Immigrazione, nuovi sbarchi

PALERMO (22 febbraio) – Doppio sbarco di migranti questa mattina. Il primo c’è stato a Lampedusa dove un gruppo di 9 migranti è stato bloccato a terra dai carabinieri nei pressi di Punta Sottile, località dell’isola. Gli extracomunitari hanno detto di essere giunti con un gommone. Sono in corso ricerche per individuare eventuali compagni di traversata. Alle 22 di ieri, intanto, erano a Porto Empedocle 204 immigrati, tra i quali 40 donne e 7 bambini, soccorsi a cinquanta miglia a sud del litorale agrigentino da due motovedette della Guardia costiera. Tutti saranno trasferiti in nottata nel centro di Pian del Lago a Caltanissetta.

Intercettato un altro barcone. Un barcone con circa 200 migranti, secondo le prime informazioni giunte via radio, è stato intercettato a una trentina di miglia a Sud di Lampedusa. Nella zona stanno operando le motovedetta della Guardia Costiera. Dopo l’avvistamento del barcone, i migranti sono stati trasbordati dalla corvetta "Fenice" della Marina militare. I migranti sono complessivamente 175 tra cui 44 donne due delle quali in avanzato stato di gravidanza.

La denuncia di Maroni. Non è un azzardo pensare che dietro l’incendio e la sommossa del Centro per gli immigrati di Lampedusa ci sia la regia del racket degli scafisti. Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni in un’intervista al quotidiano "Libero".«Lo stesso giorno in cui nel centro di Lampedusa partiva la rivolta, una cosa analoga accadeva nel centro di Malta e un simile tentativo veniva fermato in quello di Torino», osserva Maroni aggiungendo che, il giorno prima dell’incendio, su un sito internet è girata una canzone in lingua araba che diceva «Lampedusa brucia, Lampedusa brucia». Secondo il ministro potrebbe trattarsi di un «segnale. Il racket degli esseri umani – ha spiegato – è in mano a potenti organizzazioni criminali le quali, io credo, abbiano capito che in Italia la musica sta cambiando. Il governo sta lavorando molto bene, siamo compatti».

Nuovi scontri tra musulmani e cristiani Cinque morti e 4 feriti in Nigeria

LAGOS – Nuovi scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria. Cinque persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite nei combattimenti a Bauchi, nel nord est. Diverse chiese e moschee sono state date alle fiamme nella città poco distante da Jos dove a novembre vi era stata un’ondata di violenze tra cristiani Beroms e musulmani Hausas che aveva provocato 400 vittime.

ALLERTA – Le autorità di Jos hanno decretato la massima allerta per il timore che gli scontri si possano estendere in città. Dopo la tragedia di novembre, era intervenuto anche il Papa che aveva manifestato «orrore e deplorazione per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza». Negli ultimi anni migliaia sono state le vittime delle violenze tra gruppi cristiani e musulmani, soprattutto nel nord del Paese a maggioranza islamica, dove in alcuni Stati è stata introdotta la sharia (legge islamica).

Scambio di razzi tra Israele e Libano

Sette raffiche di artiglieria israeliana si sono abbattute questa mattina su una regione del sud del Libano che si trova a dieci chilometri dalla frontiera, in rappresaglia ai razzi lanciati contro lo stato ebraico dal territorio libanese. Lo ha annunciato l’esercito di Tiro.

«Il nemico israeliano ha attaccato il Libano sparando una dopo l’altra sette raffiche contro la regione di el Qlailé, a sud della città di Tiro, e le forze armate stanno ispezionando la regione», ha precisato un portavoce libanese. «Tre razzi sono stati lanciati dal Libano e due sono caduti in territorio libanese. Un terzo ha attraversato la frontiera». Da parte sua, la radio pubblica israeliana aveva annunciato che una donna era rimasta leggermente ferita vicino alla città di Maalot, che si trova vicino alla frontiera libanese, per l’esplosione di un razzo lanciato dal Libano verso il nord di Israele.

