Arabia, l'intimo della discordia le donne vogliono le commesse

"PASIONARIE" dell’intimo in rivolta in Arabia Saudita. Boicotteranno i negozi di biancheria del paese fino a quando non verrà applicata una legge, già approvata nel 2006 e mai seguita, che stabilisce che nei negozi con articoli femminili lavorino solo donne.

Fino ad oggi sono stati gli uomini a servire le clienti in cerca di slip, bustier e baby doll. E lo hanno fatto in base alla legislazione locale che impone che i commessi siano esclusivamente di sesso maschile così da controllare le clienti – che comunque per fare acquisti devono essere accompagnate da un uomo – impedire loro di avere rapporti con gli altri clienti, ed evitare che commesse donne debbano lavorare a stretto contatto con uomini.

Tra le "ribelli" c’è la 26enne Huda Batterje. Per lei andare in un negozio di intimo in Arabia Saudita – dove la legge islamica è interpretata in modo intransigente – rappresentava una esperienza umiliante. "Quando compri la biancheria – racconta – può capitare che il commesso ti dica ‘questa non è la tua taglia’, squadrandoti dall’alto in basso. Perché mi guarda in questo modo?, mi chiedo allora". La giovane saudita, che ora vive negli Stati Uniti, ha deciso quindi di muoversi fino a Dubai per acquistare la biancheria per il suo matrimonio.

Anche l’imprenditrice Heba Al-Akki sostiene questa iniziativa e spiega: "Quando vado a fare compere entro in un negozio, prendo quello che mi serve e vado via velocemente".

Ma non sono solo le clienti donne a lamentarsi. Anche alcuni commessi uomini sono infatti a favore del boicottaggio: "Anche negli Stati Uniti e in Europa gli uomini non vendono indumenti intimi alle donne", spiega il 27enne Husam Al Mutayim, manager di un negozio di Riad. "Non permetterei a una mia parente di comprare biancheria intima da uomo. Sarebbe troppo imbarazzante".

Le donne saudite chiedono quindi che sia applicata una legge, approvata nel 2006 e mai applicata a causa dell’opposizione delle autorità religiose più conservatrici del paese, e perché si teme l’aumento della disoccupazione tra gli uomini, che ha già superato il dieci per cento.

Quello dell’intimo femminile è d’altronde un mercato molto mortificato, sebbene estremamente popolare, nella società saudita: basti pensare che i manichini esposti nelle vetrine, che indossano prevalentemente lunghi pigiami, sono decapitati per evitare che ci sia un’eccessiva identificazione con il corpo femminile. All’interno però, accanto alla biancheri di tutti i giorni, non mancano pezzi di intimo molto sexy che le clienti sono costrette a scegliere, ed acquistare, su consiglio di un uomo.

Il boicottaggio è stato lanciato da circa una settimana con un’azione combinata da cinquanta esponenti del gruppo Resource and Women’s Awareness Center, tra le quali anche la Dar al-Hikma che spiega: "Stiamo lentamente prendendo coscienza e chiediamo l’ampliamento della vecchia legge".

E per rimanere al passo con i tempi, e spargere il più possibile la voce, il gruppo ha diffuso su Facebook una petizione che ha già raggiunto le due mila firme.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>