Pedofilia, il perdono non si sostituisce alla giustizia

LISBONAPapa Benedetto XVI, in volo verso il Portogallo per una visita di quattro giorni, sottolinea come, nello scandalo sulla pedofilia, "il perdono non sostituisce la giustizia. La penitenza, la preghiera, l’accettazione, il perdono che occorre dare, non soddisfano la necessità di giustizia, perché il perdono non sostituisce la giustizia". Ma è "realmente terrificante", dice Ratzinger rispondendo ai giornalisti, come la Chiesa oggi "soffra per gli attacchi dal suo interno". "Oggi le più grandi persecuzioni alla Chiesa non vengono da fuori, ma dai peccati dentro la Chiesa stessa". Una persecuzione che, secondo Benedetto XVI, la Vergine di Fatima aveva previsto nel Terzo Segreto.

"Fatima lo aveva previsto". Fatima aveva previsto anche questo, secondo il Papa, che conversando con la stampa collega lo scandalo degli abusi alla profezia affidata dalla Vergine a suor Lucia nel cosiddetto Terzo Segreto. "Insieme alla sofferenza del Papa, che in prima istanza possiamo riferire all’attentato a Giovanni Paolo II – premette Ratzinger – nel messaggio di Fatima ci sono indicazioni su realtà del futuro della Chiesa. Oltre ai momenti indicati nelle visioni, si parla della realtà di passione della Chiesa. Il Signore ha detto che la Chiesa sarà sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo lo vediamo in modo particolare".

Il Papa e "l’etica" della crisi economica. Secondo il Papa, la crisi economica ha una sua "componente morale che nessuno può non vedere", "gli avvenimenti sul mercato in questi ultimi due o tre anni hanno mostrato che la dimensione etica deve entrare all’interno dell’agire economico". "Vediamo adesso che un puro pragmatismo economico crea problemi – dice Ratzinger -. E’ il momento di vedere che l’etica non è una cosa esteriore, ma interiore alla razionalità e al pragmatismo economico". Il Papa riconosce che "la fede cattolica, cristiana, era troppo individualistica", lasciava le "cose concrete, economiche al mondo", pensava solo alla "salvezza individuale, agli atti religiosi". "Anche qui dobbiamo entrare in un dialogo concreto – sottolinea il Papa -. Ho cercato nella mia enciclica ‘Catitas in veritate’, e tutta la tradizione della dottrina sociale della Chiesa va in questi senso, di allargare l’aspetto etico e della fede sopra l’individuo, alla responsabilità del mondo".

Senso della vita non è "dominio privato". Al suo arrivo in Portogallo, paese che si appresta a legalizzare il matrimonio tra omosessuali, alla presenza del presidente Anibal Cavaco Silva il Papa afferma come "le questioni etiche e spirituali" non siano di "dominio privato". "Inserita nella storia – dice Raztinger -, la Chiesa è disposta a collaborare con chi non marginalizza o non riduce al privato la considerazione essenziale del senso umano della vita. Non si tratta di un confronto etico fra un sistema laico e un sistema religioso, bensì di una questione di senso alla quale si affida la propria libertà. Ciò che distingue è il valore attribuito alla problematica del senso e la sua implicazione nella vita pubblica".

Ratzinger: "Io pellegrino di Fatima". All’eroporto internazionale Portela di Lisbona, il Pontefice tiene quindi un discorso durante il quale si professa "pellegrino della Madonna di Fatima". "La Vergine Maria è venuta dal Cielo per ricordarci verità del Vangelo che costituiscono sorgente di speranza per l’umanità, fredda di amore e senza speranza nella salvezza – dice Benedetto XVI -. A tutti, indipendentemente dalla loro fede e religione va il mio saluto amichevole, in particolare a quanti non hanno potuto venire al mio incontro". Il Papa ricorda le apparizioni di Fatima nel 1917. "Un evento successo 93 anni orsono, quando il Cielo si è aperto proprio sul Portogallo come una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo Gli chiude la porta". "Non fu la Chiesa a imporre Fatima, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa", ha rilevato Ratzinger, citando il cardinale Manuel Cerejeira, di "venerata memoria".

Entusiasmo a Lisbona. Al termine del discorso, la "Papamobile" ha lasciato l’aeroporto per dirigersi verso il centro di Lisbona, salutata da migliaia di fedeli, applausi scroscianti, bandierine e fazzoletti agitati al suo passaggio. Folla ed entusiasmo ancora maggiori lungo le vie della capitale portoghese. Seduto accanto al patriatrca Josè Policarpo, il Papa risponde ai saluti con gesto e benedizioni. Dopo una prima tappa alla Nunciatuira, dove stanotte dormirà, Benedetto XVI si sposterà verso il celebre Monastero dei Jeronimos, sulle rive del Tago, dove è prevista una cerimonia di benvenuto ufficiale. Poi il pontefice farà visita al palazzo presidenziale di Belem al capo dello stato Cavaco Silva.

