Tunisino aggredisce per strada un frate gridando «Allah e Akbar»

SANREMO – Al grido di «Allah è grande», un extracomunitario nordafricano, ha massacrato un frate cappuccino a colpi di bottiglia, infierendo sull’uomo con calci e pugni anche quando era ormai a terra. Ora il frate di Sanremo, padre Riccardo, 76 anni, rischia di perdere l’uso di un occhio.

ARRESTO – Per l’aggressione gli uomini della questura di Imperia e del Commissariato di Sanremo hanno arrestato un tunisino di 20 anni, clandestino. Il ragazzo, che è clandestino già espulso dal territorio nazionale e poi arrestato e scarcerato per possesso di droga, avrebbe avuto col frate una discussione su alcuni simboli religiosi prima dell’aggressione. Ma la polizia, che ha rintracciato il tunisino grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza collocate nella zona, nega che l’aggressione possa aver movente religioso. Starebbe, invece, nella negazione dell’elemosina la causa della violenza perpetrata sul frate. Il tunisino, che adesso si trova in stato di arresto nella cella di sicurezza del commissariato per il reato di immigrazione clandestina, si è rifiutato di rispondere alle domande. La polizia sta aspettando che l’ospedale di Sanremo fornisca notizie sullo stato di salute del frate. Non è escluso che nelle prossime ore possa scattare una denuncia a carico del tunisino per lesioni gravissime. Secondo quanto appreso, la polizia ha accertato che già in passato un altro padre cappuccino era rimasto vittima di analogo episodio che non è mai stato denunciato alle forze di polizia.

La Russa: «Cittadinanza, ha ragione Fini»

ROMA - Via libera da La Russa a Fini che, dal palco della festa del Pdl, ha proposto la riforma della legge sulla cittadinanza. «Sono assolutamente d’accordo sul fatto che il tema debba essere affrontato nelle sedi di partito – ha detto il ministro della Difesa a margine della manifestazione del Pdl a Milano -. Sono in più assolutamente d’accordo sulla necessità di riformare la legge sulla cittadinanza. Penso alla "generazione Balotelli", ai ragazzi e ai bambini che hanno già compiuto un ciclo scolastico, e che hanno diritto, se amano l’Italia di essere italiani». Fini ha espresso l’auspicio che si potesse acquisire la cittadinanza italiana non solo in base alla burocrazia, ma anche considerando l’amore per il nostro Paese e dimostrando, fra l’altro, di conoscere la lingua e la storia italiana. Tutto questo, come prevedibile, non piace alla Lega. Secondo Calderoli «anticipare la cittadinanza, e quindi il diritto di voto agli immigrati è un attentato alla democrazia ed un esproprio della volontà popolare».

SEDI GIUSTE - Ma La Russa mette anche dei paletti: «I contenuti vanno discussi nelle sedi giuste – puntualizza -. Chi è nato qui e ha compiuto già un ciclo di studi ha diritto di diventare italiano. Per gli adulti, è giusto concedere la cittadinanza a chi vive in Italia da almeno dieci anni e sia in grado di dimostrare di conoscere la nostra lingua». Il ministro ha ribadito che la politica sull’immigrazione ha bisogno di «grande severità con gli irregolari», ma anche di una «vera integrazione» con gli immigrati che vivono e lavorano in Italia.

NO DELLA LEGA - Secca la replica della Lega alla proposta di Fini. «Portare avanti il modello di cittadinanza facile è sbagliato perché vorrebbe dire attirare sul nostro territorio milioni di immigrati che noi non possiamo accogliere. La Lega sente il dovere di rispettare gli impegni presi con la gente che non vuole questo risultato» dichiara in una nota il presidente dei deputati Roberto Cota.

FRANCESCHINI - Si dice invece vicino a Fini il segretario del Pd Dario Franceschini, che rispetta le posizioni del presidente della Camera sui temi della cittadinanza e dell’immigrazione e boccia l’idea di classi scolastiche divise per nazionalità. Quindi, conferma il parere favorevole alla concessione della cittadinanza in 5 anni. «Ci deve essere rispetto per le diversità e le differenze etniche, senza dimenticare di garantire con fermezza la sicurezza dei cittadini» prosegue, definendo inaccettabile l’abbandono degli extracomunitari in mare.

