Morte di Stato in Egitto e in USA

La Ali aveva dichiarato di aver ucciso da sola il marito per difendersi dalle botte, e che Atef l’aveva solo aiutata ad occultare il cadavere. Dopo l’arresto Atef è stato picchiato e torturato, non è stato assistito da un avvocato e le famiglie di entrambi i condannati sarebbero state informate ad esecuzioni avvenute, senza poter nemmeno salutare i loro congiunti.

Del resto, anche negli Stati Uniti non si ferma la morte di Stato: in Ohio è stato giustiziato Lawrence Reynolds, il condannato che alcuni giorni prima aveva tentato il suicidio ingerendo una gran quantità di medicine. L’uomo è stato salvato, curato e poi consegnato al boia. Prima di morire Reynolds ha detto: "Tentando il suicidio ho provato ad attirare l’attenzione su quanto sia futile e difettoso il sistema che abbiamo oggi. E’ tempo di fermare questa follia".

Toni di clemenza arrivano dalla Corea del Sud, dove il presidente dell’Assemblea nazionale sudcoreana Kim Hyung-o si è detto favorevole all’abolizione della pena di morte, non più applicata nel Paese asiatico da 12 anni, anche se da più parti si sollecita una ripresa delle esecuzioni. "La vita umana ha dignità, valore e diritti, e il potere dello stato mai dovrebbe essere in grado di portarla via", ha detto Kim Hyung-o, "un Paese che si è proiettato nel 21° secolo non dovrebbe tornare alle vecchie abitudini. Chi commette gravi crimini può essere punito con l’ergastolo senza possibilità di liberazione".

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