Il piano per la sicurezza del Pontefice. Lisbona blindata per l’arrivo del Papa. Circa 8mila uomini della polizia, dei servizi segreti e delle forze armate veglieranno sulla sicurezza di Benedetto XVI durante i quattro giorni della sua visita in Portogallo. Le strade della città nella quali passerà il Papa sono sgomberate di ogni auto. Secondo il quotidiano ‘Diario de Noticias’, attorno al Pontefice, ovunque si trovi, è stata decretata una zona di esclusione aerea di un km di diametro. Due caccia F16 la sorvegliano, con mandato di abbattere qualsiasi velivolo ‘intruso’.

Vignette, il disegnatore aggredito e ferito con una testata

- Il disegnatore svedese Lars Vilks, noto per aver pubblicato vignette blasfeme raffiguranti Maometto, è stato aggredito e ferito mentre stava tenendo una lezione universitaria in Svezia. Un ragazzo è corso verso l’artista e l’ha colpito con una testata in faccia.

TUMULTO – Da alcuni anni Lars Vilks riceve diverse minacce di morte ed è sotto la protezione della polizia, dopo essere diventato famoso per le controverse vignette raffiguranti il profeta Maometto. Martedì l’artista svedese è stato aggredito ad una conferenza nell’università di Uppsala; stava tenendo una lezione davanti a circa 250 studenti proprio sui limiti della libertà artistica. Un ascoltatore si è alzato improvvisamente dalla prima fila e si è scagliato contro Vilks. Nel tumulto altre tre persone si sono gettate sul disegnatore, come evidenzia un video dell’episodio. Poco prima l’artista stava mostrando ai presenti un film provocatorio di una coppia di uomini nudi con delle maschere di Maometto in espliciti atti sessuali, riferisce l’agenzia di stampa svedese TT. Fin da subito alcuni del pubblico hanno cominciato a protestare alzando la voce, poi d’improvviso un uomo è corso verso l’artista e l’ha colpito con una testata rompendogli gli occhiali, senza però procuragli ferite gravi. L’artista è sotto choc. Nel caos è rimasto ferito anche un poliziotto della scorta. Due persone sono state successivamente fermate, hanno comunicato le forze dell’ordine.

VIGNETTE E MINACCE – Vilks aveva pubblicato nel 2007 una vignetta raffigurante Maometto con il corpo di un cane. Disegno che è all’origine del presunto complotto per ucciderlo, scoperto due mesi fa in Irlanda. Il quotidiano svedese Dagens Nyheter (DN), aveva dedicato recentemente alla questione parte del giornale: «Lars Vilks non è solo in questo conflitto. Una minaccia contro di lui è, di fatto, una minaccia contro tutti gli svedesi». Negli Usa un’islamista è in custodia cautelare da marzo, perché avrebbe pianificato l’assassinio dello svedese. Nella vicina Danimarca, il caricaturista Kurt Westergaard è stato invece bersaglio di un tentato omicidio nel giorno di Capodanno. Un 28enne, legato alle organizzazioni integraliste islamiche, si era introdotto nella sua abitazione armato di accetta e coltello. Il disegnatore era riuscito a salvarsi chiudendosi e barricandosi in una stanza e riuscendo a chiamare polizia. Nel 2005 Westergaard aveva disegnato Maometto con le bombe nascoste nel turbante per il giornale danese Jyllands-Posten.

Primo ministro chiede estensione di 2 anni di stato d'emergenza

La legge d’emergenza in vigore in Egitto dal 1981 dà alla polizia estesi diritti di arresto, consente di sospendere i diritti costituzionali e tiene a freno attività politiche non governative. Tribunali speciali previsti dalla legge negano il diritto di appello. Lo stato d’emergenza è stato imposto in Egitto dopo l’omicidio del presidente Anwar Sadat ed è stato ripetutamente rinnovato nonostante le proteste di gruppi locali e internazionali per i diritti umani, oltre che dell’opposizione al governo. L’attuale legge d’emergenza scadrà il prossimo 31 maggio.

Il Parlamento dovrebbe votarne l’estensione della legge dal primo giugno al 31 maggio 2012, come riferisce Shehab. Ma, precisa, sarà applicata solo "per reati legati al terrorismo e al traffico di narcotici". Le autorità egiziane hanno usato lo stato d’emergenza per zittire gli oppositori politici, compresi i Fratelli Musulmani, i cui membri siedono in Parlamento come indipendenti. La Fratellanza, infatti, è bandita, ma tollerata dal Cairo.

Serie di attentati in varie città almeno 32 morti

Commando armati all’assalto dei posti di blocco e attentatori suicidi in azione in un mercato e vicino a una moschea in Iraq. Almeno 32 persone sono state uccise e altre 100 sono rimaste ferite nella serie di attacchi terroristici che ha insaguinato diverse città irachene.

A Suwayra un ordigno è esploso nei pressi di una moschea sciita. Quando i passanti sono accorsi per soccorrere le vittime, è saltata in aria un’autobomba. Le due deflagrazioni hanno provocato 11 morti e 70 feriti.

