Nucleare, la Corea del Nord espelle gli ispettori dell'Onu

A poche ore dalla dichiarazione approvata all’unanimità dai 15 del Consiglio di Sicurezza, il regime comunista ha definito stamani «inutili e non più necessari» i negoziati a Sei sul processo di abbandono dei programmi nucleari e ha annunciato l’intenzione di riaprire gli impianti di trattamento del plutonio e di riprendere i suoi programmi atomici. Insomma, si torna al clima teso del del 2006, prima dell’inizio del disgelo sul nucleare.

Dura la risposta nella serata degli Stati Uniti, che con Giappone, Russia, Cina e le due Coree partecipano da anni al negoziato a sei per la chiusura del controverso programma nucleare di Pyongyang. «Chiediamo alla Corea del Nord di mettere fine alle sue minacce provocatorie e a rispettare la volontà della comunità internazionale onorando i suoi impegni e le sue obbligazioni internazionali – ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs – La minaccia della Corea del Nord di ritirarsi dalle trattative a sei e di riprendere il suio programma di armamento nucleare è un passo che va nella direzione sbagliata».

A dispetto di ogni monito, Pyongyang ha dato subito attuazione alle minacce e l’Agenzia internazionale dell’Onu per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto stasera che i suoi ispettori presenti nel paese hanno ricevuto l’ordine di fare immediatamente le valigie e partire al più presto. La dura presa di posizione di Pyongyang è contenuta in un comunicato del ministero degli Esteri, diffuso dall’agenzia di stampa del regime, la Kcna. Si sottolinea il carattere inusuale del Consiglio di Sicurezza che mai ha preso «iniziative sul lancio di satelliti» e che «viola arbitrariamente la sovranità della Repubblica popolare democratica di Corea e danneggia gravemente la dignità del popolo coreano».

In secondo luogo, «non vi è alcun bisogno di tenere i colloqui a Sei», che si sono trasformati, rileva Pyongyang, «in una piattaforma per violare» la propria sovranità e «per cercare di costringere la Corea del Nord a disarmare se stessa». Infine, il regime assicura che intende «accrescere il suo deterrente nucleare per l’autodifesa in ogni modo», attraverso il ripristino «al loro stato originale degli impianti nucleari che erano stati disattivati (la struttura di Yongbyon, ndr) in base agli accordi dei colloqui a Sei», rimettendoli in funzione e attivando il riprocessamento del combustibile esausto.

La Russia ha espresso subito dispiacere invitando «la Corea del Nord a rispettare la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza e le condizioni della dichiarazione» dei Sei del 19 settembre 2005, e ha invitato Pyongyang a «tornare al tavolo per denuclearizzare la penisola coreana e per trovare mezzi pacifici a garantire la sicurezza nell’Asia nordorientale».

La Cina, da parte sua, ha rilevato come i colloqui a Sei «siano stati utili nel promuovere la fiducia». Per il portavoce del ministero degli Esteri Jiang Yu, i partecipanti dovrebbero «mantenere la calma e continuare a parlare» per arrivare alla ripresa dei colloqui interrotti dall’anno scorso. Il Giappone ha chiesto di ripartire «subito» dal tavolo a Sei. «La nostra linea – ha riferito il ministero degli Esteri – è improntata al rispetto delle risoluzioni dell’Onu», mentre il capo di gabinetto, Takeo Kawamura, ha detto che l’esecutivo ha «fortemente» invitato la Corea del Nord a riprendere la via del disarmo nucleare.

Seul,infine, ha assicurato che «reagirà in maniera calma» alle ultime sfide verso la comunità internazionale della Corea del Nord, ma ha rimarcato la risposta «insolitamente dura» di Pyongyang, «ben più decisa del previsto».

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