Ban Ki Moon: "Per ora l'allarme non sale" L'Oms: "Non sarà una nuova spagnola"

ROMA - Il livello di allarme per l’emergenza influenza suina per ora non salirà. Il chiarimento arriva per bocca del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, dopo le dichiarazioni del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Margaret Chan, riportate da alcuni quotidiani internazionali, che lasciavano intendere che l’allerta avrebbe anche potuto raggiungere il massimo: il "6", quello della pandemia. Al momento attuale, se le cose rimangono come sono al momento, non è previsto alcun innalzamento, spiega Ban Ki Moon.

In ogni caso, anche se si arrivasse al livello 6, non bisogna pensare che questo significhi "la fine del mondo", aveva detto Margaret Chan al Pais e al Financial Times. "Il livello 6 non significa, in nessun modo, che siamo di fronte alla fine del mondo. E’ importante chiarirlo senza mezzi termini perché altrimenti, quando annunceremo di averlo raggiunto, si scatenerà un panico non necessario", aveva aggiunto. Ma allo stadio attuale, è uno scenario ancora lontano. E "non c’è alcuna indicazione che ci si trovi in una situazione simile a quella del 1918", quando la pandemia di influenza uccise decine di milioni di persone, ha detto poi la stessa Chan intervenendo da Ginevra in video collegamento all’Assemblea Generale dell’Onu.

Oms, il bilancio. Intanto arriva l’ultimo bilancio dell’Oms relativo all’epidemia di influenza A/H1N1: 26 i morti (25 in Messico, uno negli Stati Uniti) e 1003 casi accertati in 20 Paesi. Due nuovi casi sono stati accertati in Francia e diventano così quattro quelli totali nel Paese. Si tratta di una ragazza di 24 anni e un ragazzo di 23 tornati da un viaggio in Messico. Un quinto caso è stato confermato in Nuova Zelanda, legato ad un viaggio di studenti in Messico, mentre in Spagna i casi sono arrivati a 54, secondo quanto ha dichiarato il ministro della Sanità di Madrid, un caso è stato confermato in Portogallo.

La situazione in Italia. In Italia i casi sono saliti a quattro: ai primi due, uno a Massa – il "paziente zero" – e uno a Roma, si sono aggiunti infatti altri due casi a Roma. Si tratta di una ragazza di 16 anni, rientrata in Italia da un viaggio in Messico, che ha accusato sintomi influenzali il 29 aprile, ed è stata ricoverata presso l’Ospedale Spallanzani di Roma, e di un bambino di 11 anni ricoverato presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, anch’egli proveniente da un viaggio in Messico, che ha avuto febbre e sintomi influenzali.

Un altro caso sospetto riguarda un uomo di 32 anni ricoverato da ieri sera in isolamento all’ospedale Careggi di Firenze. E’ tornato da un viaggio in Messico accusando sintomi influenzali ed il primo esame fatto a Careggi, a quanto si apprende, ha dato esito positivo. In giornata sono attesi i risultati del tampone inviato all’Istituto superiore di sanità a Roma. Si stanno effettuando esami anche su una coppia palermitana, appena rientrata dalla Spagna, per accertare se sia affetta dall’influenza suina.

Studenti a rischio, una settimana a casa. Una settimana obbligatoria a casa per tutti gli studenti di scuole primarie e secondarie che tornano dal Messico. E’ quanto prevede un’ordinanza firmata dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, in merito all’epidemia di influenza ‘A’.

La situazione in Messico. Il Messico, intanto, la situazione si avvia verso un miglioramento. Le attività inizieranno a ritornare alla normalità, ha detto il sindaco Marcelo Ebrard. Ma bar, ristoranti, teatri e cinema, chiusi dal 28 aprile a causa della febbre suina, rimarranno fermi finché non ci saranno prove più concrete che il virus della H1N1 non sia davvero scomparendo.

E’ polemica con la Cina, che ha sottoposto a quarantena 70 cittadini del paese nordamericano. ”Le misure in questione non sono assolutamente dirette contro i cittadini messicani e non sono discriminatorie”, afferma il portavoce della diplomazia cinese in una nota diffusa sul sito internet del ministero. La precisazione è arrivata dopo che ieri diplomatici messicani hanno protestato con le autorità di Pechino, affermando che 70 loro connazionali sono stati messi in quarantena in sette diverse località della Cina nonostante non mostrassero alcun sintomo influenzale.

Attentato alla festa di matrimonio

Sono almeno 41, secondo i media turchi, le vittime di un attentato contro un gruppo di persone che stavano festeggiando un matrimonio in un villaggio nel sud-est della Turchia a maggioranza curda.