In Libano abitanti in preda al panico stanno scappando dalla zona di confine con Israele, secondo quanto riportato da un corrispondente della France Presse. L’Unifil, la Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano, ha allestito posti di blocco per impedire agli abitanti di recarsi vicino alla zona dei bombardamenti, secondo i residenti di el Qlailé. Secondo gli stessi abitanti, i tre razzi sono stati lanciati da una valle vicina al loro villaggio. Molte pattuglie di Unifil, in particolare del contingente italiano, si potevano notare sulla strada costiera del sud del Paese. Il 14 gennaio tre razzi furono sparati dal Libano. Era la seconda volta che venivano sparati ordigni dal 27 dicembre, dall’inizio dell’offensiva israeliana contro la striscia di Gaza, che ha provocato più di 1.300 morti fra i palestinesi.

L’esercito libanese e Unifil hanno varie volte segnalato che razzi pronti a essere lanciati sono stati scoperti nelle ultime settimane in località libanesi del sud del Paese. A metà gennaio Israele aveva messo in guardia, attraverso appelli telefonici, gli abitanti del sud del Libano. Hezbollah, il movimento sciita filoiraniano contro cui l’esercito israeliano attuò un’offensiva militare nell’estate 2006, ha negato ogni coinvolgimento. Analisti hanno tuttavia ritenuto che questi lanci di razzi fossero stati opera di un gruppetto palestinese che avrebbe agito con il tacito accordo di Hezbollah. Il governo israeliano ha annunciato durante gli ultimi mesi che riterrà non soltanto Hezbollah ma anche i dirigenti libanesi responsabili degli attacchi contro il suo territorio, sottolineando che il movimento sciita filoiraniano fa parte del governo libanese.

Una donna israeliana è invece rimasta leggermente ferita questa mattina per l’esplosione di un razzo lanciato dal Libano contro il nord di Israele. Il razzo è esploso in Galilea, vicino alla frontiera con il Libano. L’esercito dello stato ebraico ha immediatamente reagito e ha sparato raffiche di artiglieria contro il sud del Libano. L’esercito israeliano ritiene che si tratti di un incidente serio e che sia responsabilità del governo e dell’esercito del Libano impedire questi lanci di razzi, ha da parte sua precisato il portavoce dello stato ebraico. La radio pubblica aveva in precedenza chiarito che il razzo di tipo katyusha era caduto vicino alla città di Maalot, mentre la radio militare aveva aggiunto che l’ordigno aveva provocato danni in una casa.

Il 14 gennaio tre razzi furono sparati dal Libano. Era la seconda volta che venivano sparati ordigni dal 27 dicembre, dall’inizio dell’offensiva israeliana contro la striscia di Gaza, che ha provocato più di 1.300 morti fra i palestinesi. Hezbollah, il movimento sciita filoiraniano contro cui l’esercito israeliano attuò un’offensiva militare nell’estate 2006, ha negato ogni coinvolgimento. Analisti hanno tuttavia ritenuto che questi lanci di razzi fossero stati opera di un gruppetto palestinese che avrebbe agito con il tacito accordo di Hezbollah. L’esercito libanese e Unifil hanno varie volte segnalato che razzi pronti a essere lanciati sono stati scoperti nelle ultime settimane in località libanesi del sud del Paese. A metà gennaio Israele aveva messo in guardia, attraverso appelli telefonici, gli abitanti del sud del Libano.

la censura di un programma tv in Israele

CITTÀ DEL VATICANO – Dopo la revoca della scomunica del vescovo lefebvriano Williamson e a pochi giorni dall’annuncio della visita del Papa in Israel, un nuovo scandalo rischia di incrinare i rapporti tra il Vaticano e Gerusalemme. La provocazione arriva dalla tv privata Channel 10, e in particolare dal programma «The Tonight Show» del comico Lior Shlein. In una puntata di qualche giorno fa (intitolata «Like a Virgin») Shlein è partito proprio dalle teorie negazioniste di Williamson per ribaltare la situazione e negare alcuni dogmi del cristianesimo.

