Trattato di Lisbona, l'Irlanda vota sì

MILANO - «Il sì ha vinto»: lo ha annunciato il premier irlandese Brian Cowen. I sì al referendum sul Trattato di Lisbona sono stati il 67,1%, i no il 32,9%. L’affluenza è stata del 58%. Nel 2008 i no erano stati il 53,4%. I dati definitivi sono stati più rosei per i sostenitori europei di quanto si prevedeva alla vigilia. «La gente ha parlato, questo è un buon giorno per l’Irlanda e per l’Europa. Insieme all’Europa, siamo migliori e più forti. Il Trattato farà nascere un’Europa più forte e un’Irlanda migliore», ha aggiunto Cowen. Nella consultazione del 12 giugno 2008 gli irlandesi (tre milioni di aventi diritto al voto, l’1% degli elettori dell’Ue) avevano respinto il Trattato, paralizzandone di fatto l’applicazione.

BARROSO: SEGNO DI FIDUCIA - Il tanto atteso sì di Dublino al Trattato di Lisbona rappresenta «un grande giorno per l’Irlanda e un grande giorno per l’Europa». Così José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, ha commentato il risultato del secondo referendum dell’Isola di smeraldo, dopo la bocciatura dello scorso anno. Per Barroso il risultato è «un segno di fiducia» nell’Europea e «dimostra che l’Ue è pronta a prestare attenzione» ai dubbi degli elettori Dublino ha infatti ricevuto le garanzie che chiedeva sul fatto che il Trattato non influirà su alcuni indirizzi chiave della propria politica come la neutralità militare, o le sue leggi fiscali e soprattutto in materia di aborto, ancora oggi severamente vietato.

SODDISFAZIONE IN EUROPA - Il sì degli irlandesi al Trattato di Lisbona è una «buona notizia per l’Europa» e dimostra il loro «vero» impegno per il progetto europeo, ha affermato il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che si è detto molto contento degli esiti elettorali. Soddisfatta anche il cancelliere tedesco Angela Merkel: «Mi voglio congratulare con il popolo irlandese per l’esito del referendum e anche con il mio collega Brian Cowen. Si tratta di un passo importante sulla strada del Trattato di Lisbona e posso dire che la Germania, nel giorno della Riunificazione, è molto lieta del risultato». «E’ il coronamento degli sforzi compiuti in particolare durante la presidenza francese dell’Ue per dare una risposta alle preoccupazioni che avevano espresso gli irlandesi», è il commento di Sarkozy. Dall’Italia, il responsabile del Pd per la politica estera Piero Fassino ha parlato di «un voto che restituisce speranza e fiducia nell’Europa, che soltanto se saprà parlare con una voce sola e agire unita potrà far fronte alle sfide della globalizzazione e corrispondere alle attese dei cittadini».

I DUE PARTITI CONCORDITre milioni di elettori ieri hanno votato per decidere la sorte della «mini costituzione» europea. I seggi hanno chiuso alle 22, dopo 15 ore di voto. L’affluenza alle urne avrebbe superato il 50%, almeno nella capitale Dublino. Entrambi i grandi partiti irlandesi, il Fianna Fail e il Fine Gael, erano favorevoli al sì. Fra i primi a recarsi alle urne per sostenere il sì la presidente dell’Irlanda Mary McAleese, e il primo ministro («Taoiseach») Brian Cowen, con la moglie Mary; poi i leader del Fine Gael, Enda Kenny, e del Labour, Eamon Gilmore. Il no riuniva i nazionalisti dello Sinn Fein e alcuni gruppetti cattolici conservatori o di estrema destar. Oltre al miliardario Declan Ganley, che l’anno scorso organizzò la campagna del no ma che quest’anno è stato indebolito dalla bruciante sconfitta alle elezioni europee, quando ha tentato di lanciarsi in politica.

GLI SVILUPPI - Il testo di Lisbona dovrà essere adottato da tutti i 27 Paesi, ma l’Irlanda era l’unico tenuto, per costituzione, a pronunciarsi per referendum. Finora sono 24 i Paesi membri che hanno completato il processo di ratifica. Il presidente polacco Lech Kaczynski ha promesso la firma subito dopo il sì irlandese. Wladyslaw Stasiak, capo dell’ufficio del presidente, ha confermato che la firma avverrà subito, «senza inutili rinvii». Rimarrà poi da completare la ratifica del trattato soltanto nella Repubblica Ceca, dove la firma resta appesa a un ricorso in giustizia e alla buona volontà del presidente euroscettico Vaclav Klaus.

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