A Bagdad delle bombe sono state lanciate contro alcuni posti di blocco: nove persone hanno perso la vita e 24 sono rimaste ferite, quasi tutte appartenenti alle forze di sicurezza.

A Tarmiya, cittadina a nord della capitale, un civile e tre guardie del corpo del sindaco della città sono stati uccisi dall’esplosione di un ordigno. Il sindaco, Mohammed Jassem Al Mashhadani, è stato ferito.

Attentati anche a Falluja, ex bastione della rivolta sunnita, dove sono morte quattro persone, tra le quali due poliziotti. A Iskandariya, a sud di Bagdad, l’esplosione di una bomba è costata la vita a due persone. A Mosul un’autobomba è saltata in aria uccidendo due persone.

Quest’ondata di attentati segue di tre settimane la morte dei due capi di Al Qaeda in Iraq, Abu Omar Al Bagdadi e Abu Ayyub Al Masri, uccisi durante un blitz delle forze irachene e americane.

Clandestini senza lavoro normalmente delinquono

MILANO - "I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono". Lo ha affermato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, intervenendo al convegno all’Università Cattolica "Per un’integrazione possibile". "La clandestinità è un reato – ha detto – un clandestino colto in flagranza non può essere esplulso se ha altri processi in corso. Per rendere efficace il reato di clandestinità occorre assorbirlo in altre fattispecie di reato" così si rende effettiva l’espulsione. Letizia Moratti ha fatto anche un accenno al caso di Via Padova, quartiere multietnico infiammato da una sommossa di immigrati: "Casi come via Padova – ha affermato – a Milano ci sono e ci possono essere anche in altre situazioni".

Il sindaco di Milano, poi, ha sottolineato che le politiche del Comune in merito all’integrazione sono basate sul principio dell’accoglienza nella legalità e nel rispetto delle leggi. "Noi sosteniamo – ha detto – tutti gli stranieri regolari che intendono avviare percorsi di integrazione".

Ai giornalisti che al termine del suo intervento hanno chiesto chiarimenti, la Moratti ha risposto: "Io non ho detto che chi è clandestino è criminale – ha precisato – ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarietà, integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi nel nostro Paese ha scelto di vivere in maniera regolare".

Anche a Roberto Maroni, presente al convegno, è stato chiesto un commento alle parole del sindaco, ma per il ministro degli Interni non c’è stata nessuna equazione clandestini-criminali: "Non ha detto questo, ha detto un’altra cosa. Mi pare che non sia propriamente questa equazione".

Sulla necessità di mettere in atto progetti per l’integrazione ha concentrato l’attenzione il presidente del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, monsignor Antonio Maria Vegliò: "In un Paese come l’Italia, che ormai conta un buon numero di immigrati e si confronta con una forte pressione immigratoria – ha detto – è sempre più urgente l’attuazione di progetti per l’integrazione". "I tristi fatti di via Padova, così come altre vicende, accadute in Italia negli ultimi mesi – ha aggiunto il prelato – pongono grandi interrogativi sulla gestione dell’immigrazione in zone periferiche già a rischio". L’esponente vaticano ha anche sottolineato l’importanza della scuola che "deve partecipare alla ricerca di soluzione dei problemi umani più urgenti e, dunque, è importante investire nella ricerca e nell’insegnamento sui temi riguardanti, per esempio, la democrazia, i diritti umani, la pace, l’ambiente, la cooperazione e la comprensione internazionale, la lotta alla povertà, il dialogo interreligioso e tutte le questioni connesse allo sviluppo sostenibile". "Ma – ha proseguito Vegliò – sono importanti anche nuovi investimenti sul tema della cittadinanza e della partecipazione, sulla preparazione di educatori, sulla mediazione culturale e su quella sociale. Vi è necessità di una nuova politica fiscale, della casa, dell’accompagnamento e della sicurezza sociale, della tutela della salute e della vita di tutti".

FESTA DELLA MAMMA

 

Only recently dubbed "Mother’s Day," the highly traditional practice of honoring of Motherhood is rooted in antiquity, and past rites typically had strong symbolic and spiritual overtones; societies tended to celebrate Goddesses and symbols rather than actual Mothers. Solo recentemente soprannominata "Festa della mamma", la tradizionale pratica altamente di onorare della maternità è radicata nell’antichità, e il passato riti tipicamente aveva forti connotazioni simboliche e spirituali; società tendeva a celebrare dee e dei simboli, piuttosto che le madri reali. In fact, the personal, human touch to Mother’s Day is a relatively new phenomenon. In realtà, il tocco personale, umana di festa della mamma è un fenomeno relativamente nuovo. The maternal objects of adoration ranged from mythological female deities to the Christian Church itself. Gli oggetti materna di adorazione variava da mitologica divinità femminili alla Chiesa cristiana. Only in the past few centuries did celebrations of Motherhood develop a decidedly human focus. Solo negli ultimi secoli ha fatto festa della Maternità di sviluppare un focus decisamente umano.

