Al Minya: Un’altra violenza tra Copti e Musulmani

Nonostante la presenza della forza dell’ ordine in grossa quantità dal lontano 2006, a causa di una faida tra la famiglia Copta di Safwat Assad, e quella Musulmana di Nady Sadeek.

Il bilancio provvisorio è di quattro feriti lievi ed uno grave.

La situazione in quei villaggi è tesa dal 2006, anno in cui fu assassinato il giovane Copto Safwat Assad con le mani del Musulmano Nady Sedeek.

Come accade spesso in casi di questo genere, la corte non ha ancora deciso, lasciando le cittadine in una situazione pericolosa, visto che Copti cercano di fare giustizia da soli creando una situazione di rappresaglia.

Turchia, le deputate in parlamento potranno indossare i pantaloni

Ieri il sito web del quotidiano Hurriyet nel dare la notizia ha pubblicato il testo dell’emendamento, secondo il quale "le deputate potranno indossare gonne oppure giacca e calzoni in occasione dei lavori parlamentari e all’interno delle commissioni". Per quanto riguarda poi lo staff femminile del Parlamento, composto da commessi, funzionari e impiegati di vario livello, sarà la Presidenza della Camera a decidere se le donne che lavorano all’interno potranno indossare anch’esse i pantaloni durante l’orario di lavoro. L’emendamento sarà discusso subito dopo le importanti elezioni amministrative in programma il 29 marzo prossimo.

La società civile della Turchia, una fetta molto più ampia di quel che una lettura semplicistica potrebbe fornire del Paese e della sua rappresentanza politica, esulta per una norma che viene letta in senso nettamente liberale. Nella prima metà degli Anni Novanta, numerose donne deputato si presentarono in Parlamento indossando i pantaloni, ma furono perentoriamente invitate a lasciare l’aula. Negli anni successivi le parlamentari turche hanno avviato diverse iniziative per cercare di aggirare o eliminare il divieto. Ma sempre senza successo.
Al ministero degli Esteri di Ankara, ad esempio, un laboratorio non solo di politica estera, ma anche un fronte dove si misura in modo evidente il braccio di ferro tra esponenti dell’islam moderato espresso dal governo in carica e rappresentanti dell’identità laica del Paese, le signore hanno sempre indossato la gonna. Nelle ambasciate all’estero, la norma era discrezione dei vari ambasciatori, secondo il loro orientamento.

Il "sì" di ieri è un segnale comunque significativo. In Turchia lo Stato, di comprovata laicità, ha sempre bloccato l’ingresso in Parlamento del controverso velo. Pochi anni fa, dopo la sua elezione, una deputata del partito islamico, Merve Kavakci, sfidò invece la norma presentandosi in aula dove parlò con il turban sul capo. Fu espulsa, e il suo caso divenne emblematico. Al punto che furono poi vari i tentativi dei suoi colleghi di partito di permettere, a chi lo volesse, di indossare l’indumento. Una barriera mai caduta, poiché da molti il velo viene in realtà considerato come un simbolo politico, bandiera del partito islamico moderato.

Questo Nobel non s'ha da dare

Cinquant’anni di silenzio d’ufficio avevano coperto fino a poco tempo fa il segreto (svelato dalla Stampa lo scorso 9 gennaio) della scelta di Boris Pasternak ai danni di Alberto Moravia per il Nobel 1958. L’accesso agli archivi dell’Accademia di Svezia, anche per epoche più remote, consente oggi di ricostruire i motivi che hanno fatto negare il massimo premio letterario mondiale a giganti come Emile Zola, Lev Tolstoj, Henrik Ibsen, Virginia Woolf, James Joyce, Jorge Luis Borges, Graham Greene. L’elenco è molto lungo e comprendere tra gli altri i nomi di Anton Cechov, Henry James, Joseph Conrad, Bertolt Brecht, Marguerite Yourcenar, René Char, Vladimir Nabokov, Paul Celan. In alcuni casi, come per Franz Kafka e Marcel Proust, non si può addebitare nulla agli accademici di Svezia, in quanto la maggior parte della produzione di questi due autori è stata pubblicata postuma. Ma in altri casi…