Trionfa la Merkel, crollo storico della Spd

BERLINO – I tedeschi hanno promosso Angela Merkel ma non la Grande Coalizione. Le elezioni politiche di domenica in Germania, contrassegnate dal più basso tasso di affluenza del dopoguerra (ha votato il 72,5%. Nel 2005 era stata del 77,7%, già allora un record negativo. Nel 2002 fu del 79,1%), riconsegnano nelle mani della cancelliera cristiano-democratica (l’Unione Cdu/Csu ottiene il 33,8%) le redini del governo per i prossimi quattro anni, ma promuovono al suo fianco i liberaldemocratici (Fdp) e bocciano, senza pietà, i socialdemocratici (Spd). La coalizione nero-gialla rispecchia esattamente il desiderio di Merkel che, subito dopo il voto, ha dichiarato soddisfatta: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo», possiamo governare il Paese «con una solida maggioranza».

FRANA LA SPD - Altrettanto, se non più soddisfatto, il leader Fdp (14,7%), Guido Westerwelle, consapevole della «grande responsabilità» del suo partito, che ottiene il «miglior risultato nella sua storia». I socialdemocratici sono i grandi perdenti di questo voto, mai così in basso dal dopoguerra (attorno al 23%). E lo ammettono subito. Frank-Walter Steinmeier, aspirante cancelliere per la Spd, riconosce «un’amara sconfitta», ma si candida a guidare l’opposizione al Bundestag. Anche gli altri due partiti minori, che restano all’opposizione come nella passata legislatura, guadagnano consensi: tanto la sinistra della Linke che i Verdi ottengono percentuali a due cifre, il 12,5% i primi, il 10,2% i secondi.

LA CANCELLIERA«Voglio essere la cancelliera di tutti i tedeschi, per migliorare la situazione del nostro Paese», ha detto Merkel, 55 anni, primo capo del governo donna e primo proveniente dall’ex Ddr. Con una maggioranza di 323 seggi (la maggioranza è di 309) la coalizione nero-gialla torna alla guida dell’esecutivo dopo 11 anni, dall’epoca di Helmuth Kohl che, pochi giorni fa, era sceso in campo per sostenere questa opzione. Numerosi dossier economici attendono il governo Merkel II, fra cui il previsto aumento della disoccupazione, la crescita del deficit, le difficoltà nel settore scolastico e sanitario. L’impegno in Afghanistan sarà un altro dossier delicato, così come quello energetico ambientale, con la volontà dei due partiti di rivedere l’abbandono del nucleare.

Cittadinanza, scontro alla festa del Pdl

MILANO - Lo scontro si consuma a (poca) distanza, sugli spalti della festa del Pdl a Milano. Fini torna a parlare di immigrazione, in particolare di cittadinanza, insistendo sulla necessità di ridurre i tempi da 10 a 5 anni. Gli replica indirettamente Cicchitto: «Mi sembra che 10 anni sia la data giusta di permanenza in Italia, coniugata però con esami seri». Tremonti, che ha partecipato con Fini ed Enrico Letta a un dibattito sulla situazione economica, concede invece un tiepido elogio (ma con immediato invito alla prudenza) al presidente della Camera: «Le sue posizioni sono generose e coraggiose e ne dobbiamo discutere. Ma è decisivo il fattore tempo, la cosa giusta nel tempo sbagliato può diventare sbagliata».

