E' opportuno che i media alzino la voce e parlino di queste violenze

Il bilancio è di nove morti e dieci feriti. Sono i cristiani copti rimasti uccisi in Egitto all’uscita della messa celebrata per il Natale copto. Ad assalirli è stata una folla di musulmani. E’ l’ennesima violenza che le minoranze cristiane sono costrette a subire nei Paesi a maggioranza islamica in mezzo al tombale silenzio dei media occidentali.

La strage è avvenuta a Qena, a circa 650 chilometri a sud del Cairo. Tra i morti non vi sono stati solo i cristiani che stavano uscendo dalla chiesa, ma pure un agente della sicurezza, musulmano. Non è la prima volta che i cristiani d’Egitto subiscono violenze. Le violenze sono anzi aumentate a dismisura nel corso degli ultimi anni.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha subito condannato l’avvenuto pronunciando parole dure che meritano di essere ascoltate: "Le violenze perpetraate contro la comunità cristiana copta in Egitto suscitano orrore e riprovazione – ha detto il ministro -. La comunità internazionale non può restare indifferente né deve mai abbassare la guardia di fronte all’ intolleranza religiosa, che costituisce una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali. L’Italia – conclude il ministro – intende continuare a difendere in tutte le sedi il principio della libertà di culto, quale assoluto e irrinunciabile valore di civilità".

Le parole di Frattini sembrano quasi una risposta a quelle del segretario alla presidenza del senato Lucio Malan (Pdl): "”Di fronte agli inquietanti attacchi ai cristiani in Egitto, auspico che il ministero degli esteri chieda chiarimenti al governo del Cairo, a tutela di quella comunita’, probabilmente la piu’ antica di tutte. Proprio poche settimane fa il Senato ha approvato diverse mozioni, la prima delle quali del Pdl, a prime firme di Gasparri e Quagliariello, sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo, e in particolare in Egitto. Sono del resto certo che il ministro Frattini, che ha parecchie volte mostrato sensibilita’ sul tema, sapra’ coinvolgere le autorita’ egiziane, anche in nome dell’amicizia che lega i nostri due Paesi”.

Le violenze contro la comunità copta in Egitto si sono intensificate nel corso degli ultimi anni, con il crescere del fondamentalismo islamico e la sempre più forte presenza, sulla scena politica egiziana, dei Fratelli Musulmani.

I copti sono i "pellerossa d’Egitto". Infatti, come gli indiani d’America, sono i veri autoctoni, i discendenti di Cleopatra e Ramses. Il loro nome viene dal greco "Aigyptos", Egitto. Gli arabi musulmani, guidati dal califfo "ben guidato" Omar ibn al Khattab e dal generale Amr ibn al-As , invasero la loro terra, imposero loro l’umiliante patto di Omar con tutte le restrizioni annesse (non costruire edifici più alti di quelli dei musulmani, pregare a voce bassa, non suonare le campane, non esporre croci, non convertire i musulmani ma non impedire ad un cristiano di convertirsi all’islam, non restaurarele chiese in rovina) oltre ovviamente ad imporre l’odiosa tassa della dhimma e la lingua araba. Oggi i primi abitanti dell’Egitto, i copti, sono discriminati.

Sulla carta i copti, nell’Egitto moderno, avrebbero gli stessi diritti dei cittadini musulmani. Ashraf Ramelah, presidente dell’Associazione Cristiani d’Egitto Voice of Copts, sostiene che così non è. Parlando delle visite che le autorità egiziane compiono il giorno di Natale nelle chiese copte, Ashraf dice: "Il governo egiziano ha utilizzato il giorno del Natale della Chiesa Copta per dimostrare all’Occidente di promuovere il pluralismo religioso. Le visite degli ufficiali egiziani, inoltre, sono sempre accompagnate da messaggi di propaganda, in cui si sottolinea che il governo non fa distinzioni fra i suoi cittadini di qualsiasi credo essi siano.

Ma così non è. Noi copti (quasi quindici milioni di persone su una popolazione di ottanta milioni nel solo Egitto) e altre minoranze come i Baha’i (fautori di un sincretismo ecumenico di tutti i profeti di Dio) siamo in realtà continuamente discriminati dal governo egiziano sia sul posto di lavoro, sia nella vita quotidiana".

