Stragi, non è tutto chiaro
Il presidente a Milano incontra i familiari delle vittime di piazza Fontana: «Una lezione che non va dimenticata»
MILANO - «Nelle stragi italiani non tutto è chiaro e limpido». Lo ha detto il presidente Giorgio Napolitano, a Milano per incontrare i familiari delle vittime della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, di cui sabato ricorre il 40esimo anniversario.
«NON TUTTO CHIARO» - «Ammiro il vostro impegno, la vostra tenacia in questi 40 anni, la passione civile, l'impegno che mostrate per alimentare la memoria collettiva e la riflessione, due cose alle quali l'Italia e la coscienza nazionale non possono abdicare - ha detto il presidente -. Quello che avete vissuto voi mi auguro diventi parte della coscienza nazionale. Ho già detto che comprendo il peso che la verità negata rappresenta per ciascuno di voi, un peso che lo Stato italiano porta su di sé». «La riflessione - ha aggiunto - è necessaria perché ciò che è avvenuto nella nostra società non è del tutto chiaro e limpido e non è del tutto stato maturato. Continuate a operare per recuperare ogni elemento di verità, io vi sarò sempre vicino e vi rinnovo solidarietà e ammirazione».
«LEZIONE DA RICORDARE» - La strage di piazza Fontana, ha detto ancora il presidente, ci ha consegnato «una lezione che non dobbiamo mai dimenticare, ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile». In Prefettura erano presenti anche Mario Calabresi, direttore de La Stampa e figlio del commissario Luigi Calabresi ucciso negli anni '70, e Licia Pinelli, la vedova dell'anarchico Giuseppe Pinelli. Napolitano ha sottolineato che questo incontro è la continuazione ideale del suo impegno, avviato il 9 maggio al Quirinale, con la celebrazione della seconda giornata della memoria delle vittime delle stragi e del terrorismo: in quell'occasione riuscì a ottenere la presenza delle vedove del commissario Calabresi e dell'anarchico Pino Pinelli, che davanti a lui si scambiarono una stretta di mano in segno di conciliazione. «Il mio impegno è quello di chiedere giustizia per tutte le vittime del terrorismo. Mi chiedo se in altri Paesi fatti come quelli vissuti in Italia tra la fine degli anni '60 e gli anni '80, quelli del terrorismo prima subdolo e poi ideologicamente dichiarato, si siano verificati. Credo si possa dire che molti Paesi abbiano consolidato la loro democrazia passando attraverso drammi simili». Nel pomeriggio il presidente assiste alla prima della Scala e martedì mattina visita la biblioteca Ambrosiana.



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