scontri polizia-Taliban, uccise almeno 42 persone

KANO (Nigeria) - Almeno 42 persone sono state uccise negli scontri fra la polizia nigeriana e i militanti di una setta islamista radicale, che si autodefiniscono Taliban.

Il portavoce delle forze di sicurezza di Bauchi, nel nord della Nigeria, ha riferito che circa 35 miliziani hanno attaccato stamattina il posto di polizia vicino alla città, per rubare armi e munizioni. "I nostri uomini sono riusciti a respingere questo attacco" ha aggiunto Mohammed Barau.

I "Taliban" nigeriani, apparsi nel 2004, hanno la loro base nel villaggio di Kanamma, nello stato di Yobe, alla frontiera con il Niger. Si tratta per lo più di studenti che hanno abbandonato gli studi e vogliono instaurare uno stato islamico nel Nord del Paese.

stuprata bimba liberiana, E i suoi genitori la ripudiano

NEW YORK - Stuprata a otto anni dai compagni di giochi, e adesso la sua famiglia non vuole più avere niente a che fare con lei. E’ accaduto a Phoenix, in Arizona: protagonista – e vittima – una bambina liberiana ripudiata dai genitori e data in affidamento, dopo che quattro ragazzini di poco più grandi di lei le hanno usato violenza, adescandola con l’offerta di una gomma da masticare.

L’incredibile vicenda – lo stupro, la reazione dei familiari – ha scatenato un moto di indignazione internazionale: ha protestato anche la presidente della Liberia, una donna, stigmatizzando il comportamento della famiglia e di una cultura ancora diffusa nel suo paese. Lo stesso da cui provengono anche i quattro giovanissimi stupratori. "La famiglia ha sbagliato: avrebbero dovuto aprire le braccia a una bambina traumatizzata e collaborare con le autorità americane per capire cosa fare con i quattro responsabili", ha detto la presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf in una intervista alla Cnn.

I quattro autori della violenza hanno età comprese tra i nove e i 14 anni. Steven Tuopeh, il maggiore, vive negli Stati Uniti dal 2005 ed è stato rinviato a giudizio come adulto per stupro e rapimento, mentre gli altri dovranno presentarsi davanti al tribunale dei minori per aggressione a sfondo sessuale. I quattro, dopo aver adescato la bambina in un capanno, l’hanno violentata a turno per 10-15 minuti. Qualcuno ha dato l’allarme: quando la polizia è arrivata, ha trovato la ragazzina seminuda che urlava istericamente e il branco degli stupratori in fuga.

Ma al di là dell’orrore, la vera sorpresa per gli agenti è stata la reazione del padre: "Ci ha detto: prendetela, non la voglio più in casa", ha raccontato il sergente Andy Hill. In Liberia lo stupro viene spesso vissuto come una macchia dalla famiglia della vittima: la Sirleaf ha cercato di cambiare questa cultura rivelando di esser stata lei stessa vittima di tentate violenze sessuali durante la guerra civile che fino al 2003 ha insanguinato il paese. Secondo esperti della condizione della donna nelle nazioni paesi in via di sviluppo, la reazione dei genitori della piccola vittima anche troppo comune: "Le donne, le ragazze, sono quelle a cui viene data la colpa", ha detto Monica Westin, fondatrice di World Hope International. Nei giorni scorsi, l’amministrazione Obama ha fatto un passo importante sul piano del diritto, avallando la richiesta di asilo politico di una donna messicana vittima di violenza domestica. L’asilo può essere concesso alle donne vittime di gravi violenze fisiche o sessuali che non possono sfuggirvi a causa della cultura del loro paese, ha indicato il ministero della Sicurezza interna a un tribunale dell’immigrazione che ha esaminato il caso.

