EGITTO MAI VISTO

Nell’Ottocento l’egittomania dominava in tutta Europa. Aristocratici dotati di prestigio e di patrimonio assoldavano scienziati, archeologi, esploratori, avventurieri predatori di antichità per costituire un proprio museo personale. Non sfugge a questa passione il giovane e brillante ufficiale dell’esercito austro-ungarico Taddeo Tonelli che riuscì a raccogliere una considerevole mole di reperti provenienti da scavi in Egitto, raccolta che poi donò generosamente al municipio di Trento senza chiedere alcuna ricompensa.

Rimasti a lungo nei depositi del Museo del Castello Buonconsiglio, questo nucleo di oggetti, circa 500 costituiscono la parte più consistente della mostra Egitto mai visto inaugurata il 30 maggio e visitabile fino all’8 novembre.

Ad arricchire l’esposizione concorre poi un insieme di circa 300 opere provenienti dal Museo egizio di Torino , il secondo per importanza al mondo dopo quello del Cairo. Si tratta di reperti provenienti in massima parte dalla provincia e raccontano la vita della classe media, usi consumi, tecniche di artigiani, piccoli proprietari terrieri, amministratori vissuti nel Medio Egitto tra il 2100 e il 1900 A.C. A raccontare la loro storia sono vari sarcofagi a cassa stuccati e con iscrizioni variopinte, qualcuno contenente ancora la mummia accompagnata da tutto il corredo funebre, come specchi, sandali, bastoni, archi, frecce vasellame, cassette in legno, modellini di animali, barche con l’intero equipaggio, preziosi oggetti da toletta, piccola statuaria. Spiccano per la loro bellezza e lo straordinario stato di conservazione due visti in lino, il prezioso tessuto per cui l’Egitto era famoso. Oltre all’indiscutibile interesse storico, archeologico, sociologico, questi manufatti testimoniano l’estrema abilità di questi artigiani nel lavorare i materiali, soprattutto il legno. A rendere ancora più suggestivi questi reperti è il luogo della loro provenienza, l’antica città di Assiut, ritenuta dai copti il luogo dove soggiornò la Sacra Famiglia durante la sua fuga in Egitto per fuggire la strage degli innocenti ordinata da Erode.

Altrettanto notevoli e per certi aspetti unici gli oggetti della raccolta Tonelli. Vi figurano centinaia di amuleti, specie gli scarabei del cuore simbolo di vita eterna, monili in pasta vitrea, una splendida ed enigmatica maschera funeraria in foglia d’oro oltre a un centinaio di modelli di servitori destinati a sostituire i defunti nelle attività dell’oltretomba. Il più interessante di questi reperti è una mummia di gatto dell’Epoca tarda fra il I sec. A.C. e il I sec. DC , imbalsamato nella sua posizione eretta avvolto in bende dai disegni geometrici, con le orecchie attente. Ritenuti assieme ad altri animali incarnazioni di varie divinità i gatti occupavano un posto di rilievo nella società egizia . Addomesticati circa 4000 anni fa venivano anche usati nella lotta ai rettili velenosi e nella caccia nelle paludi. Ampiamente rappresentato sia in pittura che in statuette, era talmente venerato che chiunque lo uccidesse veniva condannato a morte come racconta per esperienza diretta Diodoro Siculo. Vi è però da aggiungere che in epoche tarde chi volesse comunicare con la divinità immolava il gatto, lo faceva imbalsamare in modo tale che raggiunta l’oltretomba potesse trasmettere il messaggio affidatogli.

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