Iran, confermati i risultati del voto

Mahmud Ahmadinejad è ufficialmente il presidente dell’Iran. Il Consiglio dei Guardiani ha approvato oggi l’esito del voto rigettando le proteste dei candidati sconfitti, che hanno portato a manifestazioni di piazza e disordini senza precedenti nei 30 anni della Repubblica islamica. Dopo il riconteggio del 10 per cento delle schede effettuato oggi, il capo del Consiglio, l’ayatollah Ahmad Jannati, ha informato il ministero dell’Interno che non sono state riscontrate irregolarità di rilievo.
Alla revisione, secondo quanto è stato possibile sapere, non hanno partecipato i rappresentanti dei due candidati che avevano chiesto l’annullamento del voto denunciando gravi brogli: il moderato Mir Hossein Mussavi e il riformista Mehdi Karrubi. Il portavoce del Consiglio dei Guardiani, Abbas Ali Katkhodai, aveva detto stamane che Mussavi aveva avuto ieri sera un incontro con l’organismo di vigilanza e che aveva posto come condizione per cooperare alle operazioni l’accettazione di alcuni suoi «suggerimenti». Oggi un suo rappresentante è tornato a discuterne con i membri del Consiglio, ma dal colloquio, ha sottolineato il portavoce, «non sono usciti risultati chiari». Nelle ore che hanno preceduto l’annuncio ufficiale dei risultati le forze di sicurezza sono tornate a presidiare diverse aree della città dove per gli otto giorni seguiti alle elezioni si erano avute manifestazioni di oppositori, stroncate il 20 giugno dalla polizia e dai miliziani islamici Basiji dopo che la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, aveva ordinato di cessare i raduni. Almeno 17 persone, secondo un bilancio ufficiale, sono rimaste uccise negli incidenti.

Anche oggi, secondo quanto riferiscono diversi blog, molti sostenitori di Mussavi avrebbero cercato di formare una catena umana lungo il viale Vali Asr, ma le forze di sicurezza lo avrebbero loro impedito. Le stesse fonti, che non trovano conferme ufficiali, dicono che non vi sono stati scontri. Nel frattempo rimane alta la tensione con l’Occidente, in particolare con la Gran Bretagna, dopo gli arresti avvenuti venerdì di nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, accusati di avere avuto un «ruolo» nel fomentare i disordini. Cinque di loro, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Hassan Qashqavi, sono stati rilasciati, mentre gli altri quattro sono ancora sotto interrogatorio. Il portavoce ha assicurato che il governo della Repubblica islamica «non ha in programma la chiusura di alcuna ambasciata europea a Teheran» nè «la riduzione del livello delle relazioni diplomatiche», nemmeno con Londra. Tuttavia il primo ministro britannico Gordon Brown ha condannato oggi l’arresto dei dipendenti iraniani definendolo «un’azione inaccettabile, ingiustificata e senza fondamento».

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