Iran, ripartono i colloqui con il 5+1

GINEVRA- I colloqui di Ginevra fra il gruppo dei "5+1" e l’Iran sono iniziati poco dopo le 10 in una villa svizzera sulle rive del lago Lemano. A 14 mesi dall’ultimo summit di Ginevra, il "5+1" (i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania) si ritrova attorno a un tavolo con il negoziatore iraniano Said Jalili. La pretattica della vigilia ha visto gli iraniani continuare a negare che nei colloqui avrebbero accettato di discutere del programma nucleare che per Teheran è soltanto un progetto civile. Mentre gli Stati Uniti e soprattutto gli europei (Francia, Gran Bretagna e Germania) chiedono con forza che si inizi a discutere del nucleare, con l’obiettivo di avviare un vero negoziato entro l’anno oppure di chiedere all’Onu nuove sanzioni contro gli iraniani.

Per il momento la notizia più interessante arriva da Washington, dove il ministro degli Esteri iraniano si era spostato dopo i lavori dell’Assemblea Onu a New York. Manoucher Mottaki nella capitale Usa secondo l’agenzia iraniana Irna avrebbe incontrato due deputati della Commissione esteri per discutere proprio della possibilità di avviare un negoziato sul nucleare.

A Ginevra questo segnale di speranza è confermato dal fatto che le delegazioni si sono lasciate la porta aperta a qualsiasi sviluppo: il summit dovrebbe terminare con un pranzo di lavoro, ma ci sono possibilità per altri incontri nel pomeriggio e soprattutto c’è la disponibilità degli americani a un incontro bilaterale con gli iraniani. Tutte le delegazioni hanno anche mantenuto per stanotte le loro prenotazioni negli alberghi di Ginevra, in previsione di un negoziato che possa durare anche questa sera per terminare con un breakfast domattina.

Ieri, prima di partire per Ginevra, il capo-negoziatore Jalili (che alla vigilia del nuovo governo era stato dato anche come possibile ministro degli Esteri) aveva detto di essere pronto a "creare un clima positivo". Lo stesso presidente Mahmoud Ahmadinejad, dopo aver ripetuto con forza che "l’Iran non tratterà sul suo diritto all’energia nucleare", aveva avanzato proposte per ricevere dall’estero l’uranio arricchito necessario per il programma nazionale.

Bisogna capire quale è stata in queste ore la posizione iniziale degli iraniani al tavolo di Ginevra: gli Stati Uniti chiedono con urgenza informazioni sul nuovo sito nucleare di cui Barack Obama ha rivelato l’esistenza giovedì scorso a Pittsburgh. L’impianto segreto di Qom è una nuova violazione iraniana dei protocolli della Aiea e un nuovo motivo di sospetto sulle reali finalità del programma iraniano.

Da Washington l’amministrazione Obama ha fatto filtrare notizie sull’approccio positivo con cui è stato inviato a Ginevra l’ambasciatore William Burns. Secondo il "Washington Post" gli Usa sono pronti a un incontro bilaterale con gli iraniani che sarebbe "un’opportunità per ribadire le principali preoccupazioni che noi ripeteremo durante i colloqui". Tra l’altro l’avvio dei colloqui a Ginevra ha coinciso con la visita a sorpresa a Washington di Mottaki: il ministro aveva accompagnato il presidente Ahmadinejad a New York ed è rimasto negli Usa per altri incontri a margine dell’assemblea generale dell’Onu. Gli Usa gli hanno concesso un visto per visitare anche Washington, con la scusa di un incontro con i diplomatici dell’ambasciata pachistana che rappresenta gli interessi iraniani negli Usa. Ma il vero motivo di questa tappa a Washington di Mottaki è stato un altro: l’incontro con due deputati americani, la prima riunione fra un ministro iraniano e due congressmen che si ricordi da molti mesi.

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