Afghanistan, feriti 3 militari italiani

MILANO – Un attacco con un ordigno esplosivo avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato contro una pattuglia di militari italiani in Afghanistan ha causato due feriti. L’esplosione è avvenuta al passaggio di un mezzo blindato Lince vicino ad Herat, nell’Ovest del Paese. In un primo tempo si era diffusa la notizia che i militari rimasti contusi fossero quattro, ma poi una nota ufficiale del comando militare italiano ha ridimensionato la notizia. La pattuglia si trovava nella località di Adraskan, a circa 60 km da Herat, quando ha subito l’attacco. «L’ordigno era posizionato in una moto parcheggiata al margine della strada ed è stato attivato con un congegno a distanza – spiega la nota -. "I militari, insospettiti, si sono spostati nella carreggiata opposta e, con questa manovra, hanno fatto sì che l’esplosione coinvolgesse il mezzo in maniera parziale». Il comunicato riferisce che nel ribaltamento del mezzo, «sono rimasti lievemente contusi due dei nostri militari, che sono stati soccorsi e sono ora ricoverati nell’ospedale militare di Herat e dichiarati guaribili in pochi giorni».

L’ATTACCO DI FARAH - Non è stato l’unico episodio della giornata in cui sono rimasti coinvolti soldati del contingente italiano, che nel Paese dispiega un contingente di 2.800 unità. Un altro militare – un bersagliere – è stato ferito in un attacco nell’area di Farah, nell’ovest dell’Afghanistan. Non è in pericolo di vita, ha riportato la frattura dell’ulna del braccio destro. «Questa mattina – ha spiegato il maggiore Marco Amoriello, portavoce del contingente – un’unità complessa, composta da personale del 187esimo Reggimento Folgore e del Primo Reggimento Bersaglieri è stata attaccata nei pressi del villaggio di Bala Boluk, a circa 50 chilometri a nord di Farah, mentre svolgeva una operazione congiunta con le forze di sicurezza afghane per il controllo del territorio». La reazione dei militari italiani è stata «immediata: nell’area sono stati anche inviati sia degli aerei della coalizione per il supporto ravvicinato che gli elicotteri italiani A 129 Mangusta. Data la tipologia dell’area – prosegue Amoriello – l’intervento degli aerei è stato evitato e si è preferito far intervenire gli elicotteri i quali hanno potuto supportare con le armi di bordo l’azione dei nostri militari sul terreno, favorendo dopo quasi cinque ore di scontri lo sganciamento delle nostre truppe, che hanno poi proseguito l’azione preventivamente pianificata con le forze afghane». Il militare è stato immediatamente soccorso ed evacuato in elicottero presso l’ospedale militare di Farah. Le sue condizioni non sono gravi e verrà dimesso entro pochi giorni.

«FASE ESTREMAMENTE PERICOLOSA» - Il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, esprime ai militari italiani feriti oggi in Afghanistan gli auguri suoi personali e dell’intera Camera dei deputati di una pronta guarigione. Il Presidente conferma al tempo stesso la vicinanza a tutti i nostri soldati impegnati in questi giorni ad affrontare una recrudescenza delle attività ostili nel difficile teatro afghano. Messaggi di solidarietà sono stati inviati anche dal presidente del Senato, Renato Schifani, e dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Quest’ultimo ha sottolineato «come questa sia l’ennesima conferma della fase estremamente pericolosa» che si sta vivendo nel paese «per la frequenza degli attacchi». Una fase, ha aggiunto, «che ho potuto verificare nella recente visita in Afghanistan dalla quale sono emerse precise indicazioni su come rafforzare la sicurezza dei nostri soldati nelle fasi operative».

BOSSI: «LI PORTEREI A CASA TUTTI» - Estremamente critica la posizione di Umberto Bossi, ministro per le Riforme e leader della Lega Nord: «Io li porterei a casa tutti. La missione costa un sacco di soldi e visti i risultati e i costi bisognerebbe pensarci su». Il commento è arrivato a margine della serata per la selezione di Miss Padania. «Secondo me – ha aggiunto Bossi – è necessario spendere il meno possibile anche se è chiaro che in Afghanistan c’è un problema internazionale che non è così semplice da risolvere».

