Cellula terroristica composta da tedeschi, nei campi bambini

BERLINOGli adulti sono cittadini tedeschi, di origine tedesca e convertiti all’Islam integralista o stranieri ma cittadini della Repubblica federale. I bambini si addestrano insieme a loro all’uso delle armi e delle cariche esplosive, e non pochi sono biondi, hanno un aspetto decisamente europeo. Ecco l’allarmante contenuto degli ultimi video diffusi sulla rete dal terrorismo integralista internazionale. Allerta massima per i servizi segreti tedeschi e di altri Paesi occidentali: perché è la prima volta che vengono mostrate immagini di un’intera cellula (o gruppo di fuoco, come dicevano i terroristi europei negli anni di piombo) del terrorismo integralista composta da cittadini tedeschi, e perché sia questo nuovo fatto sia le immagini dei bambini biondi nei campi di addestramento, fanno temere che il partito armato integralista pianifichi attentati in Germania o in altri paesi che schierano soldati nella forza d’intervento internazionale in Afghanistan.

Il video mostra un’intera cellula di combattenti, tutti cittadini tedeschi. Alcuni dei loro leader incitano apertamente alla Jihad, alla guerra santa, contro gli infedeli, cioè gli occidentali. Il video è stato diffuso dal "Movimento islamico dell’Uzbekistan" (in tedesco Islamische Bewegung Uzbekistans, Ibu). E’ stato girato a quanto pare in una zona di frontiera con il Pakistan.

Nelle riprese sono riconoscibili, e si identificano, due cittadini tedeschi di origine straniera, i fratelli Yassin e Munir Chouka. Altri due tedeschi membri della cellula si fanno chiamare nel video con i loro nomi di battaglia, Abu Askar e Abu Safiyaa. Tutti incitano alla "lotta contro gli infedeli". Non sono persone che si sentivano immigrati ai margini della società, sono cresciuti in Germania come tedeschi, apparentemente integrati. E ora sono passati alla lotta armata. Per Berlino è la minaccia più seria dai lontani anni di piombo del terrorismo rosso della Rote Armee Fraktion, la famigerata banda Baader-Meinhof che seminò il terrore con una catena di assassinii e sequestri e fu poi sgominata dai corpi speciali e dalla linea della fermezza scelta dall’allora cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt. Il video di cui è venuto in possesso Welt online mostra immagini della loro vita quotidiana nel campo d’addestramento presso la frontiera, scene di combattimenti, e lunghe sequenze del loro addestramento militare.

Poi Yassin Chuka legge una lunga predica, in cui esorta a lottare senza quartiere contro "gli infedeli". Altre riprese mostrano, e questo è un altro fatto inquietante, diversi bambini che partecipano attivamente all’addestramento. Il fatto più singolare è che per la prima volta si vedono, ripresi appunto nei campi segreti dei terroristi, diversi bambini dai capelli biondi o comunque dalle sembianze decisamente europee. Il che fa temere che i piccoli possano essere impiegati come attentatori suicidi in Europa o in altre nazioni occidentali, visto che avendo un aspetto europeo darebbero meno nell’occhio.

"Abbiamo il video, lo stiamo esaminando", dicono con preoccupazione ai colleghi di Spiegel online fonti dei servizi segreti federali. Da settimane, la Germania è uno dei Paesi che riceve più frequenti e pesanti minacce di attentati da parte del terrorismo integralista internazionale. Le minacce vengono lanciate sia in relazione alla forte presenza militare tedesca in Afghanistan, sia in collegamento al processo in corso contro Bekki Harrash, un terrorista che rischia una pesante condanna nella Repubblica federale. La minaccia dei convertiti è presa sempre più sul serio: il più importante complotto per un attentato terroristico degli integralisti in Germania, che fu sventato da polizia e servizi segreti, è stato di recente quello della cosiddetta "cellula della Sauerland". Nell’omonima regione montagnosa e collinosa, un paradiso turistico in Nordreno-Westphalia, si nascondeva un gruppo di terroristi comandato da un giovane tedesco convertitosi all’Islam e passato alla lotta armata, che aveva trascorso periodi di addestramento nei campi di Al Qaeda. L’allarme dei servizi e del governo di Berlino è di livello alto, tanto da aver spinto a eccezionali misure di sicurezza a Monaco in occasione della Oktoberfest e nella capitale e in altre città ieri in concomitanza con le grandi celebrazioni per la festa nazionale del 3 ottobre, anniversario della riunificazione tedesca avvenuta nel 1990.

