La svolta «occidentale» di Osama

WASHINGTON – Osama somiglia a una persona che cerca di telefonare con il cellulare ma il segnale è debole: «Mi senti meglio, adesso?». Pochi giorni fa, per farsi ascoltare, ha «rubato» un attentato – per giunta fallito – ad altri. Adesso si lancia sul tema dell’ecologia e torna sull’economia. Interventi sparsi, per fare rumore. Un modo per occupare lo spazio e pretendere di essere rilevante. Un tentativo di stendere la coperta cercando consensi dove è possibile.

AUTENTICO? – Legittimo domandarsi se la «voce» che l’intelligence continua ad attribuire a Bin Laden sia autentica. I riferimenti ad argomenti non proprio vicini alla jihad ma molto più consoni a una platea occidentale potrebbero essere il risultato di consigli ricevuti. Qualche suggeritore che ha vissuto negli Stati Uniti o in Europa e che ha spinto Bin Laden a commentare questioni, solo in parte, inedite. Sì, perché l’economia e il crollo dell’Occidente per mano dei qaedisti tornano spesso nei discorsi dei leader jihadisti. In passato gli esperti dell’antiterrorismo hanno sostenuto che fosse «Azzam l’americano», uno strano militante venuto dalla California e animatore della propaganda sul web, a ispirare taluni interventi. E in quest’ottica ci sta pure la citazione di Noam Chomsky. Anche il doppio intervento, a distanza di pochi giorni, rientra nella strategia di marketing della Al Qaeda «tradizionale», che ha un disperato bisogno di stare sulla scena visto che sono i suoi affiliati – dallo Yemen all’Iraq – a prendersi gli onori. Ma è difficile «comprare il prodotto» quando i messaggi del testimonial Osama sono così vaghi.

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