BOMBE E FUCILI AUTOMATICI - Sempre secondo fonti locali, un commando di terroristi armati di bombe e fucili automatici avrebbe preso d’assalto una cerimonia di nozze nel villaggio di Bilge. I feriti, sarebbero stati trasportati all’ospedale della vicina Mardin.

Cairo – Scontri tra allevatori di suini e polizia

e la polizia che doveva prendere i loro animali. Lancio di pietre e bottiglie con la polizia che ha risposto sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Gli scontri hanno provocato 12 feriti tra le forze di polizia ed otto tra gli allevatori.
Nella serata, l’operazione di confisca degli animali è stata rinviata a lunedì, il governo ha promesso una compensazione finanziaria a favore degli allevatori, secondo il quotidiano Al-Ahram, è previsto un risarcimento di 14 euro a titolo di compenso per ogni suino ucciso e di 35 euro per le femmine.
I critici rifiutano la macellazione di tutti i suini dato che nel paese non è stato segnalato nessun caso umano di influenza suina o di animale malato, l’OMS ha dichiarato di essere all’oscuro di " persone contaminate dai suini ".
La maggior parte degli 80 milioni di egiziani sono musulmani, la cui religione vieta di mangiare carne di maiale considerata impura. I Copti, che allevano i suini per la loro carne, sono dal 6 al 10% della popolazione. Gli allevatori credono che le autorità vogliono sbarazzarsi dei suini, perché l’animale è vietato dall’Islam e l’Egitto è un paese islamico.
Dopo aver affermato che la macellazione dei suini sarà effettuata immediatamente, le autorità hanno ammesso che ci sarebbero voluti circa sei mesi ai macelli per eliminali.
Il ministro dell’Agricoltura Amen Abazia ha detto che l’Egitto prevede di importare tre nuove macchine per raggiungere una capacità di macellazione di 3.000 suini al giorno.

Vattimo contro la Fiera del libro: è uno scandalo invitare l'Egitto

«Sono scandalizzato e mi vergogno sempre di più di chi non ha il minimo di coscienza e organizza le manifestazioni a costo dei diritti umani, e di chi si riempie sempre la bocca. Parlerò di questo in campagna elettorale, per far sentire la voce della politica che spero vada anche in Europa». Sono le dure parole del filosofo torinese Gianni Vattimo, candidato alle prossime europee con l’Italia dei valori, che ha presentato stamattina insieme ad Alfredo Tradardi dell’International solidarity movement italia, i moviti della campagna di boicottaggio-contestazione alla presenza dell’Egitto come paese ospite d’onore della Fiera internazionale del libro di Torino. Un boicottaggio che segue quello dello scorso anno alla fiera che aveva accolto come paese ospite d’onore Israele.

Una contestazione definita «un dovere morale, culturale e politico. Noi cerchiamo di dare -spiega Tradardi- un piccolo contributo affinchè la verita sul conflitto medio orientale faccia dei passi avanti. E come lo scorso anno con lo Stato di Israele ci mobiliteremo a livello locale e nazionale per contestare la presenza dell’Egitto come ospite d’onore della fiera del libro». I promotori dell’iniziativa, che fa parte della campagna ’Boicottaggio, disinvestimenti e sanzionì lanciata nel 2005 dalla società civile palestinese, osservano poi che il fatto che la cerimonia inaugurale «preveda una lectio magistralis sul tema ’Immaginare una cultura per la pace e la tolleranzà tenuta dal ministro egiziano per la Cultura, ci sembra un troppo che offende la nostra coscienza civile e democratica e gli oppressi e i perseguitati in Egitto e in Palestina».

Terrorismo, Cuba nella lista nera Usa E Fidel attacca Obama: «Si vergogni»

WASHINGTON - Non è piaciuta al Líder máximo Fidel Castro la decisione degli Stati Uniti di lasciare Cuba nella «lista nera» dei Paesi che gli Stati Uniti considerano sostenitori del terrorismo internazionale. Nonostante la mano tesa ai fratelli Castro (soprattutto a Raul), l’amministrazione Obama ha infatti reso pubblico l’elenco in cui L’Avana si trova accanto a Siria, Iran e Sudan. In un commento pubblicato sul sito cubadebate.cu, Fidel Castro ha scritto che il presidente Obama dovrebbe «vergognarsi» di tenere Cuba nella lista nera dei Paesi considerati terroristi dopo i «50 anni terrorismo» orchestrati proprio da Washington contro l’isola comunista. Secondo il leader cubano, gli Stati Uniti «si sono talmente invischiati nei propri crimini e menzogne che anche Obama non ha potuto liberarsi da questo groviglio. Un uomo di cui nessuno nega il talento dovrebbe vergognarsi di questo culto della menzogna».