CITTADINANZASull’immigrazione l’ex leader di An è stato come sempre chiaro, sottolineando che discutere della cittadinanza «non ha mai fatto male a nessuno»: «Attendo di discuterne, non accento scomuniche preventive dagli organi di stampa e continuerò a porre la questione finché non mi si opporranno motivazioni valide». Il presidente della Camera insiste quindi sull’idea di ridurre i tempi per concedere la cittadinanza agli stranieri integrati dopo 5 anni e risponde indirettamente al presidente del Senato Schifani che ha sottolineato l’impossibilità di tale riforma: «Qualcuno non ha capito o finge di non capire. Non ho la presunzione di essere condiviso, ma non accetto di passare per eretico o che si dica di non poter discutere del tema in quanto non scritto nel programma elettorale o non si sa bene dove». «L’Italia è degli italiani – prosegue Fini – e se qualcuno pensa che io non lo creda è un problema suo. Ma è anche di tutti coloro che dimostrano di amarla. Ci sono 4 milioni di stranieri in Italia e non è un’eresia pensare di garantire loro la cittadinanza se dimostrano di parlare bene la nostra lingua, conoscere la nostra storia, sapere che Trieste e più a nord di Palermo, giurare fedeltà ai valori della Costituzione e servire la nostra patria con le armi».

LE REAZIONI - Sul tema della cittadinanza arrivano a Fini diverse precisazioni da esponenti del centrodestra. Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera, anche lui ospite della festa milanese: «Il Pdl deve discutere e poi decidere su questa questione. Ricordo che in Inghilterra c’era gente con la cittadinanza che poi faceva il terrorismo e in Francia organizzava le rivolte nelle banlieue». Il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Apprezzo la chiarezza con cui Fini ha affrontato la questione, non apprezzo invece alcune proposte estreme di deputati del Pdl che sono state fatte con esponenti del Pd senza nessun dibattito interno: queste sono proposte di deputati che una volta si definivano peones. Dobbiamo fare amare l’Italia a quella che io definisco la "generazione Balotelli". Il problema del tempo per la cittadinanza lo vedremo poi». Molto diretto il vice capogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello: «Dopo cinque anni io la cittadinanza non gliela voglio dare».

RIFORME - Parlando della crisi Fini sottolinea la necessità di realizzare al più presto le riforme: «Attenzione a dire che il peggio è passato. Per intercettare la ripresa servono interventi di cui ha bisogno il sistema Italia – spiega -. Non ho perso la speranza di realizzare in questa legislatura le riforme urgenti, anche se siamo in ritardo. Il governo ha fatto tutto ciò che doveva? Non sta a me dirlo, ogni italiano giudicherà». L’auspicio del presidente della Camera è che ci sia la coscienza che «alcune grandi sfide vanno affrontate congiuntamente dal sistema Italia, quindi maggioranza, opposizione, sindacati e altri soggetti che hanno a cuore l’interesse nazionale». Tra le riforme necessarie indica quella del sistema istituzionale, quella del bicameralismo perfetto, «che rende le decisioni meno solerti», la necessità di investire sulle eccellenze nelle università e nei centri di ricerca e «la riduzione delle distanze tra aree ricche e aree povere del Paese che non può essere rinviata».

LAVORO - Fini ha infine proposto alcuni temi relativi alla crisi e al lavoro: «Lasciate che mi spogli per un attimo della veste di presidente della Camera. Quanta gioia per una parte politica sentire che non è la lotta di classe che determina la dialettica dell’economia ma la concordia tra capitale e lavoro. Quanti ricordi anche alle affermazioni di Tremonti che ha detto che bisogna prevedere forme affinché gli utili aziendali possano essere a beneficio dei lavoratori». Infine la questione degli stipendi: «Altro che gabbie salariali. Leghiamo i salari alla produttività, alla crescita complessiva dell’economia».

LETTA - Durante la tavola rotonda non è mancato un siparietto tra Enrico Letta e Fini. Interpellato sulle questioni della cittadinanza agli immigrati, Letta ha esordito: «È un tema che può danneggiare in modo irreparabile il presidente Fini. Siccome gli voglio bene, cercherò di camminare sulle uova». Il presidente della Camera ha replicato: «Non è la prima volta che mi dicono che sono diventato di sinistra. Forse è la sinistra che su certi temi si è avvicinata alla destra». Letta si è presentato con una battuta: «Tra un Fini e un Tremonti ci deve sempre essere un Letta di mezzo». Al termine del dibattito, il responsabile Welfare del Pd ha commentato: «Abbiamo avuto la plastica dimostrazione che la lotta per la successione a Berlusconi è ufficialmente iniziata». E non ha risparmiato a Fini una stoccata: «Questa settimana alla Camera dei deputati abbiamo lavorato solo otto ore, dalle 15 di martedì alle 12 di mercoledì. Chiedo al presidente una sessione speciale sul welfare che discuta in particolare dei temi dell’immigrazione, del tasso di natalità del nostro Paese e del lavoro delle donne».

