Pyongyang accelera sul nucleare

La Corea del Nord ha riprocessato ottomila barre di plutonio che sono in grado di produrre materiale fissile per armi nucleari. Lo afferma Nuova Cina, citando l’ agenzia nordcoreana Kcna.

Il riprocessamento del combustibile nucleare sarebbe avvenuto nel suo reattore di Yongbyon. Due anni fa il reattore era stato parzialmente smantellato in base all’ accordo per il disarmo nucleare di Pyongyang in cambio di aiuti economici raggiunto nei colloqui a sei con Corea del Sud, Cina, Usa, Giappone e Russia.

Con il plutonio ottenuto attraverso il riprocessamento, la Corea del Nord è ora in grado di produrre altri ordigni nucleari. Secondo gli esperti stranieri, Pyongyang potrebbe avere tra le quattro e le sei bombe atomiche.

La Corea del Nord ha effettuato due test nucleari, nel 2006 e nel maggio scorso. All’ inizio di ottobre, in occasione della visita nel Paese del premier cinese Wen Jiabao, il leader supremo Kim Jong-il ha affermato che la Corea del Nord è pronta a tornare al tavolo delle trattative ma chiede come primo passo un incontro diretto con rappresentanti degli Usa.

Karzai, mano tesa ai Taliban

Il presidente rieletto afgano, Hamid Karzai, ha promesso un governo "inclusivo" nel corso del suo primo discorso dopo la vittoria elettorale, "nel quale nessun afgano si sentirà distante". E offre una tregua anche i fondamentalisti taliban: "Tenteremo di portare la pace in tutto il Paese. Chiediamo ai nostri fratelli talebani di tornare in Afghanistan in questo ambito, e su questo chiediamo l’assistenza e la cooperazione della comunità internazionale", ha detto Karzai. La pace sarà possibile "quando tutti gli afgani saranno uniti e parleranno con una sola voce, lavorando insieme per un governo di unità che rappresenti tutti", ha aggiunto il presidente. Un discorso "inclusivo" che si rivolge anche alla vasta opposizione guidata dal suo avversario nel primo turno elettorale, l’ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, che ritirandosi dal ballottaggio ha di fatto consegnato la vittoria a Karzai ma continua a denunciare la condotta illeggittima del presidente e la sua responsabilità nelle frodi elettorali che hanno portato all’invalidazione di centinaia di migliaia di voti nel primo turno del 20 agosto scorso.

Karzai ha poi toccato un altro punto delicato della sua presidenza, impegnandosi a "sradicare la mala pianta della corruzione". Il presidente Usa Barack Obama gli aveva raccomandato di impegnarsi contro la piaga che affligge il Paese e ne mina alle basi lo sviluppo: "La corruzione ha diffamato l’Afghanistan" ha detto Karzai, accusato da più parti di tollerare il fenomeno quando non addirittura di alimentarlo, "il nostro governo è stato diffamato dalla corruzione. Lotteremo con ogni mezzo per sradicare questa mala pianta".
Dai Taliban per ora arrivano solo reazioni fredde. "La vera decisione degli affari afgani è stata presa a Washington e solo annunciata in Afghanistan", hanno affermato oggi gli studenti coranici in una prima reazione alla vittoria di Karzai. In un comunicato in cui chiedono alla nazione afgana di essere "unita contro i nemici e la cospirazione", i Taliban esortano inoltre il popolo afgano a lottare per la realizzazione di un governo islamico. Nei giorni scorsi i fondamentalisti islamici avevano minacciato di compiere diffuse violenze contro il secondo turno delle elezioni presidenziali, e la settimana scorsa hanno attaccato un hotel dove erano ospitato personale delle Nazioni Unite, uccidendo cinque funzionari dell’Onu e ferendone altri nove.

No al crocefisso nelle aule scolastiche

MILANO - La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Pronta la replica del Vaticano: «Dobbiamo valutare la sentenza».

LA RICORRENTELei è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e a nulla sono valsi i successivi ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche.

LA SENTENZA - «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche – si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo – potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).

VATICANO, DOBBIAMO VALUTARE SENTENZA – Il Vaticano vuole leggere la motivazione, prima di pronunciarsi sulla sentenza della Corte europea di Strasburgo. «Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare», ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Ha aggiunto monsignor Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti: «Preferisco non parlare della questione del crocefisso perché sono cose che mi danno molto fastidio».