Goddess Isis – Early Egyptian Roots Dea Isis – Roots egiziano precoce

One of the earliest historical records of a society celebrating a Mother deity can be found among the ancient Egyptians, who held an annual festival to honor

Uno dei primi documenti storici di una società celebrare una divinità madre si possono trovare tra gli antichi egizi, che ha tenuto un festival annuale in onore della dea Iside , che era comunemente considerato come la Madre dei faraoni. Her stern, yet handsome head is typically crowned by a pair of bull horns enclosing a fiery sun orb. La sua poppa, la testa ancora bello viene in genere coronata da un paio di corna toro che racchiude un globo di fuoco Dom She is most often depicted sitting on a throne. Lei è spesso raffigurato seduto su un trono.

So the story goes, after Isis’ brother-husband Osiris was slain and dismembered in 13 pieces by their jealous brother Seth, Isis re-assembled Osiris’ body and used it to impregnate herself. Così va la storia, dopo Osiride Iside ‘fratello-marito è stato ucciso e smembrato in 13 pezzi dal fratello Seth geloso, Iside ri-assemblati corpo Osiris’ e lo ha utilizzato per l’impregnazione se stessa. She then gave birth to Horus, whom she was forced to hide amongst the reeds lest he be slaughtered by Seth. Ha poi dato alla luce Horus, che è stata costretta a nascondersi tra le canne per non essere abbattuti da Seth. Horus grew up and defeated Seth, and then became the first ruler of a unified Egypt. Horus è cresciuto e sconfitto Seth, e poi divenne il primo sovrano di un Egitto unificato. Thus Isis earned her stature as the Mother of the pharaohs. Così Iside ha guadagnato statura come Madre dei faraoni.

It is interesting to note that the Mother and Son imagery of Isis and Horus—in which Isis cradles and suckles her son—is strikingly similar to that of the Virgin Mary and baby Jesus. E ‘interessante notare che la Madre e figlio immagini di Iside e Horus-in cui Iside culle e allatta suo figlio, è sorprendentemente simile a quella della Vergine Maria e Gesù bambino.

Cibele – Celebrazione romana

The festival of Isis was also celebrated by the Romans who used the event to commemorate an important battle and mark the beginning of Winter. Il festival di Iside è stato celebrato anche dai romani che hanno utilizzato l’evento per commemorare una battaglia importante ed segnano l’inizio di inverno. Despite being an imported deity, Isis held a place at the Roman temple, and her festival—which lasted for three days—was regaled by mostly-female dancers, musicians and singers. Nonostante sia una divinità importate, Iside ha tenuto un posto al tempio romano, e il suo festival, che è durato per tre giorni, era deliziato da ballerini-per lo più femminili, musicisti e cantanti.

Yet the Roman root of Mother’s Day is perhaps more precisely found in the celebration of the

Eppure la radice romana di’s Day Madre è forse più precisamente trovato nella celebrazione della dea Cibele frigia , o Magna Mater (Grande Madre).

Cybele stems from the Greek Goddess Rhea, who was the Mother of most of the major deities including Zeus. Cibele deriva dal greco dea Rea, che era la Madre della maggior parte delle divinità più importanti tra cui Zeus. Rhea was therefore celebrated as a mother goddess, and the festival took place around the time of the Vernal Equinox. Rea è stato quindi celebrato come una dea madre, e la festa ha avuto luogo nel periodo dell’equinozio di primavera.

Greek Celebration of Rhea, the Mother of the Gods Celebrazione

greca di Rhea, la Madre degli Dei

In Rome and Asia Minor, Cybele was the major Mother deity most similar to

A Roma e in Asia Minore, Cibele era la Madre divinità principali e più simili a Rea , madre degli dei greci. Other societies worshipped similar deities including Gaia the Earth Goddess and Meter oreie the Mountain Mother. Altre società adoravano divinità affini, comprese Gaia la Dea Terra e Meter oreie la Madre Montagna. In many aspects, this Mother goddess was represented and celebrated similarly across cultures. Per molti aspetti, questa dea Madre era rappresentata e celebrata allo stesso modo attraverso le culture.

The Anatolian mother goddess festivals, however, were said to be so wild that they were eventually discouraged or banned. Il festival Anatolian dea madre, però, si diceva essere così selvaggi che erano alla fine scoraggiato o vietato. But more conservative celebrations of Cybele and her equivalents included eating honey cakes and sharing flowers in the morning. Ma le celebrazioni più conservatore di Cibele e del suo controvalore compreso mangiare dolci al miele e fiori di condivisione del mattino. This was practiced throughout Asia Minor—and eventually in Rome. Questo è stato praticato in tutta l’Asia Minore e infine a Roma.