Il presidente Hosni Mubarak e le autorità egiziane mentono, secondo Ashraf Ramelah, sulla condizione dei cittadini cristiani. Oggigiorno, i copti vivono nel terrore, ben consapevoli del fatto di essere privi di qualsivoglia protezione. Lo stesso vale per gli attivisti per i diritti umani, torturati e addirittura sodomizzati nelle prigioni egiziane. I copti sono stanchi di essere cittadini di serie B, non vogliono più essere "dhimmi". Essi non vogliono più "vivere come stranieri nella loro terra".

Come abbiamo già accennato, le violenze contro i copti non sono cosa di ieri. Basti ricordare la poco conosciuta strage di El Kosheh. Questo villaggio copto, situato nelle vicinanze di Luxor, fu teatro di una delle stragi più atroci degli ultimi anni: stando alla corrispondenza di Christina Lamb, apparsa su The Telegraph il 25 ottobre 1998. Questo villaggio è stato preso d’assalto dalle forze dell’ordine. Alcune adolescenti sarebbero state rapite, e dei bambini in fasce sarebbero stati picchiati selvaggiamente con dei bastoni alla presenza delle loro madri. Le forze di sicurezza avrebbero addirittura crocifisso diversi copti del villaggio di El Kosheh: le crocifissioni sarebbero avvenute a gruppi di cinquanta persone, inchiodate alle croci. Altri cristiani sarebbero stati torturati con l’uso della corrente nelle zone genitali. A compiere tali atrocità è stata quella polizia che dovrebbe proteggere i cittadini.

Anche i missionari concordano nel parlare di queste violenze. Padre Venanzio Milani, presidente dell’Associazione Missionaria Misna: "Ormai il regime ha gettato la maschera. L´Italia e l´Ue, sempre pronti a firmare documenti anti-cattolici, continuano a fare finta di niente".

Non solo le autorità politiche hanno delle colpe in tutto questo. Anche i media, sempre pronti a puntare il dito contro chi non gradisce il burqa, ma che tacciono quando si parla di violenze anticristiane. Se ne parlerà sui giornali di queste violenze? Certo. Ma sarà tutto minimizzato.

Ora è giusto che non si abbandonino i cristiani d’Egitto, perseguitati in quella che è la loro patria. Innanzitutto bisogna dare informazioni corrette, e sarebbe ora che sia i giornali che le autorità smettessero di propinare questa favola della pacifica convivenza tra musulmani e cristiani. Purtroppo i cristiani sono perseguitati.

E in secondo luogo bisogna assolutamente chiarire che per avere rispetto si deve accettare la reciprocità. I nostri Paesi permettono, coi fatti, la libertà di culto. Questa è una delle grandi conquiste della civiltà. I Paesi occidentali non devono arretrare di un millimetro sulla libertà di culto. Rappresaglie antimusulmane sarebbero incivili e barbare: è giusto e sacrosanto che il musulmano, qualora sia rispettoso delle leggi e dei valori di uguaglianza senza discriminazione di sesso o religione, possa praticare la sua religione. Ma dobbiamo chiedere con forza la reciprocità: se i musulmani sono liberi di praticare l’islam in terra europea, i cristiani devono essere liberi in terra musulmana: tanto più che, come nel caso dei copti, non si tratta di "stranieri": i copti, a ben guardare, sarebbero addirittura più egiziani degli egiziani stessi (altra cosa che sarebbe giusto cominciare a dire: perché i conquistadores spagnoli sono esecrati, mentre dei conquistatori arabi si parla sempre con rispetto, nei libri di Storia? Perché chi ha distrutto le civiltà precolombiane è trattato come un mostro, mentre chi ha distrutto il Nordafrica latino e cristiano patria di Sant’Agostino è trattato come un "civilizzatore"? queste sono pericolosi e falsi doppiopesismi storici).

Il radicalismo islamico è aggressivo, non reattivo. I copti non centrano nulla con l ‘ "imperialismo americano" e non centrano nulla nemmeno con Israele. Quindi queste aggressioni rendono evidente la natura aggressiva dell’islamismo estremo dei Fratelli Musulmani.

Tacere è una colpa. E’ giusto che le autorità politiche, i media, gli intellettuali che si scandalizzano solo quando è l’islam ad essere preso di mira, i "laici" che sono laici solo quando si parla di Chiesa, ma che diventano improvvisamente bigotti quando si parla di Allah, alzino la voce. Non è razzismo. E’ semplicemente chiedere uno dei diritti fondamentali dell’uomo: quello alla libertà di coscienza. Alla libertà di essere se stessi.

Tacendo sulle sofferenze dei copti ci si dimostra razzisti: è come se fossero trattati da vittime di serie B. E questo solo per quelal dannatissima malattia, tutta occidentale, del pilatismo.

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