Immigrati, Maroni: Commissione Ue ha agito male

ROMA – E’ agitato il giorno successivo a quello delle accuse di Maroni ai giudici di non applicare la legge sul reato di clandestinità. Il ministro prende un po’ di fischi a Milano, le toghe chiedono l’intervento del Csm e lui attacca la politica della Ue. Maroni è stato contestato da alcune persone all’università Cattolica di Milano. «No ai respingimenti» è stato il grido che una mezza dozzina di persone ha rivolto a Maroni durante il suo intervento alla seconda conferenza sull’immigrazione in corso nell’ateneo milanese. Fra di loro anche la consigliera comunale del Prc Patrizia Quartieri. «Avete fatto il vostro show, grazie per il contributo« è ciò che ha risposto Maroni prima di riprendere il suo intervento.

CRITICHE ALLA UE – «La Commissione Europea ha agito poco e male»: non ha usato mezzi termini il ministro dell’Interno Roberto Maroni nel suo intervento alla seconda conferenza sull’immigrazione, dove «grande assente» seppur invitata è proprio l’istituzione di Bruxelles. In materia di immigrazione, ha detto il ministro Maroni, «l’Unione europea ha sempre avuto una voce flebile e poco autorevole, lasciando ai singoli Paesi l’onere di gestire per conto loro la questione». Così «i paesi di confine – ha proseguito – hanno dovuto definire politiche nazionali inefficaci e sempre in ritardo di fronte a un fenomeno in crescita». «Ma soprattutto, ed è più grave – ha aggiunto – in competizione fra loro».

LA RICHIESTA DEI GIUDICI - Intanto il togato di Magistratura democratica, Livio Pepino, dopo le accuse del ministro Maroni ai magistrati di non applicare la legge ha chiesto al Csm l’apertura di una pratica a tutela dei magistrati.

«INDEBITA PRESSIONE» – Le dichiarazioni del ministro Maroni costituiscono un’«indebita pressione tesa a turbare il sereno e indipendente esercizio della giurisdizione» scrive il consigliere del Csm, Livio Pepino nella sua richiesta di apertura di una pratica a tutela dei pm che hanno eccepito la costituzionalità del reato di immigrazione clandestina e dei giudici che sulla questione dovranno pronunciarsi.

ALFANO – Sulla vicenda interveniva anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Nessuno, e neanche il ministro Maroni, – spiegava Alfano – ha messo in dubbio il diritto-dovere dei magistrati di interpretare le leggi dello Stato votate dal Parlamento. Ovviamente si deve trattare di interpretazione e non di elusione. Poiché è chiara la ratio-legis e la volontà del legislatore pensiamo e speriamo si limitino ad interpretare la legge e non ad eluderla, perchè si violerebbe il principio di obbligatorietà dell’azione penale, tanto cara ai magistrati».

Agenti afghani vendono armi ai talebani

KABUL - Che i talebani godano dell’appoggio di una parte della popolazione locale afghana lo si sospetta da tempo, ma che anche i poliziotti possano aiutare i ribelli è un fatto del tutto nuovo. Eppure, in video choc, si vedono proprio agenti della polizia afghana fraternizzare nella provincia settentrionale di Baghlan con militanti talebani, e addirittura consegnare loro armi. Le immagini, ottenute dalla Bbc, sono state mostrate nei siti web in pashtun e persiano. L’emittente britannica sottolinea che l’episodio ha coinvolto una ventina di agenti di polizia in uniforme che si vedono addirittura mentre consegnano le loro armi ai talebani. Le immagini mostrano anche tre veicoli del tipo Ranger con cui il reparto è arrivato sul luogo dell’incontro.

