Archeologo in Egitto

Un mese sotto un sole battente, alle temperature più alte del pianeta. Destinazione Aswan: niente spiaggia né mare, solo deserto, sabbia e rocce. Una tortura? Tutt’altro, un’esperienza unica: perché su quei lastroni millenari, che
emergono dalla polvere come in un’eruzione di pietra, è stato possibile studiare le incisioni del IV-II millennio prima dell’anno Zero.

A vestire i panni dell’archeologo uno studente ravennate, Alberto Urcia, 28 anni, iscritto alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, di ritorno dalla missione di scavo in Egitto guidata dal professore Alberto Curci. Trentuno giorni per sperimentare una strumentazione tecnologica recentemente acquistata dall’ateneo bolognese e mai utilizzata prima nello studio dell’arte rupestre. Questo il compito affidato a Urcia, studente al corso magistrale del polo ravennate: "Non è stato un semplice viaggio didattico – racconta rivivendo l’esperienza conclusa martedì scorso – ma un lavoro da professionisti".

Tanto che, a far compagnia al neo archeologo ravennate, si sono aggiunte anche prestigiose università e istituzioni internazionali, come Yale, Mainz, l’Oriental Institute di Chicago, il Trinity College di Dublino e il British Museum. Da tutto il mondo, con il patrocinio dell’Unesco, per affrontare il mestiere "sul campo" ed addentrarsi fra i resti della necropoli in cui si suppone siano costoditi indizi nevralgici sul rapporto tra antichi egizi e nubiani. Una missione non proprio insidiosa come quella stile "predatori dell’arca perduta", ma condizionata da severi controlli.

"Abbiamo operato in un cosiddetto ‘scavo d’emergenza’ – precisa Urcia – non potevamo fare un passo senza scorta ed eravamo costantemente monitorati da un ispettore della soprintendenza". Poi i ritmi rigorosi, quasi marziali: "Sveglia alle 5 di mattina, per essere sugli scavi alle 6". Inevitabili le pause: "Dopo diverse ore sotto il sole dovevamo staccare per via del caldo. Poi si riprendeva e, in alcuni casi, andavamo avanti fino a tarda serata".

Tra le rocce della regione di Aswan, nello scavo di Nag El-Qarmila, Urcia ha sfruttato le potenzialità dell’ultimo gioiellino voluto dall’università di Bologna, l’Image Station: una stazione laser motorizzata in grado di rilevare, con una raffinatissima
ricostruzione tridimensionale, sia le immagini delle incisioni rupestri, sia il contesto, ovvero le montagne che si trovano nella zona. Tecnologia al servizio del lavoro fisico di scavo, nel quale erano impegnati altri due studenti di Bologna e i numerosi colleghi provenienti delle altre università internazionali.

Stessi studi, stessa professione, ma paesi diversi: inevitabile il confronto. "In fatto di preparazione, spiega Urcia, non abbiamo rivali". Ma è sul versante dei finanziamenti che l’Italia ha il fiato corto: "All’estero c’è interesse a investire sui giovani, e chi viene reclutato per questi progetti è quasi sempre retribuito". Poi la mazzata occupazione e le difficoltà di chi si laurea nel settore dei beni culturali: "E’ molto difficile smarcarsi dal limbo dell’università – ammette –. Ma non ho dubbi, la mia intenzione è rimanere in questo settore e lavorare per università, ministero o strutture private". Un consiglio su tutti: "Rimboccarsi le maniche e crederci, i successi non piovono dal cielo".

Iran, nuove minacce a Israele "Morte certa se attacca Gaza"

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad attacca Israele minacciando di "morte certa" lo Stato ebraico se attacca Gaza. Poi replica a Barack Obama, respingendo ancora una volta le pressioni internazionali sulla questione nucleare e definendo anche il presidente Usa "inefficace" nel portare avanti risultati concreti. "Non potete intimidirci con minacce e non potete fermare il nostro progresso" ha detto Ahmadinejad parlando dalla città di Sirjan, nel sudest del Paese, e trasmesso dalla tv di Stato. "Potete tagliarvi la gola, saltare avanti e indietro, fare dichiarazioni e passare risoluzioni. Non fermerete il progresso e la ricostruzione della nazione iraniana".