DOGMI RIBALTATI – Il comico ha preso di mira la Madonna e Gesù, con gag pseudo comiche e «scoop» del tipo «Maria non è vergine, anzi è andata a letto con un sacco di uomini», mettendo in dubbio che Cristo abbia camminato sulle acque e affermando che è diventato obeso per aver mangiato troppo pane. Immediata la reazione della Santa Sede, che ha chiesto (e ottenuto) la censura del programma in cui – si legge nel comunicato – «venivano ridicolizzati con parole e immagini blasfeme il Signore Gesù e la Beata Vergine Maria». Il responsabile di Channel 10 Avi Cohen ha chiesto scusa dicendo che l’intenzione non era quella di ferire i sentimenti della popolazione cristiana in Israele. Ma questo non è bastato per intiepidire lo sdegno del Vaticano.

LA DENUNCIA DEI VESCOVI – La denuncia è partita dai cattolici di Terra Santa e il governo israeliano ha preso provvedimenti. «Le autorità governative, subito interessate dal Nunzio apostolico, hanno prontamente assicurato il proprio intervento al fine di interrompere tali trasmissioni e ottenere pubbliche scuse dalla stessa emittente» spiega la nota della Santa Sede, deplorando «come vengano offesi in modo così grave proprio dei figli di Israele, quali erano Gesù e Maria di Nazareth». I vescovi della Terra Santa hanno parlato di «offese orribili» e «attacchi ripugnanti» in un documento firmato da dodici leader religiosi, tra cui il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal, l’emerito Michel Sabbah, il custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa e monsignor Elias Chacour, arcivescovo greco-melchita di Akka.

«OFFESA AI CRISTIANI» – Anche Daniel Rossing, direttore del Jerusalem Center for Jewish-Christian Relations, attacca la trasmissione parlando di «deplorevole attacco al cuore della fede cristiana» e di «offesa ai cristiani di tutto il mondo e specialmente alla minoranza in Terra Santa». «Fatti del genere non possono essere giudicati come isolati e riguardanti solo uno sparuto gruppo di gente ignorante o un canale tv, ma piuttosto è un’ulteriore manifestazione di disprezzo per il cristianesimo nella società ebraica israeliana – dice Rossing al Sir (Servizio informazione religiosa) -. Per quanto a qualcuno potrebbe sembrare comprensibile, anche alla luce della storia triste dei rapporti ebraico-cristiani e del caso del vescovo Williamson, questo atteggiamento è deplorevole e offensivo dei cristiani e rappresenta una minaccia per i cristiani locali e per la società ebraico-israeliana». Un atteggiamento che, secondo Rossing, non si limita al programma di Channel 10 e che andrebbe estirpato con un «lavoro educativo a lungo termine».

Arabia, scoperta fabbrica di alcolici Gestita da Donne Africane: due arresti

Gestivano una fabbrica di alcolici, ma nel posto sbagliato. A Dammam, in Arabia Saudita, la polizia religiosa ha scoperto la vietatissima attività in una vecchia casa, dopo aver notato degli strani movimenti nella zona. La gestiva un gruppo di donne africane: per due di loro, di 35 e 45 anni, sono scattate le manette.

IL PRIMO CASO 
Secondo un portavoce dell’Ente per la promozione della virtù e il divieto del vizio, gli agenti della sezione orientale erano sulle tracce della fabbrica clandestina da una settimana: lo strano via-vai di donne con contenitori per liquidi non era passato inosservato. Le due arrestate avevano con sé più di 600 bottiglie di alcolici pronti per la vendita, oltre a diverse damigiane di vino. È la prima fabbrica di alcolici scoperta in Arabia Saudita dall’inizio dell’anno e la prima in assoluto gestita da donne. Arrestato un tassista proveniente dal sud-est asiatico, cliente fisso delle due donne, che le aiutava nel trasporto della merce. Le bevande alcoliche sono vietate ovunque nel Paese. Anche l’importazione può essere punita con un minimo di 3 mesi di prigionia.