NESSUNA SMENTITA DA KABUL - Pur se definito «mera propaganda» e non completo, il contenuto del video, che sarebbe stato ripreso con un telefonino, non è stato smentito dalle autorità governative a Kabul. Dopo aver precisato che l’episodio risale a cinque giorni prima delle presidenziali del 20 agosto, il portavoce del ministero dell’Interno, Zamaray Bashari, ha dichiarato alla Bbc che due degli agenti sono stati riconosciuti e sospesi dalle loro funzioni, e che è partita un’inchiesta. Bashari ha assicurato che i talebani avrebbero ripreso in modo parziale la vicenda, evitando di mostrare che c’è stato anche uno scontro. Ma in nessun momento delle riprese si vedono elementi di tensione e anzi alla fine dell’incontro gli agenti si allontanano sui loro automezzi mentre i talebani salutano con un «arrivederci».

pronti a fissare ispezioni con Aiea

WASHINGTON – L’Iran si difende dalle accuse di alimentare la proliferazione nucleare a scopi militari. Teheran si è infatti detta pronta a fissare fin da subito con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Aiea, una data per le ispezioni. Non solo: il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Ali Akbar Salehi, ha denunciato come «un complotto preordinato» il coro di condanne per il nuovo sito per l’arricchimento dell’uranio in costruzione vicino a Qom: «Abbiamo reso nota l’esistenza di questo sito nei tempi previsti dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e perciò siamo sorpresi di tutto questo baccano».

AHMADINEJAD - Diverse le parole del presidente Mahmud Ahmadinejad, che definisce l’annuncio della costruzione del secondo sito nucleare iraniano «un duro colpo per l’Occidente». «Questo affare ha preso una piega tale che loro (i Paesi occidentali) si stanno pentendo di aver parlato – ha detto rientrando a Teheran dopo la tappa a New York per l’assemblea generale dell’Onu -. Possono continuare a usare questo caso attraverso i media, ma è stato un duro colpo alla loro arroganza». Poche ore prima Ahmadinejad aveva definito «senza fondamento» quanto sostenuto dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha «accusato» l’Iran di perseguire segretamente lo sviluppo di un programma nucleare al di fuori delle regole internazionali.

L’INTERVISTA – Intervistato dal giornalista della Cnn Larry King, Ahmadinejad – riferendosi a quanto affermato da Obama a Pittsburgh sul nucleare iraniano – aveva dichiarato: «Non ci aspettavamo che Obama a meno di 48 ore violasse di fatto l’impegno assunto nel suo discorso alle Nazioni Unite. Più semplicemente, non ci aspettavamo che dicesse cose prive di fondamento». Obama a Pittsburgh ha fermamente criticato la scelta dell’Iran di dotarsi di una seconda centrale nucleare, e aveva sottolineato che «ora sono preoccupate anche Nazioni che solo fino a sei mesi fa o un anno fa sarebbero addirittura state restie a discutere di eventuali sanzioni». Secondo Ahmadinejad, invece, l’Iran è in regola con quanto previsto dalle norme dettate dall’agenzia atomica Aiea, tant’è vero che è stato lo stesso Iran ad informare l’Aiea dell’esistenza di una seconda centrale. L’Aiea peraltro ha precisato di non essere stata informata della presenza nel sito di materiale utilizzato per l’arricchimento dell’uranio.

KHAMENEI – Dall’Iran arriva inoltre la conferma che il nuovo sito sarà «presto operativo»: lo ha affermato Mohammad Mohammadi-Golpayegani, portavoce e capo dell’ufficio personale dell’ayatollah Ali Khamenei, Suprema Guida Spirituale della Rivoluzione Islamica e, in quanto tale, massima figura anche istituzionale del regime di Teheran. «Ad Allah piacendo, questo nuovo impianto diverrà operativo presto», ha assicurato il braccio destro di Khamenei, citato dall’agenzia di stampa Fars. Stando alle indiscrezioni anticipate nei giorni scorsi dal quotidiano americano New York Times, la struttura dovrebbe essere completata entro il 2010. Il sito andrà ad aggiungersi a quello già noto di Natanz, situato anch’esso nel centro del Paese.

