Iran, pugno di ferro di Ahmadinejad

Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha auspicato che i capi dell’opposizione vengano puniti per i disordini nelle proteste contro la sua rielezione, nel voto del 12 giugno. «Bisogna affrontare seriamente la questione degli istigatori degli incidenti»,ha affermato Ahmadinejad nel corso di un sermone a Teheran per la preghiera del venerdì, «quelli che hanno provocato, organizzato e attuato la linea del nemico devono essere affrontati con fermezza».

È la prima volta che Ahmadinejad prende posizione a favore della linea dura contro i leader dell’opposizione. In passato aveva raccomandato alla magistratura la massima clemenza nei confronti dei manifestanti arrestati, sostenendo che erano stati manipolati dalla propaganda nemica. Un appello ripetuto nel suo sermone. «Chi proviene dai ranghi inferiori e chi è stato ingannato deve essere trattato con compassione islamica», ha affermato il presidente iraniano, mentre la folla urlava «Giustiziate i capi della rivolta».

Nei disordini scoppiati per i presunti brogli nelle elezioni presidenziali ci sono stati almeno 30 morti (69 per l’opposizione). Inizialmente erano state arrestate almeno 4mila persone, tra cui esponenti riformisti, giornalisti e sostenitori dell’opposizione, accusati di essere finanziati da potenze straniere per rovesciare il regime della repubblica islamica.

I leader dell’opposizione, tra cui gli ex candidati Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, hanno condannato i processi spettacolo e si sono rifiutati di riconoscere la legittimità della rielezione di Ahmadinejad. Ci sono state anche accuse di stupri e abusi in cella sui manifestanti arrestati, due dei quali sono morti nel carcere di Kahrizak, a sud di teheran, poi chiuso dal governo.

Per gli abusi in carcere e gli attacchi ai dormitori universitari, Ahmadinejad ha accusato nel suo discorso i nemici stranieri e «il movimento golpista».

Sarkozy e Putin disertano la festa del rais

MILANO - Sarkozy, Medvedev e Putin non andranno a Tripoli per le celebrazioni del 40° anniversario dalla rivoluzione che ha portato al potere Muammar Gheddafi. L’Eliseo e il Cremlino hanno smentito le notizie secondo cui il presidente francese, il primo ministro e il presidente russi avrebbero partecipato alla cerimonia che si terrà martedì a Tripoli. «Non è mai stato in discussione», dicono i collaboratori del presidente francese, aggiungendo che non è previsto l’invio di una delegazione da Parigi. Parteciperà all’evento in rappresentanza di Parigi solo l’ambasciatore francese Francois Gouyette. Dal Cremlino viene precisato che in quella data Medvedev, pur avendo ricevuto l’invito, non andrà in Libia perché la sua agenda era già impegnata. Quanto a Putin, il suo portavoce Dmitri Peskov ha ricordato che «il 1° settembre il premier sarà a Danzica per una visita già concordata precedentemente». È invece confermata la presenza del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, dei reali di Spagna e di diversi capi di Stato africani.

PREPARATIVI - Tripoli è in fermento: le celebrazioni cominciano il 30 agosto quando, con l’arrivo di Berlusconi, si celebra la prima giornata dell’amicizia italo-libica, a un anno esatto dalla firma a Bengasi del Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato fra i due Paesi. Il 31 agosto sarà dedicato al prossimo summit dell’Unione Africana, di cui è presidente di turno lo stesso Gheddafi e al quale parteciperanno molti capi di Stato africani e alcuni rappresentanti della Lega Araba. Il 1° settembre sarà celebrato l’anniversario della rivoluzione ed è prevista l’esibizione delle Frecce Tricolori, cosa che sta suscitando non poche polemiche, soprattutto da parte dei radicali e dell’Italia dei valori. L’Udc ha organizzato per domenica una protesta sulla pista della base di Rivolto (Udine), sede delle Frecce Tricolori, in quanto contrario alla manifestazione «in un Paese dove vengono calpestati i diritti civili». Gheddafi dovrebbe tenere un discorso nella piazza Verde, davanti al castello di Tripoli. I giornalisti invitati dal governo libico per dare copertura mediatica agli eventi sono 170 e 20 saranno gli inviati della nuova televisione del figlio del leader, Saif al Islam, Matawassit (‘Mediterraneo’ in arabo), che trasmetterà l’intera celebrazione.

