l'errore dell'abbattimento dei maiali spazzini

Dopo che i maiali, animali impuri, immangiabili ed intoccabili secondo la religione islamica, sono scomparsi dalle strade e dalle periferie del Cairo, i rifiuti organici che mangiavano si accumulano nelle strade della capitale egiziana, ponendo seri rischi per la salute.

L’abbattimento dei suini è durato un mese ed ufficialmente doveva servire ad impedire la diffusione dell’influenza H1N1, poi il governo di Osni Mubarak ha detto che si trattava anche di una misura per garantire la salute pubblica messa a rischio dagli impuri maiali. Ma evidentemente i maiali erano più efficienti della inesistente nettezza urbana pubblica cairota.

Secondo l’Association for the Protection of the Environment, l’unico risultato dell’abbattimento dei maiali è stato quello di gettare in una miseria ancora più nera 70.000 piccoli allevatori di suini e raccoglitori di spazzatura e le loro famiglie, nella sola regione del Cairo.

Lo stesso governatore della capitale egiziana, Abdel Azim Wazir, intervenendo in una sessione parlamentare tempestosa, ha detto che la decisione di abbattere i maiali è stata un grave errore.

Il deputato e presidente del sindacato dei medici, Hamdy el-Sayed, ha parklato di «Scandalo nazionale. Le nostre strade sono piene di spazzatura. E’ catastrofico».

La crisi dei rifiuti sta mettendo in difficoltà anche l’eterno regime autoritario di Mubarak, lo stesso Partito nazional democratico, al potere da sempre dopo l’instaurazione della discutibile "democrazia" post-nasseriana, dice che in Egitto ci vorrebbero almeno 2,5 miliardi di lire egiziane (460 milioni di dollari) solo per iniziare ad affrontare il problema della raccolta di rifiuti. Una cifra abbastanza modesta se si pensa a quanto il Paese spenda in armamenti o in manifestazioni e grandi opere per puntellare il regime.

Secondo i parlamentari nazionalisti, dovrebbero essere costruiti nuovi impianti di riciclaggio per dare manforte ai 160 già esistenti ma che, secondo il ministero dell’ambiente, trattano forse solo un quarto dei rifiuti egiziani.

Il Cairo è il vero problema dei rifiuti di tutto l’Egitto; secondo il ministero dell’ambiente, con 25.000 tonnellate di spazzatura al giorno la metropoli araba produce il 55% di tutti i rifiuti del Paese. Ahmed Nasar, vice-presidente della Cleaning and Beautification Authority (Ccba) del Cairo sottolinea che il 70% della spazzatura della capitale è composto da rifiuti organici, plastica e vetro rappresentano praticamente quasi tutto il restante 30%.

Al Cairo, la sopravvivenza degli zabalin, i raccoglitori "informali" di rifiuti, e quella degli allevatori di maiali era strettamente legata. Una specie di rapporto simbiotico basato sulla spazzatura rifiuti e sui suini: gli zabalin raccoglievano i rifiuti organici nelle strade e li rivendevano agli allevatori copti che ci nutrivano i loro maiali. Senza più porci gli zabalin hanno perso un’importante fonte di entrate e non hanno più nessun interesse a ripulire le strade.

Israel Ayad, uno degli spazzini "informali" ed allevatore di maiali che funge da portavoce non ufficiale degli zabalin, ha spiegato all’Irin che «adesso, il mercato si interessa solo degli articoli in plastica, carta e vetro». Ayad non era certo un piccolo allevatore: aveva circa 50.000 maiali che «Divoravano ogni giorno migliaia di tonnellate di rifiuti organici», ora, a 70 anni, ha perso tutto.

Mohamed Abdel Raziq, un funzionario della Ccba, ha evidenziato all’Irin un altro aspetto dell’emergenza rifiuti al Cairo: «I conflitti ricorrenti tra il governo e le imprese straniere incaricate della raccolta della spazzatura nelle vie della capitale vanno ad aggiungersi al problema. Queste imprese hanno cessato di fare il loro lavoro in attesa della rinegoziazione dei contratti».

Intanto, è sempre più chiaro che la strage dei maiali è servita solo a dare una lezione alla comunità copta e un contentino all’integralismo islamico che reclamava la sparizione degli immondi suini "copti" dalle sante e sporche strade del Cairo. Infatti, secondo il ministero della sanità, malgrado l’abbattimento dei porci egiziani, l’influenza H1N1 ha fatto almeno 230 vittime e contaminato 15.000 persone. L’Organizzazione mondiale della sanità in un bollettino sull’influenza H1N1 pubblicato il 22 gennaio, sottolinea che «L’Égitto registra una curva discendente dopo aver conosciuto, durante tutto il mese di dicembre 2009, degli aumenti del numero di casi di malattie respiratorie. Questi dati suggeriscono che un qualche picco è atteso all’inizio del mese di gennaio 2010». Ma l’olocausto dei porci egiziani è avvenuto addirittura più di 8 mesi fa…

"Tension is still high," Siad told Reuters. "Their bodies still lie in the areas where the battles took place."

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