The Roman celebration of Magna Mater fell between March 15 and March 22, just around the same time as the Greek festival in honor of Rhea. La celebrazione romana della Magna Mater è sceso tra il 15 marzo e 22 marzo, proprio intorno allo stesso tempo come la festa greca in onore di Rea. Referred to as Hilaria, games were held in honor of the Mother of the gods. Descritta come Hilaria, i giochi si sono svolte in onore della Madre degli dei. Also customary was a procession through the streets with a statue of the goddess carried at the head, followed by a display of elaborate arts and crafts. Anche consueto è stato un corteo per le strade con la statua della dea portato in testa, seguita da una dimostrazione di arti e mestieri elaborati.

LA FESTA DELLA MAMMA NEL CRISTIANESIMO

Questa festa pagana, con il diffondersi del cristianesimo, venne acquisita dalla Chiesa, divenendo il giorno in cui si celebrava Maria, la Mamma per eccellenza, Madre di Gesù e della Chiesa, forza spirituale della vita e protezione dal male.
La sostituzione del culto di Cibele con il culto della Madonna sembra sia avvenuto fin dalla nascita della Chiesa cristiana e, ancora oggi, il mese dedicato a Maria è proprio il mese di maggio.

INGHILTERRA 1600

In Inghilterra, nel 1600, la quarta domenica di Quaresima veniva celebrato il Mothering Sunday (domenica della mamma).

A quell’epoca molti appartenenti alle classi più povere lavoravano come servitori per le famiglie ricche e nobili e vivevano nelle case dei loro padroni.
Nel giorno del Mothering Sunday avevano un giorno libero per tornare a casa, passare un po’ di tempo con i loro genitori, onorare la propria madre e offrirle il tradizionale dolce Mothering Cake (torta per la mamma).
Questa festività, che cade sempre in marzo, si è tramandata nel tempo ed è arrivata fino ai giorni nostri.

STATI UNITI 1914

In realtà la festa della mamma, che quasi tutto il mondo festeggia la seconda domenica di maggio, ha origine negli Stati Uniti.

Nel 1907, una donna di Philadelphia, Ana Jarvis, in moemoria della morte di sua madre, voleva che venisse celebrata una festa nazionale dedicata alle madri, in modo che tutti i figli potessero dimostrare attenzione e affetto alla propria mamma mentre questa era ancora viva.
I sostenitori della Jarvis iniziarono quindi a scrivere a ministri e uomini d’affari per proporre la festa come giorno nazionale e, già dal 1911, l‘usanza si era diffusa in quasi tutti gli Stati americani.
Sul finire del 1914, il Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson ufficializzò la festa come festività nazionale, da tenersi ogni anno nella seconda domenica di maggio.
Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse.

LA FESTA DELLA MAMMA NEL MONDO

Oltre agli Stati Uniti, anche la Danimarca, la Finlandia, la Turchia, l’Australia e il Belgio celebrano la Festa della Mamma la seconda domenica di maggio.
In Norvegia viene celebrata la seconda domenica di febbraio, in Argentina la seconda di ottobre; in Francia la festa della mamma cade l’ultima domenica di maggio, quando si festeggia il compleanno della famiglia.

In Italia la Festa della Mamma si festeggia la seconda domenica di maggio, come negli Stati Uniti.- Gli italiani celebrare La Festa della Mamma con una grande festa e una torta a forma di un cuore. Typically Italian schoolchildren will make something to bring home to their Mothers, and the family will take care of the chores for the day. In genere gli scolari italiani faranno qualcosa per portare a casa dalle loro madri, e la famiglia si occuperà delle faccende della giornata.

Anche se non tutti paesi festeggiano la seconda domenica di maggio, l’usanza di regalare rose rosa alle mamme e di portare rose bianche sulle tombe delle mamme morte è quasi mondialmente diffusa.
Oltre ai fiori, anche i cioccolatini e i profumi sono un regalo classico per la Festa della mamma!
In Olanda, ad esempio, si regalano i tulipani, in Francia i mughetti; in Austria cani, gatti e cavalli vengono ornati con i narcisi.

cittadinanza breve: con noi al Viminale non passerà

ROMA — Di sabato Roberto Maroni è a casa, a Varese, anche per festeggiare San Vittore martire, il patrono della città: «Era un guerriero proveniente dalla Mauritania, un extracomunitario, convertito al cristianesimo, che arrivò qui e fu trucidato dai romani. Ma vendette cara la pelle…», racconta il ministro dell’Interno dopo aver ricevuto il premio «Girometta d’oro» che lo riporta agli anni in cui lui, da consigliere comunale dell’opposizione, muoveva i primi passi in politica.

Oggi, però, quell’immigrato della Mauritania avrebbe seri problemi a prendere il passaporto italiano. Per questo, ministro, siamo allo scontro sulla cittadinanza breve con i finiani che accusano la Lega di sparare «balle demagogiche a buon mercato». 

«Non c’è nessun duello. Ci sono due visioni diverse del problema. Il nodo non sono i 5 anni in più o i 5 anni in meno per l’acquisizione della cittadinanza. Questo è un falso problema tant’è vero che il ministro leghista dell’Interno, contrario a ridurre i tempi da 10 a 5 anni, nel 2009 ha il record di richieste evase positivamente rispetto a tutti gli anni precedenti: 42 mila nel 2009, 40 mila nel 2008, 37 mila nel 2007. E questo grazie a procedure più snelle».

