Vaticano dopo strage in Egitto, cristiani uniti contro oppressione

CITTA’ DEL VATICANO – Solidarietà e vicinanza alla comunità copta d’Egitto dopo la strage dei giorni scorsi è stata espressa dal presidente del Pontificio consiglio per l’Unità del cristiani, card.Walter Kasper, in una lettera al Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, Shenouda III. Nella lettera al Patriarca copto, il card.Kasper afferma che "tutti i cristiani devono essere uniti di fronte all’oppressione e perseguire insieme la pace, che solo Cristo può dare".

IL CAIRO – E’ salito a nove il bilancio delle vittime dell’aggressione ai cristiani copti che uscivano dalla messa della vigilia del Natale ortodosso ieri sera a Nagaa Hamadi, un villaggio dell’Alto Egitto. Secondo fonti di polizia, infatti, oltre ai sei cristiani copti e un agente di polizia uccisi nella sparatoria di ieri sera, altre due persone sono morte in seguito alla ferite riportate.

La dinamica dei fatti della scorsa notte ha diverse ricostruzioni, ma secondo un comunicato ufficiale a sparare contro due gruppi di fedeli diversi, nel villaggio di Nagaa Hamadi, sarebbe stato un gruppo di tre persone a bordo di un’auto. Nel secondo dei due casi l’aggressione è avvenuta davanti al convento di Badaba, in una zona agricola vicino al villaggio. Secondo fonti di sicurezza, uno dei responsabili è già stato identificato in un uomo, dal nome musulmano, con altri precedenti penali. L’attentato ha fatto seguito allo spargersi di voci secondo cui un giovano copto aveva rapito, se non violentato, una ragazza musulmana di un villaggio vicino, sempre nel governatorato di Qena. Secondo l’Afp, si tratterebbe di un episodio avvenuto a novembre ai danni di una dodicenne, che aveva già scatenato in un villaggio vicino la collera dei musulmani. La prima sparatoria è avvenuta intorno alle 11.30, precisa la nota ufficiale, contro alcuni copti raccolti per le celebrazioni, la secondo appunto davanti al convento.

Le forze dell’ordine hanno stretto le maglie dei controlli per fermare gli aggressori e hanno imposto il coprifuoco nella zona. L’episodio di ieri è solo l’ultimo di una serie di scontri in cui sono sfociate in questi ultimi anni le crescenti tensioni tra i due gruppi religiosi, soprattutto nell’area povera dell’Alto Egitto, cioé nel Sud del Paese. L’arcivescovo della chiesa di Nagaa Hamadi ha detto che i copti accusano la polizia di non aver preso abbastanza sul serio le minacce giunte a più riprese da criminali ed integralisti. La minoranza cristiana in Egitto, prevalentemente copta ortodossa, costituisce il 10% circa della popolazione, anche se eé difficile una quantificazione certa, e lamenta di subire molte discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile e amministrativa. Più difficile inoltre per loro, come evidenziato di recente anche dal Consiglio nazionale per i diritti umani, anche la costruzione di luoghi di culto. Le tensioni sono particolarmente forti proprio al sud, dove sono spesso sfociate in scontri tra le due parti, uccisioni e danneggiamenti. Ed in più occasioni a far scattare le violenze sono state vicende legate al pudore di giovani donne musulmane. Nell’autunno scorso, per esempio, ad Assiut, il video girato con il telefonino di una giovane musulmana in atteggiamenti troppo affettuosi con il fidanzato ha scatenato la rabbia di centinaia di musulmani, che avevano attaccato con lanci di pietre case e negozi dei cristiani, e dato fuoco alle loro vetture. In quegli scontri rimasero uccise tre persone.

A novembre, sempre nel governatorato di Qena, un’altra folla di musulmani aveva lanciato sassi contro la stazione di polizia di Farshout, dove era stato portato per essere interrogato un cristiano accusato di aver molestato una ragazza musulmana, per poi saccheggiare e distruggere i negozi alcuni negozi di cristiani. Altri scontri anche nel Delta, nel luglio scorso, dopo una lite in cui un commerciante cristiano aveva ucciso un adolescente musulmano.

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