Ucciso leader di una setta islamica negli Usa

WASHINGTON – Sognava la Jihad, predicava contro lo Stato e raccoglieva armi, diceva di essere pronto «a farsi saltare per aria». Non a Bagdad, ma Detroit. Christopher Thomas, 53 anni, meglio conosciuto come Luqman Ameen Abdullah, è stato ucciso dall’Fbi durante un conflitto a fuoco. Sei dei suoi seguaci sono stati arrestati in una serie di raid contro una setta islamista a Detroit e Deborn, cittadina statunitense che ospita una folta comunità mediorientale.

PANTERE NERE - Gli agenti federali indagavano da tempo sul gruppo "Ummah" al quale era legato Abdullah e un buon numero di discepoli, cittadini afro-americani molti dei quali hanno abbracciato l’Islam in carcere. La fazione che predica il ritorno alla legge islamica e segue un’interpretazione molto radicale della religione è stata fondata da anni fa da un personaggio famoso, Jamil Abdullah Al Amin. Una nuova identità per Rap Brown, il membro delle "Pantere nere" attualmente in prigione per l’omicidio di due poliziotti.

IL BLITZ - Dopo aver raccolto numerose prove a carico di Luqman Abdullah, l’Fbi ha deciso di passare all’azione. C’erano informazioni che gli estremisti erano in possesso di armi da fuoco e si dedicavano ad attività illecite. Gli agenti si sono presentati in forze davanti ad un deposito di Detroit all’interno del quale c’era l’imam. Gli hanno intimato di arrendersi Abdullah – secondo la versione ufficiale – ha aperto il fuoco uccidendo un cane-poliziotto. È seguita una sparatoria che ha visto soccombere il leader della gang.

I GRUPPI - Negli Stati Uniti operano diverse micro-organizzazioni di ispirazione islamista. Di solito sono composte da persone di colore e da immigrati venuti dall’area caraibica, spesso mescolano la politica con attività illecite, dai furti a crimini più seri. Il punto di contatto possono essere piccole moschee – Abdullah guidava la preghiera nel luogo di culto Masjid Al Haqq – ma è più facile che reclutino i loro membri in carcere. Alcune indagini – in Florida e in California – hanno rivelato rapporti tra le gang urbane e gli pseudo-islamisti, nuclei che avevano ambizioni terroristiche ma che sono stati fermati prima che potessero agire.

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