Donne e scienza : ancora vittime del pregiudizio

MILANO – In molte sfiorano il soffitto di cristallo, ma in poche lo abbattono. Donne in gamba, volitive, carrieriste e preparate che però, al dunque, non riescono ad allinearsi ai colleghi uomini, soprattutto se si parla di discipline scientifiche. Nonostante l’impegno, la bravura, la tenacia. Perché? Secondo uno studio della American Association of University Women è una questione di stereotipi culturali, che subdolamente si insinuano e impediscono al gentil sesso di sfondare quel famoso soffitto, talvolta addirittura per una questione di auto discriminazione.  

PERCHE COSÌ POCHE? –Why so Few? (cosi si intitola il report, che analizza le differenze di genere nelle discipline scientifiche e in particolare nel cosiddetto settore STEM (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), chiedendosi per quale motivo se il gender gap si sta attenuando ancora non si è verificato un reale allineamento. I dati dello studio – come spiega bene l’autrice Catherine Hill – sono molto eloquenti e illustrano un’avanzata poderosa del gentil sesso in questo campo: nella matematica per esempio la rappresentanza maschile rispetto a quella femminile 30 anni fa era in un rapporto di 13 a 1, mentre oggi è in un rapporto di 3 a 1. Ma ad Harvard o in altri prestigiosi atenei ci dovrebbe essere una professoressa di matematica ogni tre professori. E invece così non è. Non ancora quantomeno. Secondo la ricerca è una questione di atteggiamento culturale, ancora nemico di una reale parità poiché in molte persone è diffusa la convinzione che le ragazze non siano molto portate per alcune materie.

PREGIUDIZI SENZA ORGOGLIO – Cinque anni fa, nel corso di un simposio a Boston, il presidente di Harvard, Lawrence Summers, sosteneva che "le differenze biologiche innate tra donne e uomini fanno sì che le prime eccellano meno dei secondi in carriere legate alla matematica e alle materie scientifiche". Niente di più falso, ovviamente, ma al tempo stesso il fatto che esistano ancora opinioni del genere fa sì che molte donne si autocensurino fin dall’inizio nelle loro ambizioni scientifiche, proprio perché la prevenzione generalizzata, da parte di professori e familiari, scoraggia sul nascere o in divenire molti talenti. Mae Carol Jemison, prima donna afro-americana a volare nello spazio, dichiara: "Spesso quando io facevo una domanda ai miei professori mi veniva risposto con atteggiamento di sufficienza, mentre allo stesso identico quesito i miei colleghi maschi ricevevano i complimenti per l’acuta osservazione".

UN ESPERIMENTO EMBLEMATICO – All’interno dello studio è stato fatto un esperimento su alcuni studenti del college dividendoli in due gruppi: al primo gruppo è stato detto che i maschi erano più portati per la matematica, mentre al secondo non è stato dato alcun condizionamento. Successivamente sono stati distribuiti alcuni test di abilità logico-matematiche. All’interno del primo raggruppamento di volontari il punteggio riportato dai maschi è stato di 25 contro un punteggio medio di 5 riportato dalle femmine, mentre all’interno del secondo raggruppamento il punteggio maschile è stato di 19 contro i 17 di quello femminile, con un minimo scarto di genere. Forse è per questo che in generale una donna per essere considerata produttiva come studiosa del settore deve collezionare almeno tre pubblicazioni in prestigiose riviste scientifiche e a un uomo ne basta una. Genitori, insegnanti e società spesso finiscono, con i loro messaggi più o meno velati, con il suggerire un ruolo. O con lo scoraggiarlo.

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