Spesso sono state considerazioni di natura politica a far «dimenticare» questo o quello scrittore. Clamoroso il diniego del Nobel al «fascista» Ezra Pound, in seguito alle pressioni esercitate dal governo degli Stati Uniti. In altre occasioni, come per Boris Pasternak e Aleksandr Solzenicyn, l’Accademia di Svezia volle invece sfidare l’Unione Sovietica, premiando due scrittori dissidenti.

Col cambiare dei tempi e con l’evoluzione dei costumi, fanno sorridere certe preoccupazioni puritane sul tipo di quella che animava l’allora segretario permanente dell’Accademia, Anders Österling, quando dichiarò impensabile l’assegnazione del Nobel a Moravia in quanto «scrittore pornografico» (la verità era invece che emissari della Cia lo avevano definito filocomunista, convincendo gli accademici di Svezia a negargli il riconoscimento). Lo stesso Österling, italianista e amante dell’Italia, avrebbe poi tradotto e fatto premiare sia Salvatore Quasimodo, sia Eugenio Montale.

Alla base dei premi assegnati e di quelli negati si trova in genere la convinzione dei diciotto accademici di essere infallibili giudici della letteratura mondiale e di poter decidere con sicumera, non di rado accompagnata da malcelata arroganza, il destino degli scrittori più o meno meritevoli, partendo spesso da considerazioni che rivelano una mentalità provinciale o comunque inibita. Ma le reazioni alle loro scelte non sono mancate in patria. Come nel caso di August Strindberg. Autore di romanzi di successo e di opere teatrali di grande impegno, Strindberg, dichiaratamente socialista, era amato dalle masse svedesi, ma ritenuto eccessivamente progressista dai diciotto accademici che lo snobbavano. Non soltanto non gli fu assegnato il Nobel, ma nemmeno qualcuna delle altre onorificenze letterarie che l’Accademia di Svezia è solita elargire. Quando, nel 1909, fu assegnato il Nobel alla sua conterranea Selma Lagerlöf, apparve chiaro che Strindberg non sarebbe mai stato premiato e la popolazione svedese partecipò a una sottoscrizione nazionale per consegnare al grande scrittore il cosiddetto «Premio antiNobel» nel giorno del suo ultimo compleanno (1912).

I faraoni del mare

Situata sul terreno incerto dei territori scomparsi, Canopo ha avuto un destino simile a quello di un altro luogo importante per i riti religiosi, Heracleion, e del porto grande della città di Alessandria, dove si trovava il mitico faro e altre meraviglie del mondo antico. Seguendo la lettera dei testi classici, gli studi e le esplorazioni pioneristiche compiute tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, un ricercatore dei nostri giorni, il francese Franck Goddio, grazie alla passione, all’intuito, allo spirito di iniziativa e alla capacità organizzativa è riuscito a rendere reali questi luoghi scomparsi. Sommersi per oltre dodici secoli nelle profondità marine dove erano finiti per una serie di calamità naturali, come il maremoto del 365 dopo Cristo e un terremoto nell’ottavo secolo. Dopo quindici anni di immersioni quei tesori sono stati individuati e in parte recuperati: da sabato oltre cinquecento oggetti e monumenti strappati al mare saranno in mostra alla Venaria reale (Torino), con il contributo della Fondazione per l’arte della Compagnia di San Paolo e della Regione Piemonte. Collegato al Salone del libro, che ha come ospite d’onore l’Egitto, si tratta di uno degli eventi culturali più significativi dell’anno grazie anche all’allestimento del regista americano Robert Wilson e alla colonna sonora di Laurie Anderson.