BERLUSCONI SOLO IL 30 AGOSTO – Ambienti di palazzo Chigi precisano che Berlusconi sarà a Tripoli il 30 agosto. Il 1° settembre il presidente del Consiglio sarà a Danzica per il 70° anniversario dell’inizio della seconda guerra mondiale. Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri: «Le polemiche sulla presenza il 1° settembre di Berlusconi a Tripoli ai festeggiamenti per la rivoluzione libica sono quindi inutili. Berlusconi sarà ospite di Gheddafi il 30 agosto per il primo anniversario del nuovo trattato tra Italia e Libia. È cosa ben diversa dal 40° anniversario della rivoluzione di Gheddafi del 1° settembre. In quel giorno ci saranno solo le Frecce Tricolori e non Berlusconi».

Tripoli frena sull'attentatore di Lockerbie: «Niente festa»

LONDRAAbdel Baset Ali al-Megrahi non sarà ai festeggiamenti che si terranno la prossima settimana a Tripoli per celebrare il 40mo anniversario dell’arrivo al potere di Muammar Gheddafi. Lo ha assicurato il figlio del colonnello, Saif al-Islam, in un’intervista al quotidiano scozzese «The Herald», nella quale si è scusato se si è avuta la percezione che il governo libico non abbia fatto abbastanza per evitare un’accoglienza da eroe all’attentatore di Lockerbie, pur sottolineando che per il suo arrivo «non c’è stata alcuna celebrazione ufficiale».

LO SCAMBIO CON LA GRAN BRETAGNAIl primogenito del colonnello ha poi spiegato come si è arrivati, otto giorni fa, al rilascio di al-Megrahi, deciso dal ministro della Giustizia scozzese Kenny MacAskill, un «grande uomo», per ragioni umanitarie. «Per gli ultimi sette o otto anni abbiamo cercato di ottenere il trasferimento in Libia di al-Megrahi per scontare qui la sua condanna e in passato abbiamo cercato molte volte di firmare l’accordo sul trasferimento dei detenuti (Pta) senza citare al-Megrahi, anche se era ovvio che noi pensavamo a lui». Il Pta, ha aggiunto, «fa parte di uno scambio con la Gran Bretagna». «Quando Tony Blair venne qui (nel 2004, ndr) – ha ricordato Saif al Islam – firmammo l’accordo. Non è un segreto. Ma io voglio essere essere chiaro con i vostri lettori, non abbiamo citato al-Megrahi. »La gente non dovrebbe essere arrabbiata, perchè stiamo parlando di commercio e di petrolio. In quella stessa occasione firmammo un accordo petrolifero, il commercio, la poltica e i contratti hanno tutti a che vedere con il Pta«, ha concluso il figlio del leader libico, confermando le teorie di quanti nei giorni scorsi avevano collegato il rilascio dell’attentatore di Lockerbie all’apertura del mercato libico per le imprese britanniche.

FRATTINI - E sulle polemiche per la presenza di Silvio Berlusconi a Triboli in occasione della festa dei 40 anni della rivoluzione libica è intervenuto il ministro degli Esteri Frattini: «Può non piacere ma il trattato» di amicizia Italia-Libia «è stato firmato proprio il 30 agosto scorso» e la presenza del premier a Tripoli risponde agli «interessi fondamentali che l’Italia ha con la Libia nel Mediterraneo, dall’immigrazione al controllo delle frontiere, fino agli interessi economici bilaterali». In ogni caso la posizione dell’Italia, che parteciperà alla manifestazione del primo settembre con l’esibizione delle Frecce Tricolori ma non con la presenza del premier, «non è isolata per niente» perché «anche la Spagna di Zapatero partecipa proprio al 40/esimo anniversario della rivoluzione».

LA RUSSA - Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa in una intervista al «Messaggero», minimizzando il no dei capi di Stato francese e russo a presenziare alle celebrazioni per il quarantennale della rivoluzione di Gheddafi. «Non credo – dice – abbiano motivato la loro assenza con le polemiche sollevate. E poi se non ci vanno loro, dovrebbero rinunciare le Frecce Tricolori? Io, ad esempio, non ci andrò. Vorrei comunque ricordare che a quella manifestazione, ci saranno invece due aerei francesi». E sulla presenza del premier La Russa dice: «Il presidente del Consiglio si recherà a Tripoli per il primo anniversario del nuovo Trattato tra Italia e Libia. È cosa ben diversa dal quarantesimo anniversario della Rivoluzione di Gheddafi. E lì ci saranno le Frecce Tricolori».

Salta la cena tra Berlusconi e il cardinal Bertone

MILANO – Un cambio di programma dell’ultimo minuto. La sala stampa vaticana ha comunicato che la cena della Perdonanza annunciata per questa sera all’Aquila, alla quale avrebbero dovuto partecipare, fra gli altri, il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stata annullata. Il presidente del Consiglio avrebbe inoltre deciso di delegare, quale rappresentante del governo alle celebrazioni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta , «per evitare – aggiunge la nota della sala stampa – strumentalizzazioni».

