Africa e Yemen, nuovi covi del terrore

ROMACi vorrà tempo per arrivare in fondo alla storia di Umar Faruk Abdul Muttallab, il martire di Natale che avrebbe dovuto incendiare i cieli americani riuscendo lì dove, 8 anni fa, aveva fallito Richard Reid. Per capire se è vero che il micidiale Tetranitrato di Pentaetrite (Petn) infilato in un preservativo è stato confezionato in Yemen.

Per capire se è vero che la strage sarebbe stata concepita proprio in Yemen, o altrove. Per sapere se era solo, come avrebbe continuato a ripetere in queste prime ore, o se al contrario, come l’intelligence americana e inglese ritengono, questo ragazzo nigeriano, figlio di un banchiere di Lagos (il padre è Alhaji Umaru Mutallab, ex presidente della United Bank of Africa e della First Bank nigeriana) e, fino al 2008, studente di ingegneria a Londra, abbia contato su una qualche rete di contatti in Europa. È un fatto, tuttavia, che pure in un quadro ancora in movimento quanto accaduto a Detroit sia, per usare le parole di una qualificata fonte della nostra intelligence, "una pessima notizia da qualunque parte la si voglia vedere". A cominciare dalle premesse.

La fiammata sulla poltrona 19a dell’Airbus A330 Amsterdam-Detroit ha sorpreso i servizi americani ed europei come uno sparo nel buio. Un attacco dal cielo agli Stati Uniti non era dato neppure nel novero delle possibilità più remote. Non ne avevano fatto menzione né l’Fbi né l’Homeland Security Depatment nella loro ultima nota del 20 novembre scorso, alla vigilia delle festività che da Thanksgiving arrivano al nuovo anno. Non se ne trova traccia nei più recenti scambi di informazioni tra la Cia e i servizi alleati collegati. Ma quel che è peggio, nessuno sembrava immaginare un segnale di pericolo "concreto e imminente" nel quadrante yemenita e centro-africano, dove appunto il piano di attacco sarebbe stato concepito.
Probabilmente, per una ragione che la Cia fatica in questo momento ad ammettere e che i nostri servizi spiegano con un qualche disarmante ma sincero candore. "Lo Yemen – osserva una fonte senior dell’Aisi – dopo un periodo di relativa stabilizzazione successivo all’11 settembre è tornato ad essere un paese fuori controllo, soprattutto al sud". Le sigle che lavorano in "franchising" con Al-Qaeda si sono moltiplicate. E non è un caso, forse, che neppure tre giorni fa, in quel Paese, sia stato preso di mira quel Anwar Al-Aulaki, imam americano di origine yemenita che si vuole ispiratore della strage del novembre scorso nella base militare di Fort Hood, Texas (di Al-Aulaki era stato discepolo l’autore del massacro, l’ufficiale americano di religione musulmana Nidal Hassan).

C’è di più. "Dallo Yemen – prosegue la fonte dell’Aisi – il contagio ha attraversato da tempo l’Oceano Indiano per saldarsi con il radicalismo musulmano centro-africano, creando una miscela tanto potente quanto imprevedibile". Lo chiamano "Islam nero" ed è una macchia che si è allargata dal Corno d’Africa fino a investire l’intera parte centrale del continente. Di cui – in termini di intelligence e dunque di prevenzione – al di là delle sigle più note si sa in realtà molto poco. Come conferma, a suo modo, la circostanza che il nome di Umar Faruk Abdul Muttallab fosse finito in una di quelle watch-list di cui ormai scoppiano i database dell’intelligence americana, ma senza che questo avesse prodotto nulla, né in termini di analisi dell’effettiva "pericolosità" di quello studente universitario, né di prevenzione (tanto che gli era stato regolarmente rilasciato un visto per gli Stati Uniti e che la lista d’imbarco da Amsterdam era stata approvata dall’antiterrorismo Usa).