Contributi originali che rendono la mostra, allestita nell’orangerie e nelle scuderie progettate agli inizi del XVIII secolo dall’architetto Filippo Juvarra, una vera «prima» anche se gli oggetti sono stati già esposti in alcune capitali europee. Nato a Casablanca nel 1947, laureato in economia, dopo una carriera come manager, Goddio nel 1983 decise di prendere un anno sabbatico per dedicarsi a una passione ereditata dal nonno Éric de Bisschop, avventuriero e scopritore di antiche vie di navigazione. Fu così che nel luglio 1984, invitato a prendere parte agli scavi per recuperare la nave ammiraglia di Napoleone, L’Orient, affondata nella baia di Abukir, durante le immersioni si rese conto di trovarsi vicino a un sito archeologico straordinario: un’area di diversi chilometri quadrati che nascondeva il Portus Magnus di Alessandria e le città sommerse di Canopo ed Heraclion. Dopo otto anni di studi e prospezioni subacquee, nel 1992 cominciò il complesso lavoro di recupero.

Di solito le testimonianze di antiche civiltà ci vengono tramandate attraverso i reperti funerari conservati nelle tombe, ma in questo caso ci troviamo di fronte a oggetti d’uso quotidiano e religioso: monete, attrezzi, monili, navi, statue gigantesche come il monumento al dio Hapi, alto più di cinque metri ed esposto accanto a una coppia reale del periodo tolemaico di eguali dimensioni, la più grande stele mai recuperata, raffigurazioni di Eracle, Osiride, Serapide, vasi, sfingi, la sensuale statua di una regina tolemaica, purtroppo senza testa, che per fascino ha poco da invidiare alla Venere di Milo. Nelle sale della Venaria si compie un viaggio attraverso quindici secoli di storia, dal settimo secolo avanti Cristo all’ottavo dopo Cristo, quando si verificò il decisivo collasso della costa, in una delle aree più interessanti, ricche e complesse del mondo antico, dove la cultura e la religione egiziana si fusero nei secoli con quelle della Grecia e poi del mondo romano. Dando luogo a un sincretismo che avrebbe contaminato anche le prime comunità cristiane. Centro religioso per eccellenza, Alessandria con le sue città satelliti rimase a lungo la capitale di una regione ricchissima: si pensi che un terzo del grano ricevuto da Roma proveniva da Alessandria, che ne esportava circa duecentocinquantamila tonnellate, e le tasse pagate dall’Egitto erano pari a quelle di tutta la Gallia. Non è un caso dunque se dopo tre secoli di dominazione tolemaica l’area continuava a essere considerata cruciale e lì si svolse la battaglia tra i due grandi pretendenti al seggio imperiale, Antonio e Ottaviano Augusto.

Una volta conclusa la tournée europea, i preziosi reperti rientreranno ad Alessandria, dove è in progetto un museo a testimonianza perenne di quell’antica civiltà. Intanto a chi vedrà la mostra sarà concessa un’esperienza unica: l’immersione in un mondo perduto dove ogni visitatore sarà un attore guidato dalla regia del geniale Bob Wilson e accompagnato dalla colonna sonora composta per l’occasione da Laurie Anderson. «Comincio col silenzio — ci ha detto Wilson, che ha diviso l’area espositiva in dieci ambienti — per poi creare lo spazio attraverso la luce». Sicché l’ingresso è in un luogo buio e caotico, come doveva essere il sito sommerso prima della luce della scoperta. Da lì si attraversa un corridoio in fondo al quale c’è la gigantesca stele di Tolomeo VIII, trovata ad Heraclion, Quindi si passa negli altri ambienti. Una struttura ad alveare custodisce gli oggetti piccoli, un parallelepipedo coperto da un velo grigio raccoglie le sfingi quasi a riprodurre il percorso che gli ultimi faraoni compivano prima dell’incoronazione. E così via, da un’emozione all’altra, sino al colpo d’occhio finale sulla sensuale regina.

