta.

Ha partecipato al delitto ogni scrittore, ogni giornalista che ha minimizzato l’atrocità, la viltà di decine di eventi simili a quello di Naga Hammadi, descrivendoli semplicemente come "casi isolati". Ha partecipato a questo delitto chi ha costretto i copti in decine di occasioni come quella della notte di Natale a una pace formale e a mentire spudoratamente davanti alle telecamere. I fatti di Naga Hammadi sono il risultato naturale di una pessima gestione che fa che sì che questa strage non sarà l’ultima del genere poiché tutto ciò potrà essere fermato solo con misure ferme nei confronti dei nemici dei nostri fratelli e compatrioti egiziani. Sì, perché loro non sono certo nostri prigionieri a partire dalla conquista islamica dell’Egitto! Bisogna agire, bisogna sanare la situazione e l’amministrazione deve mostrarsi determinata e mettersi al servizio di quel che tutti noi chiamiamo Egitto.

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