LA NOTA – «Al termine della celebrazione – ha aggiunto il portavoce vaticano – l’Arcivescovo aveva pensato, in un primom momento, di organizzare una cena quale segno di ringraziamento al Segretario di Stato, ai vescovi e alle autorità per la loro presenza e per la loro opera a favore delle vittime del terremoto. In un secondo tempo si è preferito cancellare la cena e devolverne il costo a beneficio dei terremotati».

TENSIONI – Occorre segnalare che, dopo che negli scorsi giorni la polemica politica era stata animata dalle tensioni tra la Lega e gli ambiti ecclesiastici, la decisione di annullare l’incontro tra Berlusconi e Bertone arriva all’indomani dell’esplosione delle polemiche tra la Cei e il direttore del Giornale Vittorio Feltri (il cui editore è Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio) a seguito di un duro attacco al direttore di Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana) Dino Boffo.

VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI – Intanto Gianni Letta, è giunto a Palazzo Grazioli dove si trova il premier. Prima di lui aveva raggiunto al residenza romana del presidente del Consiglio anche il suo portavoce Paolo Bonaiuti. L’incontro ha avuto inizio proprio poco dopo l’annuncio da parte della sala stampa vaticana dell’annullamento dell’incontro all’Aquila fra Berlusconi e il Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone.

Il premier a Tripoli i dubbi della Casa Bianca

NEW YORK - La visita di Berlusconi da Gheddafi è il primo dossier delicato che attende il nuovo ambasciatore americano in Italia. Il 64enne David Thorne pochi giorni fa ha concluso la "cerimonia del giuramento" a Boston, sotto lo sguardo affettuoso del suo sponsor politico più importante: il cognato John Kerry, ex candidato presidenziale e presidente della commissione Esteri al Senato, che ha convinto Obama a sceglierlo come rappresentante a Roma.

Imprenditore di successo, grande conoscitore del nostro paese dove visse dall’età di 8 anni (suo padre amministrava gli aiuti del Piano Marshall nel dopoguerra), Thorne parla correntemente l’italiano: gli sarà utile per trasmettere con precisione le perplessità e i timori di Washington sulla questione libica. Un tema diventato scottante dopo l’accoglienza trionfale organizzata a Tripoli per Abdel Basset Ali al-Megrahi, il terrorista colpevole della strage di Lockerbie in cui undici anni fa morirono 189 americani. Condannato all’ergastolo, al-Megrahi è stato rilasciato dalla Scozia per ragioni umanitarie, perché sarebbe malato di cancro. Oltre a "deplorare" la decisione scozzese, Obama aveva subito ammonito la Libia: "Che al suo arrivo non sia trattato da eroe". Come è puntualmente accaduto, suscitando orrore in America. Le famiglie delle vittime di Lockerbie preparano manifestazioni di protesta per il 24 settembre, quando Gheddafi verrà a New York all’assemblea dell’Onu. E la Casa Bianca non può sottovalutare il loro dolore.

Ieri il premier britannico Gordon Brown si è allineato con Washington, si è detto "furioso" e "disgustato". Era il primo commento fatto da Brown, ed è chiaro che le sue parole erano soppesate per tamponare lo sdegno degli Stati Uniti. Il premier ha spiegato che a luglio aveva detto a Gheddafi che il governo britannico non poteva avere alcun ruolo nella liberazione di al-Megrahi, decisione presa dall’esecutivo scozzese. "Sono arrabbiato e provo repulsione per l’accoglienza ricevuta al suo ritorno in Libia da un attentatore colpevole di un enorme crimine terroristico", ha detto Brown. Il premier ha aggiunto che l’impegno della Gran Bretagna contro il terrorismo resta "assoluto", e ha negato che la vicenda possa danneggiare i rapporti con gli Usa.