Perché, allora, la Lega sta "sabotando" la proposta bipartisan Granata (Pdl)-Sarubbi (Pd) che mira a dimezzare l’attesa per la cittadinanza?
«Il problema è il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli. La cittadinanza non si può acquisire solo per il fatto di essere nati in Italia anche perché — con la crisi economica, il terrorismo internazionale e le pressioni migratorie così forti — qualcuno mi spieghi perché dovremmo spingere su questo tasto che non è una priorità».

Quindi, par di capire che finché al Viminale ci sarà un ministro della Lega è inutile parlare di jus soli?
«Questa dello ius soli è una campagna demagogica perché non si hanno argomenti per contrastare le politiche del governo che stanno dando buoni risultati anche in tema di integrazione». Oltre allo slittamento del fronte dell’immigrazione sulla costa libica, può indicare altri risultati ottenuti?  

«E’ crollato il numero dei minori non accompagnati sbarcati e questo ha permesso ai comuni di utilizzare in altro modo le risorse per l’integrazione. Su questo inviterei chi definisce noi della Lega come dei cinici buzzurri a leggersi una ricerca della Bocconi, curata dal professor Tito Boeri, dalla quale emerge un dato interessante sulle città che integrano di più gli stranieri: al primo posto, sorpresa, c’è Verona (amministrata dal leghista Tosi, ndr) che ha applicato politiche di rigore nei confronti dei clandestini ma anche di disponibilità sul tema della cittadinanza».

Per un immigrato regolare, dunque, è più vantaggioso vivere in un comune amministrato dalla Lega?
«Nella gestione del territorio, là dove noi ci siamo e dove sono assenti molti di quelli che parlano a Roma, i sindaci della Lega hanno sviluppato un sistema di eccellenza nell’integrazione. A Verona, il sindaco ha fatto sparire i vu cumprà dalle strade e ha stroncato le occupazioni abusive delle case. Per questo, i regolari si sentono più sicuri». Non accettereste

neanche una via di mezzo: niente jus soli per far passare la cittadinanza dopo 5 anni? «Questo nel programma di governo non c’è. Le priorità sono altre: la crisi economica, il contrasto alla mafia, l’aiuto ai sindaci e il federalismo fiscale».

A proposito di federalismo fiscale, non è che la crisi dell’euro rischia di far svanire il vostro sogno?
«Sarebbe una tragedia. Però io dico che la via maestra per rientrare dal debito pubblico e per migliorare i conti è quella del federalismo fiscale. Per cui questa crisi dell’euro sarà un acceleratore per l’attuazione del federalismo».La manovra correttiva è in arrivo?
«Non ci sono notizie. L’altra sera sono stato a cena con Bossi e con Tremonti ma non ne abbiamo parlato». Se i finiani insistono sulla cittadinanza, la Lega fa il controcanto sul ddl Alfano che prevede gli arresti domiciliari per circa diecimila carcerati. 

«Né controcanti né imboscate della Lega. Io so solo che noi siamo coerenti a differenza di altri che cambiano idea».

Gianfranco Fini è sponsor autorevole della cittadinanza.
«Fini disse queste cose già 10 anni fa. Non le condivido. Ma riconosco la sua coerenza».

Sul ddl carceri, però, lei si è rimangiato il voto favorevole espresso in consiglio dei ministri?
«L’ho votato quel ddl perché sul principio della riabilitazione del condannato siamo tutti d’accordo. Poi, però, i responsabili della polizia hanno fatto le verifiche e si sono allarmati. Uscirebbero 10.500 detenuti che, aggiunti agli attuali 3.500, porterebbero la quota dei domiciliari a 14 mila. Il che significa riorganizzare il sistema di controllo con un impiego notevole di uomini e mezzi. La Lega presenterà un emendamento alla Camera per chiedere l’assunzione di un contingente straordinario di poliziotti per effettuare i controlli sui domiciliari. Ho bisogno di più uomini e di più volanti, altrimenti non se ne fa niente. Inoltre, se si tratta di 2000-3000 detenuti si può ragionare ma chi ha condanne brevi per reati di grave allarme sociale non può cavarsela senza un giorno di carcere. Se ne è parlato in consiglio dei ministri: le nostre ragioni le ha esposte Calderoli. So che Berlusconi ha riconosciuto l’esigenza di una correzione».