Cargo russo s'incendia a Luxor: 5 morti

Giornata nera per il trasporto aereo. Un cargo ucraino ha preso fuoco a Luxor, nell’Egitto meridionale: morti i cinque membri dell’equipaggio che si trovavano a bordo. Lo riferiscono fonti egiziane spiegando che l’incendio si è originato nel motore del velivolo di produzione russa, un Antonov An-12, mentre il cargo era ancora in fase di decollo dopo aver fatto rifornimento di carburante all’aeroporto di Luxor. Le stesse fonti egiziane, rimaste sotto anonimato, hanno aggiunto che vigili del fuoco si sono precipitati sul luogo dell’incendio ma «le fiamme sono state più veloci». L’incendio non ha influito sulle operazione di aviazione allo scalo egiziano. Il cargo era diretto in Ucraina.

Galileo, scienza secondo fede

La grandezza e il limite dell’uomo sta proprio qui: non gli è dato un sapere assoluto in forza di una evidenza cogente, che ne annullerebbe la libertà e farebbe scomparire ogni separazione tra fede e scienza. Dio e la sua verità non ci si impone per evidenza indiscutibile, ma si avvicina a noi nella incertezza dei segni poveri dell’umanità di Gesù e lascia campo alla ricerca dell’uomo in tutto ciò che concerne la costituzione e le vicende del mondo. In tale prospettiva, fede e scienza non si oppongono tra loro, ma scaturiscono ambedue da una volontà divina che rispetta l’uomo nella sua libertà in ordine alla fede e nella sua ragione in ordine alla conoscenza del mondo. Non ci meraviglia pertanto che l’impulso più forte dato alla ripresa delle scienze nel mondo occidentale sia maturato nel contesto di quei luoghi della ricerca di Dio che sono stati i monasteri medievali.

Ce lo ha ribadito il Santo Padre al Collegio dei Bernardini a Parigi: «Il desiderio di Dio, le désir de Dieu, include l’amour des lettres, l’amore per la parola, il penetrare in tutte le sue dimensioni. Poiché nella Parola biblica Dio è in cammino verso di noi e noi verso di Lui, bisogna imparare a penetrare nel segreto della lingua, a comprenderla nella sua struttura e nel suo modo di esprimersi. Così, proprio a causa della ricerca di Dio, diventano importanti le scienze profane che ci indicano le vie verso la lingua. Poiché la ricerca di Dio esigeva la cultura della parola, fa parte del monastero la biblioteca che indica le vie verso la parola. Per lo stesso motivo ne fa parte anche la scuola, nella quale le vie vengono aperte concretamente. Benedetto chiama il monastero una dominici servitii schola. Il monastero serve alla eruditio, alla formazione e all’erudizione dell’uomo – una formazione con l’obiettivo ultimo che l’uomo impari a servire Dio. Ma questo comporta proprio anche la formazione della ragione, l’erudizione, in base alla quale l’uomo impara a percepire, in mezzo alle parole, la Parola » . E quanto il Papa afferma a riguardo delle scienze della letteratura e quindi delle scienze umane vale anche, e tutta la storia sta a dimostrarlo, per le scienze della natura, anch’esse nate in forte simbiosi con la ricerca del Dio creatore.

Quanto lontane da questa visione sono le pretestuose parole di quanti, da una parte e dall’altra, vorrebbero scavare un abisso tra fede e ragione, tra esperienza religiosa e itinerario di conoscenza mediante le scienze! Non è questa la posizione autentica della Chiesa, che nella radice della fede trova le motivazioni del rispetto della ragione e delle sue vie. In questa prospettiva ci è dato di cogliere anche nella pagina tratta dal libro della Genesi un prezioso insegnamento. Abele e Caino costituiscono il simbolo dell’emergere della cultura nella storia umana, quando, dalla condizione di predatori, gli uomini passano a farsi allevatori di bestiame e coltivatori del suolo. il primo passo della civiltà, non privo però di insidie, come l’uccisione di Abele per mano di Caino vuole insegnare. Le due forme di civiltà si oppongono infatti tra loro e invece di arricchirsi reciprocamente nella diversità si tramutano in occasione di contrasto e di morte. Dominare il progresso senza ridursi schiavi dei suoi meccanismi perversi, accettare l’altro come una ricchezza per me e non come un pericoloso concorrente, sono prospettive di drammatica attualità in questo inquietante scenario di un’umanità che rischia di perdere la misura di se stessa di fronte alla novità tecnologica e rischia il conflitto delle civiltà nel mondo fattosi sempre più piccolo.