IL RAPPORTO - Nel commento pubblicato col titolo «Riflessioni del compagno Fidel: Cuba "Paese terrorista?"», Castro si riferisce al rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano sugli Stati che sostengono il terrorismo: pubblicato giovedì scorso, il dossier pone di nuovo Cuba ancora nella «lista nera» accanto a Iran, Siria e Sudan. Il Dipartimento di Stato riconosce i passi avanti fatti dal regime comunista anche in questo campo, come ad esempio quando si lamentò dei rapimenti di politici messi in atto dalle Farc colombiane, ma mantiene nel mirino le relazioni dell’Avana con l’Eta, le stesse Farc e con i membri di organizzazioni violente che agiscono sul suolo statunitense, come l’Esercito nero di liberazione. Anche se«da tempo sostiene attivamente» la lotta armata, si legge nel rapporto, «il governo cubano continua a fornire un rifugio sicuro ai diversi terroristi».

Pirati all'attacco, sequestrate due navi

I pirati somali continuano ad attaccare e a catturare le navi che transitano nell’Oceano Indiano e attraverso il Golfo di Aden, malgrado la presenza della "Standing Maritime Group 2", la forza navale multinazionale della Nato con circa 20 unità militari.

Nelle ultime ore, secondo fonti che arrivano dal porto di Haradere (nel centro della Somalia), i predoni del mare hanno sequestrato due mercantili. Da Bruxelles, un portavoce dell’Alleanza atlantica ha fatto sapere che uno dei due cargo in mano ai pirati è l’«Ariane», di proprietà della compagnia britannica Seven Seas Maritime Ltd, battente bandiera di Malta, con a bordo 24 uomini d’equipaggio, tutti di nazionalità ucraina. A Nairobi, il responsabile del servizio keniota del programma d’assistenza ai marinai, Andrew Mwangura, ha confermato il sequestro di «Ariane», precisando che il cargo, partito dal Brasile e diretto in Medio Oriente, è stato assaltato «nell’Oceano indiano, a 250 miglia nautiche a sud-ovest dell’arcipelago delle Seychelles».

Mwangura ha aggiunto che i 24 membri dell’equipaggio del cargo sono di nazionalità ucraina e sembra siano al sicuro. Dalla loro base di Haradere, i pirati hanno annunciato di aver catturato, oltre al cargo britannico, una seconda nave. «I nostri uomini hanno preso il possesso di due navi. Una trasporta veicoli, l’altra potrebbe trasportare merci per il mercato somalo», hanno detto. Se questi ultimi due sequestri dovessero essere confermati sarebbero 18 le navi (con oltre 300 uomini) nelle mani dei pirati, tutte catturate tra l’Oceano indiano e il Golfo di Aden. In mattinata, una fregata militare portoghese impegnata nella missione Nato anti-pirateria, la Corte-Real, è riuscita a sventare un attacco nel Golfo di Aden, catturando e disarmando 19 predoni del mare pronti all’assalto di una petroliera norvegese. La nave cisterna Mv Kition ha lanciato l’allarme via radio ieri pomeriggio, quando i pirati armati di fucili d’assalto e lanciarazzi a bordo di una barca hanno tentato l’arrembaggio.

«Erano a circa 20 miglia marine e noi eravamo la nave più vicina, quindi abbiano fatto decollare immediatamente il nostro elicottero che ha localizzato l’imbarcazione» ha spiegato il capitano di corvetta della Nato Alexandre Fernandes. I pirati sono stati costretti a ritirarsi verso la nave-madre. La Corte-Real ha quindi individuato l’imbarcazione dei pirati ed è andata all’assalto. Sulla nave, le forze speciali hanno scoperto esplosivo ad alto potenziale, quattro kalashnikov e un lanciarazzi con nove proiettili. «Parliamo di quasi un chilo di potente esplosivo. Utilizzato correttamente, una quantità simile può affondare una nave» ha fatto notare la fonte, sottolineando che si tratta di una scoperta senza precedenti. Dopo aver contattato le autorità portoghesi, i marinai hanno rilasciato i pirati, visto che ogni nave da guerra impegnata nelle operazioni anti-pirateria deve conformarsi alla legislazione del suo paese.