Bologna, quindicenne trascinata tra i cespugli e stuprata: arrestato tunisino

L’ha presa a pugni e schiaffi dopo averla immobilizzata per trascinarla tra i cespugli e l’ha violentata. Una ragazza italiana di quindici anni è stata violentata ieri sera, poco dopo le 22, alla periferia di Bologna da un tunisino, che è stato poi arrestato dalla polizia. La ragazzina stava aspettando alcuni amici per strada, quando l’uomo si è avvicinato e dopo averla aggredita l’ha trascinata tra alcuni cespugli poco lontano dove è avvenuta la violenza.

Jamel Moamid, tunisino, in Italia da aprile, era già stato arrestato due volte: il 28 luglio per violazione dell’articolo 14 della legge sull’immigrazione e il 7 agosto per spaccio di eroina commesso nella stessa zona periferica dove è avvenuto lo stupro. L’uomo era poi stato rilasciato dal carcere di Lanciano (Chieti) il 15 gennaio scorso per revoca della custodia cautelare. Portato in questura, l’uomo avrebbe cercato di ferirsi ma ha rifiutato le cure mediche. Durante l’interrogatorio, non ha dato alcuna spiegazione della violenza. Dovrà rispondere di violenza sessuale, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale per i calci e pugni contro i poliziotti. Come ha riferito il pm Francesco Caleca, titolare dell’inchiesta, gli è stata contestata l’aggravante di clandestinità.

Israele bombarda i tunnel di Rafah

Il raid aereo è stato la risposta al lancio di due razzi verso il sud di Israele che non hanno fatto vittime: il primo è caduto su una zona desertica, l’altro su una fattoria, ma ha provocato solo lievi danni. Il lancio è stato rivendicato dalle Brigate Hezbollah Palestina, una sigla poco conosciuta che ha fatto sapere di aver voluto onorare Imad Mugnieh, un leader di Hezbollah ucciso un anno fa a Damasco. Nelle stesse ore un palestinese è morto a Al-Atatra, nel nord della Striscia di Gaza, mentre maneggiava esplosivo. Inizialmente fonti mediche avevano collegato il decesso a un raid israeliano, ma le forze armate dello Stato ebraico hanno escluso di aver compiuto azioni in quella zona.

Prosegue negoziato per la tregua Intanto Israele e Hamas continuano, con la mediazione dell’Egitto, il negoziato per la tregua, che potrebbe essere annunciata nei prossimi giorni e che potrebbe includere uno scambio di prigionieri. Israele libererebbe un migliaio di detenuti palestinesi nelle sue carceri, in cambio di Gilad Shalit, il caporale catturato dai miliziani palestinesi nel giugno 2006. Le autorità israeliane inoltre dovrebbero riaprire i valichi di frontiera della Striscia di Gaza.

WILDERS, REGISTA XENOFOBO CHE INGHILTERRA SCACCIA E ITALIA ASPETTA

«L`onorevole sarà a Londra secondo il programma – assicura al telefono un collaboratore – Esattamente come si presenterà a Roma giovedi prossimo».

E` abituato ad ogni polemica, il leader del «Partito perla Libertà» dei Paesi Bassi, il nemico numero uno dell`Islam e di chi in Europa crede nel dialogo come chiave per risolvere i conflitti etnici e religiosi. Occhi di ghiaccio, capelli biondi in apparenza ossigenati, 45 anni e un viso da ragazzino, gira sotto scorta ventiquattro ore su ventiquattro per la Fatwa lanciatagli da Al Quaeda nel marzo 2008 dopo che ha giurato di «odiare il mondo islamico» e affermato «la netta superiorità della cultura cristiana su quella musulmana».

A chi gli chiede se non teme di creare un terremoto fra le comunità religiose offre un classico «Me ne frego!». Risposta che gli ha permesso di conquistare il 10 per cento dell`elettorato nazionale.