Brown ha sentito il bisogno di una condanna così netta dopo che la Libia era riuscita a coinvolgere Londra, ringraziando per il presunto ruolo della famiglie reale ed altre connessioni altolocate che avrebbero facilitato la liberazione. Altrettante ragioni di irritazione a Washington, dove adesso si guarda con apprensione agli "usi" politici che Gheddafi potrà fare della visita di Berlusconi. Non che la squadra di Obama voglia ripudiare il disgelo iniziato nel 2003 tra l’Amministrazione Bush e la Libia. Ma Gheddafi viene considerato poco affidabile. Mantenere i patti non è il suo forte, soprattutto se i patti includono clausole di riservatezza. Così al G8 dell’Aquila il portavoce di Obama sentì il bisogno di precisare che l’abbandono del programma nucleare libico fu "una decisione assolutamente volontaria". Per sgomberare il campo da "rivelazioni" su presunte contropartite. Dell’Italia, Washington teme la fragilità strutturale, legata all’eccessiva dipendenza energetica da poche fonti, geopoliticamente ad alto rischio. E nessuno dimentica che a Roma a giugno Gheddafi definì l’America "terrorista come Bin Laden". Cosa potrà accadere con Berlusconi a Tripoli? Più delle Frecce Tricolori si temono scivoloni di sostanza, come accadde un anno fa quando il Trattato di pace Italia-Libia parve contenere una clausola di protezione per Tripoli contro l’uso delle basi Nato. Casa Bianca e Dipartimento di Stato non vogliono rilasciare dichiarazioni, anche per non pregiudicare i primi passi del neo-ambasciatore. Ma che il viaggio di Berlusconi giunga in un momento inopportuno, se lo lasciano strappare.

Strage Kandahar, Militari italiani trovano un potente ordigno

KABUL - I taliban negano qualsiasi responsabilità per l’attentato di Kandahar, in cui hanno perso la vita almeno 43 persone, per la maggior parte civili. Una vera e propria strage, compiuta nel giorno in cui sono stati annunciati i primi risultati ufficiali delle elezioni del 20 agosto: dallo scrutinio del 10% delle schede emerge un testa a testa fra il presidente uscente Hamid Karzai (41%) e l’ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah (39%). La tensione rimane altissima in tutto l’Afghanistan, come conferma il fatto che questa mattina i militari italiani hanno trovato un potente ordigno vicino a Kabul.

L’attentato di Kandahar. In un sms inviato a un giornalista dell’Associated Press il sedicente portavoce talebano Qari Yusuf Ahmadi ha negato qualsiasi coinvolgimento condannando "un attacco nel quale sono stati uccisi civili innocenti".

Prima che arrivasse questa comunciazione, i media afgani avevano già constatato che i principali portavoce degli insorti erano irraggiungibili e avevano i telefoni cellulari spenti. In generale, i taliban rivendicano prontamente simili azioni, come avvenuto in queste ultime settimane in varie zone del Paese.

Non è ancora chiaro quale fosse l’obiettivo dell’azione terroristica. Gli inquirenti sottolineano che l’esplosione è avvenuta poco dopo l’annuncio dei primi risultati delle elezioni presidenziali. Inoltre, ricordano che Kandahar, capoluogo di una provincia roccaforte dei taliban, è la città natale di Karzai e che il suo potente fratellastro, Ahmasd Wali, nè è il governatore. Nella zona in cui è esploso il camion-bomba ci sono la sede dei servizi di intelligence provinciali, vari uffici dell’Onu e la base di una compagnia giapponese che ha vinto un contratto per costruire un’autostrada attraverso una zona controllata dai talebani.

Trovata bomba vicino a Kabul. Un potente ordigno rudimentale, da azionare a distanza, è stato trovato dai militari italiani vicino a Kabul. L’ordigno, secondo quanto riferiscono al comando di Italfor, era radiocomandato e composto da due proiettili di mortaio collegati a una batteria, con circuito elettrico e ricevitore. Era stato nascosto a un metro dalla carreggiata, sul margine destro della strada che collega Kabul alla valle di Mushai (a circa 15 chilometri dalla capitale e a una decina dalla valle).

Dopo la scoperta sono state predisposte tutte le misure di sicurezza del caso: l’area è stata isolata e sono scattati una serie di controlli per accertare che non vi fossero altri pericoli, mentre la rimozione e la distruzione dell’ordigno è stata affidata ad artificieri locali.

Alfano: «Carceri sovraffollate a causa degli stranieri»

ROMA - Le carceri italiane sono «idonee» a ospitare soltanto «i detenuti italiani», altrimenti «si supera la capienza regolamentare e quella tollerabile». Per questo il ministro della Giustizia si appella all’Unione europea: «Deve farsi promotrice di trattati» e «dare risorse economiche agli Stati per costruire nuove carceri». «Ci sono oltre 63mila detenuti, oltre 20mila sono stranieri – ricorda Angelino Alfano prima di partecipare a un incontro al Meeting di Cl di Rimini – vuol dire che le carceri italiane sono idonee ad ospitare i detenuti italiani. Con l’aggiungersi degli stranieri agli italiani, si supera la capienza regolamentare ma anche quella tollerabile».

