Nucleare, monito Usa a Pyongyang

Nonostante gli avvertimenti da parte della comunità internazionale, la Corea del Nord starebbe preparando un nuovo test missilistico, lanciando stavolta un ordigno balistico di gittata intercontinentale. A indicarlo sono le immagini trasmesse dai satelliti spia, che confermano quanto già annunciato ieri dal Pentagono. Pyongyang sta mettendo a punto il Taepodong-2 Avanzato, ancora in fase di sviluppo, che costituisce il fiore all’occhiello dell’arsenale missilistico nordcoreano: con una gittata massima di ottomila chilometri, sarebbe in grado di raggiungere la Costa Occidentale degli Stati Uniti e l’Europa Orientale.

I nordcoreani starebbero preparandosi a trasportare il nuovo missile a lungo raggio da una fabbrica nei pressi della capitale fino al poligono di Musudan-ni: i preparativi per il lancio dovrebbero durare due settimane e il test potrebbe avvenire attorno al 16 giugno, data nella quale i presidenti di Stati Uniti e Corea del Sud si incontreranno a Washington. Dall’inizio di aprile si è nuovamente acuita la tensione con il regime comunista nordcoreano. Prima il presunto lancio di un satellite, che avrebbe coperto in realtà il lancio di un missile a lungo raggio. Poi, a metà aprile, la decisione di Pyongyang di interrompere il negoziato sul nucleare con i cinque Paesi coinvolti (Usa, Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud), a seguito delle critiche delle Nazioni Unite per il lancio del satellite. Il 25 maggio la Corea del Nord ha effettuato quindi il suo secondo test nucleare, dopo il primo dell’ottobre del 2006, seguito nei giorni successivi dal lancio di diversi missili a corto raggio. Infine il 27 maggio il regime nordcoreano ha annunciato di non essere più vincolato all’armistizio che nel luglio del 1953 pose fine alle ostilità con i vicini del Sud. Le due Coree sono formalmente ancora in guerra, poichè non hanno mai siglato un trattato di pace dopo il conflitto del 1950-53. La comunità internazionale ha condannato le nuove provocazioni nordcoreane.

Anche Russia e Cina, tradizionali alleati di Pyongyang, si sono fatti sentire questa volta. E dopo gli avvertimenti dei giorni scorsi, oggi il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha detto chiaramente che Washington reagirà rapidamente se la Corea del Nord minaccerà gli Stati Uniti o i suoi alleati nella regione. «Gli Stati Uniti non rimarranno inerti se la Corea del Nord raggiungerà la capacità di minacciare la distruzione di qualsiasi obiettivo in Asia», ha detto il capo del Pentagono, che ha parlato a Singapore nel corso di una conferenza sulla sicurezza. Gates ha ricordato che il presidente Obama ha dato la sua disponibilità ad aprire un dialogo anche con le dittature più intransigenti, ma ciò – ha precisato – non vuole dire che gli Stati Uniti sono disposti ad accettare «pressioni e provocazioni».

Secondo quanto riporta il New York Times, i militari al seguito di Gates hanno detto che i colloqui di Singapore hanno lo scopo di intensificare le pressioni internazionali sul regime nordcoreano, oltre a garantire gli alleati nella regione, in particolare il Giappone e la Corea del Sud, che gli Usa sono pronti a difenderli in caso di pericolo. I militari hanno anche detto che gli Stati Uniti hanno solo limitate informazioni su ciò che sta avvenendo all’interno della Corea del Nord, ma si sospetta che il leader nordcoreano Kim Jong Il stia manovrando per favorire suo figlio Kim Jong-un nella successione al potere.

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