La narrazione della nota pagina genesiaca ci dice ancora altro, nel momento in cui evidenzia come la morte entri per la prima volta nell’umanità quando l’uomo smette di sentirsi responsabile dell’altro, del prendersi cura di lui, come suo custode. La società pacifica non può scaturire dal semplice disporsi l’una accanto all’altra di storie non condivise, anzi volutamente estranee in nome di un’assoluta autonomia. Occorre che si rifaccia strada, nel nostro pensiero anzitutto e poi nei nostri comportamenti, quel farsi carico dell’altro che fonda condivisione di intenti, convergenza di giudizi, corrispondenza di speranze. Anche qui risulta evidente la giustezza di quell’orientamento tipicamente cristiano che unisce verità e carità in una medesima prospettiva, che sconfigge il nichilismo e la dispersione, e cioè la condizione raminga e fuggiasca dell’omicida Caino nella Genesi. Svolta finale della narrazione è quando il colpevole Caino diventa il protetto di Dio, che ne salvaguarda la vita dalla vendetta di sangue, ponendo su di lui il suo segno; non c’è soltanto infatti il versante negativo. C’ è anche il messaggio positivo, per cui non c’è condizione umana che possa comportare un venir meno della sua identità e dignità più profonda, che altre pagine del testo biblico avevano definito essere creato a ‘ immagine’ di Dio, secondo la sua ‘ somiglianza’.

Su questa alterità dell’uomo rispetto al resto del creato, su questo suo connaturale legame con il Creatore si è edificata nei secoli una La statua di Galileo scolpita da Aristodemo Costoli (1803-1871) e incisa da Spagnoli. A sinistra, Giuseppe Betori sapienza umana e cristiana, che nel riconoscere la centralità dell’uomo non lo ha mai opposto al mondo e a Dio, ma lo ha riconosciuto in una dignità personale che lo qualifica in ordine agli itinerari della conoscenza e della libertà. Rispettare i fondamenti di questo umanesimo è garanzia di futuro per l’umanità e via maestra dell’incontro tra fede e ragione, per quanti vogliono essere coerentemente cultori e dell’una e dell’altra, senza opposizioni e senza confusioni. Non era forse questa la grande intuizione di Galileo Galilei, che celebriamo quest’anno nel centenario delle sue scoperte astronomiche, lui che affermava non potersi dare contraddizione tra il libro delle fede e il libro della natura, che avevano il medesimo autore? A dimostrare quanto poco vicino a Galileo sia chi vorrebbe opporlo alla fede, è infatti sufficiente ricordare questa sua parola: « Procedono di pari dal Verbo divino la Sacra Scrittura e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio» .

In questo orizzonte il Concilio Vaticano II invita a collocare l’esercizio della ricerca umana: «La ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo I Dio » ( Gaudium et spes. È una frase che nel testo conciliare precede immediatamente il riconoscimento dell’errore compiuto nei riguardi di Galilei: « A questo punto, ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, e che, suscitando contese e controversie, trascinarono molti spiriti a tal punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro » . Possiamo perciò concludere, ancora con le parole del Concilio: «La cultura, scaturendo dalla natura ragionevole e sociale dell’uomo, ha un incessante bisogno della giusta libertà per svilupparsi e le si deve riconoscere la legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi. A ragione dunque essa esige rispetto e gode di una certa inviolabilità, salvi evidentemente i diritti della persona e della comunità, sia particolare sia universale, entro i limiti del bene comune » .

Somalia, liberate suore italiane rapite Le due religiose a Nairobi: stiamo bene

Berlusconi: stanno bene, sono soddisfatto.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi esprime «soddisfazione per la liberazione delle due suore italiane. Ho seguito la vicenda sino ad ora, le due suore stanno bene e sono nella nostra ambasciata a Nairobi. Ringrazio le istituzioni che hanno portato all’esito dell’operazione». «Ho seguito fino ad ora la vicenda – ha spiegato Berlusconi prima di lasciare Palazzo Grazioli – e vi posso dire che suor Caterina e suor Teresa sono state liberate, stanno bene e si trovano nella nostra ambasciata».

