Afghanistan, si allarga vantaggio di Karzai

KABUL_ Si allarga il vantaggio di Hamid Karzai sullo sfidante Abdullah Abdullah, a 9 giorni dalle elezioni presidenziali. La Commissione Elettorale afgana ha annunciato ieri che con circa il 35 per cento dei voti scrutinati l’attuale presidente guiderebbe la gara con il 46,3 per cento delle preferenze contro il 31,4 per cento dell’avversario. Il dato precedente, su 17 per cento degli scrutini, dava Karzai in testa con il 42,3 per cento.

I DATI- Il nuovo risultato conferma dunque il trend. Ma resta inferiore al 50 per cento più uno dei voti, risultato richiesto dalla costituzione per non tornare ad un secondo ballottaggio. «Siamo ancora comunque lontani dai dati finali. Che dovrebbero giungere entro il 17 settembre», ha dichiarato in serata all’emittente Tolo TV il presidente della Commissione, Daud Najafi. Il protrarsi delle incertezze politiche, le accuse reciproche di broglio da parte dei candidati, anche molti di quelli minori, oltre la violenza diffusa, lancia una grave ipoteca sull’intero processo. Ieri Abdullah Abdullah è tornato a lanciare accuse di fuoco contro Karzai. «Il voto è stato derubato, deturpato, sviato. Il futuro democratico del Paese è in pericolo a causa di brogli e minacce», ci ha dichiarato in un’intervista durata una ventina di minuti dopo un lungo incontro con circa 350 leader degli anziani e capi tribù venuti appositamente a portargli il loro pieno sostegno dalle provincie per lo più pashtun di Patika, Paktia, Lowegar, Khost e Gardez.

LA GUERRA- Tra la folla anche un buon numero di leader tribali tagiki della valle del Pansheer, la zona un centinaio di chilometri a nord della capitale che nel passato fu serbatoio di sostegno all’Alleanza del Nord di cui faceva parte Abdullah Abdullah nella guerra contro i talebani. «Contro le ingiustizie di Karzai siamo pronti a tornare sulle montagne con le nostre armi», hanno gridato alcuni tra gli applausi. Ma Abdullah Abdullah tende tutt’ora a gettare acqua sul fuoco: «Sin a questo momento il Paese si è dimostrato maturo. Nessuno è passato dalle minacce agli atti. Riconteremo i voti e faremo verifiche nella legalità», sostiene. Il suo progetto è comunque quello di evitare alcuna coalizione con Karzai. «Non intendo affatto entrare nel suo governo. So che ne stanno parlando con gli americani. Ma io non ci sto», dichiara.

NUOVE ELEZIONI- Si rende conto che il processo verso un secondo ballottaggio resta carico di incognite. «Ma sono convinto che grazie all’aiuto della comunità internazionale dispiegata militarmente sul territorio potremo avere un secondo turno più tranquillo e corretto». Eppure chiede anche alle forze Usa-Isaf, agli osservatori dell’Onu (Unema) e alle delegazioni occidentali di «essere molto più onesti nelle operazioni di scrutinio». Il suo ufficio elettorale sta rendendo noto una lunga serie di video, presi dalle provincie sud-orientali, in cui appare chiaramente il broglio. Si vedono diversi poliziotti e scrutatori che falsificano le schede. E non mancano le critiche anche agli italiani nella regione occidentale con comando ad Herat. «So che nella zona italiana il Prt, Unema e i militari italiani si sono detti soddisfatti subito dopo il voto del 20. Ebbene io dico loro che facciano molta più attenzione. Siamo a conoscenza di brogli tra le urne nella zona italiana, specie a Farah e nel Badghis. Io non avrei gridato vittoria tanto in fretta».

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