Che un "semi-sconosciuto" abbia potuto il giorno di Natale viaggiare da Lagos ai cieli americani per farsi saltare con 278 innocenti è l’altra "pessima notizia" che arriva da Detroit. Anche se, purtroppo, sembra suonare come ennesima "conferma" di un nuovo scenario definito a partire dall’estate delle bombe di Londra (2005). "A essere realisti – osserva un alto dirigente dell’Ucigos, la nostra Polizia di prevenzione – bisogna riconoscere che, a distanza di otto anni dall’11 settembre, la profezia di Osama Bin Laden si è avverata. Le nuove generazioni del Terrore si radicalizzano nei paesi di origine o in quelli dove sono nati e cresciuti come figli di immigrati. Senza necessariamente avere legami materiali od operativi con i santuari classici del terrorismo islamico. Avvistarli, intuirne e prevederne le mosse nel momento in cui decidono di colpire, diventa sempre più complicato".

Cinque anni fa, per battezzare questo nuovo profilo della minaccia, l’intelligence americana adottò un’espressione che definiva lo sviluppo della rete Internet e parlò di "Al Qaeda 2.0". Il Natale di Detroit dimostra che quella definizione è tutt’altro che invecchiata. E, quel che è peggio, per dirla ancora con la fonte dell’Ucigos, "dimostra che in questo quadro, non esistono zone franche. Perché il homegrown terrorist, il terrorista della porta accanto, ormai può crescere ovunque. A Lagos, a Londra, a Mogadiscio. E a Milano, come pure abbiamo imparato".

Dall'elicottero ai pirati riscatto di 4 milioni di dollari

MOGADISCIOIl riscatto è arrivato dal cielo. Un elicottero ha lanciato un pacco con quattro milioni di dollari sulla tolda di una nave carboniera cinese sequestrata dai pirati sonali alla metà di ottobre. Nel dare la notizia, una fonte dei fuorilegge ha annunciato che in tempi rapidi il mercantile e i 25 uomini dell’equipaggio saranno liberati. "Speriamo in una soluzione in poche ore… L’equipaggio è sano e salvo ed è molto contento adesso".

La ‘De Xin Hai’, trasportava 76 mila tonnellate di carbone dal Sudafrica al porto indiano di Mundra, quando fu sequestrata da uomini armati nell’Oceano Indiano, a circa 700 miglia a est della punta del Corno D’Africa

Violenti scontri in piazza a Teheran, uccisi quattro manifestanti

MILANO - Ancora violenza a Teheran. Per il secondo giorno consecutivo, la capitale iraniana è teatro di scontri tra la polizia e le migliaia di manifestanti anti-governativi, in particolare nelle piazze Imam Hossein e Engelab e nel quartiere Pich Shemrun. Almeno quattro manifestanti, secondo il sito dell’opposizione Rahesabz, sono stati uccisi. La pagina online vicina ai riformisti spiega che tre manifestanti sono stati colpiti da «tiri diretti» sparati da «forze militari» sul viale Enghelab, la grande arteria che attraversa Teheran da est a ovest. Il sito afferma inoltre che uno dei suoi giornalisti ha assistito all’episodio. Il quarto manifestante, secondo Rahesabz, è stato ucciso non molto lontano, all’incrocio fra viale Enghelab e viale Vali-asr, senza fornire altri dettagli. Sia Rahesabz che Jaras, altro sito dell’opposizione, affermano che il corpo della quarta vittima è stato sollevato a braccia dalla folla dei manifestanti che, sempre stando ai siti, sarebbero decine di migliaia. Un altro sito dell’opposizione iraniana afferma che le forze di polizia rifiutano di obbedire all’ordine di sparare sui dimostranti dell’opposizione in piazza a Teheran. D’altra parte la polizia iraniana nega che alcuni manifestanti siano morti. Secondo alcune fonti, sarebbe inoltre in corso una contro-manifestazione organizzata dai sostenitori del presidente Mahmoud Ahmedinejad. Stando alle testimonianze la polizia avrebbe aperto il fuoco sulla folla.

Fra le vittime ci sarebbe un uomo anziano, colpito alla fronte e trasportato via da altri manifestanti. Migliaia di persone, giunte a piccoli gruppi, si sarebbero radunate nella piazza di Enghelab, nel centro della capitale iraniana, nonostante la massiccia presenza della sicurezza. La polizia sarebbe subito intervenuta prima con i gas lacrimogeni e poi caricando la folla, che avrebbe incendiato dei cassonetti. L’opposizione contraria ad Ahmedinejad aveva convocato per domenica mattina delle manifestazioni a margine delle cerimonie per l’Ashura.