COMMENTI - Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (Pdl): «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «È la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. È il segno dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa». Paola Binetti (Pd): «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose». Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia (Lega): «Mi schiero con chi si sente offeso da una sentenza astratta e fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo». Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti: «Un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all`Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano trova conferma». Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola dei Comunisti italiani: «È un forte monito per riaffermare il valore della laicità della scuola e dello Stato».

Attentato suicida in hotel oltre trenta morti a Rawalpindi

ISLAMABAD - Un nuovo attentato suicida in Pakistan ha fatto oggi oltre trenta morti all’interno della cinta di un albergo nel centro di Rawalpindi, in Pakistan.

Il kamikaze sarebbe entrato in azione nel perimetro dell’hotel Shalimar, facendosi esplodere a bordo di una motocicletta vicino a una fila di persone che aspettavano di ricervere lo stipendio. Lo Shalimar, un albergo a 4 stelle, si trova a poche centinaia di metri dal quartier generale dell’esercito pachistano e in un quartiere che ospita molti uffici pubblici e banche. La zona era molto affollata e si teme che il bilancio delle vittime possa crescere.

I militanti taliban hanno avviato una campagna di attentati dopo che l’esercito ha scatenato un’offensiva contro gli estremisti in Sud Waziristan, al confine con l’Afghanistan. Nell’ultimo mese almeno 280 persone sono morte in bombardamenti e raid aerei nel paese.

Oggi il governo pachistano ha annunciato di aver messo una taglia di cinque milioni di dollari sul leader talebano Hakimullah Mehsud e 18 dei suoi uomini, e di voler intensificare l’offensiva nelle aree tribali prima che comincino i rigori dell’inverno. E pochi giorni fa il segretario di Stato americano Hillary Clinton, durante la sua visita in Pakistan, aveva fatto pressione sul governo affinché dia impulso alla sua azione contro i Taliban.

Salta il ballottaggio dopo la rinuncia di Abdullah

KABUL (AFGHANISTAN) – Dopo l’annuncio del ritiro di Abdullah, che domenica ha fatto sapere di rinunciare al ballottaggio con Karzai alle elezioni presidenziali, il senso stesso di questo secondo turno elettorale vacilla. La Commissione elettorale indipendente (Iec) afghana si è infatti riunita per decidere se far svolgere o meno il secondo turno delle presidenziali dopo il ritiro del candidato sfidante a Hamid Karzai, Abdullah Abdullah.

L’ONU: «RISPETTIAMO LA DECISIONE – Le Nazioni Unite avevano detto in precedenza che avrebbero «appoggiato e rispettato» qualsiasi decisione presa dalle autorità elettorali afgane al ballottaggio delle presidenziali afgane. Lo ha affermato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in visita a Kabul. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è arrivato a Kabul per incontrare il presidente afghano Hamid Karzai e il suo rivale Abdullah Abdullah, anche se questo ha annunciato il suo ritiro dal ballottaggio. Nel comunicato dell’Onu che annuncia l’arrivo del segretario generale, si afferma che la visita è stata decisa dopo l’attacco suicida della scorsa settimana a Kabul che aveva provocato la morte di cinque dipendenti stranieri dell’Onu. Oltre a Karzai e ad Abdullah, Ban incontrerà anche il rappresentante dell’Onu nel paesi Kai Eide e responsabili della sicurezza. Le Nazioni Unite "appoggeranno e rispetteranno" qualsiasi decisione prendano le autorità elettorali afgane in merito allo svolgimento del ballottaggio delle presidenziali afgane, previsto il 7 novembre: lo ha affermato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in visita a Kabul.

EMERGENZA SANITARIA PER L’H1N1 – Intanto, a rendere ancora più complicato il quadro generale del paese, le autorità afghane hanno dichiarato emergenza sanitaria nazionale con la conseguente chiusura di tutte le scuole per tre settimane per evitare il diffondersi del virus H1N1. Fonti della presidenza di Kabul hanno riferito che le autorità sanitarie hanno chiesto inoltre di vietare alla cittadinanza per almeno due settimane ogni sorta di riunione e assembramento in luoghi pubblici come campi sportivi, moschee, bagni pubblici. Secondo il comitato creato ad hoc dal ministero della sanità di Kabul per far fronte all’emergenza, fino ad oggi nel Paese si sono registrati 316 casi di infezione del virus N1H1. Di questi, prosegue l’agenzia, solo 45 sarebbero afghani, mentre gli altri sarebbero soldati stranieri basati in Afghanistan. Per il momento, il virus avrebbe causato una sola vittima tra gli afgani.

arrestato lo studente che ha contestato in pubblico Khamenei

MILANO - Secondo quanto riporta un blog di opposizione iraniana, rilanciato dal sito iranian.com, uno studente universitario ventenne è stato arrestato dopo che mercoledì scorso ha pubblicamente criticato la Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. Lo studente, stando a quanto riferito dal blog, mercoledì ha preso la parola a Teheran durante un incontro ufficiale dello stesso Khamenei con le élite universitarie del Paese, e da giovedì, secondo informazioni non confermate, sarebbe nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione.

