L’origine delle tensioni confessionali in Egitto
Le tensioni confessionali tra cristiani e musulmani, e la violenza settaria in Egitto, rappresentano una seria minaccia alla coesione sociale ed all’unità nazionale del paese – scrive l’analista egiziano Osama El-Ghazali Harb
La violenza settaria, un complesso e dilagante fenomeno nella società egiziana, infesta il paese ormai da molto tempo, generata di una serie di malanni economici, sociali e culturali.
Vi è una diretta ed innegabile connessione fra l’emergere di queste tensioni nel panorama egiziano ed il sistema politico instaurato nel 1952 con un colpo di stato militare. Le tensioni fra confessioni religiose hanno guastato la società egiziana a causa delle politiche malate perseguite dai regimi che si sono via via succeduti, come ad esempio la poco saggia ed incendiaria decisione dell’ex presidente Anwar El-Sadat di etichettarsi come "presidente musulmano di uno stato musulmano", o come l’emendamento costituzionale da lui apportato all’art. 2 della Costituzione (il quale stabilisce che l’Islam è una delle principali fonti legislative), o come le sue azioni per rafforzare la presenza dei gruppi politici islamici.
Una lettura dello scenario politico egiziano all’epoca del colpo di stato del luglio 1952 può servire a trarre conclusioni significative. Molti degli Ufficiali Liberi, membri dell’esercito che orchestrarono il golpe, avevano legami o erano addirittura membri della Fratellanza Musulmana, compreso Nasser. E non vi era neanche un cristiano fra loro.
Sebbene il regime abbia lanciato un attacco contro i Fratelli Musulmani dopo il fallito attentato all’ex presidente Gamal Abdel Nasser, che si pensava ordito da altri capi della stessa Fratellanza Musulmana, il regime è stato estremamente riluttante ad includere i cristiani nei propri ranghi, a riprova del fatto che la struttura essenziale del regime ha contribuito a fomentare le tensioni settarie nel paese.
Inoltre, alcuni osservatori sostengono che i cristiani in Egitto siano stati oggetto di sistematiche forme di discriminazione che li hanno alienati dal resto del paese, creando un tale malcontento da spingere alcuni verso posizioni radicali. Questo triste stato delle cose può essere attribuito all’assenza di una vera democrazia, che a sua volta compromette la tolleranza e l’armonia, fomentando fanatismo e intolleranza.
Questa deprimente immagine che oggi domina il fronte egiziano interno, è fortemente in contrasto con la pacifica coesistenza che aveva caratterizzato le armoniose relazioni tra la maggioranza musulmana e la minoranza cristiana negli anni compresi fra la rivoluzione del 1919, contro l’occupazione britannica, ed il colpo di stato del 1952.
Non vi è dubbio che siano stati sia i musulmani che i cristiani a pagare le conseguenze del fallimento politico sperimentato in Egitto sulla scia del golpe del 1952 – fallimento manifestatosi attraverso la severa censura dei media, l’abolizione dei partiti politici ed il pugno di ferro imposto alla società civile. Ad ogni modo, i cristiani furono anche privati della possibilità di ricoprire un qualsiasi ruolo nei servizi di intelligence e di sicurezza. Questa eclatante ingiustizia inflitta alla minoranza cristiana ebbe un ruolo cruciale nel legare la predicazione copta al malcontento politico.
Inoltre, la consapevolezza politica e culturale in Egitto si è considerevolmente deteriorata a causa dell’assenza di un illuminismo intellettuale nell’era di Nasser, erodendo i valori basilari di cittadinanza, uguaglianza e unità nazionale.
Oggi vi è un’urgente necessità di lanciare una campagna di sensibilizzazione per spingere le persone ad abbracciare i valori della tolleranza religiosa e rinunciare al fanatismo. I mass media e le istituzioni educative devono portare avanti e diffondere questo messaggio.
Dobbiamo inoltre tenere a mente che attualmente le deplorevoli condizioni economiche e sociali, che hanno portato più del 30% della popolazione egiziana a vivere sotto la soglia di povertà , hanno reso l’Egitto un terreno fertile per malesseri sociali come l’estremismo ed il fanatismo religioso.
Alcune strutture religiose, sia musulmane che cristiane, sono rimaste coinvolte in violente campagne che incitavano all’odio e alimentavano l’estremismo su entrambi i fronti. I templi di Dio non devono essere usati come roccaforti per disseminare idee erronee e diffamatorie, radicando ulteriormente le divisioni fra le comunità musulmane e cristiane.
Ci troviamo di fronte a una seria minaccia alla coesione sociale e al nostro futuro di nazione. Dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e dimostrarci estremamente vigili di fronte a questo insidioso pericolo che minaccia la nostra unità nazionale.
Osama El-Ghazali Harb è direttore della rivista mensile Al-Siyasa Al-Dawliya, pubblicata dall’Al-Ahram Center, ed è fondatore del Partito del Fronte Democratico; questo articolo è la versione ridotta di un articolo apparso sul Daily News Egypt



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