«A MORTE IL DITTATORE» - La folla, scesa in piazza per la principale festività sciita che coincide con il settimo giorno di lutto per la morte dell’ayatollah dissidente Hossein Alì Montazeri, ha scandito slogan contro il presidente Mahmud Ahmadinejad, urlando «A morte il dittatore».

INTERROTTA RETE CELLULARI – A Teheran risultano interrotte le comunicazioni con i telefoni cellulari. Anche l’accesso a molti siti internet è bloccato. Nel frattempo elicotteri continuano a sorvolare la città, mentre continuano ad arrivare notizie di incidenti, localizzati soprattutto nell’area centrale della capitale. Scontri fra forze dell’ordine e oppositori sono in corso anche nella città di Isfahan, nel centro dell’Iran, e nella vicina Najafabad, città natale del grande ayatollah riformista Hossein Ali Montazeri, morto qualche giorno fa.

Mogadiscio: 15 morti e oltre 30 feriti

MOGADISCIO (SOMALIA) - Almeno quindici persone, in maggior parte civili, sono state uccise e oltre trenta ferite nei violenti combattimenti scoppiati tra ribelli somali e forze governative sostenute dai soldati dell’Unione Africana a Mogadiscio. Lo hanno riferito testimoni oculari.  

CIVILI UCCISI - Gli scontri erano scoppiati mercoledì a tarda ora nelle intersezioni tra la KM4 e Dabka e Shaqalaha road nella capitale, dove i combattenti fedeli a Hizbul Islam hanno sferrato un attacco a sorpresa contro le postazioni del governo, che ha provocato aspri conflitti a fuoco. Testimoni oculari hanno riferito che nelle sparatorie ci sono stati quindici morti, in maggior parte civili, e hanno provocato lesioni a molti altre persone. Mohammed Osman Arus, portavoce di Hizbul Islam, ha confermato che le sue forze hanno effettuato attacchi contro i militari governativi e dell’Ua uccidendone diversi. Il portavoce dell’Ua, Barigye Bahoku, ha invece smentito la notizia.

Fallito attentato su volo per Detroit

MILANO - L’incubo terrorismo torna negli Stati Uniti nel giorno di Natale. Umar Faruk Abdulmutallab, passeggero nigeriano di un aereo della Delta-Northwest Airlines, che copriva la tratta tra Amsterdam e Detroit, nel Nord degli Stati Uniti, ha tentato venerdì sera di far esplodere l’aereo prima dell’atterraggio. L’uomo, 23enne, incriminato per tentata strage aerea, studente in ingegneria a Londra, ha cercato di attivare un ordigno sull’aereo con a bordo 278 persone a bordo ma è stato neutralizzato da alcuni passeggeri: il velivolo è riuscito ad atterrare senza intoppi e il terrorista è stato arrestato e sottoposto a interrogatorio dagli inquirenti. L’episodio ha provocato un grande allarme e il presidente Barack Obama ha coordinato dalle Hawaii, dove si trova in vacanza, una riunione sulla sicurezza. La Casa Bianca ha parlato apertamente di un «una tentata azione di terrorismo» e gli Stati Uniti hanno chiesto alle compagnie aeree di tutto il mondo intero di adottare misure di sicurezza supplementari.

LA RICOSTRUZIONE - Il jet, con i colori della Delta ma registrato come Northwest, aveva iniziato la discesa su Detroit quando un uomo di colore, seduto al posto 19 A, ha cercato di attivare un ordigno. C’è stata una piccola fiammata, seguita da fumo. Qualcuno ha gridato «Cosa stai facendo?» all’uomo, che intanto aveva i pantaloni in fiamme. Un altro gli ha buttato dell’acqua addosso e subito dopo un passeggero – un regista olandese – lo ha immobilizzato mentre l’equipaggio ha soffocato il principio di incendio. Sono stati momenti di panico. Chi invece era nel retro del jet non si è quasi accorto di nulla. L’attentatore è stato quindi trasferito in prima classe e legato al posto numero 1, guardato a vista da steward e passeggeri. L’uomo con estese ustioni al bacino e alle gambe è rimasto in silenzio, senza dire nulla.