OBAMA – Non allentare la guardia sull’Iran. Questo il monito lanciato dal presidente Obama, secondo cui la Repubblica islamica, dopo la scoperta di un secondo sito nucleare, deve prendersi l’onere di dimostrare le sue intenzioni pacifiche o, in caso contrario, sarà considerata responsabile dalle nazioni del mondo intero. Nel suo messaggio settimanale alla nazione, trasmesso via radio e via internet, Obama ha detto che le prove che dimostrano come l’Iran stia costruendo un impianto sotterraneo per l’arricchimento dell’uranio che potrebbe essere utilizzato per la costruzione di una bomba atomica costituisce «un’ulteriore azione di disturbo della politica di sotterfugi dell’Iran» che mette a repentaglio la non proliferazione globale. Obama ha rivolto di nuovo un invito a Teheran affinché consenta l’accesso agli ispettori internazionali, per evitare conseguenze. In caso contrario, l’opzione principale è quella di sanzioni economiche ancora più severe, ma venerdì l’amministrazione Obama non ha escluso l’azione militare. «La mia offerta per un dialogo sostanziale e serio per risolvere la questione resta aperta – ha aggiunto -. Ma l’Iran adesso deve cooperare completamente con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica e intraprendere quelle azioni volte a dimostrare le sue intenzioni pacifiche».

ISRAELE – Intanto la scoperta del secondo sito nucleare ha riacceso le polemiche fra l’Iran e il suo storico nemico, Israele. La rivelazione dell’esistenza di un secondo sito per l’arricchimento dell’uranio in Iran necessita di «una risposta senza equivoci» da parte delle grandi potenze mondiali durante la riunione del primo ottobre con il gruppo del 5+1: lo ha detto il ministro israeliano degli Affari esteri Avigdor Lieberman. «Israele da sempre ha giuste preoccupazioni e le preoccupazioni di Israele sono le nostre – commenta il ministro degli Esteri Frattini -. Abbiamo pensato che un’ulteriore chance all’Iran possa essere data. Il 1° ottobre c’è la prima giornata di negoziato con l’Iran: vedremo subito di cosa si tratta, se è un negoziato finto o un negoziato vero. Negoziato che dovrà rapidamente evolvere in senso positivo per essere credibile altrimenti dovremo ripensare la nostra volontà di negoziato e seguire altre strade».

MEDVEDEV – Anche il presidente russo Dmitry Medvedev ha esortato l’Iran a permettere al più presto ispezioni dell’Aiea: «La costruzione del nuovo impianto è stato una sorpresa per tutti i Paesi è stata un’impresa segreta. Questa è la maggior difficoltà nell’attuale situazione. L’Aiea dovrebbe essere autorizzata ad ispezionare questo impianto senza ritardi».

Bin Laden: europei, ritiratevi

MILANO – Un nuovo messaggio audio, questa volta diretto agli europei, dello sceicco del terrore, il fondatore di Al Qaeda, Osama Bin Laden. Lo ha reso noto il servizio statunitense di monitoraggio dei siti islamici «Site».

SOTTOTITOLI – Non è ancora stato diffuso per intero il contenuto del messaggio. Si sa però che su Internet l’audio è stato sottotitolato in inglese e in tedesco e ha una frase riferita specificamente alla presenza delle truppe Nato in Afghanistan: «Non chiediamo niente di ingiusto. Dipende da voi terminare l’ingiustizia e ritirarvi dall’Afghanistan». «Un uomo intelligente non dilapida il suo denaro e le vite dei suoi figli per una gang di criminali a Washington. È vergognoso trovarsi in una coalizione il cui supremo comandante non ha rispetto per la vita. È solo per voi (che chiediamo) di mettere fine all’ingiustizia e ritirare i vostri soldati dall’Afghanistan», dice ancora Bin Laden.

È un reato non applicare la legge sugli immigrati clandestini

MILANO – I magistrati che non applicano la legge sugli immigrati clandestini commettono un reato. Lo ha ricordato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel suo intervento alla festa del Pdl a Milano. «La legge sulla clandestinità è chiara, la capisce anche un bambino di sei anni. Non può esistere che un magistrato dica che è una legge incomprensibile. Non possiamo accettare magistrati che la interpretano in un modo o in un altro».