Iran, il 19 ottobre colloqui sull'uranio

TEHERAN - Dopo quelli emersi a Ginevra qualche giorno fa, nuovi segnali incoraggianti arrivano dalla visita a Teheran del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) Mohammed el Baradei. "Grazie alla buona cooperazione fra
L’iran e l’Agenzia tutte le questioni importanti sono state risolte e non rimane più alcuna ambiguità da chiarire", ha dichiarato soddisfatto il presidente iraniano Ahmadinejad in conferenza stampa. El Baradei ha invece affermato che rimangono ancora delle "preoccupazioni" sugli effettivi obbiettivi dei programmi nucleari iraniani e per questo motivo le ispezioni continueranno.


I progressi. In primo luogo sono state fissate le date delle prossime tappe del confronto sul nucleare iraniano. Il 19 ottobre rappresentanti di Iran, Usa, Russia e Francia si riuniranno a Vienna per discutere i dettagli di un accordo che consenta a Teheran di arricchire in un Paese terzo l’uranio necessario per alimentare un suo reattore di ricerca a fini medici. E il 25 ottobre gli ispettori dell’Aiea visiteranno il nuovo sito iraniano per l’arricchimento dell’uranio, vicino alla città di Qom, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al settembre scorso.

Ahmadinejad. "Grazie alla buona cooperazione fra L’Iran e l’agenzia tutte le questioni importanti sono state risolte e non rimane più alcuna ambiguità da chiarire", ha dichiarato Ahmadinejad in conferenza stampa dopo aver incontrato el Baradei

El Baradei. Ma il direttore generale dell’Aiea ha invece affermato che rimangono ancora delle "preoccupazioni" riguardo agli effettivi obbiettivi dei programmi nucleari iraniani e per questo motivo le ispezioni continueranno: "Non si tratta di una questione di controlli, si tratta di costruire la fiducia e questa è la ragione per la quale sono in corso delle trattative multilaterali", ha spiegato el Baradei, sottolineando come Teheran "possieda la tecnologia necessaria per l’arricchimento, il ciclo di produzione del combustibile, le installazioni di ricerca e presto una centrale nucleare".

El Baradei ha rimarcato che la sua Agenzia non ha prove del fatto che l’Iran voglia sviluppare armi nucleari ma è comunque preoccupata per la situazione che si è venuta a creare. E ha affermato che la Repubblica islamica avrebbe dovuto informare la stessa agenzia della creazione del nuovo sito, "il giorno che ha deciso di costruirlo", e non molto tempo dopo, come invece è avvenuto.


Dopo aver rilevato che il braccio di ferro con l’Iran è arrivato ad "un momento cruciale", il direttore generale dell’Aiea ha espresso "la speranza che Teheran aiuti a rimuovere le questioni che rimangono" sul tappeto. In questa ottica, ha aggiunto, l’impegno dei Paesi del 5+1 di arricchire fino alla soglia del 20% uranio iraniano da restituire poi alla Repubblica islamica perché lo usi in un reattore di ricerca è "un segnale di cooperazione" al quale l’Iran deve rispondere adeguatamente. "Tutte le parti devono cominciare a costruire un’atmosfera di fiducia", ha concluso el Baradei.

L'Iran è in grado di avere l'atomica

L’Iran ha già le capacità tecniche per costruire la bomba atomica. Questa la conclusione cui sono giunti in un rapporto riservato i tecnici dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) proprio mentre il direttore generale uscente, l’egiziano Mohammed ElBaradei si trova a Teheran per nuovi colloqui.