 

LA CONFESSIONE – Umar Faruk Abdulmutallab è stato addestrato per un mese in in centro di Al Qaeda nello Yemen, ha riferito agli inquirenti. Il nigeriano ha detto agli inquirenti di avere ricevuto da Al Qaeda un paio di mutande dove erano state cuciti sia un pacchetto di polvere esplosiva Petn sia la siringa contenente un liquido da usare come detonatore. Le due tasche segrete erano state cucite in prossimità dei testicoli per rendere più improbabile una perquisizione manuale, ha spiegato l’attentatore agli inquirenti. Il nigeriano sarebbe rimasto ustionato nell’area genitale quando ha tentato di far esplodere sull’aereo la sostanza celata nei suoi indumenti intimi. Si è inoltre appreso che l’attentatore era giunto negli Usa con un visto rilasciato dal dipartimento di Stato nel giugno 2008 e valido per due anni. Abdulmutallab si era già recato negli Stati Uniti nell’agosto del 2008 per un periodo di undici giorni.

L’ATTENTATORE - Il padre dell’attentatore, un importante dirigente bancario, avrebbe confermato che il figlio studia a Londra. Mutallab sarebbe iscritto alla facoltà di ingegneria del London Univesity College: lo ha reso noto lo stesso ateneo. Stando al suo visto di ingresso stava viaggiando dalla Nigeria agli Stati Uniti per partecipare a una cerimonia religiosa: aveva cominciato il suo viaggio da Lagos, in Nigeria, aveva poi passato i controlli di sicurezza all’aeroporto Schiphol di Amsterdam, in transito per il volo diretto negli Stati Uniti. Fonti Usa hanno sostenuto che il nominativo dell’uomo non era nella lista "no-fly" ma era invece indicato in un database Usa, già da due anni, come un elemento vicino ad ambienti integralisti. Non è chiaro se questa informazione fosse nota anche alla polizia olandese. Altro interrogativo riguarda il visto americano rilasciato nel giugno di un anno fa: come è stato possibile se il nigeriano era segnalato come pericoloso? Ma stando alle prime risultanze dell’inchiesta della polizia olandese, la compagnia aerea statunitense aveva trasmesso alle autorità federali – seguendo le procedure standard – la lista dei passeggeri con i loro dati personali, tra cui quelle dell’attentatore, ricevendo il via libera per il decollo.

L’ESPLOSIVO - Dopo l’atterraggio il jet è stato confinato in un’area sicura dell’aeroporto. Fbi e polizia hanno preso in consegna il cittadino nigeriano mentre gli altri passeggeri – con l’eccezione di due rimasti feriti – sono stati trasferiti in sala del terminal e interrogati a lungo. Il giovane avrebbe utilizzato delle pentaeritrite (Petn), un esplosivo molto potente della stessa famiglia della nitroglicerina. IL Petn è uno degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione del Semtex, ed è la stessa sostanza che il terrorista Richard Reid cercò di usare – nascosta nelle scarpe – per far saltare un aereo in volo da Parigi a Miami. Sempre secondo i mezzi di informazione statunitensi il giovane avrebbe utilizzato «una siringa per iniettare una sostanza chimica liquida in una polvere che aveva nascosto sul corpo», una tecnica «mai osservata fino ad ora» e che rende impossibile la scoperta dell’esplosivo attraverso i normali controlli a raggi X. L’ex direttore della sicurezza della Northwestern Airlines, Douglas Laird, ha sottolineato come la sicurezza totale non possa essere raggiunta se non utilizzando degli scanner corporali, che hanno tuttavia il difetto di costare oltre un milione di dollari contro i circa 50mila di un rilevatore a raggi X.

LA SICUREZZA - Il presidente Barack Obama, in vacanza alle Hawaii, è stato subito messo al corrente dell’accaduto dai suoi consiglieri militari, e – ha riferito il portavoce della Casa Bianca – ha «dato istruzioni affinchè vengano prese tutte le misure appropriate per potenziare la sicurezza aerea». Gli Stati Uniti hanno anche chiesto a tutte le compagnie aeree del mondo di rafforzare la sicurezza sui voli. «Le misure di sicurezza rafforzate saranno applicate a tutti i voli nel mondo diretti negli Stati Uniti per un periodo di tempo illimitato», si legge nel comunicato diffuso dall’ente di coordinamento anti-terrorismo dell’Aja.