Wilders è stato invitato da tempo a proiettare il breve e scarno «Fitna» («disaccordo») alla Camera dei Lord.

Nonostante l`intervento della polizia di frontiera britannica, ieri sera l`evento era ancora in programma, così la missiva rischia di aver avuto solo un effetto pubblicitario per l`olandese. Il quale, del resto, non esita a cavalcare le avversità, come ha fatto col processo intentatogli in patria per incitamento all`odio e discriminazione nei confronti dei musulmani.

Nessun problema. «La prossima settima la pellicola sarà proiettata al Parlamento italiano – scrive trionfante il deputato/regista nel suo sito web – e fra poche settimane sarà la volta degli Stati Uniti».

Il parlamento italiano? Nessuna conferma.

Non ci sono eventi con Wilders nel calendario delle Camere. Piuttosto, l`olandese è atteso nella capitale per ritirare il premio Oriana Fallaci, attribuitogli dall`associazione «Una via per Oriana». Giovedì pomeriggio dovrebbe essere in un albergo di via Cavour per partecipare ad un dibattito sulla libertà di espressione, raccontare la sua esperienza e far vedere il suo film.

Gli organizzatori promettono sul sito ufficiale «gli interventi di alcuni Parlamentari italiani» ma Armando Manocchia, il factotum dell`iniziativa, un tempo vicino ai Circoli della Libertà dellutriani, ammette che «per ora non ha ricevuto alcuna conferma» e confessa l`impressione che «la politica non voglia farsi vedere vicino a Wilders». Voci di un interessamento della Lega sono state smentite dall`eurodeputato Mario Borghezio.

 

Scomodo e astuto, il durissimo Geert ieri si è tolto la soddisfazione di far intervenire il governo de L`Aia, che ha più volte tentato di mettergli il silenziatore.
A Londra farà il suo spettacolo e poi anche a Roma, città santa. Ripeterà «che il Corano dovrebbe essere bandito».

Mostrerà Fitna, che l`Onu ha condannato e il Parlamento Ue ha rifiutato di mostrare ai suoi deputati, sperando nella polemica. Quella stessa che i politici italiani, col loro silenzio, sembrano intenzionati a evitare od ogni costo.

Il re e la spada

"Sua Santità, Vostre Eminenze, in nome dell’Arabia saudita che sono onorato di rappresentare e in nome dell’islam cui sono onorato di appartenere vi rivolgo saluti di pace. Di fatto, la parola "islam" in arabo è l’anagramma della parola "pace". Parlo in nome mio e delle persone che rappresento quando propongo di avviare una nuova epoca basata sul rispetto reciproco, un’epoca in cui nessuna parte offende i sentimenti dell’altra ed entrambe si astengono dall’aggressione, sia morale che fisica, sia diretta che indiretta. Chiedo a Lei e alla parte che rappresento di agire affinché i seguaci di ogni religione, sebbene abbiano il diritto di invitare gli altri alla loro fede, non facciano ricorso alla violenza, alla costrizione o alla spada ma solo alla persuasione e al ragionamento per convincerli dei meriti della fede cui appartengono. Colgo l’occasione per dichiarare che a partire da oggi "jihad" significa solo auto-difesa e resistenza all’aggressione ma mai ! l’avvio di un conflitto o il tentativo di convertire gli altri alla nostra religione tramite la violenza o la spada. Non c’è nulla di più patetico di una religione che non pu? conquistare i cuori e le mente delle persone se non con l’uso della spada. Invito altres? tutti di preoccuparsi maggiormente della qualità dei seguaci di ogni religione piuttosto che della loro quantità. A riguardo, molto dobbiamo fare per migliorare la qualità degli adepti della nostra grande religione.