La notizia del documento è stata data dal "New York Times". Sulla base delle informazioni in possesso dell’agenzia dell’Onu l’Iran avrebbe ormai acquisito «sufficienti informazioni per essere in grado di progettare e produrre una bomba atomica funzionante». Nella relazione, intitolata "Possibili dimensioni militari del programma nucleare iraniano", i tecnici Aiea hanno comunque sottolineato che le loro conclusioni, tratte da informazioni di intelligence di Stati e da indagini autonome, necessitano di ulteriori conferme. Il rapporto, compilato all’inizio del 2009, indica che Teheran ha iniziato nel 2002 un processo non solo per realizzare un atomica ma per ridurne le dimensioni in modo da riuscire ad inserirle nelle ogive di missili a medio raggio.

Intanto ElBaradei, sempre estremamente prudente se non riluttante ad riconoscere gli sviluppi del programma nucleare iraniano, discuterà del nuovo sito segreto per l’arricchimento dell’uranio vicino alla città santa sciita di Qom la cui esistenza è stata rivelata al mondo 10 giorni fa a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu da Barack Obama. ElBaradei incontrerà il capo del programma atomico iraniano, Ali Akbar Salehi Nella riunione con i Paesi del "5+1" (Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito più Germania) di Ginevra del primo ottiobre, l’Iran ha accettato di aprire il suo nuovo sito di Qom agli ispettori di Vienna. L’ispezione sarà effettuata il prossimo 25 ottobre.

Durante una conferenza stampa a Teheran, ElBaradei ha spiegato che i colloqui odierni sono stati positivi. Il direttore generale dell’Aiea ha spiegato che è necessario inviare gli ispettori a Qom per accertarsi che la struttura abbia «fini pacifici». Ha accolto favorevolmente l’evoluzione da una politica confronto tra la repubblica islamica e le potenze occidentali a una di cooperazione e trasparenza. ElBaradei ha inoltre annunciato che Stati Uniti, Francia e Russia si riuniranno il 19 ottobre a Vienna per discutere con l’Iran dell’arricchimento di uranio in un Paese terzo.

Giù le mani dall'informazione

ROMA - "Il cittadino non informato o informato male è meno libero". Basterebbe questa frase, detta dal palco dal presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, per spiegare il senso della giornata. Questo 3 ottobre che ha visto 300mila persone (secondo la stima degli organizzatori, 60mila per la questura) stipare all’inverosimile piazza del Popolo a Roma, fino a creare un muro di persone in buona parte delle vie del centro.

Dovere di informare e diritto di essere informati, è lo slogan di cui si è fatta promotrice la Federazione nazionale della stampa. E all’appello hanno risposto in centinaia di migliaia. Arrivati in piazza del Popolo per applaudire Roberto Saviano che elenca nomi dei giornalisti caduti mentre facevano il loro mestiere. Chiedendo che non si "infanghi" il loro nome. Ricordando che "verità e potere non coincidono mai". In piazza per gridare la loro solidarietà a Repubblica, L’unità, Annozero, Report e a tutti coloro che, da tempo, sono nel mirino dell’esecutivo. Per riconoscersi. Per dire e, dirsi, che la libera informazione è il tassello fondamentale della democrazia. Per cantare che "libertà e partecipazione".