Usa troppo esposti alla cyber war

Una «Pearl Harbor elettronica» che in meno di 15 minuti porterebbe morte e distruzione in tutto il paese. Questo il rischio concreto a cui sarebbero esposti gli Stati Uniti in caso di cyber attacco terroristico su larga scala, stante l’incapacità del sistema informatico di far fronte alla minaccia. La prima rete a crollare sarebbe quella del Pentagono, seguita subito dopo dagli altri provider. Si scatenerebbero poi delle esplosioni nelle maggiori raffinerie di Philadelphia e Houston e il malfunzionamento degli impianti chimici porterebbe al rilascio di gas letali come il cloro. Paralizzato pure il traffico aereo come pure quello delle metropolitane di New York, Washington e Los Angeles, con numerose collisioni in volo e scontri fra treni, mentre più di 150 città resterebbero senza elettricità. Risultato: decine di migliaia di cittadini morti in un attacco paragonabile alla devastazione di una bomba nucleare e il tutto in nemmeno 15 minuti e senza che un singolo terrorista o soldato metta piede sul suolo americano.

SCENARIO APOCALITTICO – A dipingere l’apocalittico scenario non è un fanatico di Al-Qaeda in vena di minacce ma, nientemeno, che Richard Clarke, già consulente di Bill Clinton e George W. Bush e conosciuto come «lo zar dell’antiterrorismo», che nel libro «Cyber War: The Next National Security Threat» («Cyber war: la prossima minaccia alla sicurezza nazionale»), scritto con Robert Knake (membro anziano del «Council on Foreign Relations»), ha messo in guardia gli Stati Uniti dal cyber-rischio di una catastrofe di proporzioni inimmaginabili. E come sottolinea il «Daily Telegraph», già nel 2004 Clarke ci aveva visto giusto sulla mancanza di preparazione americana nei confronti di Al-Qaeda nel libro «Against All Enemies» («Contro tutti i nemici»). E a finire nel mirino è proprio l’espansione di internet, perchè ora i computer dominano quasi ogni aspetto del settore produttivo americano e questo ha portato ad un pericoloso livello di dipendenza. «Gli Stati Uniti stanno preparando l’offensiva alla guerra informatica ma, al tempo stesso, la politica del paese rende impossibile difendersi efficacemente da questi attacchi», è il giudizio comune di Clarke e Knake, che puntano il dito anche contro le successive amministrazioni, inclusa quella attuale del Presidente Obama, che non sarebbero riuscite a quantificare le dimensioni del problema. In altre parole, gli Stati Uniti possono aver inventato la Rete, ma almeno 30 nazioni sono oggi in grado di scatenare una guerra informatica che metta in ginocchio i sistemi economici, militari e finanziari degli altri paesi. E, ironia della sorte, proprio gli Usa sono adesso i più «cyber vulnerabili» rispetto a Russia, Cina e persino Corea del Nord, perché queste ultime hanno sempre fatto molto meno affidamento su Internet, sviluppando, al contempo, una miglior offensiva informatica.

VANTAGGIO ASIMETTRICO – «Dobbiamo poter chiudere la nostra connessione ed essere comunque in grado di operare – ha spiegato Knake al quotidiano inglese – perché basarsi su un sistema precario come è, appunto, quello di Internet è davvero un grosso errore. Si tratta di un ecosistema fondamentalmente insicuro, pronto a scatenare conflitti e che dà un vantaggio asimmetrico alle nazioni svantaggiate per quanto riguarda le armi tradizionali». Nel recente passato, gli Stati Uniti hanno già avuto a che fare con i pirati informatici: la prima volta furono gli hacker russi o cinesi (o forse entrambi) ad inserirsi con successo sulla rete elettrica americana e a lasciarvi un software che si sarebbe potuto usare successivamente per sabotare l’intero sistema; la seconda, giusto l’anno scorso, quando degli hacker nordcoreani hanno fatto cadere i server del Dipartimento della Sicurezza Interna e del Tesoro insieme con quelli di normali provider, inondandoli di richieste dati. A farne le spese di quell’attacco fu anche un server del Pentagono e in quel caso le conseguenze sarebbero potute essere ben più drammatiche, visto che i militari si affidano proprio a quel server per le comunicazioni in un conflitto armato. «Abbiamo scritto il libro per dare il via ad un confronto – ha concluso Knake – ma credo sia necessario ripensare alla premessa iniziale secondo la quale, trattandosi di bits e bytes, non è un’azione pericolosa e destabilizzante».

A Ustica ci furono intrighi internazioni

Sulle stragi terroristiche degli anni Ottanta sono rimaste «ombre e dubbi». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando al Quirinale in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo. «Intrecci eversivi, nel caso di Ustica anche forse intrighi internazionali, che non possiamo oggi non richiamare insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità, e rivolgere la nostra solidarietà a chi ha duramente pagato di persona o è stato colpito nei propri affetti familiari per effetto delle stragi degli anni Ottanta».