Chiedo a Lei e alla parte che rappresento di astenersi dal ridicolizzare e insultare l’altro, dal sminuirne il credo oppure i testi sacri. Chiedo a Lei e alla parte che rappresento di avviare una nuova epoca in cui tutti abbiano libertà di credo, libertà di culto e libertà di costruire luoghi di culto in ogni luogo e in qualsiasi momento. Poiché il Profeta dell’islam ha accolto i cristiani di Najran quando andarono a pregare nella sua moschea, oggi nota come la moschea del Profeta nella città santa di Medina, dichiaro innanzi a Lei che inizieremo un nuovo capitolo dei rapporti con i non musulmani in quanto nostri fratelli nell’umanità. Inviter? tutti i musulmani al mondo a considerare termini quali dar al-harb (territorio della guerra), dar al-salam (territorio della pace) e ahl al-dhimma (monoteisti non musulmani) come prodotti di specifiche condizioni storiche ormai passate che non sono più applicabili oggi e a aspirare a un mondo che non sia diviso in territori di ! guerra e di pace. Le nostre moschee accoglieranno tutti coloro che varcheranno la loro soglia e la nostra religione è una religione forte che non costringe nessuno a rimanere prigioniero dei suoi precetti.

Sua Santità, ho scelto due regali da porgerLe oggi. Il primo è una palma d’oro che simboleggia la nostra storia e il nostro ambiente, l’altro è un antico manoscritto della Bibbia che risale a molti secoli fa. Ho rifiutato la proposta di regalarLe una spada innanzitutto perché la spada non è uno dei vostri simboli storici, in secondo luogo perché non vogliamo oscurare il futuro dei nostri rapporti con il significato che reca. Il mio paese farà di tutto per assicurare che in futuro gli stranieri nel nostro paese si sentano bene accetti, che godano una calorosa ospitalità e di tolleranza in ogni senso della parola, compresi il diritto pregare e adorare Dio in chiese o templi a seconda della loro religione. La vista di campanili o cupole di templi all’orizzonte non turberà i nostri sentimenti, cos? come la vista di minareti in Euroepa, America, Canada e Australia non turba i sentimenti dei non musulmani in quei paesi. Mi impegno innanzi a Lei a fare in ! modo che la nostra legge non venga in futuro applicata ai seguaci di altre religioni. Iniziamo una nuova epoca in cui si accetti l’altro, un’epoca di tolleranza e "relativismo" per quanto concerne il credo religioso, ovvero in modo che nessuno sulla terra si comporti come se la sua religione sia l’assoluta verità mentre le altre sono totalmente false. Che Dio si occupi di questioni che non ci riguardano e non ci spettano. Chiedo a Lei e coloro che io rappresento ad avviare una nuova epoca di tolleranza, accettazione dell’altro e rispetto reciproco in cui tutti la smettano di sminuire la religione altrui.

Vorrei approfittare di questo incontro per proporre l’istituzione di un comitato costituito dai migliori rappresentanti di ogni fede, non solo le tre grandi religioni monoteistiche, ma anche le altre fedi, per rivedere tutti i programmi scolastici nel mondo intero per raggiungere i seguenti obiettivi:
-Eliminare dai programmi qualsiasi materiale offensivo o pregiudizievole nei confronti delle alter religioni;
-Eliminare dai programmi qualsiasi material che semini odio religioso e sentimenti di superiorità sulle alter religioni;
-Eliminare dai programmi qualsiasi riferimento che scoraggi la tolleranza e l’accettazione dell’altro per sostituirli con riferimenti che promuovano l’ammirazione verso la diversità e la varietà quali migliori esempi di vita e fonti principali di ricchezza e bellezza.

Sua Santità, le offro la palma d’oro e il manoscritto del Nuovo Testamento che risale alla diffusion della cristianità nella regione di Najran, attualmente un governatorato del Rengo dell’Arabia saudita".
Questo è il discorso che il re non ha rivolto e che credo avrebbe potuto favorire una nuova epoca di armonia e comprensione tra le diverse fedi.