L’ENAC - Anche l’Enac , l’Ente nazionale di aviazione civile, ha disposto l’intensificazione di tutti i controlli sui voli in partenza dagli aeroporti nazionali con destinazione Usa, aumentando anche i controlli manuali su tutti i passeggeri, così come richiesto anche dal Tsa (Transport security administration), l’autorità statunitense per la sicurezza.

Auguri di BUON NATALE

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Il clandestino Gesù

Oggi, sarebbe visto come un fazioso sovversivo da eliminare, sicuramente non con la crocifissione, ma con altri metodi repressivi

Secondo la tradizione cristiana, insieme a Giuseppe e Maria, Gesù di Nazareth attraversò il deserto e riuscì a evitare la strage degli innocenti di Erode il Grande. Chissà, se nei giorni d’oggi, sarebbe andata in porto la fuga di un umile falegname, una donna e un neonato. Erano poveri, certamente non calciatori milionari o figli di despoti mondiali.

Forse, in questo fine 2009, avrebbe attraversato le intemperie del mar Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Ma, nel momento in qui sarebbe approdato in Italia, per lui e la sua famiglia, non ci sarebbe stata una grande festa, neppure accoglienza. Il piccolo Gesù sarebbe stato infatti segregato dentro un Cie con la sua famiglia. Oppure, sarebbe stato prontamente respinto e condannato a morte da un Erode il Grande del XXI secolo.

Il clandestino Gesù intraprese un tempestoso cammino verso l’Egitto. Trascorse giorni e giorni sotto al sole cocente del Nord Africa, in mezzo al deserto, senza cibo, né acqua. In quei momenti, Gesù era un irregolare e scappava dalla persecuzione. Secondo l’opinione, che ci hanno inculcato i nostri tiranni, Gesù sarebbe uno dei tanti, un poco di buono semplicemente perché diverso dalla maggioranza.

Anche Roger Binda Mpia, un ragazzo della Repubblica Democratica del Congo, è scappato da una feroce persecuzione. Aveva qualche anno in più e prima di fuggire vide suo fratello e il portiere di casa a terra in mezzo a una pozza di sangue. Sarebbe accaduto anche a lui, se non fosse scappato. Arrivò in Italia e, dopo mesi di attesa, la Commissione territoriale di Torino ha respinto la sua richiesta di Status di rifugiato. Una beffa. Roger soffre, come succedeva a Gesù nel vedere tanta ingiustizia e indifferenza da parte di tutte le istituzioni e della stragrande maggioranza delle persone.

Gesù: Dio fatto uomo, secondo il Cristianesimo, un semplice predicatore per gli ebrei, un profeta per i musulmani, un impostore per i Pagani, un semplice uomo giusto per molti, un poco di buono per la maggioranza degli italiani di oggi che criminalizzano il diverso. Perché anche lui, era diverso e discriminato.

Forse, solo per portare avanti una tradizione popolare senza senso, oppure per comodità, oggi Gesù viene acclamato e venerato per quello che gli uomini ci hanno costruito sopra nel tempo e non per quello che era. Il suo messaggio di umanesimo, ribellione, altruismo per il più debole e per l’altro non è stato recepito nell’Italia di oggi che respinge, espelle e insulta.

Oggi, una persona come Gesù sarebbe stato dalla parte dei più vulnerabili, non avrebbe etichettato alcuno sulla faccia della Terra. Non avrebbe voluto un mondo dove l’uomo si eleva a divinità calpestando i diritti altrui. Sarebbe in prima fila nella lotta contro il potere, nelle manifestazioni contro il razzismo, contro l’ignoranza dell’essere umano e contro l’ingiustizia. Difenderebbe ogni forma di essere umano e non farebbe mai discriminazioni di sesso, di religione o di colore.

La sua filosofia non è stata ancora capita o forse non conviene capirla fino in fondo, sarebbe una sconfitta di questa società e dei valori subdoli troppo lontani dalla realtà. In questi giorni, non avrebbe voluto vedere ciò che succede: scambi di doni, sprechi, vestiti nuovi, addobbi costosi, tutto nel Nome di Gesù Bambino. Mentre il popolo è in festa, muoiono milioni di bambini, come tutti i giorni, avanzano progetti nucleari sempre più distruttivi, mentre povertà, guerra e indifferenza stanno distruggendo l’intera umanità.