Secondo Ahmadinejad gli israeliani "cercano un pretesto per attaccare Gaza" ma una eventuale operazione punitiva contro la striscia di Gaza controllata da Hamas "non farà altro che avvicinare alla morte" lo Stato ebraico. "Voglio dire ai sionisti e a quelli che li sostengono – ha aggiunto il presidente iraniano – che sono stati già commessi abbastanza crimini come questi. Una nuova avventura non vi salverà ma vi avvicinerà alla vostra morte certa". L’intervento è stato fatto in risposta a un avvertimento lanciato ieri dal vice premier israeliano Sylvan Shalom, che ha minacciato Hamas di compiere "una nuova operazione militare" a Gaza se non cesseranno i lanci di razzi Qassam contro il territorio israeliano.

"Non pensate di poter fermare lo sviluppo della nazione iraniana sulla via del progresso" ha detto poi il presidente riferendosi alla minaccia di nuove sanzioni che l’occidente vorrebbe varare per indurre Teheran a fermare l’arricchimento dell’uranio. "Potete agitarvi quanto volete, potete pubblicare dichiarazioni e adottare risoluzioni – ha aggiunto Ahmadinejad – Più la vostra animosità sarà scoperta, più la nazione iraniana sarà determinata nel voler andare avanti".

Il presidente iraniano ha anche reiterato l’accusa contro il presidente americano Barack Obama di "non aver cambiato nulla" nella politica ostile all’Iran delineata dal suo predecessore, George W. Bush. "Il signor Obama è arrivato con l’annuncio di un cambiamento e noi lo abbiamo accolto con favore – ha affermato – Ma cosa è cambiato? Le pressioni sono sempre lì. Le sanzioni sono sempre lì. Le politiche in Iraq e Afghanistan sono sempre le stesse".

Al Qaeda in un villaggio, 25 uccisi casa per casa

Strage firmata Al Qaeda in un villaggio iracheno. Almeno 25 persone sono state uccise da un gruppo di 10-15 uomini armati che ha fatto irruzione nel villaggio di Sufiya, nella regione di Hour Rajab a sud di Bagdad. Le vittime sono venti uomini e cinque donne, portati fuori da tre abitazioni e massacrati. Una fonte di polizia ha detto che gli assassini hanno ammanettato le vittime e hanno sparato loro alla testa. «Abbiamo trovato sette persone vive, con le mani legate», ha detto.

MASSACRO – «Alcuni uomini che vestivano uniformi sono arrivati alla guida di quattro veicoli simili a quelli utilizzati dall’esercito e hanno preso d’assalto tre case. Hanno assassinato 25 persone, tra cui cinque donne», ha detto un responsabile del ministero dell’Interno.

VENDETTA – Le vittime erano sunniti appartenenti ai Sahwa, i Comitati per il risveglio che nel 2006 avevano abbandonato il sostegno ad Al Qaeda. Il generale Qassim al-Moussawi ha detto che alcune vittime appartenevano alle forze di sicurezza irachene e altre ai Figli dell’Iraq, un gruppo di ex ribelli sunniti che si sono uniti al governo iracheno e alle forze Usa contro i militanti di Osama Bin Laden. La regione agricola di Hour Rajab, alle porte della capitale, è abitata in larga maggioranza dalla grande tribù Jabur e da quelle di etnia Janabat.

l'Iran sfida Obama «Le pressioni non ci fermeranno»

Le pressioni internazionali non hanno altro risultato che «rafforzare la determinazione» dell’Iran a continuare il suo programma nucleare. Lo ha detto il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, durante un discorso tenuto a Sirjan, nel sudest del paese. Affermazioni che arrivano dopo la dura presa di posizione di Obama: secondo il presidente americano, è arrivato il momento di «alzare la pressione sull’Iran». Per farlo, ha spiegato il leader Usa, serve però una «comunità internazionale unita».