RISORSE ECONOMICHE – «Ho fatto un appello all’Ue – dice – non può da un lato esercitare sanzioni e dall’altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento carcerario che deriva dalla presenza di detenuti stranieri: un fenomeno a cui la Ue deve prestare attenzione. La Ue deve o farsi promotrice di trattati o dare risorse economiche agli Stati più interessati dal problema per costruire nuove carceri». Alfano assicura però che «non ci saranno nuovi indulti. Lo dico chiaramente da un anno». E propone un confronto a tutto campo sui temi della riforma della Giustizia «prima di andare in Parlamento».

Testa a testa Karzai-Abdullah

KABUL - Si profila un testa a testa tra Hamid Karzai e Abdullah Abdullah, stando almeno ai primi risultati parziali delle presidenziali in Afghanistan, forniti dalla Commissione elettorale indipendente. Dopo lo spoglio del 10% dei voti espressi, al presidente uscente è attribuito il 41% delle preferenze, al principale rivale il 39%.

I NUMERI - «Su un totale di 524.444 voti validi, 212.927 sono andati a Karzai e 202.889 ad Abdullah», ha riferito un portavoce della Commissione elettorale in una conferenza stampa. Nei prossimi giorni, la Commissione continuerà a diffondere i risultati parziali delle elezioni del 20 agosto ma i dati definitivi non saranno disponibili prima di metà-fine settembre.

IPOTESI BALLOTTAGGIO – Se né il presidente uscente né il principale avversario Abdullah riusciranno a ottenere più del 50%, i due dovranno confrontarsi di nuovo al secondo turno. I sostenitori di Karzai si sono già sbilanciati, affermando che il presidente ha raggiunto circa il 70% delle preferenze, mentre Abdullah ha denunciato pesanti irregolarità a favore di Karzai.

MO: Gaza, raid aereo israeliano

L’aviazione israeliana ha portato nella notte un raid contro alcuni tunnel nei pressi di Rafah: quattro palestinesi sono rimasti uccisi. E’ avvenuto nel sud della Striscia. Una fonte militare israeliana ha precisato che il raid e’ seguito a colpi di mortaio che hanno ferito un soldato israeliano. L’attacco aereo, il primo dal 10 agosto scorso, ha preso di mira i tunnel usati per il contrabbando di armi, carburante e medicinali tra Gaza e l’Egitto.

Iraq, Venti morti, esplosi due minibus

BAGHDAD - Un’altra strage di civili nell’inferno iracheno: 20 persone, tra cui donne e bambini, sono morte in un duplice attentato che ha preso di mira due minibus diretti alla città di Kut, a circa 150 chilometri a sud di Bagdad. Gli autobus, carichi di civili, erano partiti dalla capitale irachena e stavano per arrivare nella cittadina, a prevalenza sciita, quasi al confine con l’Iran.

La prima deflagrazione è avvenuta intorno alle 14,30 ora locale (le 13.30 in Italia), mentre il pulmino si trovava a 15 chilometri da Kut. La deflagrazione del secondo minibus è avvenuta mezz’ora dopo, sullo stesso tratto di strada, a una quaratina di chilometri dalla città.

Il clima di perenne tensione e il rischio di continui attentati, limita solo parzialmente la vita quotidiana dei cittadini, che comunque tendono a condurre un’esistenza normale, nonostante la consapevolezza che uscire di casa significhi spesso non farne ritorno.

Solo quattro giorni fa un altro attentato è costato la vita a 95 persone nelle strade di Bagdad, dove è esplosa una bicicletta-bomba, che nascondeva l’ordigno saltato in aria in un mercato, nell’affollata piazza Hafed al Qadi, su via Al Rashid.

Intanto, in vista delle elezioni legislative previste a gennaio 2010, i maggiori partiti sciiti iracheni hanno oggi dato vita a una nuova coalizione, dalla quale è stato escluso il partito del premier sciita Nuri al Maliki.
L’annuncio della nascita dell’"Alleanza nazionale irachena", che sostituisce così la vecchia "Alleanza irachena unita" creata per le elezioni parlamentari del 2005, è stato dato in un albergo di Bagdad dall’ex premier sciita Ibrahim Jaafari.

Nel raggruppamento figurano quasi tutte le sigle dello sciismo politico iracheno: il Consiglio supremo islamico di Abdel Aziz al Hakim (attualmente ricoverato in ospedale a Teheran) e il movimento guidato dal leader radicale Moqtada Sadr, entrambi vicini all’Iran; la Corrente per la riforma nazionale di Jaafari; il Congresso nazionale di Ahmad Chalabi e altri, tra cui il partito Fadila e il Fronte indipendente di solidarietà