E’ una piazza davvero affollata quella baciata da un primaverile sole romano. Con la voglia di far sentire la sua voce. Di dire che non tutto "è reality", che "un’altra Italia è possibile". Una piazza militante, certo. Con i cartelli contro Berlusconi. Che fischia sonoramente quando i precari nominano il ministro Gelmini. Ma che non fa sconti nemmeno a sinistra. "D’Alema chiedi scusa e poi vattene", recita un cartello. E’ una piazza che esprime un bisogno di partecipazione, di mobilitazione. Piena di ragazzi e ragazze. Sono davvero tanti quelli venuti a piazza del Popolo. Gente che cita Gramsci e il suo "odio per gli indifferenti". Una piazza variegata. Ci sono i giornalisti, davvero tanti. Anche quelli della stampa cattolica, da Avvenire a Famiglia Cristiana, il cui direttore Don Sciortino manda un messagio per dire che è "diabolico far credere che questa manifestazione sia una farsa. La legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato e a spalmare il Paese di un pensiero unico senza diritto di replica". Si schiera anche il cdr di Mediaset.

Ci sono cittadini che a farsi dare dei "farabutti" dal premier non ci stanno. Anche se quelli di Rai3 se lo scrivono, beffardamente, in uno striscione. Giornalisti che vedono minacciata la loro professione. "Il governo ritiri il dl Alfano e le querele contro Repubblica e Unità" dice il segretario della Fnsi, Franco Siddi.

E ci sono i partiti e le loro bandiere, anche se gli organizzatori avevano chiesto un passo indietro. Franceschini e Bersani (che per un giorno dimenticano la sfida congressuale), Bertinotti, Di Pietro. C’è la Cgil di Guglielmo Epifani che ha organizzato molti pullman. Mancano Cisl e Uil e la piazza li fischia. Ed ancora l’associazionismo, l’Arci, Giustizia e Libertà. Gli universitari con il bavaglio sulla bocca. Ma anche il mondo della cultura, preoccupato per i tagli, altra forma di restringimento della libertà. Nanni Moretti si mischia tra la folla e lancia un affondo al centrosinistra "che negli ultimi 15 anni ha sbagliato tutto". Serena Dandini incassa applausi. E ci sono i precari della scuola che oggi a Roma si sono ritrovati in corteo. E tantissimi semplici cittadini.

Come Paola Franchi e Graziella e Donatella Andreani. Sono partite da Verona alle sette della mattina. Il perché lo spiegano così: "Bisogna difendere la democrazia, oggi è sempre più difficile far conoscere verità. Lo diciamo anche ai giornalisti: tenete la schiena dritta".

C’è gente così a questa manifestazione che non è una festa, non è una farsa (come l’ha definita Berlusconi) e non è nemmeno uno spettacolo (nonostante ci siano i cantanti). "E’ l’ennesima manifestazione contro Berlusconi" tuona la destra. E di sicuro, da queste parti, il premier non riscuote simpatie. Ma non è lui il protagonista, stavolta. Certo, alcuni cartelli lo sbeffeggiano. Richiamano la vicende delle escort a palazzo Grazioli. "L’infomazione rende liberi, papi ci rende schiavi". "Dieci ragazze per me posson bastare". "Le notizie non si coprono con il cerone". Un cartello ricorda le dieci domande di Repubblica a cui il premier non ha mai risposto. L’antiberlusconismo c’è. I fischi al Tg4 e a Feltri pure. Ma c’è anche molto altro. Ci sono cartelli che citano Calamandrei quando paragona la libertà all’aria. Altri che ricordano come non essere ascoltati non sia una buona ragione per tacere. Se c’è un messaggio che questa piazza lancia è proprio questo. Non è più tempo di feste e spettacoli. E quando Marina Rei canta Gaber, quel "libertà è partecipazione" sembra l’unica colonna sonora possibile per una giornata così.

Trattato di Lisbona, l'Irlanda vota sì

MILANO - «Il sì ha vinto»: lo ha annunciato il premier irlandese Brian Cowen. I sì al referendum sul Trattato di Lisbona sono stati il 67,1%, i no il 32,9%. L’affluenza è stata del 58%. Nel 2008 i no erano stati il 53,4%. I dati definitivi sono stati più rosei per i sostenitori europei di quanto si prevedeva alla vigilia. «La gente ha parlato, questo è un buon giorno per l’Irlanda e per l’Europa. Insieme all’Europa, siamo migliori e più forti. Il Trattato farà nascere un’Europa più forte e un’Irlanda migliore», ha aggiunto Cowen. Nella consultazione del 12 giugno 2008 gli irlandesi (tre milioni di aventi diritto al voto, l’1% degli elettori dell’Ue) avevano respinto il Trattato, paralizzandone di fatto l’applicazione.