Distribuiva Bibbie. Giustiziata in Nord Corea

PECHINO La legge applicata in Corea del Nord: una donna, madre di famiglia, è stata giustiziata pubblicamente per avere «distribuito Bibbie», libri tabù nell’ultimo regno comunista del pianeta. La notizia è stata diffusa da attivisti sudcoreani che hanno spiegato come Ri Hyon-ok, 33 anni, sia stata anche accusata di essere una spia «al soldo degli Usa e della Corea del Sud» e di aver incitato il «popolo alla sovversione ». Suo marito e i tre figli, il giorno dopo l’esecuzione, avvenuta il 16 giugno, sarebbero stati spediti in un campo di detenzione vicino alla città di Hoeryong, presso la frontiera con la Cina. Difficile che riescano a ritornare a casa loro: le condizioni di vita in questi lager sono spaventose. In Corea del Nord, quando qualcuno viene accusato di misfatti «controrivoluzionari », tutti i familiari più stretti in qualche modo ne condividono la sorte, secondo il principio che è il clan colpevole del comportamento sbagliato del singolo. La relazione degli attivisti pubblicata a Seul cita documenti non identificati ottenuti dalla Corea del Nord, nei quali compare anche la foto della carta d’identità di Ri emessa dal governo nordcoreano. È impossibile verificare la notizia, dal momento che nessuno ha accesso diretto a informazioni in Nord Corea. Ma non deve sorprendere la severità della condanna: il regime punisce con la morte una grande varietà di «reati», dall’omicidio alla distribuzione di film stranieri. Per quanto ufficialmente la professione della fede cristiana non sia vietata dalla legge, e Pyongyang abbia autorizzato l’apertura di tre chiese «statali» (una cattolica e due protestanti), di fatto nessun suddito del Caro Leader può pensare di entrare in un simile luogo di culto, riservato in realtà alla striminzita comunità straniera.

Ciononostante, in Corea del Nord pare si trovino almeno 30 mila cristiani «occulti», che praticano la loro fede segretamente, nelle nuove «catacombe » del Ventunesimo secolo. Tuttavia, ogni tanto qualche «ligio cittadino» si insospettisce. E allora gli sgherri di Kim Jong-il colpiscono: basta il possesso di una Bibbia per affrontare una sicura condanna alla pena capitale. «La Corea del Nord — spiega l’attivista Do Hee-youn — considera che i cristiani siano una minaccia potenziale per il regime». La Commissione d’inchiesta sui crimini contro l’umanità, con sede a Seul, ha raccontato anche un altro episodio raccapricciante. Gli agenti della polizia politica, di recente, hanno arrestato una cristiana, Seo Kum-ok, 30 anni in una città vicino a Ryongchon. Dopo averla torturata, l’hanno accusata di essere una spia pronta a rivelare i segreti nucleari della Corea del Nord. A chi? È chiaro: agli Usa e alla Corea del Sud. Suo marito è stato ugualmente arrestato, mentre i due figli sono scomparsi: nessuno sa dove si trovino.

La Commissione sta cercando di redigere un rapporto da sottoporre alla Corte penale internazionale per chiedere «l’incriminazione di Kim Jong-il». Per l’Ong sudcoreana, il Caro Leader «non può essere all’oscuro di tutti gli omicidi, gli arresti e le condanne ai lavori forzati» commessi in suo nome: il suo potere, a Pyongyang, è assoluto.

Ucciso figlio di Bin Laden

NEW YORK – Saad Bin Laden, il terzo figlio di Osama Bin Laden, potrebbe essere stato ucciso in un attacco aereo americano in Pakistan all’inizio dell’anno. Lo ha reso noto la radio pubblica americana NPR, senza specificare il luogo esatto del bombardamento.

L’ATTACCO- La probabilità che Saad Bin Laden, circa 20 anni e terzo figlio del capo di Al Qaeda, sia rimasto ucciso nell’attacco missilistico portato da un drone (aereo senza pilota) oscilla tra «l’80 e l’85%», ha detto un alto funzionario del controspionaggio americano alla radio. Nel gennaio del 2009 il Dipartimento del Tesoro americano aveva congelato i beni di Saad Bin Laden sulla base del sospetto di appartenere alla rete terroristica di Al Qaeda. Saad, 30 anni, pare sia il responsabile dell’attacco in Tunisia nel 2002, a causa del quale morirono 19 persone. Pare sia sposato con una donna dello Yemen.