LO STUDENTEIl giovane, si legge sul blog homylafayette.blogspot.com, è uno studente di matematica alla Sharif University che avrebbe vinto le Olimpiadi della Matematica e si chiamerebbe Mahmud Vahidnia. Nel suo intervento ai microfoni, compiuto dopo che le autorità universitarie che partecipavano alla terza Conferenza nazionale delle Giovani Èlite erano già intervenute e prima che parlasse Khamenei, Vahidnia ha parlato per 20 minuti malgrado le proteste di diverse persone nella platea. Ha criticato, si legge, «le tv e radio di stato, il clima poliziesco che circonda la stampa, l’impossibilità di esprimere critiche alla Guida Suprema e la struttura di potere nel Paese incarnata dal Consiglio dei Guardiani e l’Assemblea degli Esperti», che imbriglia la democrazia. Rivoltosi a Khamenei, che presiedeva l’incontro, Vahidnia ha chiesto più tempo per poter finire il suo discorso e la Guida suprema, sempre secondo il blogger, avrebbe detto: «Vorrei che proseguisse. Il tempo è già esaurito ma lei vada avanti». Secondo il sito, che precisa come l’informazione sia ancora da confermare, lo studente sarebbe da giovedì sera nelle mani dell’unità di intelligence dei Guardiani.

Cambridge apre al le studentesse musulmane

MILANO - Aria nuova a Cambridge: le studentesse musulmane potranno indossare il burqa durante le cerimonie di laurea. Per tradizione, infatti, gli studenti sono obbligati a seguire un rigido codice di abbigliamento che prevede abiti scuri e camicia bianca e, come si legge sul sito web dell’università, in caso di mancata osservanza delle regole, l’ateneo potrebbe addirittura impedire al «ribelle» di laurearsi. Un giro di vite che si era reso necessario dopo le numerose lamentele relative all’abbigliamento eccessivamente casual sfoggiato da molti studenti in parecchie occasioni ufficiali. Già nel 2005 un gruppo di ragazzi scozzesi aveva sfidato il regolamento di Cambridge, chiedendo di poter indossare il kilt al posto dell’abito scuro e, alla fine, l’Università è stata costretta a capitolare, inserendo kilt, sari e kimono nell’elenco degli abiti permessi, stante il loro status di «costumi tradizionali». Non solo. Anche gli abiti religiosi, come appunto il burqa, e le uniformi militari hanno ricevuto il «via libera», come ha confermato al Daily Mail un portavoce di Cambridge. «Se uno studente ha un motivo culturale o religioso che lo obbliga ad indossare un particolare abito durante le cerimonie ufficiali, noi dobbiamo rispettarlo, anche se per il momento nessuno ci ha ancora chiesto di indossare il burqa».

«DECISIONE SAGGIA» - Insomma, si sarebbe trattata di una decisione preventiva, visto che, secondo la «Cambridge Islamic Society», sarebbero circa 600 gli studenti musulmani che frequentano il prestigioso ateneo inglese. Una decisione che Ahsan Mohammed, presidente del «Newmarket Mosque Committee», ha definito «molto saggia» sul tabloid Sun. Solo una settimana fa aveva destato scalpore la notizia che ad una studentessa del Burnley College del Lancashire era stato chiesto di togliersi il burqa durante le lezioni per motivi di sicurezza: secondo il preside John Smith, il contatto «faccia a faccia» con gli insegnanti è fondamentale, ma il burqa indossato dalla diciottenne Shawana Bilges impediva tale contatto, perché lasciava liberi solo gli occhi e le mani della ragazza.

Test di un sottomarino russo

MOSCA - Il sottomarino atomico russo Bryansk ha effettuato con successo il lancio di un missile balistico intercontinentale nel mare di Barentz.

IL MINISTERO - Il lancio, ha riferito il ministero della Difesa, è avvenuto domenica, e «la testata nucleare ha raggiunto l’obiettivo nel tempo previsto».