BARROSO: SEGNO DI FIDUCIA - Il tanto atteso sì di Dublino al Trattato di Lisbona rappresenta «un grande giorno per l’Irlanda e un grande giorno per l’Europa». Così José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue, ha commentato il risultato del secondo referendum dell’Isola di smeraldo, dopo la bocciatura dello scorso anno. Per Barroso il risultato è «un segno di fiducia» nell’Europea e «dimostra che l’Ue è pronta a prestare attenzione» ai dubbi degli elettori Dublino ha infatti ricevuto le garanzie che chiedeva sul fatto che il Trattato non influirà su alcuni indirizzi chiave della propria politica come la neutralità militare, o le sue leggi fiscali e soprattutto in materia di aborto, ancora oggi severamente vietato.

SODDISFAZIONE IN EUROPA - Il sì degli irlandesi al Trattato di Lisbona è una «buona notizia per l’Europa» e dimostra il loro «vero» impegno per il progetto europeo, ha affermato il presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, che si è detto molto contento degli esiti elettorali. Soddisfatta anche il cancelliere tedesco Angela Merkel: «Mi voglio congratulare con il popolo irlandese per l’esito del referendum e anche con il mio collega Brian Cowen. Si tratta di un passo importante sulla strada del Trattato di Lisbona e posso dire che la Germania, nel giorno della Riunificazione, è molto lieta del risultato». «E’ il coronamento degli sforzi compiuti in particolare durante la presidenza francese dell’Ue per dare una risposta alle preoccupazioni che avevano espresso gli irlandesi», è il commento di Sarkozy. Dall’Italia, il responsabile del Pd per la politica estera Piero Fassino ha parlato di «un voto che restituisce speranza e fiducia nell’Europa, che soltanto se saprà parlare con una voce sola e agire unita potrà far fronte alle sfide della globalizzazione e corrispondere alle attese dei cittadini».

I DUE PARTITI CONCORDITre milioni di elettori ieri hanno votato per decidere la sorte della «mini costituzione» europea. I seggi hanno chiuso alle 22, dopo 15 ore di voto. L’affluenza alle urne avrebbe superato il 50%, almeno nella capitale Dublino. Entrambi i grandi partiti irlandesi, il Fianna Fail e il Fine Gael, erano favorevoli al sì. Fra i primi a recarsi alle urne per sostenere il sì la presidente dell’Irlanda Mary McAleese, e il primo ministro («Taoiseach») Brian Cowen, con la moglie Mary; poi i leader del Fine Gael, Enda Kenny, e del Labour, Eamon Gilmore. Il no riuniva i nazionalisti dello Sinn Fein e alcuni gruppetti cattolici conservatori o di estrema destar. Oltre al miliardario Declan Ganley, che l’anno scorso organizzò la campagna del no ma che quest’anno è stato indebolito dalla bruciante sconfitta alle elezioni europee, quando ha tentato di lanciarsi in politica.

GLI SVILUPPI - Il testo di Lisbona dovrà essere adottato da tutti i 27 Paesi, ma l’Irlanda era l’unico tenuto, per costituzione, a pronunciarsi per referendum. Finora sono 24 i Paesi membri che hanno completato il processo di ratifica. Il presidente polacco Lech Kaczynski ha promesso la firma subito dopo il sì irlandese. Wladyslaw Stasiak, capo dell’ufficio del presidente, ha confermato che la firma avverrà subito, «senza inutili rinvii». Rimarrà poi da completare la ratifica del trattato soltanto nella Repubblica Ceca, dove la firma resta appesa a un ricorso in giustizia e alla buona volontà del presidente euroscettico Vaclav Klaus.