Egitto: 13 morti, Un bus carico di passeggeri

IL CAIRO, 22 LUG – Tredici persone sono morte e 24 sono rimaste ferite in un incidente stradale avvenuto ad Al-Naqab, nell’Egitto sud occidentale. Un autobus pubblico carico di passeggeri si e’ scontrato con un camion. Il bus proveniva dal Cairo ed era diretto a sud. Fonti ufficiali affermano che in Egitto il numero dei morti per incidenti stradali si aggira tra i 6000 e gli 8000 all’anno, mentre i feriti sono decine di migliaia.

Turista tedesco ucciso in centro

ISTANBUL – Un turista tedesco è stato accoltellato a morte nel centro di Istanbul. Il terribile fatto è avvenuto nel pomeriggio di lunedì. Nel frattempo sono stati diffusi i fotogrammi dell’agghiacciante sequenza dell’aggressione ripresi da una telecamera di sorveglianza.

LA VICENDA – Il turista, Gregor Kerkeling, 45 anni, stava passeggiando con la sua fidanzata turca nella centralissima via commerciale Istiklal Caddesi, la via dell’Indipendenza, quando improvvisamente è stato avvicinato da uno sconosciuto che l’ha accoltellato al cuore. Trasportato d’urgenza è deceduto poco dopo all’ospedale. L’assassino, Ibrahim Akyol, ha cercato di fuggire, ma è stato fermato da alcuni passanti, che lo hanno consegnato alla polizia. Secondo quanto riportato dai media turchi il turista si sarebbe rifiutato di dare del denaro all’uomo – appena 1 lira turca, l’equivalente di 47 centesimi di euro. La Cnn turca riporta inoltre che i soccorsi sono giunti sul posto dopo oltre mezz’ora dall’accaduto, nonostante l’ospedale più vicino si trovi ad appena 2 minuti di distanza.

Milano Incontro Tra Berlusconi-Mubarak

Sono questi, accanto ai temi più squisitamente politici, gli argomenti a cui è dedicata la giornata di lavoro del Forum che si è aperto questa mattina a Milano. A margine dell’evento, incontro tra il premier italiano e il presidente egiziano. Mubarak ha ringraziato il presidente del Consiglio per l’organizzazione del G8 che si è tenuto all’Aquila. La crisi finanziaria internazionale al centro dei colloqui.

Febbre suina, una vittima in Egitto

Una 25enne al ritorno da un pellegrinaggio in Arabia Saudita è morta all’ospedale a causa dell’influenza suina, divenendo il primo decesso del Virus A registrato in Egitto. La donna, arrivata il 16 luglio, è stata ricoverata nella provincia di Gharbia, sul Delta del Nilo, con sintomi quali "febbre reumatica, carenza d’ossigeno nel sangue e un attacco cerebrale", ha dichiarato il ministero, ed è poi morta in ospedale.

Somalia, rapiti tre cooperanti stranieri

Lo riferiscono un funzionario e alcuni residenti. «Le autorità di Mandera (in Kenya) ci hanno detto che quei cooperanti sono stati rapiti. Ora li cercheremo» ha detto Sheikh Osman, un funzionario di al Shabaab nel vicino distretto in Somalia. Non è chiaro quale sia la nazionalità dei rapiti e dell’organizzazione per la quale lavorano.

I sequestri nel Paese del Corno d’Africa sono piuttosto frequenti, per lo più a danno di somali, a volte anche di stranieri e sempre più spesso di equipaggi di navi lungo la costa.

In passato, la maggior parte degli stranieri sono stati liberati illesi dietro pagamento di un riscatto.
Ieri al Shabaab, il movimento somalo legato ad al Qaeda, ha preso possesso di due ostaggi francesi rapiti martedì in un hotel di Mogadiscio. I due lavoravano come consiglieri della sicurezza per il governo del presidente Sheikh Sharif Ahmed.

Al Shabaab è il braccio armato del movimento delle Corti Islamiche che controllava Mogadiscio e gran parte del sud nel 2006 prima dell’offensiva etiope.