Una piazza per ricordare Delara

Una piazza per Delara Darabi. Parte da Roma la proposta di intitolare alla ragazza-pittrice giustiziata il primo maggio in Iran, una piazza, una strada o un museo della Capitale. L’Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia lancia un appello urgente al sindaco Gianni Alemanno che aveva firmato la petizione di Amnesty International per salvare l’artista 23enne condannata a morte per un omicidio che avrebbe commesso nel 2003 quando era ancora minorenne.
Nell’appello si chiede di «intitolare una piazza, una via oppure un museo a nome di Delara Darabi, impiccata all’alba del primo maggio nella città di Rasht in Iran settentrionale. Questo fatto deve essere considerato un atto fortissimo di protesta e di condanna contro l’esecuzione della giovane pittrice iraniana». Un gesto simbolico «per dimostrare il forte dolore del mondo civile – si legge ancora nell’appello – il mondo occidentale e in particolare la città di Roma, come culto della civiltà, deve dimostrare la sua vicinanza e solidarietà alla famiglia di Delara Darabi che, per amore del fidanzato, aveva rivendicata la responsabilità».

MOBILITAZIONE - L’esecuzione di Delara Darabi ha scioccato il mondo. Delara è stata uccisa di mattina presto, di venerdì, giorno sacro per gli islamici senza che ne fosse data notizia al suo avvocato né alla sua famiglia. L’impiccagione era stata fissata inizialmente per il 20 aprile, ma dopo la mobilitazione nazionale e internazionale per salvare l’artista, il capo della magistratura di Teheran, l’ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva firmato una sospensione «per un breve periodo di tempo» per dare modo alla famiglia della vittima di riflettere sulla richiesta di perdono avanzata dai genitori di Delara. Si pensava in un rinvio di due mesi, invece il boia ha atteso solamente dieci giorni. «Vogliamo esprimere le condoglianze della nostra comunità alla famiglia di Delara – scrive sul sito Davood Karimi, presidente dei Rifugiati politici iraniani in Italia – e a tutto il popolo iraniano che si era radunato attorno alla famiglia e aveva insistentemente chiesto ai parenti della donna uccisa dal fidanzato di Delara di perdonare la ragazza». A chi volesse aderire all’appello per intitolare una piazza o un museo a Delara «chiediamo di mandare un email al sindaco di Roma (ld.gabinetto@comune.roma.it) e mandarne una copia a irandemocratico@yahoo.it».

Febbre suina – Abbattimento maiali, BB contro Egitto: vigliacchi

oggi fervente animalista, ha duramente criticato la decisione dell’Egitto di abbattere tutti i suini del paese affermando che in tal modo il governo egiziano dava prova di "vigliaccheria estrema". "Approfittare della psicosi mondiale, con la diffusione dell’influenza messicana che non ha nulla a che vedere con gli animali, per lanciare una campagna contro i maiali allevati liberamente in Egitto da gente senza risorse è una vigliaccheria estrema", ha scritto Bardot in una lettera indirizzata al presidente egiziano Hosni Mubarak. Mercoledì l’Egitto aveva annunciato l’intenzione di abbattere i 250mila maiali allevati sul suo territorio come misura preventiva nei confronti della febbre suina. Secondo l’ex attrice si tratterebbe di una mossa per smantellare questo tipo di allevamento tradizionale per dare vita ad allevamenti intensivi in cui "gli animali saranno maltrattati". Bardot ha detto di contare sulla "bontà di cuore" di Mubarak affinche ciò non avvenga.

Egitto: Strage di Maiali

Cairo. L’Egitto ha iniziato il sequestro degli allevamenti e la macellazione dei suini come precauzione contro l’influenza suina, nonostante che nel paese non esiste un solo caso sospetto. La resistenza da parte degl’ allevatori e le critiche da parte delle Nazioni Unite non hanno servito a nulla.

In Egitto, già duramente colpito dall’influenza aviaria, sono forti i timori di un altro virus che potrebbe diffondersi rapidamente in un paese dove la maggior parte dei circa 80 milioni di abitanti vive nella Valle del Nilo densamente popolata e nelle affollate baraccopoli nei pressi del Cairo.
Ma le Nazioni Unite hanno detto che l’abbattimento di massa dei quasi 400.000 suini è "un vero e proprio errore" perché il nuovo ceppo è un mix di virus dell’influenza suina, aviaria e umana e non è stato trovato nei maiali.
Gli agricoltori nel più popoloso paese arabo hanno affermato l’inizio della confisca degli animali. Il virus H1N1 dell’influenza suina è in diffusione tra gli umani e non tra i suini, questi abbattimenti di suini,
animale considerato impuro dai musulmani in Egitto, potrebbe contribuire a sedare il panico pubblico.