Iran, ripartono i colloqui con il 5+1

GINEVRA- I colloqui di Ginevra fra il gruppo dei "5+1" e l’Iran sono iniziati poco dopo le 10 in una villa svizzera sulle rive del lago Lemano. A 14 mesi dall’ultimo summit di Ginevra, il "5+1" (i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania) si ritrova attorno a un tavolo con il negoziatore iraniano Said Jalili. La pretattica della vigilia ha visto gli iraniani continuare a negare che nei colloqui avrebbero accettato di discutere del programma nucleare che per Teheran è soltanto un progetto civile. Mentre gli Stati Uniti e soprattutto gli europei (Francia, Gran Bretagna e Germania) chiedono con forza che si inizi a discutere del nucleare, con l’obiettivo di avviare un vero negoziato entro l’anno oppure di chiedere all’Onu nuove sanzioni contro gli iraniani.

Per il momento la notizia più interessante arriva da Washington, dove il ministro degli Esteri iraniano si era spostato dopo i lavori dell’Assemblea Onu a New York. Manoucher Mottaki nella capitale Usa secondo l’agenzia iraniana Irna avrebbe incontrato due deputati della Commissione esteri per discutere proprio della possibilità di avviare un negoziato sul nucleare.

A Ginevra questo segnale di speranza è confermato dal fatto che le delegazioni si sono lasciate la porta aperta a qualsiasi sviluppo: il summit dovrebbe terminare con un pranzo di lavoro, ma ci sono possibilità per altri incontri nel pomeriggio e soprattutto c’è la disponibilità degli americani a un incontro bilaterale con gli iraniani. Tutte le delegazioni hanno anche mantenuto per stanotte le loro prenotazioni negli alberghi di Ginevra, in previsione di un negoziato che possa durare anche questa sera per terminare con un breakfast domattina.

Ieri, prima di partire per Ginevra, il capo-negoziatore Jalili (che alla vigilia del nuovo governo era stato dato anche come possibile ministro degli Esteri) aveva detto di essere pronto a "creare un clima positivo". Lo stesso presidente Mahmoud Ahmadinejad, dopo aver ripetuto con forza che "l’Iran non tratterà sul suo diritto all’energia nucleare", aveva avanzato proposte per ricevere dall’estero l’uranio arricchito necessario per il programma nazionale.

Bisogna capire quale è stata in queste ore la posizione iniziale degli iraniani al tavolo di Ginevra: gli Stati Uniti chiedono con urgenza informazioni sul nuovo sito nucleare di cui Barack Obama ha rivelato l’esistenza giovedì scorso a Pittsburgh. L’impianto segreto di Qom è una nuova violazione iraniana dei protocolli della Aiea e un nuovo motivo di sospetto sulle reali finalità del programma iraniano.

Da Washington l’amministrazione Obama ha fatto filtrare notizie sull’approccio positivo con cui è stato inviato a Ginevra l’ambasciatore William Burns. Secondo il "Washington Post" gli Usa sono pronti a un incontro bilaterale con gli iraniani che sarebbe "un’opportunità per ribadire le principali preoccupazioni che noi ripeteremo durante i colloqui". Tra l’altro l’avvio dei colloqui a Ginevra ha coinciso con la visita a sorpresa a Washington di Mottaki: il ministro aveva accompagnato il presidente Ahmadinejad a New York ed è rimasto negli Usa per altri incontri a margine dell’assemblea generale dell’Onu. Gli Usa gli hanno concesso un visto per visitare anche Washington, con la scusa di un incontro con i diplomatici dell’ambasciata pachistana che rappresenta gli interessi iraniani negli Usa. Ma il vero motivo di questa tappa a Washington di Mottaki è stato un altro: l’incontro con due deputati americani, la prima riunione fra un ministro iraniano e due congressmen che si ricordi da molti mesi.

