Aumentare pressioni su Iran

Dopo la firma a Praga del nuovo trattato Start tra Russia e Stati Uniti, a Washington si aprono i lavori del Nuclear Security Summit: i leader di 47 Paesi discuteranno di sicurezza e terrorismo nucleare, cercando di trovare un terreno comune e una base di partenza per il lavoro degli anni a venire. «La minaccia di un conflitto nucleare è ora diminuita. È invece aumentata la minaccia di terrorismo nucleare – ha detto il segretario di Stato americano Hillary Clinton -. Vogliamo che l’attenzione mondiale sia concentrata su quello che è necessario fare, a fronte degli sforzi di Al Qaeda e di altri gruppi terroristici per assicurarsi sufficiente materiale nucleare per provocare terribile distruzione e perdite di vite umane da qualche parte nel mondo». È atteso negli Stati Uniti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che parteciperà ai lavori del summit, ma per il momento non ha in programma un incontro bilaterale con il presidente Barack Obama. L’obiettivo della due giorni voluta da Obama è trovare un terreno comune e fissare le linee guida che consentano di proseguire con le politiche di non proliferazione nucleare e di rispondere in modo deciso alla minaccia di terrorismo nucleare, che il presidente americano ha descritto come «il maggiore pericolo per la sicurezza nazionale».

IRAN – Il leader degli Stati Uniti si aspetta «azioni specifiche e concrete» dal summit. Ad un gruppo di giornalisti, dopo avere incontrato il presidente cinese Hu Jintao, Obama ha detto che «alla fine della riunione vedremo che ogni nazione sta mettendo in cantiere azioni specifiche e concrete che renderanno il mondo più sicuro». Obama e Hu Jintao hanno parlato anche della questione del nucleare iraniano, trovandosi d’accordo sulla necessità di aumentare le pressioni su Teheran.

OBIETTIVO AMBIZIOSO - Il summit di Washington, spiegano fonti della Casa Bianca, è quasi senza precedenti: l’ultimo evento di tale portata fu quello organizzato nel 1945 dall’allora presidente americano Harry Truman a San Francisco, quando si gettarono le fondamenta delle Nazioni Unite. L’obiettivo che si è posto Obama è altrettanto ambizioso: «Il presidente vuole che entro quattro anni le scorte di uranio altamente arricchito in ogni parte del globo siano soggette a misure di sicurezza estremamente rigide. La maggior parte dei Paesi a livello globale hanno interesse a limitare la minaccia di terrorismo nucleare» ha detto Steven Pifer, esperto della Brookings Institution. Oltre al summit in sé, si guarda anche agli incontri bilaterali che il presidente Obama ha organizzato a margine dei lavori ufficiali. Alcuni si sono tenuti domenica, il primo alla Blair House (la residenza dove sono ospitati i capi di Stato in visita alla Casa Bianca) con il primo ministro indiano Manmohan Singh. Poi Obama ha incontrato il presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, il primo ministro del Pakistan Yousaf Raza Gilani e il presidente sudafricano Jacob Zuma (al primo bilaterale a Washington).

QUESTIONE IRAN - Tra i temi in discussione durante gli incontri una delle questioni centrali della politica estera di Obama: l’Iran e la necessità di avviare sanzioni contro Teheran. «È una questione separata dall’agenda del summit, comunque gli Stati Uniti continuano a lavorare con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per fare pressione affinché l’Iran si attenga ai propri obblighi nell’ambito dei trattati di non proliferazione nucleare e Obama ne discuterà durante alcuni dei bilaterali» ha spiegato Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale. Tra gli incontri in programma per Obama, il più importante è quello con il premier cinese Hu Jintao, durante il quale dovrebbero essere affrontate anche questioni valutarie, alla luce della visita in Cina del segretario al Tesoro Timothy Geithner e dopo che il governo Obama ha deciso di posticipare la diffusione del rapporto in cui la Cina potrebbe essere ufficialmente accusata di manipolare il valore della propria valuta (la pubblicazione era prevista per il 15 aprile). Obama accoglierà le delegazioni alle 17 di lunedì, le 23 in Italia, quindi la discussione in seduta plenaria si terrà martedì dalle 15 alle 22 italiane, quando sarà diffuso un comunicato finale. Lunedì sono previsti bilaterali con i leader di Giordania, Malaysia, Armenia, Cina (l’incontro con Hu Jintao è atteso alle 14.30, le 20.30 in Italia) e Ucraina (è la prima occasione di incontro con il presidente Viktor Yanukovych dopo le elezioni).

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