CSM – «Il Consiglio superiore della magistratura deve intervenire oppure dovono farlo altri giudici perché non applicare una legge è un reato», ha ammonito il ministro leghista. «Le leggi vengono fatte dal Parlamento e la magistratura deve applicarle. È ovvio che qualunque cosa si faccia c’è sempre qualcuno che è contrario. È però strano quando a dire queste cose sono i magistrati».

Scajola contro Annozero: «Spazzatura»

MILANO - Polemiche prima, polemiche dopo la prima puntata di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro che giovedì sera ha totalizzato il 22,88% di share con 5.592.000 spettatori, al di sopra della media del programma di Rai2. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha annunciato che convocherà «i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l`impegno a garantire un`informazione completa e imparziale. Secondo il ministro «è ora di finirla con l`ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull`infamia, sulle porcherie. La televisione non può sostituire le aule dei tribunali, soprattutto quando la magistratura non ha rilevato alcun elemento per aprire inchieste sul presidente del Consiglio».

ZAVOLI – A Scajola ha ribattuto Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza Rai. «L’iniziativa del ministro Scajola sorprende per la sua singolarità, non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale, stabilendo inoltre un pericoloso precedente». Zavoli ricorda a Scajola che «organismi di controllo e di intervento su trasmissioni televisive del servizio pubblico sono la Commissione parlamentare di vigilanza e l’Agcom. Non si tratta di rivendicare competenze, bensì di evitare improprie invasioni di campo che avrebbero il risultato di inasprire ulteriormente polemiche già fin troppo inquinanti il clima politico italiano».

CONTROREPLICA - Controreplica di Scajola: «È compito del ministro dello Sviluppo economico verificare che l’offerta televisiva sia conforme al contratto di servizio per la tutela dei cittadini che versano il canone e ai quali va assicurato un adeguato livello culturale e una programmazione di qualità rispettosa dell’identità valoriale e ideale del nostro Paese, della sensibilità dei telespettatori e della tutela dei minori».

GENTILONI ED FNSI – Per Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd, quello di Scajola «è un tentativo senza precedenti e fuori dalla legge di imporre una censura governativa sulla Rai. Il governo non ha alcun potere di intervento editoriale e sui programmi che spetta invece alle Camere attraverso la commissione di Vigilanza». Secondo il presidente della Fnsi Roberto Natale, «le dichiarazioni di Scajola sono in contraddizione con i pronunciamenti della Corte Costituzionale, che sottraggono la Rai alla dipendenza dal governo di turno».

GARIMBERTI - Secondo il presidente Rai, Paolo Garimberti, «c’era molta attesa per questa prima puntata e penso che questo abbia influenzato sul buon risultato di ascolto. È stata la classica trasmissione alla Santoro – aggiunge – sulla quale non esprimo giudizi, non essendo un critico televisivo». E sull’intervento di Marco Travaglio il presidente Rai afferma: «Può piacere oppure no, ma è opportuno che nell’offerta televisiva ci siano diversi generi e che i telespettatori abbiano la possibilità di scegliere». Poi il presidente della Rai ha detto che «non c’è nessuna urgenza di procedere alle nomine per le direzioni di Raitre e Tg3», ma auspica «soluzioni concordate».

POLEMICHE - «Il pubblico chiede un’informazione più libera da qualunque tipo di condizionamento politico – ha commentato Santoro – e soprattutto chiede di avere più informazione». Daniele Capezzone, portavoce del Popolo delle libertà la pensa diversamente: «Chiunque ha compreso bene che la puntata di Annozero aveva un obiettivo: aggredire Silvio Berlusconi, Vittorio Feltri e Il Giornale. E sarebbe questa la funzione del servizio pubblico?». Gli ascolti della prima puntata di Annozero sono la dimostrazione invece, secondo il giornalista Gad Lerner, che gli italiani hanno voluto sapere qualcosa di più di quello che è successo durante l’estate al di là dell’informazione che ne hanno fatto i telegiornali. «Gli italiani che ricevono informazioni solo guardando i telegiornali su tante cose non sono stati informati abbastanza».