Le suore rientrate a Nairobi.

«Siamo tanto felici di essere qui, davvero tanto felici». Sono le parole, piene di emozione, di suor Maria Teresa Oliviero al Tg1 da Nairobi, subito dopo la liberazione. «Abbiamo avuto un’accoglienza che ci ha scaldato il cuore», ha aggiunto suor Caterina Giraudo. Le due religiose sono rientrate a Nairobi con un volo da Mogadiscio.

L’ambasciatore.

Le due suore sono a Nairobi, ospiti nella residenza dell’ambasciatore d’Italia Pierandrea Magistrati. «Stanno bene, sono qui nel mio salotto, possiamo dire che è un giorno di grande gioia», ha dichiarato l’ambasciatore raggiunto telefonicamente dall’Ansa. «Questo risultato felice – ha aggiunto – è stato raggiunto grazie ala collaborazione internazionale ed istituzionale». Non ha fornito particolari sul rilascio, sembra avvenuto nella tarda serata di ieri.

Frattini: impegno corale.

«La bella notizia di oggi è il frutto dell’ impegno corale e coordinato di tutti gli apparati dello Stato, che, con la guida della Presidenza del Consiglio ed il ruolo di primo piano dell’unità di Crisi della Farnesina, hanno operato con impeccabile professionalità, ed ai quali va la mia gratitudine più sincera», il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha anche aggiunto che «la Farnesina è molto vicina a tutti gli operatori umanitari che pongono la lorocaritatevole opera al servizio dei più deboli e bisognosi anche nei contesti più difficili. Mi rivolgo a tutti loro attraverso l’abbraccio che invio a Suor Maria Teresa e Suor Caterina, per esprimere la mia ammirazione e per ricordare che il Ministero degli Esteri incoraggia e sostiene il loro lavoro anche aiutando a prevenire le situazioni più rischiose». .

La prima telefonata: siamo libere.

«Gianna siamo libere, siamo libere. Ci troviamo in macchina a Nairobi e ci stiamo dirigendo verso l’ambasciata con dei signori gentilissimi che vi conoscono». Queste le prime parole, secondo quanto riporta l’agenzia missionaria Misna, di suor Mariateresa Olivero alle consorelle del movimento missionario Charles de Foucauld.

«Siamo state trattate bene».

«Ci hanno dato tutto il necessario, anche se abbiamo dovuto sforzarci per non cadere fisicamente. Non ci hanno mai trattate male, tranne qualche piccolo particolare». Lo ha detto a Sky Tg24 suor Caterina Giraudo. «Sono felice», ha aggiunto, di constatare che «tante persone erano con noi. Sapevamo che la preghiera per noi era immensa e questo ci ha sostenuto». Sui primi momenti del sequestro ricorda che è stato tutto «molto rapido» e che si è svolto «in pochi minuti».

Vaticano: grandissima gioia.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi oltre ad aver espresso grandissima gioia, ha detto: «Erano mesi che pregavamo per loro», aggiungendo che ora non si devono dimenticare tutte le altre persone ancora vittime di sequestri.

Davico: bene lavoro Farnesina.

«Ci riempie il cuore la notizia della liberazione, le aspettiamo con trepidazione al loro rientro in Patria», ha dichiarato il sottosegretario all’Interno Michelino Davico che si è congratulato con la Farnesina «per l’ottimo lavoro svolto che ha portato alla liberazione». Da 100 giorni – ha aggiunto Davico -seguivamo quotidianamente la triste vicenda delle nostre concittadine, che hanno dedicato la loro vita al Signore e all’assistenza umana e spirituale dei più poveri.

Alemanno: grande soddisfazione per liberazione.

«Apprendo con grande soddisfazione la notizia della liberazione di Suor Maria Teresa Olivero e Suor Caterina Giraudo. Ringrazio il Ministero degli Esteri e quanti hanno reso possibile il felice esito della trattativa. Alle due religiose il nostro grazie per la loro testimonianza di coraggio e di dedizione al prossimo senza distinzione di cultura o religione». È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che aveva voluto affiggere, in segno di

Tensioni a Lampedusa: brucia il Cie

L’incendio è comunque sotto controllo. Le fiamme hanno interamente distrutto una palazzina, mentre altre due, tra cui quella che ospita la mensa, sono state danneggiate.

