Darfur, tregua governo-ribelli

I ribelli del Movimento per la giustizia e l’eguaglianza (Jem, dall’acronimo inglese di Justice and Equality Movement) hanno firmato una tregua con il governo sudanese per il conflitto nel Darfur, che si protrae da sette anni. La tregua, siglata a Doha in Qatar, ha effetto a partire dalla mezzanotte di martedì (le 22 in Italia).

Entro il 15 marzo si giungerà a un accordo globale. La comunità di Sant’Egidio, impegnata fin dal 2003 nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto, ha partecipando attivamente ai negoziati di Doha. Secondo i membri dell’organizzazione umanitaria con sede a Roma, il cessate il fuoco rappresenta "un passo significativo nella direzione di una pace completa e duratura per le popolazioni civili che in questi anni hanno sofferto molto a causa di un conflitto violento e di cui non sono responsabili".

La firma di oggi prevede, tra l’altro, la revoca di oltre cento condanne a morte in Sudan, come richiesto da Sant’Egidio, che da anni è promotrice di una campagna mondiale per l’abolizione della pena capitale. Secondo Khalil Ibrahim, il capo del Jem (il gruppo di ribelli più infuente) i ribelli sono intenzionati a rispettarla pienamente.

In un comunicato la comunità di Sant’Egidio si "congratula" con le parti, con il governo del Qatar e con la mediazione congiunta Unione Africana-Nazioni Unite, sottolineando come "il raggiungimento dell’accordo sia un’ulteriore dimostrazione di quanto la sinergia tra realtà istituzionali e non istituzionali possa portare a risultati efficaci". In questo spirito la comunità annuncia che continuerà a impegnarsi affinché anche gli altri movimenti ribelli possano intraprendere presto la via della negoziazione.

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