Forse avrebbe voluto vedere un altro mondo, più solidarietà e accoglienza, più umanità e meno guerre. Oggi, sarebbe più contento se ci vedesse con un altro spirito e dediti all’altro. Ma nel notare disuguaglianza e razzismo in eccesso nel mondo probabilmente avrebbe esclamato: "Non c’è nulla da festeggiare, datevi da fare".

la Chiesa spesso cede alla tentazione di fare politica

CITTA’ DEL VATICANO – È ricorrente per la Chiesa e i vescovi «la tentazione di fare politica», cioè di «cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica e da pastori trasformarsi in guide politiche». Lo ha rilevato oggi Benedetto XVI, nel discorso alla Curia Romana.

«LAICITA’ POSITIVA» - «In effetti – ha spiegato – la questione molto concreta davanti alla quale i pastori si trovano continuamente è, appunto, questa: come possiamo essere realisti e pratici, senza arrogarci una competenza politica che non ci spetta?». Per il Papa, «si trattava del problema di una laicità positiva, praticata ed interpretata in modo giusto». «È questo – ha ricordato a cardinali e vescovi riuniti nella Sala Celmentina del Palazzo Apostolico per lo scambio degli auguri natalizi – anche un tema fondamentale dell’Enciclica, pubblicata nel giorno dei Santi Pietro e Paolo, Caritas in veritate, che ha in tal modo ripreso ed ulteriormente sviluppato la questione circa la collocazione teologica e concreta della dottrina sociale della Chiesa».

«SCONVOLGENTE» - La visita compiuta lo scorso maggio allo Yad Vashem, per il Papa tedesco «ha significato un incontro sconvolgente con la crudeltà della colpa umana, con l’odio di un’ideologia accecata che, senza alcuna giustificazione, ha consegnato milioni di persone umane alla morte e che con ciò, in ultima analisi, ha voluto cacciare dal mondo anche Dio, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e il Dio di Gesù Cristo». Lo ha detto lo stesso Benedetto XVI ripercorrendo i momenti più importanti dell’attività della Chiesa nell’anno che si sta concludendo. Lo Yad Vashem, ha ricordato, «è in primo luogo un monumento commemorativo contro l’odio, un richiamo accorato alla purificazione e al perdono, all’amore». «Proprio questo monumento alla colpa umana ha reso poi – ha scandito – tanto più importante la visita ai luoghi della memoria della fede e ha fatto percepire la loro inalterata attualità». E proprio oggi arriva la conferma della visita di Ratzinger alla sinagoga di Roma il prossimo 17 gennaio, nonostante le polemiche dei giorni scorsi seguite alla firma del Papa per far procedere la causa di beatificazione di Pio XII.

«PER BUONA POLITICA SERVONO RICONCILIAZIONI» - «Ogni società ha bisogno di riconciliazioni, perché possa esserci la pace», necessarie per una «buona politica» ma frutto di processi «pre-politici» che «devono scaturire da altre fonti», ha continuato il Papa. «La pace – ha aggiunto – può realizzarsi soltanto se si giunge ad una riconciliazione interiore», un sentimento che viene dalla «capacità di riconoscere la colpa e chiedere perdono», dalla «disponibilità ad andare oltre il necessario, a non fare conti, ma ad andare al di là di ciò che richiedono le semplici condizioni giuridiche». Il Papa ha perciò invitato a «riscoprire il sacramento della penitenza e della riconciliazione», scomparsi anche «dalle abitudini esistenziali dei cristiani», sintomo – ha detto – di «una perdita di veracità nei confronti di noi stessi e di Dio», «una perdita che mette in pericolo la nostra umanità e diminuisce la nostra capacità di pace».

«APRIRE AI NON CREDENTI» - Benedetto XVI ha parlato anche di chi non crede. «Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto». Ratzinger ha ricordato il viaggio nella Repubblica ceca: «Prima di tale viaggio sono sempre stato avvertito che quello è un Paese con una maggioranza di agnostici e di atei, in cui i cristiani costituiscono ormai soltanto una minoranza». «Considero importante soprattutto il fatto che anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti», ha poi detto. «Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio – ha proseguito Ratzinger – rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono credere al carattere concreto della sua attenzione per noi». In questo senso, «come primo passo dell`evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l`uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde». In questo senso, Benedetto XVI ha citato «la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli. Egli – ha proseguito – pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l`unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l`interno del tempio. Io penso – ha detto il Papa – che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di "cortile dei gentili" dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l`accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa».