Istanbul: manifestante lancia una scarpa contro Strauss-Kahn, fermato

ISTANBUL (TURCHIA) – Come era già accaduto all’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush in Iraq, un manifestante ha tirato una scarpa all’indirizzo del direttore generale del Fondo Monetario Dominique Strauss-Kahn, che stava tenendo una lezione all’università Bilgi di Istanbul dove sono in corso i lavori del meeting annuale del Fondo. L’uomo è quindi stato fermato dai membri della sicurezza mentre cercava di avvicinarsi al palco. Altri manifestanti che cercavano di srotolare uno striscione sono stati allontanati dalla sala.

LA VICENDA – Strauss-Kahn stava tenendo una lezione agli studenti in una sala dell’ateneo gremita anche di giornalisti. Il direttore del Fondo stava parlando in maniera informale, in piedi sul palco senza giacca, quando è giunta accanto a lui, senza colpirlo, la scarpa da ginnastica di uno studente di circa 25 anni che ha iniziato a scandire slogan all’indirizzo del Fondo e ha cercato di avvicinarsi al palco per essere poi bloccato dai membri della sicurezza. Strauss-Kahn invece, che si è allontanato d’istinto quando la scarpa è piombata sul palco, è stato portato via dalle guardie del corpo. All’esterno dell’ateneo si stava svolgendo una manifestazione di protesta degli studenti fronteggiata dalle forze di sicurezza.

cosa sono le mutilazioni genitali femminili

Si tratta dell’asportazione totale o parziale del clitoride (escissione), dell’ablazione totale o parziale delle piccole labbra vaginali, o nella cucitura delle grandi labbra vaginali per la restrizione dell’apertura vaginale (infibulazione faraonica).

Tipi di infibulazione - Col nome generico di infibulazione sono spesso indicate tutte le mutilazioni a carico dei genitali femminili, che sono praticate in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana. Ognuna di queste varianti ha effetti nefasti sulla salute fisica e delle bambine e delle donne che cui viene imposta. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in 4 tipi differenti a seconda della gravità dei suoi effetti.

Le varianti - La circoncisione o infibulazione è l’asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche. L’escissione è asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra. L’infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione e successiva cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

Gli effetti - Dopo questa pratica i rapporti sessuali vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene spesso effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna un oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso.

Dall’anorgasmia alla morte - La donna perde completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride mentre i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi. Spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali ma maggiori danni si possono avere al momento del parto. Il neonato deve, infatti, attraversare un tessuto cicatrizzato e poco elastico col rischio di scarsa ossigenazione. Nei paesi in cui è praticata l’infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell’utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino.

Origini culturali - Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione locale: per esempio nel sud della Nigeria si mutilano le neonate, in Uganda le adolescenti, in Somalia le bambine. Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica).

Islam e mutilazioni - L’infibulazione e l’escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano ma ci sarebbero delle indicazioni in proposito in alcuni hadith ("detti") del profeta Maometto ("taglia ma non distruggere") La giurisprudenza coranica ammetterebbe, fra le cause di divorzio, anche difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita. Anche se non è specificamente richiesta dal Corano, l’infibulazione è una pratica diffussima in alcuni paesi islamici per mantenere intatta la purezza della donna. In Indonesia un’associazione islamica sta finanziando campagne di infibulazione gratuita all’interno delle scuole. Così facendo ha già reso possibile l’infibulazione del 96 per cento delle bambine indonesiane. Si calcola che in Egitto ancora oggi tra l’85% e il 95% delle donne abbia subito l’infibulazione. In Somalia la pratica è diffusa al 98% e una donna non infibulata viene considerata impura quindi non riesce a trovare marito e rischia l’allontanamento dalla società.

Le Mgf nei cristiani - Nel cristianesimo le mutilazioni sono proibite ma essendo l’infibulazione legata a culture tribali precedenti la cristianizzazione, tale pratica si è conservata, soprattutto tra i copti (ortodossi e cattolici) e nel Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia).