la battaglia di Lubna: "Processo pubblico per i pantaloni"

KHARTOUM - Lubna Hussein, l’impiegata dell’Onu e giornalista che rischia 40 frustate per aver indossato pantaloni in pubblico, ha deciso di rinunciare alla sua immunità diplomatica e di lasciare le Nazioni Unite per fare del suo processo un caso internazionale. "Voglio dimettermi dall’Onu, voglio che questo caso continui", ha dichiarato Hussein davanti alla corte che le ha chiesto se intendeva avvalersi della sua immunità.

L’avvocato della donna, scrive il giornale britannico Independent, ha spiegato che il suo obiettivo è di "dimostrare la sua innocenza", cosa che non potrebbe fare se si avvalesse dell’immunità, e "combattere contro la legge, che va riformata".

L’accusa su di lei è quella di atti osceni in luogo pubblico, per aver indossato un paio di pantaloni verdi in un ristorante, ampiamente coperta da uno scialle fino al bacino. Hussein ha anche rifiutato la grazia del presidente Omar al-Bashir e il processo, che doveva essere celebrato ieri, è stato aggiornato al 4 agosto.

La dipendente Onu, che è anche giornalista e ha scritto articoli molto critici con il regime sudanese, ha deciso di trasformare il giudizio in un caso mediatico, invitando amici e sostenitori: già ieri, la corte era piena di attivisti per i diritti delle donne e ong che la sostengono. Hussein è stata accusata dopo un raid della polizia in un ristorante lo scorso 3 luglio, in cui sono state arrestate altre 10 donne, punite con 10 frustate l’una pochi giorni dopo con un giudizio sommario. L’impiegata dell’Onu e altre tre donne, accusate dopo la retata, si sono invece rivolte a un avvocato e hanno potuto cominciare un vero processo.

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