Terrore a Mumbai, un anno dopo l'attacco

MILANO - La notte del 26 novembre 2008 Mumbai, capitale finanziaria dell’India, viene colpita da una serie simultanea di attacchi. Nel mirino ci sono i cittadini stranieri che frequentano i centri turistici della città, gli alberghi a cinque stelle, i ristoranti, le stazioni ferroviarie, il centro culturale ebraico e perfino l’ospedale. In un istante la città diventa un campo di battaglia. Intervengono le forze armate e la polizia e gli scontri sono durissimi. Il 27 novembre una sigla sconosciuta, i Deccan Mujahideen, rivendica gli attentati con una mail a un giornale. Il giorno seguente la Guardia di sicurezza nazionale riprende il controllo di alcuni alberghi e di altri punti sensibili. Ma si continua a sparare. La mattina del 29 novembre, a distanza di 60 ore dal primo attacco, le armi finalmente tacciono. Il bilancio è di circa 200 vittime, in gran parte indiani, e di circa 22 stranieri, tra questi un italiano. Fra i terroristi, 15 sono stati uccisi, mentre uno è nelle mani della polizia, vivo.

PARLA UN ATTENTATORE - Il documentario «Terrore a Mumbai», in onda il 26 novembre alle 21 su History Channel (canale 407 di Sky), racconta la storia dell’attacco terroristico non solo attraverso le parole delle vittime ma anche con quelle degli stessi attentatori: il film raccoglie infatti anche il primo interrogatorio dell’unico terrorista sopravvissuto, svoltosi un’ora dopo la sua cattura. Ma i documenti più sorprendenti sono le intercettazioni telefoniche della conversazioni tra i terroristi autori degli attacchi a Mumbai e il loro quartier generale. Gli ordini vengono impartiti nel dettaglio ed eseguiti con freddezza: dare fuoco ai materassi e ai tappeti del Taj Hotel in modo da scatenare il panico e da accrescere ancora di più l’attenzione delle tv internazionali; lanciare granate, sparare senza alcuna pietà su tutti i presenti, bambini compresi. Il terrorista Fahadullah, che parla accanto al corpo senza vita di Abdul Rehman mentre ha appena incendiato una camera del Trident Oberoi Hotel, viene anche lui incitato al martirio, perché l’azione si possa dire conclusa con successo. Dopo pochi secondi Fahadullah non risponde più a chi lo manovra dal quartiere generale. In un’altra telefonata un terrorista presenta l’azione, che ha seminato sangue e distruzione e che ha attirato su Mumbai gli occhi terrorizzati del mondo. Il film è prodotto e diretto dal regista Dan Reed.

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