Egitto vuole busto Nefertiti

IL CAIRO, 20 DIC -L’Egitto e’ convinto che il busto di Nefertiti sia stato portato fuori dai suoi confini illegalmente, e ne chiedera’ la restituzione. Lo ha annunciato il responsabile del Consiglio superiore delle Antichita’, Zahi Hawass.Il busto, che risale a 3.400 anni fa, e’ stato scoperto nel 1912 nel sud dell’Egitto dall’archeologo tedesco Ludwig Borchardt, e l’Egitto ne reclama la restituzione dagli anni ’30.

L'università al Azhar pubblica un libro che incita al linciaggio dei cristiani

E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che "Gesù Cristo è figlio di Dio" è politeismo passibile della pena di morte. Il libro Contro i cristiani, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un "Rapporto scientifico", porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico.

Il libello sostiene che la cristianità è "una religione politeista" e che per questo va combattuta. Il 25 giugno il libro ha ricevuto il via libera dell’università. E il quotidiano egiziano Al Destoor scrive che Al Azhar ha già annunciato di sostenere Imarah nel suo attacco al cristianesimo. Al Azhar è da molti anni la centrale ideologica della scomunica islamista.

Con i suoi quattrocentomila studenti, migliaia dei quali arrivano da un centinaio di paesi, al Azhar è una sorta di Vaticano sunnita, ma è anche tenuta d’occhio dai servizi segreti di mezzo mondo. Persino Nagib Mahfuz, il padre della letteratura araba contemporanea, il premio Nobel egiziano pugnalato quasi a morte dai jihadisti, fu costretto a chiedere l’approvazione della potente università per pubblicare un romanzo mai uscito perché ritenuto "blasfemo" dai fondamentalisti. I cristiani d’Egitto vogliono portare in tribunale il libro di Imarah. Il testo esce in un momento a dir poco esplosivo nelle relazioni fra cristiani e musulmani. Chiese assaltate, ammazzamenti di cristiani nelle strade e spesso anche le case in cui si prega clandestinamente sono bruciate. E’ in corso la liquidazione demografica della comunità copta.

Naguib Ghobrial, presidente della Egyptian Union of Human Right Organization, ha accusato Imarah di incitare al linciaggio. «Sono andati oltre la Trinità e la moltiplicazione degli dèi, hanno raggiunto l’idolatria in cui Gesù prende il posto del Padre», scrive Imarah nel libro. Imarah accusa il cristianesimo di "takfir", apostasia, di tradimento del monoteismo, e di essere "adoratori di idoli". Il takfir è il marchio di sedizione per cui è stato ucciso il presidente egiziano Anwar al Sadat ed è stato perseguitato lo scrittore Salman Rushdie, è l’accusa per la quale sono stati giustiziati gli ambasciatori algerino ed egiziano in Iraq e prima di loro e con loro decine di migliaia di altri musulmani sono stati squartati nelle periferie di Algeri. Sempre dall’Università di Al Azhar, Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici dell’ateneo, aveva legittimato con una fatwa la condanna a morte del neocristiano Hegazi perché non si era limitato ad abbandonare l’islam, «si è perfino fatto fotografare insieme alla moglie con in mano il Vangelo». Nella mistica takfir è lecito uccidere tutti gli "infedeli", compresi i musulmani che non seguono la sharia. Persino i bambini, "perché non pecchino in futuro".

Per questo nella nuova costituzione dell’Iraq, la prima antifondamentalista del mondo arabo, è incisa la proibizione del takfir, il cardine del fratricidio terroristico e anticristiano. Da settimane cristiani caldei, assiri e copti vengono assassinati dalla cometa sanguinaria di al Qaida. Molte chiese sono state distrutte ultimamente dalla furia fondamentalista. L’arcivescovo di Kirkuk ieri ha detto che è in corso una "pulizia etnica" dei cristiani.