Le forze dell’ordine avrebbero anche utilizzato lacrimogeni per riportare la situazione alla calma. Ci sarebbero dei contusi sia tra i migranti sia tra le forze dell’ordine. Gli incidenti sarebbero scoppiati per protestare contro il rimpatrio ieri di 107 di tunisini. Almeno trecento migranti fanno lo sciopero della fame. L’incendio all’interno del Cie sarebbe stato appiccato dagli stessi immigrati e una colonna di fumo è chiaramente visibile anche dall’esterno del centro. Le fiamme sarebbero state fatte divampare dopo che alcuni tunisini avevano tentato senza successo la fuga.

Sul posto ci sono ancora polizia e carabinieri, in tenuta antisommossa.

Lo sfogo e all’allarme del sindaco De Rubeis.

"0Stasera stessa emetterò un’ordinanza per vietare l’uso dell’acqua piovana per uso alimentare. La nube tossica che si è sprigionata dall’incendio dei pannelli coibentati del centro di identificazione di Lampedusa sta raggiungendo il paese. Le fiamme sono alte sette metri". A dirlo è il sindaco di Lampedusa (Agrigento), Bernardino De Rubeis, dopo l’incendio scoppiato nel centro di contrada Imbriacola. I vigili del fuoco sono riusciti a circoscrivere le fiamme, che hanno completamente distrutto, però, la palazzina centrale, e ad impedire che il rogo si propagasse. "Ci sono già degli intossicati tra i poliziotti e i vigili del fuoco, e forse anche tra i migranti – prosegue il primo cittadino -. Spero non ci siano anche dei morti. In mattinata sono scoppiati dei tafferugli tra i clandestini e i poliziotti – racconta -. Mi hanno detto che sono stati usati anche dei lacrimogeni. I migranti sono esasperati e pronti a tutto. Da dicembre sono prigionieri della struttura. È una situazione che mette in serio rischio l’ordine pubblico". "È vergognoso quanto sta accadendo – ha continuato il sindaco -. Il Centro deve essere chiuso. È il segno del fallimento di questo governo e ora Berlusconi rimuova Maroni. Non è più possibile giocare sulla pelle dei lampedusani e degli immigrati. Il governo si vergogni".

L’Unhcr: «Evacuare immediatamente tutti i migranti».

"Evacuare immediatamente tutti i migranti e gli operatori che si trovano nella struttura di Lampedusa in modo da evitare intossicazioni e ustioni". È quanto chiede l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che sta seguendo la rivolta scoppiata all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa. L’Unhcr è in contatto con il Viminale a cui ha chiesto di intervenire al più presto per evitare il peggio. "Ci risulta – dice la portavoce Laura Boldrini – che i migranti siano all’interno dei locali del centro, che è coperto da una nuvola di fumo, e dunque bisogna agire immediatamente per evitare ripercussioni sulla salute".

Nuovi guai per l'Imam di Perugia

Lo hanno spiegato ieri due esperti della Fbi, Kelly Mount e Michael Leone, chiamati a testimoniare davanti alla Corte d’Assise di Perugia nell’ambito del procedimento in corso nei confronti dell’ex imam, accusato di aver svolto attività di addestramento al terrorismo di matrice islamica, e di due suoi connazionali, Mohamed El Jari e Driss Safika.

Ai due esperti è stata consegnata una lista contenente i nomi di una trentina di sostanze, sequestrate a El Korchi dopo l’arresto, ed è stato chiesto loro di determinare un possibile utilizzo delle stesse nella fabbricazione di esplosivi. Insieme con le conferme sopra ricordate, gli esperti hanno affermato che sostanze dello stesso tipo sarebbero state utilizzate da un gruppo terroristico irlandese per compiere attentati in Inghilterra negli anni Novanta e in altri avvenuti a Gaza, in Iraq e Afghanistan.