Sì al congelamento delle colonie L'Anp respinge la mozione

GERUSALEMME - Il Consiglio di difesa del governo israeliano ha approvato questa sera il congelamento per dieci mesi della realizzazione di nuovi progetti edili nelle colonie ebraiche in Cisgiordania. La mozione proposta dal premier Benjamin Netanyahu, pressato da Washington, è stata approvata da 11 ministri, mentre uno ha votato contro e due non hanno partecipato al voto. L’offerta è stata però già respinta dall’Anp perché ritenuta insufficiente.

Secondo quanto riferito dal sito del quotidiano Haaretz, Netanyahu ha spiegato che il congelamento temporaneo degli insediamenti prova la volontà "genuina" di Israele di arrivare alla pace con i palestinesi. Per la televisione commerciale Canale 10 si tratta di una decisione "senza precedenti" nel suo genere da parte di un premier israeliano. Anche gli Stati Uniti hanno reagito favorevolmente alla decisione di Israele. Il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha espresso soddisfazione sottolineando che si tratta di una decisione che "aiuta a fare progressi nella risoluzione" del conflitto.

Ma l’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha respinto qualsiasi proposta israeliana di un congelamento temporaneo o parziale delle colonie nei territori palestinesi occupati prima ancora dell’annuncio ufficiale del premier israeliano. I palestinesi esigono infatti un blocco totale delle costruzioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est (settore escluso dal congelamento) prima di tornare al tavolo dei negoziati di pace, sospesi da circa un anno nonostante gli sforzi dell’amministrazione americana per rilanciarli.
La mossa di Netanyahu non è piaciuta nemmeno al movimento dei coloni, all’estrema destra israeliana, agli ultra-ortodossi e a numerosi deputati della maggioranza. "Il governo di Netanyahu è stato eletto per rilanciare le colonie ma dalla sua formazione le ha congelate e adesso passa alla persecuzione e alla liquidazione", è stato il secco commento alla radio pubblica di Danny Dayan, capo del consiglio di Yesha, la principale organizzazione dei coloni. Il leader del partito ultra-ortodosso Shas, Elie Yishai, che è ministro dell’Interno e vice primo ministro, ha detto di non poter "accettare una sospensione della costruzioni negli insediamenti, neanche per un solo giorno".

La misura ha suscitato inoltre l’irritazione di diversi deputati dall’ala destra del Likud, il partito di Netanyahu. Il deputato Yariv Levin l’ha definita "anti-ebraica e anti-israeliana". "Si ha l’impressione che Israele viva ormai sotto un regime presidenziale nel quale Barack Obama decide la politica del governo", ha commentato il parlamentare.

Per contro, Peace Now, organizzazione di sinistra che si oppone alla colonizzazione, ha reagito positivamente, sostenendo in un comunicato che si tratta di una "decisione storica che va nella giusta direzione". "Rafforzeremo la nostra sorveglianza sulle costruzioni nelle colonie per verificare che non si tratti di un inganno e che i coloni non continuino a fare come credono", ha promesso il movimento.

La mossa di Netanyahu non è piaciuta nemmeno al movimento dei coloni, all’estrema destra israeliana, agli ultra-ortodossi e a numerosi deputati della maggioranza. "Il governo di Netanyahu è stato eletto per rilanciare le colonie ma dalla sua formazione le ha congelate e adesso passa alla persecuzione e alla liquidazione", è stato il secco commento alla radio pubblica di Danny Dayan, capo del consiglio di Yesha, la principale organizzazione dei coloni. Il leader del partito ultra-ortodosso Shas, Elie Yishai, che è ministro dell’Interno e vice primo ministro, ha detto di non poter "accettare una sospensione della costruzioni negli insediamenti, neanche per un solo giorno".

La misura ha suscitato inoltre l’irritazione di diversi deputati dall’ala destra del Likud, il partito di Netanyahu. Il deputato Yariv Levin l’ha definita "anti-ebraica e anti-israeliana". "Si ha l’impressione che Israele viva ormai sotto un regime presidenziale nel quale Barack Obama decide la politica del governo", ha commentato il parlamentare.

Per contro, Peace Now, organizzazione di sinistra che si oppone alla colonizzazione, ha reagito positivamente, sostenendo in un comunicato che si tratta di una "decisione storica che va nella giusta direzione". "Rafforzeremo la nostra sorveglianza sulle costruzioni nelle colonie per verificare che non si tratti di un inganno e che i coloni non continuino a fare come credono", ha promesso il movimento.

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