Razzismo, l'Italia non parteciperà

ROMA - L’Italia non parteciperà ai lavori della conferenza internazionale contro il razzismo che apre i battenti lunedì a Ginevra, la cosiddetta «Durban II». La conferma è arrivata in serata dalla Farnesina. Confermata così la posizione già espressa il 5 marzo scorso, quando il governo decise di chiamarsi fuori dalla fase negoziale, per alcuni riferimenti della dichiarazione finale giudicati antisemiti e per i paragrafi sulla «diffamazione religiosa» considerati una minaccia alla libertà di espressione. Il mese scorso l’Italia è stato il primo paese Ue a scegliere di boicottare il processo, seguendo l’esempio di Stati Uniti, Israele e Canada. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato venerdì che i dubbi dell’Italia riguardavano innanzitutto il richiamo nella bozza di dichiarazione alle conclusioni di Durban I, la riunione Onu che si tenne nel 2001 nella città sudafricana. Durban I condannò esplicitamente Israele, quindi un richiamo a quel testo nei fatti equivale a una conferma della condanna.

IL NO TEDESCO – E oltre al no italiano, e a quello già scontato di Israele e Stati Uniti, è arrivato anche quello della Germania, che ha deciso di boicottare la conferenza sul razzismo. Non ci saranno nemmeno Australia, Canada e Olanda e Svezia. Tra i ventisette Paesi della Ue, intanto, Gran Bretagna e Francia hanno confermato la loro partecipazione. IL PAPA – Alla vigilia della Conferenza Onu sul razzismo e nel giorno del quarto anniversario del suo pontificato, Benedetto XVI ha chiesto in mattinata un’azione «ferma e concreta, a livello nazionale e internazionale, per prevenire ed eliminare ogni forma di discriminazione e di intolleranza». «Inizierà a Ginevra, organizzata dalle Nazioni Unite – ha ricordato il Pontefice subito prima dei saluti finali nelle varie lingue – la Conferenza di esame della Dichiarazione di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza. Si tratta – ha detto – di un’iniziativa importante perché ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, si registrano tali deplorevoli fenomeni». «TUTTI I POPOLI

FORMANO UNA FAMIGLIA UMANA» – Ratzinger ha poi citato alcuni passi della Dichiarazione del 2001 mostrando di condividerli: nel testo, ha ricordato, si «riconosce che "tutti i popoli e le persone formano una famiglia umana, ricca in diversità. Essi hanno contribuito al progresso della civiltà e delle culture che costituiscono il patrimonio comune dell’umanità la promozione della tolleranza, del pluralismo e del rispetto può condurre ad una società più inclusiva"».

«A partire da queste affermazioni – ha concluso Benedetto XVI – si richiede un’azione ferma e concreta, a livello nazionale e internazionale, per prevenire ed eliminare ogni forma di discriminazione e di intolleranza. Occorre, soprattutto, una vasta opera di educazione, che esalti la dignità della persona e ne tuteli i diritti fondamentali. La Chiesa, da parte sua, ribadisce che solo il riconoscimento della dignità dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, può costituire un sicuro riferimento per tale impegno».

Il Vaticano parteciperà alla conferenza con una propria delegazione, al contrario – tra gli altri – di Italia, Germania e Israele, che non condividono la bozza di documento all’esame.

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