«NON FERMERETE IL PROGRESSO» – «Non pensate di poter fermare lo sviluppo della nazione iraniana sulla via del progresso» ha detto il presidente riferendosi alla minaccia di nuove sanzioni che l’occidente vorrebbe varare per indurre Teheran a fermare l’arricchimento dell’uranio. «Potete agitarvi quanto volete, potete pubblicare dichiarazioni e adottare risoluzioni – ha aggiunto Ahmadinejad – Più la vostra animosità sarà scoperta, più la nazione iraniana sarà determinata nel voler andare avanti». Il presidente iraniano ha anche reiterato l’accusa contro il presidente americano Barack Obama di «non aver cambiato nulla» nella politica ostile all’Iran delineata dal suo predecessore, George W. Bush. «Il signor Obama è arrivato con l’annuncio di un cambiamento e noi lo abbiamo accolto con favore – ha affermato Ahmadinejad – Ma cosa è cambiato? Le pressioni sono sempre lì. Le sanzioni sono sempre lì. Le politiche in Iraq e Afghanistan sono sempre le stesse».

ISRAELE – Ahmadinejad risponde anche al vice premier israeliano Silvan Shalom, aveva minacciato una nuova offensiva militare di Israele su Gaza se non fossero stati fermati gli attacchi missilistici. «Cercano una scusa per attaccare Gaza – sostiene Ahmadinejad – voglio dire ai sionisti e ai loro sostenitori che sono stati già commessi abbastanza crimini. Una nuova avventura non vi salverebbe bensì vi porterebbe a morte sicura».

Fallito un altro attentato nel Daghestan

Ancora un attentato, questa volta fallito, nella regione russa del Daghestan. Due persone sono morte e un’altra è rimasta gravemente ferita mentre trasportavano una bomba destinata probabilmente a un nuovo attacco terrorista dopo quelli dei giorni scorsi che hanno causato una dozzia di morti a Kizlyar.

L’auto sulla quale viaggiavano gli aspiranti terroristi è saltata in aria vicino a un villaggio del distretto di Khasavyurt nella parte occidentale della repubblica caucasica. La polizia ha fatto sapere che l’ordigno è esploso autonomamente forse per un difetto di fabbricazione o per un errore degli attentatori.

Dall’autoproclamatosi califfato caucasico, secondo Mosca, potrebbero essere partiti i terroristi dell’attentato di lunedì scorso alla metropolitana di Mosca costato la vita a 39 persone. Di certo l’emiro del Daghestan aveva annunciato altri attacchi contro la presenza russa nella regione.

Il Parlamento Belgio e' per la proibizione totale del burqa

La commissione Affari interni del Parlamento del Belgio ha approvato una proposta di legge per l’interdizione totale del velo integrale islamico. Il voto ha avuto l’appoggio di tutti i gruppi politici e, se fosse confermato in Parlamento, il Belgio diventerebbe il primo Paese europeo a proibire il burqa. Secondo fonti parlamentari il voto potrebbe essere messo in calendario il 22 aprile prossimo. «È un segnale molto forte che intendiamo inviare agli islamisti», ha detto il deputato liberale Denis Ducarme. La legge modifica il codice penale per imporre un’ammenda (o sette giorni di carcere) «a chi si presenterà in uno spazio pubblico con il volto coperto, del tutto o in parte, che ne impedisca l’identificazione». Il testo prevede eccezioni per le manifestazioni autorizzate dai Comuni come il carnevale.

EUROPA – Martedì il Consiglio di Stato ha respinto l’ipotesi di un divieto assoluto del velo integrale in Francia. Parigi si avvia quindi verso una messa al bando del burqa e del niqab limitata ai servizi pubblici, come autobus, metropolitane o uffici postali. Questa la situazione in altri Paesi europei. In Italia una legge del 1975 vieta di coprirsi completamente il volto nei luoghi pubblici. Alla legge hanno fatto riferimento alcuni sindaci per varare una serie di ordinanze che vietano a livello locale il velo integrale o il costume da bagno islamico. La Lega Nord ha depositato nello scorso ottobre un progetto di legge che prevede fino a due anni di reclusione e 2 mila euro di multa per coloro che per la «loro appartenzenza religiosa rendono difficile o impossibile l’identificazione». In Danimarca il governo ha deciso lo scorso gennaio di limitare il burqa o il niqab nei luoghi pubblici ma senza vietarlo, lasciando cioè alle scuole, alle amministrazioni o alle imprese l’onere di fissare le regole. In Olanda diversi progetti di legge sono allo studio per vietare l’uso del velo integrale. In Gran Bretagna un partito euroscettico guida una campagna per il bando del burqa. In Austria il ministro socialdemocratico per le Donne, Gabriele Heinisch-Hosek, pensa di bandire il velo nei luoghi pubblici.