Bombe nei seni delle terroriste

La notizia ha iniziato a circolare dopo il fallito attentato di Natale al volo Northwest. E adesso è stata rilanciata dalla tv americana Fox: i qaedisti potrebbero usare delle donne che si sono sottoposte ad una plastica al seno per nascondere l’esplosivo. Una bomba, sostengono fonti britanniche, che potrebbe sfuggire ai normali controlli in aeroporto. Per i servizi di sicurezza inglesi, aggiunge la Fox, lo strano ordigno verrebbe installato da chirurghi plastici inviati da Al Qaeda in Gran Bretagna per imparare nuove tecniche. Sempre questi specialisti potrebbero celare le bombe nei glutei di potenziali kamikaze. Non è chiaro però come sarebbero attivate. Difficile dire quanto sia fondata la segnalazione. A prima vista sembra un’esagerazione e la fonte è generica. Poi ai terroristi vengono attribuiti piani e capacità non facilmente realizzabili.

Dopo episodi particolari – come la vicenda del volo Northwest – si cerca di immaginare quale potrebbe essere la prossima mossa. Si tracciano scenari operativi, tentando di intuire quale sarà la futura minaccia. La sorpresa dell’11 settembre 2001 porta a "mai dire mai", magari correndo il rischio di fare pubblicità al nemico e di alimentare paure. Forse, gridando al lupo, gli apparati di sicurezza – sempre che le indiscrezioni sui media siano vere – vogliono invitare a non sottostimare l’inventiva degli estremisti. Se non funziona uno "strumento", è probabile che ne abbiano un altro. E ricordano quanto è accaduto negli ultimi mesi. Sul jet per Detroit il nigeriano Faruk Abdulmutallab ha celato un ordigno rudimentale nelle mutande. In estate, la stessa organizzazione che lo ha addestrato, ha cercato di assassinare un principe saudita con un kamikaze che aveva la bomba celata nelle parti intime o – secondo una seconda ricostruzione – nell’ano. Nelle loro sortite propagandistiche, i qaedisti dello Yemen hanno sostenuto di aver messo a punto diversi ordigni che possono superare i controlli. A metà febbraio, la rivista qaedista online "Sada Al Malamih" ha annunciato: «Abbiamo decine di bombe sofisticate identiche a quella di Detroit». E uno dei leader, Abu Basir Al Wahishi, ha più volte rammentato ai suoi uomini che «la guerra è un trucco». Un appello accompagnato da istruzioni pratiche su come fabbricare ordigni con quanto è reperibile sul mercato e su quali tattiche usare. Il guaio è che le armi innovative vengono quasi sempre scoperte solo dopo il loro utilizzo. Quando in agosto si è verificato l’attacco in Arabia Saudita con le strane modalità segnalate dalle autorità non sono mancati sorrisi e ironie. Pochi mesi dopo, nei cieli americani Faruk ha mancato di un soffio l’obiettivo di compiere una strage.

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