PARENTI VITTIME«Sono parole che ci danno grande conforto». È il commento di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, dopo aver ascoltato l’intervento del Presidente della Repubblica. «Mi pare abbia capito le nostre parole – ha detto – oltre ad averci sempre seguito nell’iter processuale della vicenda. Oggi abbiamo ribadito concetti fondamentali, come la necessità di un intervento più forte a livello internazionale per individuare gli autori della strage». Per Bonfietti, dopo aver ascoltato le parole di Napolitano, «forse, per i 30 anni dalla strage possiamo sperare di avere oltre alle cause anche gli autori». Napolitano ha anche ricordato il lungo percorso dei processi sull’attentato alla Stazione di Bologna «tra progressi nel ricostruire i fatti e individuare le responsabilità, battute d’arresto, ritorni indietro, sentenze definitive. Un iter tormentoso – ha aggiunto – per quanti hanno atteso giustizia. Le ombre e i dubbi che sono rimasti hanno stimolato un nuovo filone di indagine, dagli sviluppi ancora imprevedibili».

VIOLENZA POLITICA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia l’allarme anche contro il possibile ritorno della violenza politica in relazione alla crisi economica sottolineando come «guardando ai problemi da affrontare anche in Italia sul terreno economico e sociale in una fase che è stata e rimane critica per tutta l’Europa, è necessario tenere sempre alta la guardia contro il riattizzarsi di nuove possibili tentazioni di ricorso alla protesta violenta, e di focolai, non spenti una volta per tutte, di fanatismo politico e ideologico». Pur senza citare esplicitamente i tragici fatti di Atene, Napolitano lancia il suo appello: «No – dice – alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento, in funzione della lotta che si combatte, anche con importanti successi, contro la criminalità organizzata, ma più in generale in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile segno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell’Italia». Occorre attenzione «specie guardando ai problemi da affrontare anche in Italia sul terreno economico e sociale», ha aggiunto il Presidente della Repubblica, «in una fase che è stata e rimane critica per tutta l’Europa.

LEGALITÀ - Ai tempi del terrorismo «l’Italia corse rischi estremi», ha rievocato il Presidente, «sapemmo uscirne nettamente, pur pagando quei duri prezzi che oggi ricordiamo, e avemmo così la prova di quanto profonde fossero tra gli italiani le riserve di attaccamento alla libertà, alla legalità, ai principi costituzionali della convivenza democratica sui cui poter contare». Oggi, ha proseguito, «quelle riserve vanno accuratamente preservate, ravvivate, messe in campo nella situazione attuale del paese e del mondo che ci circonda». Le aree di conflitto internazionali sono «meno lontane dall’Europa di quanto magari non dica la carta geografica», e «giungono fino a noi gli echi del più cupo fondamentalismo» cui «anche il nostro paese non è immune». Il capo dello Stato inoltre ha chiesto verità e giustizia per la strage di Bologna e per quella di Ustica. Per quest’ultima oltre ad «intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficenze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità».

L’APPELLO AL GOVERNO - Poi Giorgio Napolitano ha sollecitato il governo «a sciogliere i nodi che rendono ancora incerto e precario l’insieme dei diritti pur riconosciuti per legge a chi è sopravvissuto e ai familiari delle vittime del terrorismo» raccogliendo l’appello a chiarire questo punto fatto pubblicamente da Sonia Zanotti, sopravvissuta alla strage della stazione di Bologna con ferite invalidanti. La legge è stata interpretata, ha detto la Zanotti, in modo restrittivo, è difficile ottenere il trattamento pensionistico, si rischia veder sacrificati i diritti sanciti per legge. Napolitano le ha espresso solidarietà e ha detto «siamo accanto a lei come a tutti coloro le cui vite sono state spezzate da quell’inferno del 2 agosto 1980». I morti, il sangue, i lutti; ma anche la privazione improvvisa di tante competenze e professionalità messe al servizio del Paese. Napolitano sottolinea anche quest’ultimo aspetto, nel celebrare al Quirinale il Giorno della Memoria, ospitando al Salone dei Corazzieri, i famigliari di coloro che hanno perso la vita negli «anni di piombo». Il capo dello Stato ricorda «la gravità delle ferite subite dalla nostra comunità nazionale» e commenta queste gravi perdite, considerandole anche come «un impoverimento che è stato, insieme con lo sconvolgimento della vita civile e della vita politica, il prezzo pagato dall’Italia a quella deriva ideologica generazionale e a quei torbidi intrecci eversivi che espressero e alimentarono il terrorismo tra gli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo».

Scoperta una statua tolemaica durante la ricerca della tomba di Cleopatra

Secondo Zahi Hawass, celebre archeologo del Supreme Council of Antiquities, la statua è uno dei più pregiati esempi del periodo tolemaico e, sebbene priva della testa, è attribuibile a Tolomeo IV. Il faraone regnò dal 222 al 205 a.C. ed è raffigurato con lo "shendyt", il tradizionale gonnellino egizio.

La scoperta è stata fatta da una missione internazionale guidata dalla studiosa dominicana Kathleen Martinez, che da cinque anni è alla ricerca della tomba di Cleopatra e Marco Antonio nei pressi di Alessandria. Gli archeologi sono convinti che questa deve trovarsi nell’area del tempio tolemaico di Taposiris Magna, eretto in onore della dea Iside ed ancora in fase di scavo.